Forza Viola 3/1999



L'alfabeto di Anselmo Robbiati
L'UOMO DEL DESTINO

Amore
Per la famiglia. Quella che è rimasta in Brianza, tra la casa di Robbiate e il bar tabaccheria di Imbersago, dove lavorano papà Luigi, mamma Giueppina e la sorella Maria Grazia. Per quella che Anselmo ha costruito a Firenze, sposando Cristiana nel giugno del ‘98. A loro è andato il primo pensiero, dopo il gol segnato all’Atalanta che ha regalato alla Fiorentina la qualificazione per la semifinale di Coppa Italia, e a lui un po’ di tranquillità dopo tanti tormenti. «È naturale. Mi sono stati molto vicini nei momenti più difficili. Ogni mia gioia deve essere anche loro». Ineccepibile.

Bar
Quello che mamma Giuseppina, detta Giusi, gestisce a Imbersago. Mèta da sempre di una clientela che ha un cuore nerazzurro, anche se tra i poster appesi al muro c’è anche quello della Fiorentina, da qualche anno a questa parte. Fino a qualche tempo fa, quando giocava nel Monza, capitava di trovarci anche Anselmo, di servizio a tempo perso alla macchina degli espressi. Adesso è un po’ più raro trovarlo tra la sua gente, ma quando gli impegni gli regalano qualche attimo di libertà in più, il Bar Derby resta il posto ideale dove andare a recuperare un po’ di tranquillità.

Cecchi Gori
Il presidente ci crede davvero, in Anselmo Robbiati. Diciamo che il ragazzo è sempre stato uno dei suoi “pallini”. Come tutte le grandi passioni, anche questa ha rischiato di soffocare Spadino, che recentemente ha attraversato un momento delicato, sentendosi sottoutilizzato in un impiego part-time. «A ventinove anni» ha ricordato «ho bisogno di giocare di più, non posso fare sempre la riserva. Firenze è importante, ma a fine stagione chiederò di essere ceduto. Io sono considerato il “cocco” del presidente, ma in questo senso per me la sua fermezza è un ostacolo. Lui non vuole che io parta, e questo mi blocca». Tormenti che si sono placati dopo le ultime uscite, dopo la serata magica contro l’Atalanta e altre prove convincenti. In futuro si vedrà, ma oggi Robbiati ha capito che a questa squadra può ancora essere utile.

Diego
Il campione a cui tutti vorrebbero assomigliare. Bella forza, Diego Armando Maradona ha scritto pagine incancellabili della storia del calcio. Ma Anselmo Robbiati era tanto rapito dal suo idolo, che in campo cercava di assomigliargli. Per questo, già dai tempi di Monza, finito l’allenamento restava in campo più a lungo dei compagni a provare e riprovare i calci piazzati. E la lezione l’ha imparata bene, non c’è che dire.

Estero
Un’ipotesi, più o meno suggestiva. Ma c’è davvero qualcuno che avrebbe voluto Anselmo Robbiati oltreconfine. Claudio Ranieri, ad esempio, che già all’inizio della stagione scorsa contattò i dirigenti viola per averlo al Valencia. Non se ne fece nulla: la Fiorentina, e soprattutto il presidente Cecchi Gori, non volevano perdere Spadino. Domani accadrà? Forse, ma non è detto. Per il momento, c’è ancora spazio per Spadino in viola. Anche più di quanto lui stesso non creda.

Fantasista
Merito di Scaccia se Anselmo si è fatto notare nel ruolo che gli è più congeniale. Scaccia è stato il suo secondo allenatore, ai tempi del Merate. Il primo fu Meregalli, e faceva giocare il ragazzo terzino, lo stesso ruolo di papà Robbiati ai suoi tempi. E Scaccia resta appunto nei ricordi per quello spostamento di Anselmo a centrocampo, come trequartista. Uomo di fantasia, appunto. Di quelli a cui non puoi chiedere numeri d’alta scuola per novanta minuti di fila, ma che possono trovare in qualunque momento l’invenzione giusta. «Ditemi quale giocatore con caratteristiche simili alle mie non si concede pause. Nascondersi, sparire a tratti dalla gara, a volte può essere fondamentale. L’importante è saper sfruttare le occasioni che prima o poi ti capitano». Lui ha dimostrato di saperlo fare molto bene.

Grecia
Vedi alla lettera “G”, se vuoi trovare il posto ideale per le vacanze di Anselmo. Le isole greche, soprattutto, il posto dei sogni per i coniugi Robbiati, che hanno trascorso lì le ultime ferie estive. C’è anche una mèta molto più prossima a Firenze, ma così amena e così meravigliosamente selvaggia da sembrare lontana da ogni mondo. La Garfagnana, striscia di terra rachiusa tra Alpi Apuane e Appennino, un gioiello verde in cui Anselmo ama immergersi appena può.

