Forza Viola 2/1999
L'alfabeto di Thomas Repka
RAMBO DI TUONO
Automobili
In ordine di apparizione, prima di tutte cè la Ferrari,
intesa come passione sportiva. Soprattutto da quando la prima guida della Rossa
di Maranello è Michael Schumacher, per cui Thomas nutre una vera e propria
venerazione. Poi cè la Porsche, naturalmente, quella con cui il
giocatore viaggia tra le colline di Firenze. Quella contro cui si è accanita
la stupidità di un paio di teppisti nemmeno un mese fa. «Già,
lavevo parcheggiata sotto casa e due ragazzi lhanno presa a sassate,
spaventando mia moglie». Piccole, inutili storie di invidia e di rabbia,
cose che non possono turbare più di tanto un guerriero del campo e della
vita come Thomas Repka.
Brumov
La prima squadra di Thomas. Che doveva essere una specie di ragazzino
prodigio, visto che ci arrivò ad appena cinque anni. Immediatamente,
lo misero in porta. Fu tre anni dopo, allo Slim, che si ritrovò in attacco.
Un paio danni più tardi, un altro mutamento: Thomas arretra e diventa
centrocampista. E a tredici anni, quando ormai è un talento riconosciuto
e gioca nel Banik Ostrava, conclude la sua evoluzione diventando un difensore.
Una scelta determinata anche dallo sviluppo del suo fisico: Thomas, ormai, è
diventato un ragazzone che dimostra molto più della sua effettiva età.
Cattivo
Nelle prime apparizioni nel campionato italiano, Thomas Repka
si è fatto questa fama, inutile negarlo. Hanno avuto qualcosa da eccepire
sui suoi modi non esattamente cordiali Kennet Andersson e Mark Iuliano, tra
gli altri. «So di essere un giocatore duro» si difende linteressato,
«ma sono anche leale con gli avversari. Quando entro, non voglio far male
a nessuno. Ne ho fatto a Iuliano, durante la partita con la Juve, ma involontariamente,
e ancor prima di uscire dal campo mi sono scusato con lui».
Destino
Era scritto che Thomas Repka dovesse approdare in Italia. Per
il calcio italiano ha sempre avuto una vera e propria passione. «Mi mettevo
davanti alla televisione e lo studiavo con grandissima attenzione. Conoscevo
già tutte le squadre, e le caratteristiche tecniche di tanti giocatori,
quando sono arrivato qui». Se poi capitava loccasione di vederle
dal vivo, le squadre italiane, il ragazzo non se la lasciava sfuggire: «Una
volta viaggiai da Praga a Olomuc per vedere una partita della Juventus contro
il Sigma. Non che fossi tifoso bianconero, semplicemente sono sempre stato appassionato
di questo calcio, e adesso sono felice di farne parte». Da protagonista,
tra laltro.
Emozioni
Una su tutte. Aver scoperto il calore dei tifosi viola. Ne è
rimasto letteralmente impressionato, Thomas Repka. «Quando giocavo nello
Sparta, lo stadio non si riempiva mai. Cerano meno di cinquemila persone
a partita, e certe coreografie che ho visto sugli spalti del Franchi
non avevo nemmeno abbastanza fantasia per immaginarle. Davvero, questa gente
è speciale e mi fa venire una gran voglia di ripagarla, magari regalandole
qualcosa che aspetta da tantissimo tempo». Inutile dire di cosa si tratti.
Thomas non dice quella parola, e comunque abbiamo capito benissimo.
Famiglia
Importante, per questo difensore roccioso che da Praga ha deciso
di trasferirsi a Firenze per affrontare unavventura che oggi come oggi
si sta trasformando in una scommessa vinta. Così, lassù sulla
collina di Arceteri, Thomas si è portato Renata, sposata sei anni fa,
e la figlia Veronica, quattro anni pieni di vita. Il suo mondo, oggi, è
soprattutto quello che loro gli costruiscono intorno. Vive un po appartato,
Thomas, ma pian piano sta entrando nel cuore dei fiorentini, e inizia a coltivare
amicizie. Fa bene, perché se tutto andrà nel migliore dei modi,
su quella collina, e in questa città che si sta innamorando di lui, Thomas
resterà almeno quattro stagioni.
Gabriel
Dicono ci sia di mezzo Batistuta, nellarrivo di Repka a
Firenze. Cè un precedente, a confortare questa tesi. Due anni fa,
in Coppa delle Coppe, la Fiorentina affronta lo Sparta Praga, e il Re Leone
si ritrova addosso questo marcantonio di un metro e ottantatrè che non
lo molla per tutta la partita. Di sicuro, quel giorno i dirigenti viola annotarono
il nome di Repka. Di sicuro, Batistuta confermò che in quanto a marcatura
il ragazzo non scherzava. «Già, mi dicono che Gabriel abbia suggerito
il mio nome alla Fiorentina. Per questo faccio il tifo per lui. Lho fatto
ai Mondiali di Francia, continuo ora perché anche lui, come la Fiorentina,
ha traguardi importanti da raggiungere». Deve altro, Thomas, al suo capitano.
