Forza Viola 1/1997
Manuel Rui Costa
CIAK, SI GIRA
A 25 anni, Manuel Rui Costa affronta la stagione più importante
della carriera: potrebbe diventare il giocatore-simbolo della Fiorentina e del
calcio portoghese. Si è già tolto grosse soddisfazioni (lo scudetto
e la Coppa del Portogallo con il Benfica, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana
con la Fiorentina, il titolo di Campione del Mondo Under 20), ma nella stagione
appena iniziata punta a obiettivi più prestigiosi: un campionato di vertice
con la Fiorentina e un grande Mondiale con il Portogallo. Tanto per cominciare,
nella Fiorentina di Malesani ha fortissimamente voluto un compito tattico molto
più impegnativo rispetto al passato: ha cancellato (o quasi) dal copione
il ruolo del fantasista per recitare la parte del regista, delluomo-squadra.
La Fiorentina, insomma, non sarà più Batistuta-dipendente,
ma Batistuta e Rui Costa-dipendente.
Manuel, perché è voluto andare così sul difficile?
Si è accorto anche lei che il ruolo del fantasista è sempre più
osteggiato, in Italia?
«Intanto voglio precisare che io non sono mai stato un fantasista puro.
Rispetto ai trequartisti più quotati (Zola, Roby Baggio, Mancini, Del
Piero), ho sempre occupato una posizione diversa in campo. Loro preferiscono
giocare nelle vicinanze dellarea di rigore, io partivo da molto più
lontano. E poi il ruolo di regista non è una novità, per me. Nella
Nazionale portoghese ho compiti non molto diversi da quelli del playmaker, soprattutto
quando non cè Paulo Sousa;
anche Ranieri mi ha provato più di una volta nella zona centrale del
campo. I risultati, finora, sono stati incoraggianti, per questo ho fatto un
discorso chiaro ai dirigenti viola e a Malesani: tra Portogallo e Italia, questo
è il mio ottavo campionato di Serie A, credo di essere maturato in tutti
i sensi, sono pronto ad assumermi responsabilità più grosse rispetto
al passato. Ho trovato piena rispondenza nel tecnico e nei compagni di squadra:
mi sto impegnando e mi impegnerò sempre di più per essere allaltezza
della situazione».
Cè un giocatore al quale si ispira, nella sua nuova veste
tattica?
«Il campione a cui cerco di avvicinarmi maggiormente è lo spagnolo
Guardiola, che nella campagna acquisti della scorsa estate era diventato loggetto
del desiderio di tante società italiane, Fiorentina compresa. Fosse arrivato
lui, avrei tranquillamente continuato a recitare la mia vecchia parte. Tornando
al modello, fra i miei connazionali ammiro Paulo Sousa, mentre tra
i registi che giocano in Italia i più forti sono Albertini e Deschamps.
Per me, comunque, sarà difficile arrivare ai loro livelli, perché
non potrò mai avere la loro potenza difensiva».
Allinizio dellestate, la Fiorentina ha rischiato di perdere
Batistuta. Come ha vissuto le complicate vicende di Batigol?
«Con la stessa ansia con cui le hanno vissute i tifosi della Fiorentina
e gli altri giocatori viola. Eravamo tutti coscienti che leventuale partenza
di Gabriel avrebbe rappresentato un bruttissimo colpo per la squadra e la società.
Ho fatto un gran tifo perché Bati tornasse e, nel mio piccolo, ho fatto
il possibile affinchè il fosso che divideva Batistuta dalla Fiorentina
non diventasse un burrone. Sono molto amico di Gabriel, abbiamo diviso le gioie
e le delusioni di questi ultimi tre campionati. Sono stato felice, quando ho
saputo che tutto si era risolto per il meglio».
Quella appena cominciata è la sua quarta stagione italiana. È
vero che il nostro campionato è il più bello e il più difficile
del mondo?
«È verissimo, e proprio questo fatto mi ha spinto a venire a Firenze
e accettare un contratto a lunghissima scadenza. Tra laltro, sono sicuro
che il torneo 1997-98 sarà il più bello e incerto da quando sono
arrivato qui. Vedo almeno cinque squadre che sarebbero in grado di vincere il
campionato in qualsiasi altra nazione. I nomi? Juventus, Milan, Inter, Parma
e Lazio».
Non ha fatto il nome della Fiorentina...
