Forza Viola 6/1999
Grande Referendum
LA SQUADRA DEI SOGNI
Forza Viola ha lanciato il referendum sulla formazione ideale
a metà campionato, quando la Fiorentina era in testa alla classifica
e tutto lasciava prevedere che il terzo scudetto fosse molto più di una
speranza. In casa la squadra di Trapattoni volava, passando di vittoria in vittoria;
in trasferta cera stato qualche campanello dallarme, ma non si poteva
parlare di una clamorosa costante negativa. Poi si è infortunato Batistuta,
Edmundo ha cominciato a fare le bizze, sono piovute le squalifiche, Trapattoni
si è trovato di fronte ai problemi di una rosa piuttosto
ridotta e lincrociatore viola non ha potuto reggere il confronto con corazzate
che rispondevano ai nomi di Lazio, Milan e Parma. Il terzo scudetto è
così rimasto un desiderio inappagato. Proprio per questo sorprende il
fatto che nella formazione ideale, votata dai lettori di Forza Viola, abbiano
trovato posto ben sette giocatori della Fiorentina attuale (che lo scudetto
non sono riusciti a conquistarlo) e soltanto quattro giocatori del passato che,
invece, il titolo lo hanno vinto. La risposta, però, è semplice.
Basterebbe chiedere letà di coloro che ci hanno spedito centinaia
e centinaia di schede e ci renderemmo conto che si tratta soprattutto di giovani
e di giovanissimi che conoscono le imprese delle mitiche squadre di Fulvio Bernardini
e Bruno Pesaola soltanto per averle lette nei libri o per il racconto dei nonni
e dei genitori, mentre hanno potuto vivere in diretta le prodezze
di Batistuta, Rui Costa e compagni. Il calcio che vedi con i tuoi occhi finisce
col piacerti molto di più di quello raccontato da altri. Sotto questo
profilo acquistano grandissimo valore i voti a pioggia arrivati per Julinho,
Cervato, De Sisti e Montuori, il cui mito resiste negli anni e regge ancora
allattacco di alcuni idoli attuali. E lo stesso valore hanno i voti arrivati
per altri grandissimi campioni del passato (Magnini, Sarti, Brizi, Rosetta,
Chiappella, Merlo, Chiarugi, Gratton, Ciccio Esposito, Segato, Ferrante) con
una percentuale superiore al 10%, una conferma che il ricordo del loro gioco
resiste allusura degli anni. La formazione che ha vinto il referendum
è diversa da quella che hanno votato tantissimi personaggi che abbiamo
via via intervistato nei precedenti numeri: Chiappella, Valcareggi, Pesaola,
Montanari, Antognoni, Pandolfini, Fantappiè, Agroppi e via di seguito;
resta, comunque, una squadra di tutto rispetto, che dimostra la validità
del referendum di Forza Viola, un referendum che la direzione della rivista
spera di ripetere in futuro. Perché il terzo scudetto, prima o poi, arriverà
davvero e non sarà soltanto sfiorato come in questa stagione. Lo meritano
soprattutto i tifosi, che sono rimasti attaccati allincrociatore Fiorentina
anche quando le corazzate rivali hanno cominciato a prendere il
largo. È una prova di fedeltà che non può e non deve essere
dimenticata da chi si è messo al lavoro, con grande impegno, per la Fiorentina
del futuro, la Fiorentina del 2000. Sarebbe bello se il sogno potesse avverarsi
con larrivo del nuovo secolo. Di sicuro, Cecchi Gori e Trapattoni stanno
già lavorando per questo.
