Forza Viola 3/1998
Anselmo Robbiati
COLPI DI SPADINO
Per Anselmo Robbiati il sole è tornato a splendere, in
una stagione piena di burrasche, domenica 22 febbraio. Si giocava Fiorentina-Juventus,
la partita più importante dellanno per la squadra e i tifosi viola.
A metà del secondo tempo, Robbiati (entrato in campo da pochi minuti
al posto di Oliveira) si è fatto trovare puntuale allappuntamento
col pallone, un paio di metri dentro larea di rigore: stop perfetto, uno
sguardo verso la rete bianconera. Con Peruzzi appena fuori dai pali, Spadino
non ha esitato a sferrare uno dei suoi tiri a rientrare, riuscitissima
imitazione di quelli che nei tempi felici del grande Napoli erano la specialità
del suo idolo Maradona. A Peruzzi non è rimasto altro che guardare il
pallone mentre sinsaccava, con precisione millimetrica, nellangolo
alto, alla sua destra. Per Anselmo Robbiati era il primo gol del campionato
1997-98. «Un gol che mi ha reso felice» confermato a quasi due mesi
di distanza «per due motivi: è stato uno dei più belli fra
quelli che ho segnato nella mia carriera e ha messo fine a un periodo triste.
Cè stato un momento in cui ero così demoralizzato che ho
pensato seriamente di lasciare Firenze e la Fiorentina. Può capitare
a qualsiasi giocatore che non gioca e pensa di non avere futuro. È successo
a un grande campione come Edmundo, non cè da meravigliarsi se è
toccato anche a me. Ora è acqua passata, sono tornato a innamorarmi del
calcio e della Fiorentina».
Questo significa che Robbiati vestirà la maglia viola anche nel prossimo
campionato?
«È presto per dirlo, non dipende soltanto da me. Ho sentito lintervento
in televisione del senatore Cecchi Gori nella famosa serata del ritorno di Edmundo.
Il presidente ha promesso ai tifosi che non venderà nessun giocatore
e acquisterà altri grandi campioni. Se penso che Cecchi Gori mi ha dimostrato
la sua stima e il suo affetto in tantissime occasioni, dovrei arrivare alla
conclusione che il mio futuro sarà ancora colorato di viola. Nel calcio,
però, non esistono certezze. Ora posso dire soltanto che il mio contratto
scadrà nel Duemila e che a Firenze mi trovo benissimo. A giugno, fra
laltro, mi sposerò con Cristiana, una ragazza fiorentina con cui
sto insieme da tre anni. Sarebbe un motivo in più per non muovermi...».
Questo non toglie che, al massimo tre mesi fa, lei ha chiesto apertamente a
Cecchi Gori, ad Antognoni e a Cinquini di essere ceduto. La voleva lAtalanta,
ma lei era disposto anche a tornare a Monza, in Serie B...
«Proprio Antognoni e Cinquini, sotto la spinta del presidente, mi hanno
convinto a restare, e credo di aver preso la decisione giusta. Lho già
detto: ora mi sento nuovamente felice».
Se la Fiorentina deciderà di confermarla fino alla scadenza del contratto,
lei chiederà garanzie ai dirigenti e allallenatore? Parliamo di
garanzie di maggiore impiego rispetto allattuale stagione...
«Non sono un giocatore abituato a chiedere garanzie. Non mi piace, non
rientra nel mio carattere. È il campo che determina tutto, a cominciare
dalle scelte dei tecnici».
Può fare un bilancio di questo suo campionato?
«Sarei un bugiardo se dicessi che è stata una stagione positiva.
Allinizio Malesani mi ha dato lopportunità di giocare da
titolare. La partenza è stata felice, poi mi sono bloccato, non so per
quale ragione. È esploso Morfeo e sono finito in panchina. Sicuramente
ho perso una grande occasione e debbo prendermela soltanto con me stesso».
Già allarrivo di Morfeo lei aveva dato qualche segno dinsofferenza...
«Forse mi aspettavo maggiore fiducia da parte della società. Nel
campionato scorso ho disputato 31 partite e segnato 11 gol. È il mio
record, compresi i campionati di Serie B e C con il Monza. Mi sono illuso di
aver conquistato un posto stabile. Larrivo di Morfeo mi ha fatto capire,
invece, che il ruolo di titolare avrei dovuto sudarmelo e così è
stato. Ci tengo a precisare, però, che non ho nulla contro Morfeo, che
considero un grande giocatore. Siamo in concorrenza, ma tra noi cè
amicizia sincera. Nei ritiri Malesani ci assegna spesso la stessa camera. Fra
laltro in più di unoccasione io e Morfeo abbiamo dimostrato
che potremmo anche giocare insieme in determinate partite, in cui la Fiorentina
è chiamata a perforare le difese avversarie soprattutto con la fantasia».
A proposito di fantasia: molti sono convinti che Robbiati è sacrificato
dal fatto che in Italia certi giocatori non vanno più di moda (il caso
di Zola insegna).
«Io ho la fortuna di giocare in una squadra in cui la fantasia non è
sacrificata. Qualche volta ci siamo trovati a giocare insieme io, Morfeo, Rui
Costa e Oliveira. Penso che gli spettatori si siano divertiti, specialmente
quando sono arrivate vittorie come quella con la Juventus».
Purtroppo è mancata, ancora una volta, la continuità...
«Non sono daccordo. Abbiamo avuto una lunghissima serie positiva
e in trasferta abbiamo raccolto diversi punti in più rispetto alle stagioni
precedenti. Forse siamo mancati nelle partite che avrebbero dovuto permetterci
il definitivo salto di qualità, come quelle con la Lazio a Firenze e
la Roma allOlimpico. Il nostro traguardo stagionale era il posto in Coppa
Uefa e siamo in piena corsa, anche se dobbiamo battere una concorrenza fortissima».
