Forza Viola 10/1998
L'alfabeto di Pasquale Padalino
LIBERO DI PIACERVI
Allenatori
Dai dodici ai sedici anni, tra le giovani promesse del Foggia,
Pasquale Padalino ebbe come maestri Cosmano, Nocera (il cannoniere del mitico
Foggia di don Oronzo Pugliese) e Balestri. Ma fu Giuseppe Caramanno a lanciarlo
in prima squadra, nella stagione 88-89, quando la squadra rossonera frequentava
i campi di C1 e volava verso la promozione in B. Poi lincontro con Zeman,
nel cosiddetto Foggia dei miracoli. Lesordio in A, una quindicina di presenze
in due stagioni, un rapporto non sempre idilliaco: «Allinizio Zeman
mi considerava una grande speranza. Poi mi trovai in disparte, gli chiesi di
cedermi perché volevo giocare e lui si offese molto. Mi dispiace, perché
quegli anni li considero molto importanti per la mia formazione». A Bologna
visse lesperienza probabilmente più negativa, unannata storta
e una girandola di allenatori: Bersellini allinizio, poi Cerantola e Fogli,
che ritrova oggi a Firenze ma in quella stagione (92-93) non riuscì
a salvare il Bologna dalla retrocessione in C1. Ancora, una stagione a Lecce
con Sonetti e Marchesi, il ritorno a Foggia alla corte di Catuzzi e infine,
dal 95-96, la Fiorentina. Dove i suoi timonieri sono stati Claudio Ranieri
per due stagioni (con lui Pasquale ha vinto i suoi trofei, Coppa
Italia e Supercoppa italiana), Alberto Malesani e, oggi, Giovanni Trapattoni.
Baresi
Al ragazzino che muoveva i primi passi, importanti, nel Foggia,
uno come Franco Baresi doveva sembrare un mito irraggiungibile. Pasquale, comunque,
aveva le idee chiare e voleva arrivare lontano. «Sarebbe un sogno»
disse un giorno «se potessi ereditare la maglia di Baresi». Vai
a sapere se intendeva quella del Milan o quella della Nazionale. La prima lha
sfiorata, cè mancato poco che la indossasse. Ma adesso che con
la Fiorentina Padalino ha traguardi importanti da raggiungere, la cosa non ha
più troppa importanza. La seconda lha agguantata due anni fa, una
volta soltanto. Ma a ventisei anni non è ancora arrivato il momento di
darsi per vinti. Intanto Franco Baresi ha scelto di andare dietro una scrivania,
ma per Pasquale Padalino resta un esempio da seguire, per quello che ha fatto
in campo.
Caramanno
Il primo a crederci davvero. Fu Pino Caramanno, come abbiamo detto,
a portare Pasquale in prima squadra. Lo vide impegnato in una partita del campionato
Primavera e subito si rivolse al diesse Pavone. «Chi è quel ragazzo?».
«Si chiama Padalino, è foggiano e ha sedici anni». «Bene.
Da domani lo voglio in prima squadra». Era il campionato 88-89,
il Foggia giocava in Serie C1. E lo stesso tecnico si lanciò, proprio
nei giorni del debutto di Pasquale, nella famosa profezia: «Padalino,
fra pochi anni, giocherà in Serie A. E diventerà un protagonista
del calcio italiano». Indovinato.
Diesel
Il soprannome con cui era famoso negli anni di Foggia. Perché
la condizione perfetta, di solito, gli arrivava nel corso della partita, e non
esattamente al fischio dinizio. Per sua stessa ammissione: «Sono
fatto così, diciamo che ho sempre bisogno di carburare. Per questo mi
capita spesso di partire in salita, e di trovare i ritmi giusti quando la partita
entra nel vivo». Diesel, insomma. Motori che comunque tengono duro.
