Forza Viola 10/1998



Gli stranieri viola/Silvio Parodi
L'OGGETTO MISTERIOSO

Non ha dato molto, il calcio paraguaiano, al nostro movimento pallonaro. Un campionissimo dell’età dei pionieri, il grande Attila Sallustro genio dell’attacco napoletano; un paio di ottimi comprimari (il mediano Benitez, prezioso gregario di Milan, Inter e Roma, e Dionisio Arce, minuscolo dribblatore dal carattere ribelle) e alcuni soliti ignoti di fine più o meno ingloriosa. Tra questi, Silvio Parodi, ala, fratello del centravanti José importato dal Padova nel 1955. Nonostante gli esiti tutt’altro che esaltanti di quest’ultimo, la Fiorentina nel 1956, a campionato iniziato, ingaggia il venticinquenne Silvio. Un attaccante di ottime doti, fresca promessa del calcio paraguaiano, così si dice: la Fiorentina l’ha pescato in Brasile, nel Vasco da Gama, dove si sta affermando come un campione. In Italia si trova davanti un certo Julinho, ma, ciò che più conta, l’ambiente galvanizzatissimo della Fiorentina fresca di primo scudetto della sua storia e quindi interessata a nutrire di qualità la schiera delle riserve. Parodi viene mandato in campo in gennaio, in una disastrosa partita a Vicenza, e appare subito come un oggetto misterioso. Il fratello, dopo Padova, è al Genoa, sempre in Serie A, ma gioca pure lui col contagocce (sarà poi titolare ai Mondiali in Svezia del ‘58, segnando due gol in tre partite). Silvio delude su tutta la linea, giostra da ala sinistra e non lascia un buon ricordo quando, a fine stagione, dopo un secondo posto in campionato che brucia, la società decide di non fare il bis. Se ne va, Parodi, meteora non rimpianta da alcuno, nonostante i due gol, segnati alla Sampdoria nel 3-0 del 3 marzo 1957 e allo stesso Lanerossi Vicenza nel ritorno del 2 giugno (2-1 la “vendetta” viola).

di Filippo Manaresi

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