di Raffaello Paloscia
FRANCESCO TOLDO Il sesto campionato in maglia viola (uno in Serie B, cinque in A) è stato sicuramente il migliore per Francesco Toldo. «Se siamo stati a lungo in testa alla classifica, se abbiamo cullato il sogno scudetto» dicono i tifosi viola «lo abbiamo fatto soprattutto per i gol a raffica di Batistuta e per le stupende parate di Toldo». Si spiegano così le montagne di schede col nome di SuperToldo, che ha dovuto battere una concorrenza difficile con due grandi numeri uno del passato: Giuliano Sarti e Franco Superchi. È una battaglia difficilissima quella vinta dal lungo portiere di Padova che, prima di entrare nel cuore dei tifosi, ha dovuto subire anche qualche contestazione. È accaduto, in particolare, tre anni fa, quando i critici lo accusavano di scarsa personalità, di non sapere comandare la difesa, di essere negato (o quasi) sui tiri dal dischetto degli undici metri. Quei difetti sono via via scomparsi anche per merito degli allenatori che si sono succeduti sulla panchina viola: Claudio Ranieri, Alberto Malesani e Giovanni Trapattoni. Toldo ha subito un profondo cambiamento nel carattere ed è diventato addirittura cattivo non solo nei confronti degli avversari, ma anche con i compagni di squadra che debbono ascoltare (e sopportare) le urla del portiere nei momenti difficili. Toldo, insomma, è maturato tecnicamente e caratterialmente ed è ormai lunico rivale di Buffon nella volata alla maglia azzurra per il Campionato dEuropa del 2000. Toldo è vicinissimo alle 170 presenze in Serie A e si candida a battere il record di Giovanni Galli, il portiere più fedele della Fiorentina con 258 partite. Una cosa è certa: il Milan credeva di aver fatto un clamoroso affare quando lo aveva ceduto alla Fiorentina per 10 miliardi. In verità, almeno in questa circostanza, Vittorio Cecchi Gori può vantarsi di aver visto molto meglio del suo rivale Silvio Berlusconi.
MORENO TORRICELLI Quando la Fiorentina lo ha acquistato nel giugno del 1998 con un blitz di Luciano Luna e Giancarlo Antognoni a Parigi (dove Moreno si trovava per disputare i Campionati del Mondo), gli ultrà che nutrono rancore per tutto ciò che ricorda la Juventus minacciarono di non abbonarsi e di entrare in rotta di collisione con il difensore e con Giovanni Trapattoni, che ne aveva sollecitato larrivo a Firenze. Le minacce non sono mai state attuate e il merito va esclusivamente a Moreno Torricelli, che con la sua professionalità, il suo impegno, il suo immediato attaccamento ai nuovi colori, ha rispedito ogni critica ai mittenti. La popolarità raggiunta in così breve tempo dal terzino è da considerare un fenomeno di costume e dimostra il cambiamento di mentalità anche da parte dei tifosi più accaniti. Il fatto che Moreno Torricelli con un solo campionato in maglia viola alle spalle abbia battuto nel referendum di Forza Viola un difensore entrato nel mito come Ardico Magnini, è forse la sorpresa più grossa. Daltra parte Torricelli ha fatto di tutto per conquistare i tifosi. Il suo rendimento è stato elevatissimo e quando la Fiorentina, anche per linfortunio occorso a Batistuta, ha cominciato a dare segni di cedimento, proprio lex difensore della Juventus ha continuato a battersi alla grande, a spronare con lesempio i compagni di squadra e segnare addirittura gol decisivi. Con la Fiorentina in Champions League sarà Moreno Torricelli (tre scudetti, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale) luomo desperienza che continuerà a essere il faro difensivo della squadra.
SERGIO CERVATO Boom boom Becker? No, Boom boom Cervato. Se il tennista tedesco è diventato famoso per i suoi servizi a più di 200 allora, Sergio Cervato può vantare nel calcio una specialità non molto diversa: le punizioni a velocità supersonica. Il pallone partiva rasente allerba, sfiorava lultimo uomo in barriera e finiva quasi sempre la sua corsa in fondo alla rete, toccando con eccezionale precisione linterno di uno dei due pali. Nella sua carriera in maglia viola Cervato ha segnato 32 gol, equamente divisi tra punizioni e calci di rigore, tutti tirati di potenza. Soltanto Gigi Riva era capace di imprimere alla sfera la stessa velocità. Sarebbe riduttivo, però, parlare di Sergio Cervato soltanto per la sua bravura nei tiri da fermo. Cervato, infatti, è stato grandissimo come difensore. Ha cominciato a giocare come terzino; ha chiuso come battitore libero, sempre con altissimo rendimento. Molti critici lo considerano uno dei più grandi difensori italiani di tutti i tempi insieme a Calligaris (un mito della Juventus anni Trenta), a Maroso del grande Torino e in epoca più recente a Cabrini, Campione del Mondo nel 1982, e a Paolo Maldini. Cervato era inesorabile come marcatore, possedeva una velocità notevole e con il suo sinistro potente e preciso era abile nel rilanciare il contropiede. Nel 1958 (due anni dopo la conquista dello scudetto) fece scalpore la notizia della sua cessione alla Juventus. I dirigenti viola allepoca dissero che era stato Cervato a scegliere la nuova destinazione, ma il terzino ha sempre smentito, asserendo che era stato costretto ad andarsene perché la Juventus aveva offerto una cifra da capogiro. Unaltra curiosità: la prima squadra di Serie A a provarlo fu la Sampdoria che, però, decise di scartarlo perché Cervato lavorando nei campi in Veneto si era amputato con la falce un dito della mano destra. Luigi Ferrero, allenatore della Fiorentina, lo convocò immediatamente allo stadio di Firenze e gli fece firmare il contratto senza il minimo collaudo. Cervato proveniva dal Bolzano (Serie C), ma si dimostrò subito un campione, fin dallesordio nel massimo campionato.
