Forza Viola 5/1999
Grande referendum
LA VOCE DEL "MAESTRO"
Caro direttore, mi chiami Maestro, dici di volermi bene anche
per lamicizia che mi legava (e mi lega) a tuo padre, quando nella vecchia
sede del Viale dei Mille occupava la poltrona riservata al Direttore Sportivo
della Fiorentina, poi mi tiri un colpo basso con la telefonata in cui mi rivolgi
questo perentorio invito: dopo aver ascoltato e riportato fedelmente su Forza
Viola i giudizi di tanti personaggi, è arrivato il momento, in chiusura
di referendum, che tu faccia conoscere ai nostri lettori il tuo autorevole parere.
Dopo tutto hai aggiunto sei uno dei pochissimi giornalisti fiorentini
che hanno vissuto le emozioni e le gioie dei due scudetti vinti (1955-56 e 1968-69)
e la cocente delusione di questo campionato, col terzo titolo che sembrava a
portata di mano e invece si è incredibilmente dileguato nel mediocre
girone di ritorno. Accetto, caro direttore, anche se sono consapevole di un
fatto: i giocatori che escluderò dalla formazione ideale si rifiuteranno
di farmi da compagni di doppio nei tornei di tennis al circolo degli Amici
di Coverciano. Il mio parere, forse, non sarà autorevole, ma è
sincero, come sincero è sempre stato laffetto per la Fiorentina,
dal primo giorno in cui ho messo piede allo stadio, prima come spettatore e
poi come giornalista. Non sono nato a Firenze e tutti (o quasi tutti) sanno
che da ragazzo le mie simpatie, anche per eredità familiari, erano per
il Bologna. Poi è arrivato il lavoro alla Nazione e sono arrivati, soprattutto,
Fulvio Bernardini, Beppe Chiappella, Armando Segato, Ardico Magnini, che hanno
preso sotto la loro ala il giovane giornalista alle prime armi. Lamore
per la Fiorentina divenne un fatto naturale, anche se resto dellopinione
che un giornalista non può farsi prendere la mano dal tifo e deve restare
più freddo e obiettivo possibile. Ma come si faceva a restare freddi
di fronte alle prodezze di Julinho, Montuori, Amarildo, Maraschi e Chiarugi?
E ora come si fa a restare indifferenti, anche in tribuna stampa, quando hanno
il pallone Rui Costa e Batistuta? Fra laltro ho mille motivi per voler
bene alla squadra viola, perché proprio ai suoi successi sono legati
i miei passi avanti nella carriera: sono diventato professionista quando la
Fiorentina ha vinto il primo scudetto, sono stato nominato caposervizio della
Nazione in occasione del secondo scudetto. Nulla mi impedisce di credere che
se nel 1982 la Juve non ci avesse scippato il terzo scudetto mi
avrebbero nominato direttore...
Ma basta con gli scherzi e con i ricordi personali. Passo alla formazione ideale,
anzi alle formazioni ideali, visto che per conservare qualche compagno
di doppio ho deciso di farne due, la A e la B. Una breve premessa: quando
questo referendum è cominciato, la Fiorentina era in piena lotta per
la conquista del terzo scudetto. Ora questo obiettivo è sfumato e
pur tenendo presente che un posto in Champions League resta sempre uno splendido
obiettivo non potrò essere tenero con gli attuali giocatori come
hanno fatto coloro che mi hanno preceduto nel voto. Edmundo non lo voterei mai,
ma Gabriel Batistuta e Manuel Rui Costa il loro posto nella Fiorentina ideale
se lo sono ampiamente meritato. Lallenatore della squadra non può
che essere Fulvio Bernardini, che non vanta i successi di Giovanni Trapattoni,
ma è stato grande maestro di calcio (e giornalismo) e ha vinto uno scudetto
con la Fiorentina e uno col Bologna. Per me è il massimo dei massimi.
A difesa della rete metto Giuliano Sarti, il portiere di ghiaccio. Ebbi la fortuna
di vedere il suo provino sul campo del Padovani e scrissi che la
Fiorentina stava per acquistare un futuro grande portiere. Facile profezia.
Battitore libero è Francesco Rosetta, classe pura, grande correttezza.
Davanti a Rosetta, tre difensori: Magnini, Brizi e Cervato: sarebbe unimpresa
superarli. Qualcuno obietterà che Brizi e Rosetta centrali non erano
fulmini di guerra. Replica: Magnini e Cervato con le loro diagonali
erano capaci di chiudere la cerniera con grande facilità. Centrocampo
a cinque con un incontrista impareggiabile (Chiappella), un regista con eccezionale
senso tattico (De Sisti) e tre fuoriclasse capaci di assolvere al doppio compito
di interrompere le manovre avversarie e di ripartire immediatamente alla carica.
I tre fuoriclasse rispondono ai nomi di Julinho (che io farei sedere sul trono
riservato al più grande giocatore viola di tutti i tempi), Rui Costa
e Amarildo. Con cinque centrocampisti così, sfido qualsiasi avversario
a togliere il possesso di palla alla mia Fiorentina. In avanti,
una sola punta: linesorabile Batistuta. Basta e avanza, visto che Gabriel
avrebbe di volta in volta lappoggio di campionissimi come Julinho, Rui
Costa o Amarildo. Sarò troppo ottimista, ma una formazione come questa,
secondo me, sarebbe capace di vincere nella stessa stagione campionato e Coppa
dei Campioni, soprattutto se potesse contare mia riflessione personale
su una rosa larga: un titolare e una riserva per ogni ruolo.
Per questo, caro direttore, devi permettermi di mettere su carta anche la Fiorentina
2 così schierata: Toldo in porta, Ferrante battitore libero, Rogora,
Repka e Torricelli difensori, Ciccio Esposito (quello del secondo scudetto),
Merlo, Gratton e Segato centrocampisti, Chiarugi (o Maraschi) e Montuori di
punta. Niente male. Qualcuno si meraviglierà della scelta del rude
Rogora come terzino. Agli eventuali contestatori replico così: telefonate
a Gigi Riva e chiedetegli quanti duelli ha vinto nelle memorabili sfide con
Bernardo Rogora. Preso dallentusiasmo potrei fare anche una terza formazione,
perché piange il cuore a lasciar fuori grandi come Superchi, Orzan, Prini,
Rizzo, Mancin e gli attuali Heinrich, Cois, Amoroso, Padalino. Ma stai tranquillo,
mi fermo, caro direttore, dopo averti ringraziato di nuovo per quellautorevole.
Non lo sono mai stato. Sono semplicemente fiero di aver raccontato, da fedele
cronista, due scudetti viola. Questanno speravo veramente di commentare
il terzo, è andata male. Sarà per la prossima volta. Io, caro
direttore, resisto.
di Raffaello Paloscia