Forza Viola 4/1997
Gli stranieri viola/Lacatus
L'ALA CHE NON SAPEVA VOLARE
Arrivò a Firenze sullonda dei Mondiali del 1990.
Unala destra così, mormorò qualcuno, era dai tempi di Hamrin
che non la si vedeva al Comunale di Firenze... E invece Marius Lacatus, che
uno spazio era riuscito a ritagliarselo tra le stelle del Mondiale
italiano, andò incontro a un fallimento talmente completo da pretendere
ancora oggi, a sette anni di distanza, una plausibile spiegazione. Bidone, non
era di certo. Altrimenti non si spiega il vistoso curriculum che lo accompagnò
al suo arrivo da noi: una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, quattro
scudetti e quattro Coppe di Romania in cinque anni, con la maglia della Steaua
di Bucarest. Così come non potevano essere abbagli gli splendidi ricordi
che ne serbava chi laveva visto evoluire con la maglia del proprio club
e con quella della Nazionale, anche solo nelle occasioni televisive che lattività
internazionale aveva consentito. Scatto bruciante (100 metri in 11 secondi netti),
dribbling monocorde ma fulminante, corsa leggera e tiro pronto. Un attaccante
di fascia su cui andare a colpo sicuro. Non aveva bruciato la Nazionale sovietica,
al Mondiale, in un caldo pomeriggio di giugno nello stadio di Bari? Avversari
ad attaccare a tutto spiano, rumeni (privi della stella Hagi) in
chiara difficoltà, poi quel pallone che raggiunge Lacatus sulla destra,
lala si sbarazza di Rats e Khidiatullin, converge verso larea e
spara un proiettile sul primo palo che costringe il monumentale Dasaev alla
resa. Pubblico (scarso) in piedi: quello era davvero un gol da campione. Eppure
a Firenze non furono che pianto e stridore di denti. Vi approdò in agosto,
dopo il Mondiale, pareva proprio lacquisto giusto per garantire a Sebastião
Lazaroni imprevedibilità e velocità di manovra. E invece... Il
giocatore che aveva provocato una specie di sommossa a Bucarest, davanti alla
sede del club, alla notizia della sua cessione; il giocatore che in patria era
capace di zittire uno stadio con un solo gesto, tanto la popolarità sfociava
in una vera e propria adorazione sportiva; insomma, il campione che avrebbe
dovuto sfondare si rivelò un buco nellacqua. A portarlo a Firenze
(strappato alla concorrenza del Barcellona per circa 3 miliardi) era stato Vincenzo
Righi, titolare di unagenzia di scambi coi Paesi dellEst. Marius
approdò felice, con la moglie Mariana in attesa del figlio da far nascere
in Italia, sul suolo fiorentino, allontanando lidea di possibili difficoltà
di ambientamento con le prime parole raccontate in un italiano già plausibile.
Poi, il vuoto. Titolare fisso in una prima linea che prevedeva lui e Borgonovo
di punta, con Di Chiara tornante sulla fascia sinistra, Fuser e Kubik (poi Orlando)
a centrocampo davanti alla diga Dunga, praticamente non lasciò
traccia. Una scena muta dopo laltra, collezionò 20 presenze e 3
gol, ma in pratica smise di essere titolare in dicembre, dopo il pari interno
col Bari. Spiegazioni? Una sola: il fenomeno Lacatus era tale nella
Steaua dei miracoli, un po come i tanti (presunti) campioni sfornati dallAjax
negli ultimi anni sono puntualmente falliti in Italia non appena strappati a
quel mirabile meccanismo di gioco. Scivolato nellanonimato anche in Spagna
(Oviedo) dopo laddio a Firenze nel 91 nonostante il contratto triennale,
ritrovò la propria dimensione in patria, al ritorno nella Steaua, fino
a riconquistare anche il posto in Nazionale.
di Carlo F. Chiesa