SANDRO COIS Quando nella finale di Coppa Italia Sandro Cois ha messo alle spalle di Buffon il pallone servitogli da Rui Costa si è pensato subito a un gol storico, che avrebbe assegnato alla Fiorentina il prestigioso trofeo. La gioia è stata di breve durata: Vanoli ha pareggiato il conto e la Coppa è andata al Parma per il maggior numero di reti segnate in trasferta. Cois ha dovuto rassegnarsi e le Coppe Italia vinte sono rimaste due: una col Torino nella stagione 1992-93 e una con i viola tre anni dopo. Non è poco, visto che al bilancio attivo si deve aggiungere la vittoria in Supercoppa di Lega (conquistata a San Siro alla fine di una memorabile partita col Milan) e la soddisfazione di aver fatto parte della rosa della Nazionale ai Mondiali di Francia, anche se Cesare Maldini lo ha sempre lasciato in panchina o in tribuna. Ora Sandro Cois si è posto due obiettivi: vincere lo scudetto e conquistare il posto da titolare in maglia azzurra. Non sono imprese facili, ma non è certamente il carattere che manca al centrocampista cresciuto nelle giovanili del Torino ed emerso poi nella Fiorentina, dove è arrivato nella stagione 1994-95. Occorrerà che la fortuna cominci a dare una mano a questo giocatore che nei momenti più importanti della carriera è stato regolarmente bloccato da incidenti di gioco. Cose che capitano a giocatori come Sandro, che non si tira mai indietro se cè da contrastare il più forte centrocampista avversario. È questa la dote più importante del bagaglio tecnico di Cois: dategli un punto di riferimento, un avversario cui mettere il guinzaglio, e lui sarà sempre allaltezza della situazione. A Firenze, Cois ha avuto tre allenatori (Ranieri, Malesani, Trapattoni) che gli hanno concesso piena fiducia e Sandro li ha ripagati con limpegno e il coraggio. Per questo i tifosi gli hanno voluto bene e con i loro voti gli hanno permesso di superare nel referendum idoli come Chiappella, Esposito e Segato. Una vittoria del cuore.
PASQUALE PADALINO Il 6 novembre 1996 la Nazionale italiana disputò a Sarajevo lamichevole della pace contro la Bosnia. Lallora Ct Arrigo Sacchi schierò una formazione sperimentale. La retroguardia, per esempio, comprendeva Toldo in porta e Carnasciali, Padalino, Maldini e Torricelli difensori in linea. Per Pasquale Padalino è stata la prima e unica partita in maglia azzurra, che il difensore della Fiorentina considera ancora una splendida esperienza tecnica e umana, nonostante linaspettata sconfitta per 2-1. Nella formazione ideale scelta dai lettori di Forza Viola, la preferenza accordata a Padalino costituisce sicuramente una sorpresa, visto che lex centrale del Foggia ha dovuto subire, verso la fine del campionato, anche una rumorosa contestazione, sia pure limitata a pochissimi tifosi. È successo, infatti, che una stagione cominciata molto bene anche perché Trapattoni lo ha riportato nel ruolo preferito, alle spalle dei compagni di reparto è finita con qualche incertezza che ha fatto rialzare la testa a chi considera Padalino un difensore a rischio. Le qualità tecniche di Pasquale sono indiscutibili, anzi sono superiori alla media dei difensori italiani. Laccusa che si fa a Padalino è di andare troppo spesso alla ricerca della giocata a effetto (il dribbling o il passaggio difficile) anche in situazioni complicate. Ed è proprio questo carattere un po guascone a suscitare qualche perplessità. Padalino forse risente del fatto di aver cominciato la carriera nel Foggia alla scuola di Zdenek Zeman, attuale allenatore della Roma che non conosce mezze misure ed è un tecnico che ama tantissimo il rischio. Padalino è arrivato alle 180 presenze in Serie A, benché non abbia ancora compiuto 27 anni.