Esordio
Di quale parlare? Il debutto in prima squadra fu unemozione
forte, anche perché Pasquale aveva appena sedici anni: accadde l11
dicembre dell88, la partita era Giarre-Foggia. Non fu un grande debutto,
vinse il Giarre 2-1 e Padalino non brillò più di tanto. Ma il
ghiaccio era rotto. Lesordio in Serie A risale a tre anni più tardi:
27 ottobre del 91, allo Stadio Olimpico, Roma-Foggia 1-1, Padalino entra
in campo all86 al posto di Rambaudi.
Foggia
Sognava di indossare quella maglia, il piccolo Pasquale. I suoi
campioni si chiamavano Desolati, Bordon, Rossi, Strada. Il Foggia era appena
sceso dalla B alla C1, Pasquale aveva dodici anni e faceva il raccattapalle.
Già si muoveva bene sui campi di calcio, qualcuno aveva notato il suo
talento e lo aveva portato nella grande famiglia rossonera. Ma certamente lui
non immaginava che la favola si sarebbe trasformata in realtà in tempi
così brevi: di lì a quattro anni, in prima squadra sarebbe approdato
anche lui. Dalla C1 alla B con Caramanno, dalla B alla A con Zeman. Il massimo
della vita, per un foggiano. Amato, coccolato dai tifosi. Perché era
uno di casa, Padalino. Perché era un ragazzino che si faceva uomo sui
campi di calcio. Perché era un talento vero.
Ginocchio
Il buio oltre la siepe. Succede, a chi fa il mestiere di calciatore.
A un certo punto si spegne la luce, e sei bravo se trovi in fretta linterruttore
per riaccenderla. A Pasquale Padalino è successo nellagosto del
96. Contro il Benfica, a Lisbona, Padalino aveva rimediato una brutta
botta al ginocchio sinistro. Niente di grave, allapparenza. Ma al primo
allenamento, il 18 agosto, il ginocchio cede. Dolore infinito, visite su visite
e il timore della rottura. Se il legamento collaterale interno è rotto,
gli dicono, sarà un anno perduto. Invece, è una distorsione con
stiramento della parte legamentosa. Due mesi e mezzo, ma a fine ottobre Padalino
è di nuovo in campo. Sicuro, rinfrancato. La grande paura è passata.
Hobbies
Musica, soprattutto. Di ogni genere, ma con una predilezione per
quella italiana, che starebbe ad ascoltare per ore. Poi cè il biliardo,
a cui si dedicava soprattutto prima di mettere su famiglia. E del quale resta
ancora un grande appassionato.
Idoli
Di Baresi si è detto. Stravedeva per lui, il giovane Padalino,
e per quella maglia rossonera che in fondo era la stessa che indossava lui,
anche se nel caso di Franco era quella del Milan. Laltro grande del calcio
che Pasquale ha sempre ammirato è Diego Armando Maradona. E in questo
caso non è una questione di ruoli. «Il motivo è molto semplice.
Diego, per me come per molta altra gente, è stato il migliore di tutti.
Il più grande giocatore di tutti i tempi. Quello che ha fatto fuori dal
campo mi interessa fino a un certo punto. Sono problemi suoi, nessuno è
perfetto. Ma in campo lui esprimeva arte pura. Ronaldo? Col tempo riuscirà
probabilmente a imitarlo. Ma non a superarlo».
Kojak
Non ama molto il cinema, Padalino. Ma davanti alla televisione
ci sta volentieri. Gli piacciono i film polizieschi, o i telefilm americani
del genere. Una passione su tutti, il mitico tenente reso celebre sul piccolo
schermo dallindimenticato Telly Savalas. Quando su qualche rete viene
riproposta la serie, Pasquale si mette in prima fila. Comodo comodo, sul divano
di casa.
Luigi
«Devo molto a mio padre. Mi ha aiutato, mi ha seguito e
stimolato». Luigi Padalino, papà di Pasquale, è una figura
fondamentale nella crescita del figlio, nella sua scelta di diventare giocatore
professionista. È stato sempre il suo primo sostenitore, ma anche (affettuosamente)
il suo critico. «La passione per il calcio me lha trasmessa lui,
anche se a dire la verità non ha fatto fatica, perché io ero sintonizzato.
