Forza Viola 2/1997
Domenico Morfeo
SOGNI DI GLORIA
Amicizia
Diventando calciatore professionista, Morfeo ha scoperto che lamicizia
vera, disinteressata, è una merce assai rara. «Quando le cose vanno
bene, tutti ti cercano; quando qualcosa va storto, e magari avresti bisogno
di un amico con cui sfogarti, non trovi più nessuno». La dura legge
del gol...
Braccialetto
Strano ma vero: Domenico venne ingaggiato dallAtalanta grazie
a un... braccialetto, quello che Alfredo Mosconi dirigente del club bergamasco
regalò alla nonna del genietto durante una visita a Pescina. E
il Bologna, che vantava un diritto di prelazione, vide così sfumare un
affare doro.
Contestazioni
Cresciuto nelle giovanili dellAtalanta, Morfeo è
sempre stato coccolato e vezzeggiato dai tifosi nerazzurri. Ma i grandi amori,
è noto, a volte si trasformano in grandi contestazioni. Accadde un anno
fa, quando Domenico pareva non volesse mettersi daccordo con la società
circa il rinnovo del contratto. Bastarono alcune partite giocate non al suo
livello (complice una precaria condizione fisica) per scatenare le ire degli
sportivi bergamaschi, che si sentirono traditi dal loro pupillo. Inutile aggiungere
che il sereno tornò in fretta, non appena sparirono gli acciacchi: e
quando Morfeo è in forma, per gli avversari sono dolori.
Dormire
Quando si dice il destino. Qual è il massimo per uno che
di cognome fa Morfeo? Dormire spesso e volentieri. Sembra una battuta, invece
come spiega il diretto interessato è la verità:
«Già, appena posso mi concedo un bel pisolino. Mi basta poco per
ricaricare le pile». Il sonno dei giusti.
Estate
La stagione più calda, negli ultimi due anni, è
stata anche quella più densa di impegni. Nel 1996, le Olimpiadi di Atlanta;
nel 1997, i Mondiali militari in Iran: le vacanze quelle vere
sono rimandate a tempi migliori.
Fratello
Il figlio del sonno ha un sogno ricorrente: giocare
in coppia con il fratello Mario, che militava nelle giovanili atalantine e attualmente
è in forza al Prato. Finora il sogno è rimasto tale, al limite
della beffa. Pensate: il 16 febbraio scorso, giorno di Atalanta-Vicenza (3-1
il risultato finale), il più piccolo dei Morfeo è entrato in campo
all89 al posto di Sgrò, otto minuti dopo che senior
era stato sostituito da Carbone. Però, vista la loro giovane età
(21 anni Domenico, 19 Mario), non è detto che il sogno non possa avversarsi.
Geometra
Il calcio e la popolarità non lo hanno cambiato, tantè
vero che è riuscito a ottenere il diploma da geometra. «Non so
se quel pezzo di carta mi potrà mai servire, però adesso ce lho
e sono contento di aver mantenuto la promessa che avevo fatto ai miei genitori».
Le geometrie di... centrocampo sono assicurate.
Habitat
Il calcio è la sua vita, il suo habitat naturale, il suo
lavoro. Lavoro? «Macchè lavoro!» puntualizza. «Io ho
avuto la grande fortuna di riuscire a lavorare divertendomi. Sto allaria
aperta, conosco posti bellissimi, mi diverto e guadagno un bel po di soldi:
davvero non potrei chiedere di più». Felice e vincente, non cè
che dire.
Incidenti
Morfeo è un talento precocissimo, ma se la sfortuna non
ci avesse messo lo zampino probabilmente sarebbe riuscito ad arrivare nel salotto
buono del football ancora prima. La sua carriera è costellata da piccoli
e grandi incidenti, che a un certo punto avevano addirittura messo in discussione
il suo futuro. Cominciò giovanissimo, quando a dieci anni
venne colpito dal morbo di Osgood, una malattia della crescita che per sei mesi
gli impedì di avere una vita normale. «Avevo le ginocchia bloccate,
non potevo correre nè andare in bicicletta perché erano dolori.
Beh, qualcosa per la verità facevo: andavo a giocare a calcio di nascosto.
E quando mio padre mi scopriva, non era certo soddisfatto della mia bravata».
Ma al cuore, naturalmente, non si comanda.
Liberale
Di nome fa Bixio ed è passato alla storia come lo scopritore
di Domenico, luomo che influì in maniera decisiva sulla scelta
di intraprendere la carriera di calciatore e di andare a Bergamo in cerca di
avventura.
Mondonico
Il tecnico dellAtalanta ha avuto un ruolo importantissimo
nella maturazione calcistica di Morfeo. Lui, ex calciatore fuori dagli
schemi, ha subito apprezzato quel ragazzino che aveva classe da vendere.
«Questo ragazzo» ha dichiarato qualche mese fa Mondonico «ce
lho nel cuore, è un giocatore di straordinaria bellezza e bravura,
ho il dovere di aiutarlo a crescere. Le sue potenzialità sono enormi.
Non ho mai ceduto ai trombettieri che mi attaccavano perché
lo tenevo in panchina invece di mandarlo in campo. Non era pronto, non si era
mai allenato. Quando lo tenevo fuori squadra in Serie B, faceva loffeso:
Io che ho giocato in Serie A non posso giocare fra i cadetti?. No,
prima doveva allenarsi, capire cosa sono la fatica e il sacrificio. Abbiamo
litigato, non lo nascondo. Un giorno venne da me e disse: Lei non può
trattarmi così, io ho unimmagine da difendere, ho uno sponsor.