Le coppe internazionali per lei sono un ricordo piacevole.
«È vero. Il gol più importante della carriera è certamente
quello che ho segnato a Praga in Coppa delle Coppe. Rischiavamo di uscire al
secondo turno contro lo Sparta, ma il mio gol ci permise di pareggiare e di
andare avanti. Quella coppa potevamo vincerla. Purtroppo ci rovinò larbitro
della partita di Barcellona che, fra laltro, fischiò la fine della
partita proprio mentre stavo volando, in solitudine completa, verso la rete
spagnola. Sarebbe stato il 2-1 in trasferta: la finale sicura».
Si considera un giocatore realizzato o ha qualche rimpianto?
«Sono soddisfatto di quello che ho fatto, ma non mi considero realizzato.
Sono sicuro, anzi, di poter migliorare sotto tutti i punti di vista. Ho vinto
una Coppa Italia ed è un motivo dorgoglio, ma sarebbe bello lottare
per obiettivi ancora più alti. Rimpianti? Uno sicuramente: avrei potuto
fare di più se nel primo campionato di Serie A non fossi stato bloccato
da un infortunio. Nel febbraio del 1995 mi procurai uno strappo di sette centimetri
al retto femorale della gamba destra e rimasi inattivo per qualche mese. E pensare
che allinizio sembrava un infortunio di nessun conto... A un certo punto
fui preso dallo scoramento. Avevo 25 anni ed era il colmo della sfortuna restare
fermo nel momento più importante della carriera. Mi aiutarono molto Cristiana
e mio padre, un ex calciatore».
Papà Luigi ha avuto una parte importante nella sua carriera?
«Allinizio sì. Alla fine degli Anni 50 è stato un
buon terzino dellInter. In maglia nerazzurra ha giocato anche la Coppa
delle Fiere. Poi anche lui fu perseguitato dalla sfortuna. Venne operato per
una lesione al menisco e lInter decise di cederlo. È stato mio
padre a insegnarmi i fondamentali, prima del mio trasferimento al Merate e poi
al Monza. Non era un genitore fissato per il calcio. Mi ha fatto studiare e
mi ha dato via libera soltanto quando si è accorto che potevo giocare
a un certo livello. Ora non ha molto tempo per venirmi a vedere: a Inversago
gestisce una tabaccheria con rivendita di giornali ed è impegnatissimo,
insieme a mia madre e mia sorella».
Ricordi di Monza?
«Tanti e tutti molto belli. Ho esordito in Serie C a 17 anni. Successivamente
ho dato il mio contributo promozione in B, nella stagione 1991-92, segnando
6 gol. Il primo campionato tra i cadetti è stato splendido: 34 partite,
10 gol. È lanno in cui fui scoperto dalla Fiorentina. Il Monza
di quei tempi era quasi una miniera di promesse. Se ci mettessimo di nuovo insieme
potremmo fare una squadra da Coppa Uefa. Qualche nome? Tanto per cominciare
Casiraghi e Di Biagio che andranno ai Mondiali, poi Michele Serena che meriterebbe
anche lui la convocazione e infine Antonioli, Ganz, Stroppa, Turrini, Brambilla,
Artistico, Manighetti, Stefano Pellegrini, Gaudenzi. Con Serena ricordo spesso
quei tempi. Lui cominciò la carriera come attaccante e per questo non
condivido le critiche fatte a Malesani quando lo ha schierato centravanti al
posto di Batistuta. Io, invece, allinizio giocavo terzino, come mio padre.
Poi, per fortuna, qualcuno si accorse che avevo i piedi buoni e mi trasformò
in attaccante. Quellallenatore si chiamava Scaccia. Non so che fine abbia
fatto. Tornando a Monza, tra i migliori amici ricordo Stroppa e Di Biagio, due
ragazzi simpaticissimi. Fu Stroppa ad affibbiarmi il soprannome di Spadino,
il personaggio di un telefilm americano. Mi pettinavo come lui e portavo lo
stesso giubbotto di pelle. Comunque quel soprannome mi ha portato fortuna».
E il passaggio alla Fiorentina?
«La squadra viola era retrocessa in Serie B e cercava giocatori di categoria.
Io mi ero messo in evidenza nel Monza. Mi seguivano altre squadre, come lUdinese
e il Cagliari. Fu il procuratore Canovi a scegliere la Fiorentina. Non smetterò
mai di ringraziarlo».
A Firenze ha avuto soltanto due allenatori: Claudio Ranieri e Alberto Malesani.
Come li giudica?
«Le rispondo con sincerità: ho avuto un rapporto, come posso definirlo?,
alterno con entrambi. Succede a tutti i giocatori che non hanno un posto fisso
in squadra. Come tecnici si somigliano, benché abbiano teorie diverse
sul gioco. Nella preparazione sono meticolosi, pignoli. Sotto il profilo umano
do un punto di vantaggio a Malesani per un motivo: è un allenatore che
tratta tutti alla stessa maniera, campioni e riserve, giovani e anziani. Ranieri,
invece, tende a dimenticare quelli che in un determinato momento gli fanno meno
comodo di altri».
Se a fine stagione dovesse lasciare la Fiorentina, dove preferirebbe giocare?
«Non ho esigenze o obiettivi particolari. Mi interessa soltanto una cosa:
giocare con una certa continuità. Ho 28 anni, non posso più perdere
tempo. Unesperienza allestero per esempio in Spagna
potrebbe essere affascinante, ma preferirei restare in Italia. So quello che
valgo, non ci saranno problemi. Ma sono discorsi prematuri: nessuno ha detto
che andrò via da Firenze».
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