
Diventando calciatore professionista, Morfeo ha scoperto che lamicizia vera, disinteressata, è una merce assai rara. «Quando le cose vanno bene, tutti ti cercano; quando qualcosa va storto, e magari avresti bisogno di un amico con cui sfogarti, non trovi più nessuno». La dura legge del gol...
Strano ma vero: Domenico venne ingaggiato dallAtalanta grazie a un... braccialetto, quello che Alfredo Mosconi dirigente del club bergamasco regalò alla nonna del genietto durante una visita a Pescina. E il Bologna, che vantava un diritto di prelazione, vide così sfumare un affare doro.
Cresciuto nelle giovanili dellAtalanta, Morfeo è sempre stato coccolato e vezzeggiato dai tifosi nerazzurri. Ma i grandi amori, è noto, a volte si trasformano in grandi contestazioni. Accadde un anno fa, quando Domenico pareva non volesse mettersi daccordo con la società circa il rinnovo del contratto. Bastarono alcune partite giocate non al suo livello (complice una precaria condizione fisica) per scatenare le ire degli sportivi bergamaschi, che si sentirono traditi dal loro pupillo. Inutile aggiungere che il sereno tornò in fretta, non appena sparirono gli acciacchi: e quando Morfeo è in forma, per gli avversari sono dolori.
Quando si dice il destino. Qual è il massimo per uno che di cognome fa Morfeo? Dormire spesso e volentieri. Sembra una battuta, invece come spiega il diretto interessato è la verità: «Già, appena posso mi concedo un bel pisolino. Mi basta poco per ricaricare le pile». Il sonno dei giusti.
La stagione più calda, negli ultimi due anni, è stata anche quella più densa di impegni. Nel 1996, le Olimpiadi di Atlanta; nel 1997, i Mondiali militari in Iran: le vacanze quelle vere sono rimandate a tempi migliori.
Il figlio del sonno ha un sogno ricorrente: giocare in coppia con il fratello Mario, che militava nelle giovanili atalantine e attualmente è in forza al Prato. Finora il sogno è rimasto tale, al limite della beffa. Pensate: il 16 febbraio scorso, giorno di Atalanta-Vicenza (3-1 il risultato finale), il più piccolo dei Morfeo è entrato in campo all89 al posto di Sgrò, otto minuti dopo che senior era stato sostituito da Carbone. Però, vista la loro giovane età (21 anni Domenico, 19 Mario), non è detto che il sogno non possa avversarsi.
Il calcio e la popolarità non lo hanno cambiato, tantè vero che è riuscito a ottenere il diploma da geometra. «Non so se quel pezzo di carta mi potrà mai servire, però adesso ce lho e sono contento di aver mantenuto la promessa che avevo fatto ai miei genitori». Le geometrie di... centrocampo sono assicurate.
Il calcio è la sua vita, il suo habitat naturale, il suo lavoro. Lavoro? «Macchè lavoro!» puntualizza. «Io ho avuto la grande fortuna di riuscire a lavorare divertendomi. Sto allaria aperta, conosco posti bellissimi, mi diverto e guadagno un bel po di soldi: davvero non potrei chiedere di più». Felice e vincente, non cè che dire.
Morfeo è un talento precocissimo, ma se la sfortuna non ci avesse messo lo zampino probabilmente sarebbe riuscito ad arrivare nel salotto buono del football ancora prima. La sua carriera è costellata da piccoli e grandi incidenti, che a un certo punto avevano addirittura messo in discussione il suo futuro. Cominciò giovanissimo, quando a dieci anni venne colpito dal morbo di Osgood, una malattia della crescita che per sei mesi gli impedì di avere una vita normale. «Avevo le ginocchia bloccate, non potevo correre nè andare in bicicletta perché erano dolori. Beh, qualcosa per la verità facevo: andavo a giocare a calcio di nascosto. E quando mio padre mi scopriva, non era certo soddisfatto della mia bravata». Ma al cuore, naturalmente, non si comanda.
Di nome fa Bixio ed è passato alla storia come lo scopritore di Domenico, luomo che influì in maniera decisiva sulla scelta di intraprendere la carriera di calciatore e di andare a Bergamo in cerca di avventura.
Il tecnico dellAtalanta ha avuto un ruolo importantissimo nella maturazione calcistica di Morfeo. Lui, ex calciatore fuori dagli schemi, ha subito apprezzato quel ragazzino che aveva classe da vendere. «Questo ragazzo» ha dichiarato qualche mese fa Mondonico «ce lho nel cuore, è un giocatore di straordinaria bellezza e bravura, ho il dovere di aiutarlo a crescere. Le sue potenzialità sono enormi. Non ho mai ceduto ai trombettieri che mi attaccavano perché lo tenevo in panchina invece di mandarlo in campo. Non era pronto, non si era mai allenato. Quando lo tenevo fuori squadra in Serie B, faceva loffeso: Io che ho giocato in Serie A non posso giocare fra i cadetti?. No, prima doveva allenarsi, capire cosa sono la fatica e il sacrificio. Abbiamo litigato, non lo nascondo. Un giorno venne da me e disse: Lei non può trattarmi così, io ho unimmagine da difendere, ho uno sponsor. Immagine? Sponsor? Lo cacciai in malo modo. Se cera qualcosa da difendere, era il risultato, non limmagine. Morfeo oggi è un vero numero 10 moderno, un uomo a tutto campo». Dopo lo scontro, lincontro. È lo stesso Domenico a raccontarlo: «Mondonico è stato importantissimo per la mia carriera, gli sarò eternamente grato. Mi ha fatto crescere, maturare. E quando è venuta fuori la notizia che sarei passato alla Fiorentina, mi ha chiesto solo una cosa: di regalargli la mia prima maglia viola». Emiliano, tifoso dichiarato della Fiorentina, dallestate scorsa ha un motivo in più per seguire con attenzione la sua squadra del cuore.