TOMAS REPKA Nella stagione 1996-97 la Fiorentina disputò la Coppa delle Coppe, in cui arrivò fino alle semifinali, trovando nel Barcellona un ostacolo insormontabile. Uno dei primi avversari della squadra viola fu lo Sparta Praga. La Fiorentina riuscì a superare il turno con molta fatica, perché lo Sparta possedeva una difesa fortissima imperniata su Tomas Repka, stopper della Nazionale Ceca. Sia a Praga, sia a Firenze Repka diede vita a memorabili duelli con Batistuta. Seppe fronteggiarlo degnamente di piede e di testa e il suo nome finì sul taccuino dei tecnici viola. Appena arrivato a Firenze, Giovanni Trapattoni non perse tempo: fu immediato il consenso allacquisto e Repka divenne compagno di squadra in campo internazionale. Di solito gli stranieri stentano ad ambientarsi nel campionato italiano; Repka, invece, ha subito capito che per bloccare i tanti fuoriclasse che militano nelle squadre del nostro Paese occorre grande forza, senso dellanticipo e, soprattutto, nessun complesso dinferiorità. Il primo campionato in maglia viola di Tomas Repka è stato ampiamente positivo e quasi tutti i suoi avversari diretti hanno dovuto mangiare la polvere. Una delle poche eccezioni: il laziale Bobo Vieri. Nella Repubblica Ceca Repka ha vinto due campionati e una coppa e vanta una trentina di presenze in Nazionale. La sua esperienza in campo europeo è indiscutibile e sarà preziosa per la Fiorentina nella prossima edizione della Champions League.
JULINHO Si scrive Julinho, si pronuncia leggenda. Anche i tifosi più giovani sanno che nel 1955 arrivò dal Brasile un giocatore destinato con le sue prodezze a trascinare la Fiorentina verso il primo scudetto. È una leggenda che si tramanda con una fotografia pubblicata in tutti i libri che raccontano la storia della società viola. La foto venne scattata allo stadio di Firenze durante una partita disputata contro il Vicenza. Nella squadra veneta giocava un terzino, Mirko Pavinato, che nella partita dandata aveva bloccato il fuoriclasse brasiliano e se nera vantato sui giornali con una frase infelice: «Ma chi è questo Julinho?». Lala della Fiorentina se la prese a tal punto dellaffronto che visse per tutto il campionato nella frenetica attesa della gara di ritorno. Chi ebbe la fortuna di assistere a quel match ricorda ancora la straordinaria prestazione di Julinho, che fece letteralmente impazzire lavversario. La foto storica di cui abbiamo parlato mostra Julinho in primo piano col pallone attaccato al piede destro e Pavinato che sta per cadere, sbilanciato dalle finte a ripetizione del funambolo brasiliano. Quel giorno il pubblico decretò a Julinho gli onori del trionfo. Julinho fu una scoperta di Fulvio Bernardini, che lo aveva visto giocare ai Mondiali del 1954 in Svizzera e un anno dopo convinse il presidente Befani a sborsare una cifra eccezionale (42 milioni dellepoca) per strapparlo alla concorrenza dellInter. Furono milioni spesi benissimo, perché il gioco di Julinho era fatto su misura per aprire comodissimi varchi nelle difese avversarie per due uomini gol come Virgili e Montuori. Con Julinho in campo lo spettacolo era assicurato, ma erano certi anche i risultati. Come tutti i brasiliani soffriva di saudade (nostalgia per il Paese), ma diede sempre prova di professionalità. Lasciò Firenze a malincuore nel 1958 dopo la morte del padre ed ebbe accoglienze trionfali quando, qualche anno dopo, tornò per lamichevole Fiorentina-Palmeiras.
