Forza Viola 2/1999
Grande referendum
LA FIORENTINA SECONDO UCCIO
Si arrabbia quando lo definiscono il grande vecchio del calcio
italiano; preferisce essere chiamato, molto più confidenzialmente, Uccio
il saggio. Ferruccio Valcareggi, Uccio il saggio, compirà ottantanni
il 12 febbraio, ma non li dimostra anche se i guai a tutte e due le ginocchia
(logorate dagli interventi subiti nella lunga carriera) non gli permettono più
di giocare a tennis, dopo le memorabili battaglie con Vittorio Cecchi Gori,
con Gassman, Fred Bongusto e con gli amici giornalisti. Almeno sessanta dei
suoi ottantanni li ha dedicati al calcio. Esordì in Serie A appena
diciassettenne con la maglia della Triestina e a quasi 75 anni era ancora alle
dipendenze della Fiorentina come uomo di fiducia dellallora presidente
Mario Cecchi Gori. Mentalmente conserva la freschezza di un giovanissimo: recita
senza il minimo intoppo le formazioni della Triestina, della Fiorentina, del
Bologna, della Lucchese (le squadre in cui ha disputato una dozzina di campionati
in Serie A), ricorda le azioni dei gol più importanti segnati (era lautentica
bestia nera della Juventus), è in grado di rivivere minuto per minuto
le 57 partite che lo hanno visto alla guida della Nazionale azzurra dal novembre
1966 (lamichevole Italia-Urss a Milano) al giugno del 1974 (Polonia-Italia
a Stoccarda per i Campionati del Mondo). Le più grandi soddisfazioni?
Il titolo europeo del 1968 conquistato grazie ai gol di Riva e Anastasi nella
finale bis con la Jugoslavia e il secondo posto ai Mondiali del
1970 in Messico, in cui lItalia fu battuta soltanto dal Brasile di Pelè,
dopo lo storico 4-3 con la Germania in semifinale, alla fine di una partita
che viene ancora ricordata come la più bella e avvincente di tutti i
tempi, tanto che a Città del Messico Uccio il saggio è popolare
come al Lido di Camaiore.
La città alla quale è legato di più sotto ogni punto di
vista è Firenze: allombra del campanile di Giotto ha conosciuto
la deliziosa signora Anna; qui sono nati i suoi quattro figli (Fiorella, Furio,
Federico e Francesco); in maglia viola ha disputato uninfinità
di campionati prima di passare, senza troppa fortuna, sulla panchina gigliata;
a Coverciano è stato il vero e proprio padrone di casa ai tempi doro
della Nazionale. La Fiorentina è rimasta la sua squadra del cuore: non
perde una partita casalinga e spesso si fa vedere anche in trasferta. È
un obbligo, insomma, interpellarlo per il referendum con cui Forza Viola
intende scegliere la squadra ideale, fra le tre formazioni viola dei due scudetti
conquistati (1955-56 e 1968-69) e di quello che almeno nelle speranze
dei tifosi potrebbe arrivare alla fine del campionato 1998-99.
Uccio il saggio non si tira indietro, ma prima di fornire i suoi attesissimi
pareri chiede di fare una premessa. Eccolo accontentato: «Mischiare tre
formazioni a distanza di tanti anni» dice «è unimpresa
complicata per due motivi. Primo: si devono giudicare squadre grandissime e
autentici campioni. Chi escludi? Secondo: il calcio ha subìto nel corso
degli anni cambiamenti sensibili soprattutto dal punto di vista tattico. La
squadra di Pesaola era già molto diversa rispetto a quella di Bernardini;
quella di Trapattoni è agli antipodi rispetto alle due precedenti. Un
tempo si vedevano in campo dieci coppie di giocatori che si affrontavano per
novanta minuti; la tecnica prevaleva sulla forza fisica, vincevano quasi sempre
i migliori. Ora si può scegliere tra uninfinità di tattiche
e cè grande equilibrio di valori. Ci sono squadre che le cambiano
di partita in partita, se non nella stessa gara. Se io avessi ancora letà
per andare in panchina, non avrei dubbi e farei applicare il
4-4-2. La mia squadra ideale, quindi, non si scosterà da questa tattica».
Allora, via alle scelte.