Durante lera-Sacchi, Morfeo ha avuto anche modo di respirare laria della rappresentativa maggiore. Una toccata e fuga che non gli ha cambiato la vita: «Adesso devo pensare a conquistare un posto fisso in squadra. La Nazionale, per quanto importante, viene dopo». I tifosi, commossi, ringraziano.
Nato a Pescina (provincia dellAquila) il 16 gennaio del 1976, approdò allAtalanta a dodici anni. Il trasferimento dallAbruzzo alla Lombardia coinvolse lintera famiglia: dopo i primi tempi trascorsi nel convitto riservato ai piccoli nerazzurri (la Casa del Giovane), infatti, Domenico venne prima raggiunto dai nonni (Maria e Mario) e successivamente dalla mamma Luciana, dal padre Leonardo e dal fratello Mario, a sua volta prontamente ingaggiato dal club orobico (buon sangue non mente).
Dicono di lui: «Perché ho convocato Morfeo in Nazionale? Perché mi serviva un giocatore che avesse le caratteristiche di Zola» (Arrigo Sacchi, allepoca Ct azzurro); «Era infortunato e non volevo rischiarlo nella finalissima del Torneo di Viareggio. Lui invece insisteva per giocare, così poche ore prima della partita lo portai in pineta e gli dissi: Se colpisci quellalbero giù in fondo, ti porto in panchina. Prese la mira e per cinque volte in altrettanti tentativi centrò il bersaglio a venticinque metri di distanza. Con i piedi, fa quello che vuole» (Cesare Prandelli, ex allenatore dellAtalanta). «Del Piero è grande, ma il più forte di tutti è Morfeo» (Alessio Tacchinardi, giocatore della Juventus).
Adora i calciatori di grande qualità (Maradona, Platini,
Mancini), tantè vero che il suo idolo è Robertino Baggio:
«Di lui» spiega «mi è sempre piaciuta la genialità
che mette nelle sue giocate. È stato il mio idolo, il mio punto di riferimento,
e ancora oggi lo ammiro infinitamente». Lammirazione era talmente
radicata che Domenico girava con una figurina dellormai ex Codino
nel portafogli. «Poi, due anni fa, me lhanno rubato ed è
sparita pure... limmaginetta».
Adesso se proprio gli piacciono i calciatori geniali potrebbe
portarsi dietro la sua, di figurina...
Mondonico, come detto, lha definito «un numero 10 completo», tanto completo che «a volte si trova anche in posizione di centrocampista difensivo. Ci va lui perché ha le gambe, la forza per farlo». Fatto sta che il meglio di sè riesce a offrirlo giocando immediatamente a ridosso degli attaccanti, «ma con la porta davanti agli occhi» chiarisce linteressato «perché è là che io punto». I portieri avversari sono avvisati.
Nel suo piccolo, ne ha già vinti due: nel 1991-92 quello Allievi e nel 1992-93 quello della Primavera, ovviamente indossando la maglia dellAtalanta.
Prima che arrivasse a Firenze, il suo nome è stato accostato a tutti i più grandi club italiani: Inter, Juventus e Milan, a turno o congiuntamente, si sono detti interessati a ingaggiarlo. Il fatto che oggi indossi la maglia viola, conveniamone, è un motivo di grande soddisfazione.
Della convocazione alla corte di Sacchi abbiamo già detto. Resta da aggiungere che Domenico ha fatto tutta la classica trafila azzurra, passando attraverso lUnder 15, lUnder 16, la Juniores e lUnder 21. Proprio con questultima rappresentativa allepoca guidata da Cesare Maldini si è laureato Campione dEuropa nel 1996, tra laltro trasformando il rigore decisivo nella finale di Barcellona contro la Spagna.
Nel suo palmares, oltre agli scudetti giovanili e allEuropeo compare anche un successo al Torneo di Viareggio datato 1993. Vittima di turno, in finale, il Milan (0-0 nella prima partita, 2-0 nella ripetizione).
Domenico è un ragazzo normale, senza grilli per la testa
e senza hobby particolari. Se proprio bisogna trovargli un piccolo difetto,
chi lo conosce bene dice che è troppo taciturno, che tiene tutto dentro
di sè, fino a quando non ne può più. Dopodichè,
fatalmente, esplode. Silenzioso, sì; disposto a sopportare ingiustizie,
sicuramente no.
Marco Montanari