GIANCARLO DE SISTI «De Sisti vale qualsiasi sacrificio economico. È giovane, ma è così intelligente sul campo che riesce a far diventare squadra undici giocatori». La definizione (indovinatissima) è firmata da Ferruccio Valcareggi, che con due semplici frasi convinse il presidente Nello Baglini ad acquistare dalla Roma Giancarlo De Sisti per 220 milioni (tantissimi nellanno di grazia 1965) con laggiunta del cartellino di Renato Benaglia, centrocampista assai apprezzato. Nella stagione del secondo scudetto (1968-69), De Sisti aveva soltanto 25 anni ma fu considerato la spalla di Bruno Pesaola, ovvero lallenatore in campo. Il gioco di Giancarlo De Sisti era di una semplicità sconcertante: gli altri viola lo cercavano in continuazione e lui amministrava il gioco rallentandolo o rendendolo più veloce secondo le circostanze. Divenne lelemento indispensabile del centrocampo non solo nella Fiorentina, ma anche della Nazionale. Valcareggi, infatti, quando fu nominato Ct della squadra azzurra, dopo la disfatta contro la Corea del Nord, non tardò a promuoverlo titolare fisso della formazione in cui fuoriclasse come Gianni Rivera e Sandro Mazzola erano costretti a fare la staffetta nellaltro ruolo di interno. Grazie a Giancarlo De Sisti la Nazionale uscì dalla lunga crisi e tornò a vincere il titolo europeo del 1968 dopo la duplice finale con la Jugoslavia. Due anni dopo Picchio fu il regista della squadra azzurra che diede spettacolo ai Campionati del Mondo, giocati in Messico, e fu battuta soltanto dal grande Brasile di Pelé. Anche nella Fiorentina De Sisti ha vinto molto: uno scudetto, una Coppa Italia, una Mitropa Cup. Uno splendido riconoscimento gli venne da France Football, il settimanale sportivo francese che ha ideato il Pallone dOro. Giancarlo non è mai stato candidato al premio, ma dopo i Mondiali del 1970, France Football gli dedicò una copertina con questo titolo: «De Sisti il geometra di Firenze». Città nella quale è tornato anche come allenatore, ruolo nel quale è andato vicinissimo allo scudetto, superato di un solo punto allultima giornata dalla Juventus di... Giovanni Trapattoni.
GABRIEL BATISTUTA Nel referendum di Forza Viola Batistuta ha stracciato tutti gli altri giocatori ottenendo quasi il cento per cento dei voti: una clamorosa dimostrazione di popolarità. Noi aggiungiamo che in un ideale podio dei migliori calciatori viola di tutti i tempi, Gabriel Batistuta occuperebbe sicuramente un posto, contendendo il gradino più alto a Julinho e a Kurt Hamrin. Lattaccante svedese è ancora il recordman dei gol segnati nella Fiorentina: 150. Sembrava un primato inattaccabile, invece Gabriel Batistuta si sta avvicinando passo dopo passo, con regolarità cronometrica. Sono 129 i gol segnati dal formidabile attaccante argentino in Serie A, ai quali vanno aggiunti i 16 realizzati in Serie B. Questo significa che nel prossimo campionato Kurt Hamrin dovrà lasciare nelle mani di Bati lo scettro di supercannoniere viola. Lo scambio delle consegne quasi sicuramente sarebbe avvenuto alla fine di questa stagione se Batistuta non fosse stato costretto a una lunga assenza dovuta allinfortunio capitatogli contro il Milan. Quellincidente secondo i tifosi non è costato soltanto il record a Batistuta, ma è stato pagato dalla Fiorentina molto più caramente, ovvero con luscita anticipata dalla lotta per lo scudetto. Perché Gabriel Batistuta non è soltanto il goleador della Fiorentina, ma il vero capitano che col suo esempio riesce a trascinare i compagni di squadra anche nei momenti meno felici. E pensare che al suo arrivo a Firenze (stagione 1991-92) Bati aveva stentato a farsi largo nel campionato italiano. Qualcuno voleva rispedirlo in Argentina, ma Gabriel ha trovato uno strenuo difensore in Vittorio Cecchi Gori, che si vanta di averlo scoperto personalmente e di averne voluto a tutti i costi lingaggio, dopo averlo visto allopera in Coppa America. Finito il periodo di ambientamento, Batistuta è migliorato anno dopo anno e ora contende a Ronaldo il titolo di miglior attaccante del mondo. Difficile calcolare il suo valore al calciomercato: Cecchi Gori ha sempre respinto qualsiasi richiesta.
