Forza Viola 3/1998



L'alfabeto di Manuel Rui Costa
IL FASCINO DISCRETO DELLA REGIA

Amore

Quello per la famiglia. Manuel Rui Costa è figlio unico, legatissimo a papà Vitor (ex calciatore dell’Estrela Amadora e suo primo tecnico) e a mamma Manuela: «Non sono attaccato al denaro in maniera ossessiva, ma ho sempre sognato di guadagnarne abbastanza per migliorare lo standard di vita dei miei. Loro hanno fatto tanto per me, adesso è il mio turno». La famiglia è anche Rute, la moglie ventiquattrenne di Manuel, sposata nel ‘93, e Filipe, il piccolo erede che a ottobre avrà quattro anni. «Quello che voglio è che mio figlio cresca orgoglioso di suo padre e della sua onestà».

Benfica

La squadra dove Manuel è cresciuto. Tutta la trafila delle giovanili, poi una stagione al Fafe, in Terza divisione portoghese, e il ritorno a casa. Prima squadra conquistata grazie a Sven Goran Eriksson, tre stagioni ad alto livello prima di passare alla Fiorentina. Recentemente il Benfica si è rifatto avanti con un’offerta-record, intorno ai trenta miliardi: «Mi lusinga il fatto che la Fiorentina insista per tenermi, nonostante una proposta così allettante. Così come mi fa piacere il fatto che in Portogallo nessuno si sia scordato del sottoscritto».

Correttezza

Difficile trovare un giocatore più tranquillo di Rui Costa, in campo. L’unica espulsione in campionato risale al ‘90-91, quando Rui giocava nel Fafe, Terza divisione portoghese. Nessun cartellino rosso con la maglia del Benfica, nessuno con quella della Fiorentina nel campionato italiano. In Portogallo l’avevano soprannominato gentleman, e non a torto.

Debutto

Se lo ricorda ancora, Manuel Rui Costa. Perché avvenne su un palcoscenico importante. Eriksson lo butta nella mischia in Coppa dei Campioni, contro l’Arsenal, nella stagione ‘91-92. Di lì a poco, debutta anche in campionato e segna subito un gol contro il Famalicao. L’inizio di una grande avventura.

Eusebio

La “Pantera Nera”, leggenda del calcio portoghese, era in prima fila nel giorno del provino più importante: Manuel aveva nove anni e papà Vitor lo aveva portato a provare per il Benfica. «Era la squadra della mia città, il grande sogno di tutti i ragazzini. Eusebio mi guardava e io ero emozionatissimo. Alla fine mi disse: vai a fare la doccia e dopo passa in ufficio, c’è da firmare il cartellino».

Fantasia

«Dovrebbe esserci una legge a tutela dei fantasisti. Ormai siamo una razza in via d’estinzione...»: così parlava Manuel Rui Costa appena tre anni fa. Oggi il campione staziona ormai stabilmente in cabina di regìa, le responsabilità sono aumentate. Ma il concetto di calcio non può cambiare: «Senza la fantasia, diventa un altro sport. Quando ero bambino pensavo soltanto a dribblare gli avversari, tutti e undici, portiere compreso. Oggi sono un professionista, cerco di mettere il mio estro al servizio della squadra. Ma se dovessi rinunciare alla fantasia smetterei di giocare. Anche se non mi sono mai paragonato a giocatori come Baggio, Savicevic, Zola. Loro hanno sempre giocato più vicino all’area di rigore, io parto da molto più lontano».

Gabriel

L’amico d’Argentina. C’è un grande feeling, tra Rui Costa e Batistuta. La trasformazione di Rui in regista della squadra è dovuta anche alla perfetta intesa che negli anni lui e il Re Leone viola hanno affinato. «Ma Gabriel è molto di più, è un amico anche fuori dal campo di calcio. Insieme abbiamo condiviso tre stagioni italiane, abbiamo vissuto le gioie e i dolori della Fiorentina». Cose che cementano un’amicizia.

Hockey

La grande passione. «Da ragazzino mi dividevo tra calcio e hockey su pista. In Portogallo è uno sport molto popolare, e mi è rimasto nel cuore. Mi piacerebbe che fosse più noto anche qui in Italia, di sicuro lo seguirei con attenzione».

Internet

Il futuro della comunicazione. Manuel Rui Costa ha raccolto al volo il messaggio e ha imparato in fretta a navigare. Il modo migliore, tra l’altro, per avere sempre un filo diretto con i tifosi e gli ammiratori.Lisbona. La città natale, che è sempre nel cuore. Come il Portogallo, del resto. «Sono molto legato alla mia terra. È un amore infinito, perché Lisbona significa l’infanzia, gli amici, la famiglia, anni magnifici da ricordare. Un giorno, quando la mia avventura italiana sarà terminata, mi piacerebbe chiudere la carriera nel Benfica».