Hansi
Inteso come Müller. Il fatto è che dalle parti di casa Robbiati gli interisti spopolano, e allora quando Maria Grazia, la sorella di Anselmo, ha deciso di affibbiargli un soprannome, gli ha semplicemente abbreviato il nome di battesimo. “Ansi”, naturalmente, si è liberato dell’acca. Ma il riferimento resta evidente.

Idillio
Firenze gli è entrata nel cuore. «Perché è una città da vivere, una specie di museo animato». La spiega così, Anselmo, che dopo sei anni la conosce come le sue tasche. «La prima immagine che conservo nella memoria è quella di Piazzale Michelangelo. Mi ci portò un amico, subito dopo le prime visite mediche per la Fiorentina. Era un giorno di sole, mi innamorai di quel panorama stupendo». In seguito, ha avuto modo di coltivare altre passioni: Cristiana, la signora Robbiati, è fiorentina. E quando la dimenticherà più, Anselmo, questa città?

Kevin
Costner, naturalmente. L’attore preferito da Anselmo Robbiati. Che in campo femminile punta su Jodie Foster. Preferenze per i film d’azione e d’avventura. E a proposito di scelte, quelle musicali gravitano nell’orbita dei cantautori italiani. Un debole per Antonello Venditti, un grande affetto per Francesco Baccini, che ai tempi in cui Spadino mostrava i suoi miracoli calcistici con la maglia del Monza era spesso insieme a lui al mitico Bar Derby. Praticamente, amici.

Luigi
Papà Robbiati, che ha alle spalle un mestiere da calciatore, proprio come Anselmo. Giocava terzino, e alla fine degli Anni 50 indossò la maglia dell’Inter. Poi una lesione al menisco lo costrinse a una carriera più modesta: Prato, Cesena, Siracusa, Palermo. Sempre pensando al dopo, perché a quei tempi non è che una carriera di calciatore ti risolvesse la vita. «Mio padre non è mai stato un genitore fissato per il calcio. Ha voluto che studiassi, e mi ha lasciato libero di fare il calciatore quando si è reso conto che avrei potuto giocare a certi livelli». Non può seguire suo figlio con continuità, Luigi Robbiati. Ma quando ha l’occasione, si fa vedere in tribuna. E osserva con trepidazione le sue partite.

Monza
Un ricordo vivo e acceso. Anzi, una serie di ricordi indelebili, messi in fila. L’esordio in Serie C a diciassette anni, le due promozioni in B, la consacrazione tra i cadetti. E compagni indimenticabili che si chiamavano Casiraghi, Serena, Stroppa, Ganz, Antonioli, Turrini, Artistico, Manighetti. I primi maestri, anche: Meregalli e Scaccia, come si è detto, e poi Giambelli e Terraneo. Uomini che hanno contribuito a lanciare Robbiati nel grande calcio.

Nuoto
L’altro sport. O meglio, uno degli altri, quelli che appassionano Anselmo al di fuori del calcio. Ecco perché la sua scelta, quando si parla di vacanze estive, è decisamente mediterranea: il mare di Grecia, non solo per la bellezza dei posti, ma anche per potersi concedere lunghe nuotate nel blu dipinto di blu. E l’estate del calciatore Robbiati lontano dai campi è anche sole e racchetta: il tennis è un’altra delle sue grandi passioni. Riposo attivo, sempre e comunque.

Olio
Di gomiti. Una cosa ha imparato fin da ragazzino, Anselmo. Che nella vita ogni spazio bisogna conquistarselo. Papà Luigi, prima di dedicarsi al bar di Imbersago, aveva l’appalto dei trasporti postali nella zona. Girava con un furgone insieme al suo ragazzo: si alzavano alle sei del mattino, per fare le consegne. La storia dei fantasisti che sarebbero degli scansafatiche? Una favola, nel caso di Ansi. Lui, il lavoro ce l’ha nel sangue.

Part-time
Un ruolo delicato, difficile, quello che Robbiati si è trovato cucito addosso, non per scelta. A Firenze gli succede dai tempi di Ranieri, di giocare scampoli di partita, spesso cambiandone le sorti. In fondo, nessun’altra squadra può contare su un giocatore con la stessa duttilità tattica in attacco. Spadino può proporsi come rifinitore, punta, esterno e mezzapunta. E soprattutto sa entrare al volo nel clima della partita, trovando sempre la soluzione giusta per creare problemi agli avversari. Determinante.