PORTIERI
«Anche se nel 1970 inclusi Superchi nella lista dei 40 giocatori
per i Mondiali, non cè dubbio che Sarti e Toldo sono superiori
al numero uno che vinse lo scudetto con Pesaola. Tra Sarti e Toldo la scelta
è sottilissima. Sarti era un portiere di rara intelligenza, uno studioso
del calcio che sapeva tutto degli attaccanti avversari. Lintuito lo portava
a rendere facili anche le parate più difficili. Toldo è il vero
portiere moderno: fisico eccezionale, stupende doti atletiche. È già
grande, ma ha ancora tutta una carriera davanti a sè. Diventerà
grandissimo».
DIFENSORI
«La mia rosa comprende, come esterni Cervato, Magnini e
Torricelli e come centrali Rosetta, Ferrante, Brizi, Repka e Padalino. Cervato
è dobbligo un punto fisso della formazione ideale: oltre a essere
un terzino insuperabile nellanticipo, nel gioco di testa, nella decisione,
era un giocatore da otto/dieci gol allanno su punizione e rigore. Magnini
era un asso in acrobazia, ottimo in marcatura; Torricelli è la piacevole
sorpresa di questo campionato, ha saputo inserirsi immediatamente in un contesto
difficile, lui che era abituato da sempre al gioco della Juventus. Ferrante
e Brizi formarono una grande coppia, tanto è vero che portai Ferrante
(uno specialista nel gioco aereo) ai Mondiali in Messico, e convocai più
volte Brizi, stopper intelligente, ma dovetti lasciarlo a casa per la concorrenza
dei difensori dellInter e del Cagliari. Rosetta è stato insuperabile
sul piano tecnico. Apparteneva alla scuola del Grande Torino e si vedeva. Repka
è sicuramente il più forte marcatore degli ultimi tempi. Manca,
come diciamo noi tecnici, della velocità iniziale, ma supplisce a questa
lacuna con lintuizione. Il Padalino dei giorni migliori ricorda un po
Rosetta per leleganza del gioco. Bravissimo negli inserimenti, deve progredire
nello scatto».
CENTROCAMPISTI
«Forse è la scelta più difficile. Debbo ricordare
tantissimi nomi: Chiappella, Segato, Gratton, Esposito, Merlo, De Sisti, Cois,
Amoroso, Rui Costa. Chiappella era lallenatore in campo, rendeva di più
in appoggio alla difesa, sapeva farsi rispettare da compagni, avversari e arbitri.
Di Segato ricordo le avanzate sulla sinistra. Col pallone al piede era di uno
stile perfetto. Gratton possedeva spirito di sacrificio. Correva a stantuffo
per novanta minuti e Bernardini lo giudicava insostituibile. Esposito e Merlo
erano intelligenti, ottimi sul piano tecnico, ma avevano qualche difficoltà
nei contrasti e nel gioco aereo. De Sisti era perfetto nella costruzione del
gioco, non sbagliava un passaggio, lavorava anche per gli altri. Nella mia Nazionale
alternavo Mazzola e Rivera, ma De Sisti era un punto fisso di riferimento. Un
tempo i centrocampisti dovevano soprattutto essere gli ispiratori del gioco,
ora devono anche fare i difensori. Cois e Amoroso sono grandi in questa doppia
funzione, li vedo progredire partita dopo partita. Col loro gioco aiutano molto
Rui Costa, che in questo modo può permettersi di dare via libera al suo
estro senza preoccuparsi di altro. E quando riesce a imporre il suo gioco, Rui
diventa davvero straordinario».
ATTACCANTI
«Non ho dubbi. I miei due titolari sarebbero Julinho e Batistuta,
che insieme ad Hamrin sono i due più grandi attaccanti nella storia della
Fiorentina. Pensate un po a questo tipo di azione: Julinho semina avversari
sulla fascia destra, permette a Batistuta di smarcarsi e presentarsi solo in
area.
Quanti gol segnerebbe largentino? Sicuramente crollerebbe il record di
Angelillo. Confesso che mi piangerebbe il cuore nel sacrificare in panchina
attaccanti come Montuori, Chiarugi, Amarildo, Edmundo. Ma di fronte a Julinho
e Batistuta devono inchinarsi tutti».
di Raffaello Paloscia