Malesani

Il timoniere della Fiorentina è entrato subito nel cuore dei suoi giocatori. Piace parecchio anche a Rui Costa: «Perché ha idee chiare, e ce le ha esposte nel modo giusto. Così, noi le abbiamo condivise immediatamente e in campo cerchiamo di aiutarlo a sviluppare certe teorie. Poi, Malesani per tanti versi mi assomiglia: è ambizioso, ha una battaglia da vincere. E con noi ha legato a meraviglia».

Nazionale

Un ricordo meraviglioso e una scottatura recente che ancora brucia. Entrambi legati alla maglia della Nazionale. Il primo è il titolo di Campione del Mondo Under 20, conquistato nel ‘91 anche grazie ai suoi gol: quello segnato in semifinale contro l’Australia e il rigore decisivo nella finale col Brasile. La rabbia viene dalla mancata qualificazione del Portogallo ai Mondiali di Francia ‘98. «Abbiamo pagato una partenza sbagliata, ma questo non è un segnale di decadenza del calcio portoghese. Ci sono miei connazionali nelle più importanti squadre europee, questo vorrà pur dire qualcosa».

Opinioni

Rui Costa non ha mai avuto problemi ad esprimere le sue, in ogni occasione in cui ce ne fosse bisogno. Ha sempre difeso le sue idee con chiarezza e onestà. Prendendosi anche tutta la responsabilità delle sue parole. La volta in cui gli capitò di andare oltre le righe, protestando vistosamente con Ranieri dopo l’ennesima sostituzione (contro la Juventus al Delle Alpi, novembre ‘95), si affrettò a spiegarsi e a scusarsi col tecnico. Al punto che Ranieri si commosse: «Per me» disse in quell’occasione il tecnico «Rui è come un figlio».

Paulo Sousa

Uno di quelli che, come Rui Costa, hanno esportato il calcio portoghese all’estero. Arrivò in Italia in una stagione fortunata per i colori del Portogallo. Rui a Firenze, Paulo Sousa alla Juventus e Fernando Couto al Parma. Adesso Rui Costa e Paulo Sousa, che è approdato all’Inter, si ritrovano nel campionato italiano: «Tra i giocatori che ho preso ad esempio, di sicuro c’è anche lui. L’ho sempre ammirato tantissimo».

Quadri

Quelli della Galleria degli Uffizi, naturalmente. Manuel ne è innamorato. Una delle tappe preferite durante i suoi viaggi alla scoperta della città che lo ha adottato e che lo adora. Uno dei motivi per cui, dopo quasi quattro anni, Manuel Rui Costa si sente sempre più fiorentino.

Ranieri

Un rapporto fatto anche di momenti difficili, ma improntato alla massima correttezza. «C’è stato un periodo di frizione, quando il tecnico mi sostituiva frequentemente e io non riuscivo a capire. Ma l’ho sempre considerato un tecnico onesto, attento e molto competente. Gli dobbiamo i successi della Fiorentina, la semifinale di Coppa delle Coppe. Un anno fa ci sono mancati i risultati, ma non certo per colpa sua».

Spagna

La sirena che canta una musica che ammalia. Quasi c’era caduto anche Rui Costa, nella rete. Nei momenti più difficili della sua avventura a Firenze, quando lo volevano Barcellona e Real, ci aveva fatto più di un pensiero. Ma alla fine ha preferito Firenze, e ha avuto ragione: i tifosi lo amano e la squadra, in campo, si lascia guidare da lui.

Turista

Una passione per Firenze. Nei momenti liberi, non è difficile vedere Rui Costa a passeggio per la città con una guida turistica in mano: «È per capirla meglio, perché mi entri nel sangue. Non c’è dubbio, sto diventando un... portoghese-fiorentino».

Uomo-squadra

L’idea venne a Ranieri, Malesani l’ha coltivata e portata avanti. Rui Costa regista della Fiorentina, anche se lui si definisce semplicemente «un centrocampista. Pure quando mi definivano rifinitore o seconda punta, ho sempre saputo di essere un centrocampista. Non ho cambiato posizione per difendere, non sono un incontrista, ma per gestire la prima fase della manovra offensiva».

Viola

Il colore della Fiorentina, del calcio italiano visto da Manuel Rui Costa. Quello che gli ha regalato, finora, la soddisfazione di una Coppa Italia e di una Supercoppa italiana. E l’affetto di una città davvero unica, capace di amare un campione con un’intensità introvabile da qualsiasi altra parte: «Grazie a questo ho resistito anche nei momenti più difficili. Perché amo davvero Firenze e la Fiorentina».

Zodiaco

Manuel Rui Costa è nato il 29 marzo. Un Ariete, segno di fuoco. Dei nati in questo segno si dice che non abbiano esitazioni a esprimersi, che amino la chiarezza, la luce, l’unicità. Che siano capaci di personalizzare le situazioni in cui sono immersi, al punto da ottenere posizioni di rilievo all’interno del gruppo in cui lavorano. Che amino sentire l’entusiasmo e la fiducia intorno. Insomma, un ritratto perfettamente adatto a uno che di mestiere fa il campione.

di Marco Tarozzi



torna indietro