«Ogni tanto, nei momenti più caldi della partita, mi invita alla
calma. È importante, perché io tendo, lho detto, a giocare
come facevo in patria, e qui quel tipo di gioco viene considerato troppo duro.
I consigli di Gabriel sono preziosissimi».
Habitat
A Thomas Repka piace uscire dal coro, quando è possibile.
Per questo ha scelto di vivere un po isolato, sopra Piazzale Michelangelo.
Pochi contatti col mondo esterno, ma di certo da quel punto Firenze gli si presenta
in tutto il suo fascino. Quando può, comunque, Thomas prende Renata e
Veronica e le porta a passeggio per la città. «Firenze e Praga,
in fondo, hanno diversi punti in comune. La prima è più raccolta,
ma in quanto a bellezza temono entrambe pochi confronti». Ecco, il duro
della Fiorentina si sta già innamorando della sua nuova città.
Inzaghi
Anche Thomas comincia a conoscere profondamente gli attaccanti
del calcio italiano. E qualche nome se lo appunta sul notes personale. Inzaghi,
per esempio. Non uno soltanto, non solo il più celebre Filippo. «Non
so spiegarvi perché, ma con Simone è stata ancora più dura.
Mi ha messo davvero in difficoltà, per me è addirittura più
forte del fratello. Stessa scaltrezza, maggior fisico. Il miglior duello in
assoluto, forse, è stato quello con Andersson. Perché ci siamo
sfidati ad alta quota, come piace a me».
Kohler
A proposito di idoli: il tedesco è stato il numero uno
in assoluto, per Repka. «Ho sempre avuto una passione per i difensori,
era destino che lo diventassi anchio. Sì, Kohler per me resta davanti
a tutti. Ma cè un altro giocatore a cui mi sono ispirato, magari
meno conosciuto da queste parti. È Frant Straka, un difensore che ha
lasciato il segno del suo passaggio sul calcio ceco».
Lezioni
Di italiano, naturalmente. Probabilmente, lavversario più
duro incontrato finora. Ma Thomas ci si mette dimpegno, vuole imparare
in fretta. «Di sicuro mi occorrerà un po di tempo, ma conto
di farcela, voglio imparare ad esprimermi nella vostra lingua. A sentire Governato,
il mio amico Pavel Nedved è stato molto più veloce di me. Dovrò
fargli i complimenti, mi ha battuto. Ma tanto lo so che prima o poi arriverò
anchio, è solo questione di pazienza». E di tenacia, dote
che a Thomas non è mai mancata.
Mirek
Papà Repka è stato fondamentale, per la crescita
di Thomas come calciatore. È lui che lo ha accompagnato, con il suo entusiasmo,
nella precocissima carriera, fin dai tempi del Brumov. È lui che ha trasmesso
la passione anche a mamma Helena, che a sua volta non perdeva occasione per
correre a fare il tifo per il suo ragazzo, ovunque giocasse. È lui, infine,
che ha trasmesso al suo ragazzo i cromosomi del colosso. Mirek Repka, grande
lavoratore in una fabbrica di Ostrava, è un uomo dalla mole gigantesca:
era normale che il figlio, prima o poi, avrebbe ereditato anche le dimensioni
del padre. A Thomas accadde, appunto, a tredici anni. E fu allora che il suo
tecnico decise che era arrivato il momento di schierarlo in difesa.
Nazionale
Venticinque presenze con la maglia della rappresentativa ceca,
e un titolo continentale che è uno dei trofei che illuminano la bacheca
di Thomas Repka. Con la Nazionale Under 16, il giovane talento appena approdato
al Banik Ostrava vinse il titolo europeo di categoria nell89-90.Intanto,
la nuova avventura europea con la Nazionale maggiore è partita nel migliore
dei modi. La Repubblica Ceca ha battuto in trasferta Faer Øer (0-1) e
Bosnia Erzegovina (1-3), in casa lEstonia (4-1) e guida il gruppo 9 del
torneo a punteggio pieno. Con il prezioso contributo di Thomas.
Ostrava
La città in cui Thomas è nato. Immaginare la felicità
di un ragazzo chiamato dalla squadra di casa, che tra laltro è
anche la più importante della regione. Dopo Brumov e Gottwaldov, la chiamata
del Banik è la più attesa dal giovane Repka. È lì
che nasce il professionista vero, quello che nella stagione 95-96, dopo
quattro anni di prima squadra al Banik (e settantasette presenze in prima divisione
ceca), approda allo Sparta Praga. Dove diventerà Thomas Repka, pilastro
della difesa, giocatore ambito persino in un campionato difficile come quello
italiano.