Lui è un artigiano, probabilmente se non avessi fatto il calciatore mi
sarei messo a lavorare con lui. Oggi farei il carozziere, un lavoro che mi affascinava».
Milan
Non è un segreto che Pasquale piacesse al presidente Berlusconi.
Dai tempi del Foggia, addirittura. Lo seguiva la società rossonera, ma
lo seguivano anche Napoli, Roma e Lazio. Berlusconi mandò addirittura
i suoi osservatori a visionare il ragazzo. Offrì allallora presidente
Casillo, nel 90, tre miliardi e mezzo, cinquecento milioni più
di quanto era arrivato a offrire il Napoli. Poi non se ne fece nulla, e Padalino
restò un giocatore del Foggia. Finché non si fece avanti la Fiorentina.
Poi, il Milan ci riprovò allinizio del 97, ma questa volta
il giocatore era fermamente deciso a restare in viola. «Io e la società»
disse in quelloccasione «siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza
donda. Le voci di un interessamento del Milan mi lusingano. Anche se devo
dire che la società rossonera ha perso il treno giusto ai tempi di Foggia».
Grazie lo stesso, insomma.
Nazionale
Storia di un debutto, di una prima volta che poi è stata
anche lunica, almeno finora. Pasquale Padalino ha indossato la maglia
azzurra nello stadio di Sarajevo, il 6 novembre 1996. Si giocava Bosnia-Italia,
una sfida amichevole. Vinse la Bosnia 2-1, e fu lultima partita di Arrigo
Sacchi sulla panchina della Nazionale. Era stato il Ct a chiamare Padalino,
e con lui cerano i compagni di squadra Toldo e Carnasciali. La rivoluzione
che seguì lo tolse dallelenco. «Non ho coltivato speranze
per France 98, sapevo che non sarei stato chiamato. Mi concentrerò
adesso, sullidea. Non vorrei sembrare immodesto, ma a ventisei anni qualche
ambizione la nutro ancora».
Ostracismo
Anche Zdenek Zeman considerava il giovane Padalino, ai tempi del
suo Foggia, una promessa. Ma poi qualcosa si ruppe. Durante la preparazione
estiva per la stagione 92-93, dopo i quindici gettoni di presenza dellanno
precedente, il giocatore finì addirittura fuori rosa. In
rotta con la società e, di conseguenza, con il tecnico. Con lui, altri
tre protagonisti della stagione precedente: Rosin, Codispoti e Consagra. I quattro
vennero addirittura messi al bando, quando cercarono di unirsi al gruppo nel
ritiro di Campo Tures vennero alloggiati in un albergo fuori dal paese, lontani
dal resto della squadra. E in meno di ventiquattrore furono rispediti
a Foggia, ufficialmente per sottoporsi alle visite mediche. La reazione
di Padalino fu una via di mezzo tra rabbia e incredulità: «Ci hanno
esiliati per paura che contagiassimo i nuovi arrivati con una malattia di cui
noi stessi ignoriamo la natura. Volevamo soltanto allenarci al meglio, per farci
trovare pronti da chi eventualmente vorrà acquistarci a novembre. Sono
dispiaciuto anche per il comportamento del signor Zeman. Invece di consolarci,
ammesso che ne avessimo bisogno, non ci ha nemmeno rivolto la parola».
Epilogo già scritto: Padalino finì a Bologna, a recitare in una
stagione maledettamente sfortunata. Quando tornò a Foggia, il capitolo
Zeman era chiuso. In panchina trovò Catuzzi.
Pallacanestro
Una delle passioni extracalcistiche di Pasquale. Che appena può
si piazza davanti alla tivù per guardarsi le partite del campionato di
A1. E magari poi ne parla con Andrea Tarozzi, tifosissimo della Fortitudo Bologna,
uno che ancora oggi quando il tempo e gli impegni lo permettono corre al Palasport
di Casalecchio, a due passi da Bologna, per vedere i suoi idoli. Affinità
elettive.