MANUEL RUI COSTA Ventinove marzo 1994: lo speaker dello stadio di Lisbona pochi minuti prima dellinizio della partita Benfica-Parma, di Coppa delle Coppe annuncia che Manuel Rui Costa, numero 10 della squadra portoghese, compie proprio quel giorno 22 anni. Centomila spettatori si alzano in piedi per un lunghissimo applauso. Rui Costa ringrazia e si commuove, ma lemozione dura pochissimo. Alla fine della partita sarà premiato come il miglior giocatore in campo. Rui Costa considera quel 29 marzo uno dei giorni più belli della sua vita. Allo stadio di Lisbona, fra laltro, erano presenti osservatori delle più importanti squadre europee, Fiorentina compresa. Le trattative iniziarono immediatamente e si conclusero nel migliore dei modi. La Fiorentina sborsò al Benfica la bellezza di undici miliardi, ma ingaggiò un grande campione. Ora chi vuole Rui Costa dovrebbe versare alla società viola almeno 30 miliardi di lire, ma Vittorio Cecchi Gori rifiuterebbe anche cifre più elevate. Proprio per questo ha fatto firmare a Rui un contratto a lunghissima scadenza, che lega il portoghese a Firenze diversi anni oltre il 2000. Rui Costa è arrivato a Firenze come centrocampista offensivo (nove i gol segnati nella sua prima stagione italiana), ma col passare del tempo si sono accentuate le doti di regista che, tuttavia, non impediscono al portoghese di mettere in mostra il suo formidabile tiro da fuori area. Nel campionato appena concluso Rui pur aiutandosi con diversi calci di rigore ha migliorato il suo record di gol, arrivando a quota 10. La sua vera specialità è lassist al compagno smarcato. Ne sa qualcosa Batistuta, che in ogni partita viene lanciato a rete in più di unoccasione da Rui Costa. Scopritore di Rui è stato Eusebio, il più grande calciatore portoghese di tutti i tempi, che convinse i dirigenti del Benfica a tesserarlo quando non aveva ancora dieci anni. A Firenze, invece, uno dei più grandi estimatori di Rui Costa è stato Antognoni, che nel sito Internet del portoghese gli ha inviato questo testuale messaggio: «Sarai tu lAntognoni del 2000».
MIGUEL ANGEL MONTUORI Può un missionario rendersi utile alla squadra di cui è tifoso? Nel caso della Fiorentina, la risposta è un sì grande come una montagna. Miguel Montuori, uno dei protagonisti del primo scudetto della Fiorentina (1955-56), fu acquistato dalla società viola proprio su segnalazione di un sacerdote, padre Volpi, in missione in Cile. Montuori giocava nellUniversidad Catolica di Santiago e Luciano Giachetti, direttore sportivo della Fiorentina, mandò subito qualcuno a vederlo. Lacquisto fu concluso a tempo di record da un commerciante pratese, Girardi, amico personale del presidente Befani. Se in quella Fiorentina, costruita anno dopo anno da Fulvio Bernardini, Julinho era una sicurezza, Montuori rappresentava la classica incognita. Basta ricordare il titolo con cui un giornale sportivo diede notizia del suo arrivo: «Michelangelo Montuori, chi è costui?». Bastarono poche partite per dimostrare che la Fiorentina aveva ingaggiato con poche lire un autentico fuoriclasse. Bernardini fu bravissimo a utilizzarlo nella maniera migliore in chiave tattica. Montuori indossava la maglia numero 10 e fu mascherato da mezzala. In verità giocava da seconda punta, alle spalle del centravanti Beppe Virgili. Con quella mossa e quel giocatore sorprendente, Fulvio Bernardini diede scacco matto anche alle difese più forti, a cominciare da quella della Juventus, travolta a Torino (4-0) alla terza giornata. In quella partita Miguel segnò il suo primo gol personale di quella trionfale cavalcata. Ne seguirono altri dodici. Montuori, oriundo di origini sorrentine, non tardò a conquistare la maglia azzurra. Dodici le presenze in Nazionale in una carriera interrotta prematuramente dalla sfortuna. Il 19 aprile 1961, in una partita del campionato riserve, Miguel fu colpito in pieno viso da una pallonata. Rischiò di perdere la vista e dovette sottoporsi a diversi interventi chirurgici. Tornò nel mondo del calcio soltanto come giornalista o come allenatore di formazioni giovanili. Tra gli undici giocatori scelti dai lettori di Forza Viola, Montuori è lunico scomparso. Lo consideriamo un meritato e doveroso omaggio a un campione che ha dato tantissimo alla Fiorentina.
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