Robbiate
Da questo punto di vista, non si può dire che sia un originale. Del resto, mica l’ha deciso lui di chiamarsi Robbiati e di nascere in un paese in provincia di Lecco che si chiama Robbiate. Giochi del destino, dicono. Anche se poi è chiaro che quando vai a chiedere ad Anselmo da dove arriva, la prima impressione è che abbia deciso di farti uno scherzo. Da quelle parti, comunque, il ragazzo è una gloria locale. Hanno dovuto fare buon viso anche i cuori nerazzurri, che sono in stragrande maggioranza. La Fiorentina? Va bene, è un’altra cosa, ma lì ci gioca l’Anselmo, e allora ...

Spadino
Il soprannome glielo affibbiò Giovanni Stroppa, ai tempi in cui giocavano entrambi nel Monza. Anselmo era un ragazzino di diciassette anni, arrivava regolarmente agli allenamenti con un giubbotto di pelle e i capelli impomatati col gel. Sembrava, tale e quale, il nipote di Fonzie, quello di “Happy Days”, la famosissima serie televisiva americana degli anni Sessanta che in Italia ha avuto successo tra intere generazioni di minorenni. Il soprannome resiste, e Anselmo ci si è affezionato.

Trapattoni
Sfogli l’album dei ricordi di Spadino, gelosamente curato e conservato da mamma Robbiati, e salta fuori una foto del Trap sugli spalti del Brianteo, a Monza. Un segno del destino? Il fatto è che il tecnico della Fiorentina, che all’epoca allenava l’Inter, era lì un giorno di otto anni fa proprio per vedere lui, il ragazzino pieno di talento. Poi le strade dei due si allontanarono, ma nel calcio come nella vita capita di ritrovarsi. Trap e Ansi sono finalmente insieme, a Firenze. Anche in questo caso, come con Ranieri e Malesani, ci sono stati momenti in cui il giocatore si è sentito soffocare, in mezzo a tanti campioni. Ma ancora una volta Robbiati ha saputo dimostrare il suo valore. Del resto, sulla stima del tecnico nei suoi confronti nessuno ha mai sollevato dubbi.

Utilità
Dicono sia l’uomo della Provvidenza, Anselmo Robbiati. Lo dice la gente, ma lo dicono anche i numeri. In questo campionato, fino alla partita col Milan, ha giocato quattordici partite su venti, partendo solo in due occasioni (a Perugia e in casa contro il Vicenza) da titolare. In tre occasioni il suo inserimento è stato proficuo: Fiorentina-Udinese, 0-0 al 70’, quando Robbiati sostituisce Oliveira, e 1-0 alla fine; Fiorentina-Cagliari, ancora staffetta con Oliveira al 46’, 1-1 in quel momento e 4-2 a fine partita; stesso minuto e stessa sostituzione per Empoli-Fiorentina, 0-0 al cambio e 0-3 al termine dell’incontro. In Coppa Italia, la sua entrata sposta gli equilibri in Fiorentina -Lecce, dallo 0-0 al 53’, quando entra al posto di Heinrich, all’1-0 finale; a Bergamo, poi, porta la Fiorentina in semifinale segnando il gol della vittoria sull’Atalanta per 1-0. In Coppa Uefa segna un gol in Grassoppers-Fiorentina 0-2.

Video
La televisione, naturalmente. Utilizzata soprattutto per vedere e rivedere film d’amore e d’avventura, o documentari sulla natura di cui Anselmo è un grande appassionato. Ma anche videogiochi, vecchia passione mai sopita.

Zero
Le possibilità, dice qualcuno, che Spadino resti in viola a fine stagione. Lui non nega e non conferma più di tanto. È vero che più volte, soprattutto nelle ultime stagioni, ha fatto capire quanto sia importante per uno come lui scendere in campo: «Il problema non è Firenze, anzi di problemi non ne esistono proprio. Io in questo gruppo sto bene, inseguo un grande traguardo e l’idea mi riempie d’orgoglio. Ma in futuro forse sì, sarà il caso di andare. Per una sfida personale: voglio dimostrare a tutti che non sono semplicemente un giocatore part-time. La Fiorentina ha una rosa molto larga, altrove, magari anche all’estero, potrei andare in cerca di fortuna». Detto, s’intende, senza un filo di polemica. Le ultime apparizioni in campo, i gol, gli hanno fatto capire che la Fiorentina crede ancora in lui. E ha bisogno di lui.

di Marco Tarozzi

torna indietro