Passione
Quella per il calcio è più che mai evidente. Nella
sua vita, Thomas Repka ne ha avuta unaltra, intensissima e bruciante,
di quelle che ti emozionano e ti cambiano la vita. «Giocavo nel Banik,
sei anni fa. I compagni mi invitarono a una festa e mi presentarono una ragazza.
Era bellissima. Rimasi di sasso. Due mesi più tardi, lavevo sposata.
Oggi Renata è la donna della mia vita, mi ha dato Veronica e la gioia
di una famiglia tutta mia».
Quadriennio
Quello che Thomas Repka, se tutto andrà come è scritto,
passerà a Firenze e con i colori della Fiorentina sulla pelle. Il difensore
ceco, infatti, ha firmato un contratto che scadrà nel giugno del 2002.
Nella scorsa estate lo cercavano importanti club europei, PSV e Liverpool tra
gli altri. Lui ha preferito la società del presidente Cecchi Gori, ha
preferito venire alla corte di un allenatore esperto come Trapattoni. Ha preferito,
in una parola, lItalia. Perché è qui che il guerriero aveva
deciso di misurarsi.
Rambo
Un gioco. Se Vittorio Cecchi Gori, inteso come produttore cinematografico,
dovesse proporgli una parte da attore protagonista in uno dei suoi film, sapete
quale sceglierebbe Thomas Repka? Facile, visto il personaggio e la sua struttura:
Rambo, naturalmente. Magari un po ci si immedesima, nellex berretto
verde in lotta con tutti quelli che non vogliono capirlo. Di fatto, Thomas
ama quel genere di film. Avventura, movimento continuo, azione. Un po
come il suo modo di interpretare il calcio.
Schumacher
Un vero idolo. Dovesse reinventarsi campione in un altro sport,
Thomas non avrebbe dubbi. Automobilismo. Stravede letteralmente per il fuoriclasse
tedesco, nellultima stagione ha trepidato seguendo il mondiale di Formula
Uno e sperando che Schumi e la sua Rossa ne uscissero vincitori. Non cè
stato il lieto fine, ma Thomas è sicuro: lappuntamento è
soltanto rimandato.
Trapattoni
Un tecnico che ispira fiducia. Soprattutto perché, spiega
Thomas, «è molto famoso anche nella Repubblica Ceca, dove è
considerato per quello che è: un grande maestro. Sono a Firenze anche
perché il mio tecnico si chiama Trapattoni: il suo nome è una
garanzia, con lui so che potrò ancora migliorare». Nessun problema
con la lingua: a parte che il Trap si fa capire anche coi gesti, Thomas in questo
senso è stato chiaro fin dal primo giorno in cui è arrivato a
Firenze: «Basta che mi indichi qual è il mio uomo, io mi ci incollo
e non lo lascio più per tutta la partita». Semplice, no?
Uniformarsi
Il problema principale, oggi come oggi. Altro che lingua, la scommessa
più importante Thomas se la gioca in mezzo al campo, quando deve adattare
il suo modo di essere calciatore ai parametri del nostro campionato. Quella
sua esuberanza negli interventi difensivi, per esempio, che secondo gli arbitri
è spesso ai limiti della regolarità. «Il fatto è
che io gioco come ho sempre fatto a Praga. Ma qui gli arbitri sono più
attenti a certi interventi, li giudicano pericolosi e ti puniscono. Spesso mi
è capitato di sentirmi richiamare. I direttori di gara mi dicono di stare
calmo, altrimenti rischio lespulsione. A volte faccio fatica a capire,
proprio perché so che non sto facendo nulla di male. Sto cercando di
abituarmi anche a questo, e so che ce la farò».
Van Damme
Niente da fare, pensi a Thomas Repka e ti vengono in mente certi
eroi del cinema dazione. Superuomini, naturalmente. Lui, come si è
detto, ha un debole per Rambo. I tifosi della Fiesole lo hanno immediatamente
soprannominato Van Damme. Uno così, tutto grinta e determinazione, non
poteva non entrare nel cuore dei suoi supporters. Con quel fisico, poi...
Zona
Allinizio, ha fatto un po di fatica a capire il concetto.
Del resto, lui lo disse appena arrivato alla corte del Trap: «So benissimo
che vado incontro a un periodo duro. Non avrò un impatto facile con il
calcio italiano, ma terrò duro». È stato di parola. Continua
a preferire il contatto diretto con lavversario, perché «sono
nato per luno contro uno, anche se tecnicamente non sono davvero il massimo».
Anche questa volta, Trapattoni ha risolto brillantemente il problema. La sua
non è una zona ferrea, e Repka ogni volta può dedicarsi alla cura
di un attaccante con la solita fermezza. Gran lavoro dellallenatore, ma
è evidente che Thomas ci ha messo del suo. perché lui, in Italia,
vuole sfondare davvero.
di Marco Tarozzi