Immagine? Sponsor? Lo cacciai in malo modo. Se cera qualcosa da difendere,
era il risultato, non limmagine. Morfeo oggi è un vero numero 10
moderno, un uomo a tutto campo». Dopo lo scontro, lincontro. È
lo stesso Domenico a raccontarlo: «Mondonico è stato importantissimo
per la mia carriera, gli sarò eternamente grato. Mi ha fatto crescere,
maturare. E quando è venuta fuori la notizia che sarei passato alla Fiorentina,
mi ha chiesto solo una cosa: di regalargli la mia prima maglia viola».
Emiliano, tifoso dichiarato della Fiorentina, dallestate scorsa ha un
motivo in più per seguire con attenzione la sua squadra del cuore.
Nazionale
Durante lera-Sacchi, Morfeo ha avuto anche modo di respirare
laria della rappresentativa maggiore. Una toccata e fuga che
non gli ha cambiato la vita: «Adesso devo pensare a conquistare un posto
fisso in squadra. La Nazionale, per quanto importante, viene dopo». I
tifosi, commossi, ringraziano.
Origini
Nato a Pescina (provincia dellAquila) il 16 gennaio del
1976, approdò allAtalanta a dodici anni. Il trasferimento dallAbruzzo
alla Lombardia coinvolse lintera famiglia: dopo i primi tempi trascorsi
nel convitto riservato ai piccoli nerazzurri (la Casa del Giovane), infatti,
Domenico venne prima raggiunto dai nonni (Maria e Mario) e successivamente dalla
mamma Luciana, dal padre Leonardo e dal fratello Mario, a sua volta prontamente
ingaggiato dal club orobico (buon sangue non mente).
Pareri
Dicono di lui: «Perché ho convocato Morfeo in Nazionale?
Perché mi serviva un giocatore che avesse le caratteristiche di Zola»
(Arrigo Sacchi, allepoca Ct azzurro); «Era infortunato e non volevo
rischiarlo nella finalissima del Torneo di Viareggio. Lui invece insisteva per
giocare, così poche ore prima della partita lo portai in pineta e gli
dissi: Se colpisci quellalbero giù in fondo, ti porto in
panchina. Prese la mira e per cinque volte in altrettanti tentativi centrò
il bersaglio a venticinque metri di distanza. Con i piedi, fa quello che vuole»
(Cesare Prandelli, ex allenatore dellAtalanta). «Del Piero è
grande, ma il più forte di tutti è Morfeo» (Alessio Tacchinardi,
giocatore della Juventus).
Qualità
Adora i calciatori di grande qualità (Maradona, Platini,
Mancini), tantè vero che il suo idolo è Robertino Baggio:
«Di lui» spiega «mi è sempre piaciuta la genialità
che mette nelle sue giocate. È stato il mio idolo, il mio punto di riferimento,
e ancora oggi lo ammiro infinitamente». Lammirazione era talmente
radicata che Domenico girava con una figurina dellormai ex Codino
nel portafogli. «Poi, due anni fa, me lhanno rubato ed è
sparita pure... limmaginetta».
Adesso se proprio gli piacciono i calciatori geniali potrebbe
portarsi dietro la sua, di figurina...
Ruolo
Mondonico, come detto, lha definito «un numero 10
completo», tanto completo che «a volte si trova anche in posizione
di centrocampista difensivo. Ci va lui perché ha le gambe, la forza per
farlo». Fatto sta che il meglio di sè riesce a offrirlo giocando
immediatamente a ridosso degli attaccanti, «ma con la porta davanti agli
occhi» chiarisce linteressato «perché è là
che io punto». I portieri avversari sono avvisati.
Scudetto
Nel suo piccolo, ne ha già vinti due: nel 1991-92 quello
Allievi e nel 1992-93 quello della Primavera, ovviamente indossando la maglia
dellAtalanta.
Trattative
Prima che arrivasse a Firenze, il suo nome è stato accostato
a tutti i più grandi club italiani: Inter, Juventus e Milan, a turno
o congiuntamente, si sono detti interessati a ingaggiarlo. Il fatto che oggi
indossi la maglia viola, conveniamone, è un motivo di grande soddisfazione.
Under
Della convocazione alla corte di Sacchi abbiamo già detto.
Resta da aggiungere che Domenico ha fatto tutta la classica trafila azzurra,
passando attraverso lUnder 15, lUnder 16, la Juniores e lUnder
21. Proprio con questultima rappresentativa allepoca guidata
da Cesare Maldini si è laureato Campione dEuropa nel 1996,
tra laltro trasformando il rigore decisivo nella finale di Barcellona
contro la Spagna.
Viareggio
Nel suo palmares, oltre agli scudetti giovanili e allEuropeo
compare anche un successo al Torneo di Viareggio datato 1993. Vittima
di turno, in finale, il Milan (0-0 nella prima partita, 2-0 nella ripetizione).
Zitto
Domenico è un ragazzo normale, senza grilli per la testa
e senza hobby particolari. Se proprio bisogna trovargli un piccolo difetto,
chi lo conosce bene dice che è troppo taciturno, che tiene tutto dentro
di sè, fino a quando non ne può più. Dopodichè,
fatalmente, esplode. Silenzioso, sì; disposto a sopportare ingiustizie,
sicuramente no.
di Marco Montanari
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