«Sulla carta, le cinque grandi sono più forti di noi,
della Roma, del Bologna e della Sampdoria, ma è chiaro che la Fiorentina,
come tutte le altre squadre, non partirà rassegnata. Nessuno deve dimenticare
che due anni fa abbiamo vinto la Coppa Italia, la Supercoppa di Lega e siamo
arrivati terzi in campionato».
Che cosa manca alla Fiorentina per sentirsi alla pari di una Juventus
e di un Milan?
«Non mancano certo gli uomini, ma occorrono la mentalità giusta
e, soprattutto, la continuità di gioco e di risultati. Se la Fiorentina
riuscisse ad aprire un ciclo, a inserirsi stabilmente al vertice del calcio
italiano, non avrebbe più nulla da invidiare alle grandi tradizionali.
Gli uomini, come ho già detto, ci sono, la società è forte,
il pubblico eccezionale. Faremo il possibile perché il ciclo cui accennavo
prima si apra proprio in questa stagione».
In una inchiesta sullo scudetto, fatta alla vigilia del campionato, lei
ha votato per il Milan...
«Lho fatto per due motivi. Il primo è che il club rossonero
ha una rosa straordinariamente ricca di campioni; il secondo è
che in panchina è tornato Capello, che considero il miglior allenatore
in assoluto».
A proposito di tecnici. In Italia, prima dellavvento di Malesani,
lei ha lavorato soltanto con Ranieri, col quale non ha avuto un rapporto idilliaco
ma che ha poi difeso nei momenti della contestazione...
«È vero, con Ranieri ho avuto un periodo anzi, più
periodi di frizione per le continue sostituzioni, ma lho sempre
giudicato un tecnico onesto e competente. Sbagliava chi, la scorsa stagione,
lo riteneva lunico responsabile della mancanza di risultati. Le colpe
erano soprattutto di noi giocatori. Ranieri avrebbe meritato maggior fortuna,
anche se i trionfi in Coppa Italia e in Supercoppa di Lega (oltre alla semifinale
in Coppa delle Coppe, persa in maniera balorda) rappresentano un buon risultato».
Ora cè Malesani, che molti hanno definito un allenatore
scommessa...
«Non credo che sia unoffesa: le scommesse si possono anche vincere.
Malesani finora ha allenato solo in Serie C e in Serie B, ma quando un tecnico
ha le idee chiare può lavorare in qualsiasi categoria. Malesani ha idee
tattiche chiarissime: ce le ha esposte e noi le abbiamo subito condivise. Lo
stiamo aiutando a sviluppare queste teorie: siamo ottimisti. Malesani è
come me: è ambizioso, vuole vincere a tutti i costi la sua battaglia.
Chi credeva che si sarebbe trovato a disagio allimpatto con il grande
calcio e con i campioni già affermati, si è sbagliato clamorosamente».
Al contrario di Ranieri, Malesani sembra orientato a lanciare i giovani.
«Fa benissimo. Un ragazzo su cui può puntare a occhi chiusi è
Amoroso, che a mio avviso sarà una delle rivelazioni del campionato.
Ma credo che si renderanno utili anche Flachi, Dionigi e Mirri».
Capitolo Mondiali: Italia e Portogallo non sono ancora sicure al cento
per cento della qualificazione...
«Non credo che lItalia possa avere dei problemi, visto che le basterà
pareggiare nel confronto diretto con lInghilterra. E in Francia, naturalmente,
la squadra azzurra partirà tra le favorite. Il Portogallo, invece, probabilmente
dovrà affidarsi agli spareggi per andare alla fase finale. Paghiamo una
partenza sbagliata nel nostro girone di qualificazione: nelle prime partite
abbiamo pareggiato in Armenia e perso in Ucraina, poi ci siamo ripresi e abbiamo
recuperato terreno. Non è vero che il calcio portoghese sia in crisi,
e il fatto che in quasi tutte le squadre europee più forti giochi un
mio connazionale lo dimostra. In Francia ci saremo anche noi, ne sono sicuro».
Per chiudere, le leggo la definizione che Malesani ha fatto di Rui Costa:
La Fiorentina dipenderà molto dal fuoriclasse portoghese. Rui è
la qualità e i giocatori di qualità fanno la fortuna dei loro
allenatori. È indispensabile la mentalità vincente e Rui Costa
la possiede. Niente da dichiarare?
«Mi limito a ringraziare Malesani e a dirgli che i suoi elogi sono per
me uno stimolo a migliorare ancora. Se ci riuscirò, sarà un bene
per tutti: per Malesani, per la Fiorentina e soprattutto concedetemelo...
per me».
di Raffaello Paloscia