Qualità
Fisico da granatiere, autorevolezza nel gioco aereo, piedi buoni
con la dinamite nel destro, senso della posizione, movimenti eleganti. Pasquale
Padalino, in campo, è questo. Uno che sa il fatto suo e che per giunta,
quando è il momento di affacciarsi allarea avver-saria, prova anche
a trovare la via del gol. In Serie A ne ha segnati dieci. Questanno, allottava
giornata contro il Venezia, ha interrotto la serie straniera della
Fiorentina. Dopo gli otto di Batigol, i tre di Edmundo, quello di Rui Costa
e quello di Oliveira, il primo gol della partita segnato da Padalino è
stato il debutto del made in Italy nella stagione viola.
Riflessi
Quelli dello specchio in cui Pasquale a volte si sofferma a guardarsi,
secondo la critica. Lui sorride e analizza: «Vero, io amo il calcio come
spettacolo, e questo a volte può portare a prendere qualche rischio.
Ma attenzione, sono rischi calcolati. Le follìe ho sempre cercato di
evitarle, non fanno parte del mio modo di intendere questo mestiere».
Bello e raramente impossibile.
Sacchi
Uno che ci credeva, in Padalino. Lo chiamò in azzurro,
come abbiamo detto, in occasione dellamichevole perduta con la Bosnia
nel novembre del 96. «Andò male, ma alla fine Sacchi mi fece
i complimenti e mi diede appuntamento alle partite seguenti. Ero al settimo
cielo. Poi, dopo poche settimane, il Ct fu esonerato. Da allora la Nazionale
non lho più vista, e mi tengo stretta quella maglia azzurra, anche
se è legata a una partita perduta. Per me resta comunque un ricordo importante».
Trapattoni
Anche per il nuovo maestro Pasquale è un punto fermo su
cui costruire il futuro della Fiorentina, che mai come questanno insegue
traguardi ambiziosi. Il feeling è quello giusto, e Padalino può
essere soddisfatto: a credere in lui è il tecnico più titolato
della storia del calcio italiano, uno che è tornato dalla Germania per
raccogliere lennesima sfida, e lo ha fatto scegliendo la Fiorentina assetata
di successi. Con il Trap, Pasquale Padalino può crescere ancora.
Unione
Quella familiare. Importante, per Pasquale. Che si è sposato
il 6 giugno di tre anni fa con Cristiana. E che adesso si coccola Elisa, da
bravo papà. La piccola erede di casa Padalino è nata allinizio
del 97, a Firenze. Proprio per questo la città, come la società
viola, gli resterà sempre nellanima.
Viola
Il colore dei sogni, adesso. Sogni che non si possono neanche
raccontare, per scaramanzia. Ma è un dato di fatto che una Fiorentina
così da corsa, così sicura di sè, non si vedeva da tempo.
E a Pasquale Padalino la voglia di starci immerso non manca, anzi cresce col
passare del tempo. È a Firenze dalla stagione 95-96, in tre anni
ha collezionato settantanove presenze solo in campionato. Questo è lanno
giusto per superare quota cento. E anche per entrare nella storia viola, perché
no?
Zaccheria
Al sabato, Pasquale giocava nella Primavera del Foggia. La domenica
era lì, ai bordi del campo, dentro lo Stadio Pino Zaccheria. Faceva il
raccattapalle durante le partite della prima squadra e intanto sognava ad occhi
aperti. Finché quella specie di favola non si trasformò in realtà.
Ma ogni tanto Pasquale si ferma un attimo per tuffarsi nei ricordi. E siccome
in fondo è ancora un ragazzo, trova istantanee nitide, colorate. E lo
sfondo è sempre quello. Il mitico Zaccheria, naturalmente.
di Marco Tarozzi