Forza Viola 1/1997



Gli stranieri viola/Kubik
ATTENTI AL LUBOS

Doveva essere l’erede di Giancarlo Antognoni e invece non fu che una effimera meteora, un lampo intermittente nel cielo di uno dei periodi meno felici della storia viola.
Quando approda in Italia, per sdraiarsi al sole della Versilia in attesa del ritiro viola, Lubos Kubik ha alle spalle una storia avventurosa. È l’estate del 1989, il muro di Berlino è ancora in piedi, così come buona parte degli steccati del mondo dell’Est europeo. Kubik, “stella” del calcio cecoslovacco (titolare in tutte le rappresentative nazionali giovanili e poi di quella maggiore), molto apprezzato all’estero, soprattutto in Inghilterra e in Italia (l’avvocato Claudio Pontello, suo convinto ammiratore, lo aveva fatto opzionare dalla Fiorentina, col placet entusiasta di Orlandini ed Eriksson), coltivava il sogno proibito di emigrare nel più ricco calcio occidentale. Così, nell’agosto del 1988, durante una tournée della sua squadra in Baviera (Germania Ovest), ha lasciato l’albergo assieme al compagno di squadra Knoflicek ed è sparito di scena, per ricomparirvi qualche giorno dopo, di fronte alle autorità del Belgio. Andato a vuoto il tentativo di Bata, segretario della Federcalcio cecoslovacca, di convincerli a rientrare («Dopo i Mondiali di Italia ‘90 sarete liberi di andarvene»), i due hanno trascorso quattro mesi in Spagna e a novembre hanno ricevuto l’offerta del presidente del Derby County, il magnate dell’editoria Robert Maxwell, e si sono trasferiti in Inghilterra. Spese pagate, appartamento e un’automobile a disposizione, un ingaggio come dilettanti e la ripresa degli allenamenti, ma di giocare da professionista nessuna possibilità: le autorità inglesi non concedevano il permesso di lavoro. In gennaio lo Slavia Praga è approdato a Firenze per un’amichevole e la Fiorentina ha ribadito la volontà di ingaggiare Kubik, ottenendone finalmente una risposta positiva. A quel punto, nuova fuga, questa volta dall’Inghilterra, incontro prima in Italia e poi a Zurigo tra Lubos e i dirigenti del suo Paese, firma del contratto (quasi due miliardi allo Slavia e 260 milioni l’anno per tre stagioni al giocatore) e rientro in patria, con codicillo puramente formale di una squalifica fino al 30 luglio per la sua marachella. Decisivo l’intervento della Fifa, che il 4 aprile ha dato ragione alla Fiorentina nella diatriba avviata dal Derby County, che pretendeva di dimostrarne lo “status” di dilettante. Insomma, non è stato facile e il “giallo” internazionale ha alimentato la nomea di fuoriclasse del ragazzone dell’Est.

Eccoci dunque all’estate del 1989. Kubik è un campione che infiamma la fantasia dei tifosi: fisico da corazziere, potenza straripante e sinistro che parla. In allenamento rivela una ciabattata da lontano di terrificante potenza e precisione e una buona predisposizione al lancio in verticale. Studia all’Università (Economia e Commercio) e si attribuisce qualità di gran rilievo («I tifosi della Fiorentina non resteranno delusi. Voglio incantarli con i miei lanci di quaranta metri e le mie punizioni») che in effetti risaltano nelle effimere notti del calcio d’agosto. L’impatto con la realtà del campionato purtroppo sarà meno esaltante.

Giorgi schiera un quintetto offensivo col mediano Bosco tornante sulla destra, Dertycia unica punta con alle spalle Baggio e appunto Lubos e Di Chiara esterno sinistro. Un pasticcio di mezze punte che naufraga in prestazioni deludenti, annuncio della crisi che porterà la squadra addirittura a rischiare la retrocessione.
Kubik ha un sinistro morbido, ma è anche tremendamente lento per i ritmi del calcio italiano. Esce di squadra, vi tornerà, dopo tanta panchina, solo a fine anno, nel ruolo di rifinitore in appoggio prima a Dertycia e poi a Buso. Risultato: 26 partite e 3 gol, troppo poco rispetto alle grandi attese dell’estate. Kubik partecipa ai Mondiali in Italia, 4 partite e 1 gol, e in agosto la Fiorentina decide di scaricarlo. Il nuovo allenatore Lazaroni punta sul brasiliano Valdo, Kubik riceve 920 milioni (lo stipendio di due stagioni più una ricca buonuscita) per togliere il disturbo. Il buffo è che, mentre prepara le valigie, viene richiamato all’ovile: il Benfica non cede il suo gioiello e Lubos torna nei ranghi. Nella nuova stagione gioca 24 partite e realizza 5 gol, a primavera sembra addirittura dover partire per la Spagna (destinazione Saragozza), ma l’addio viene rinviato a fine stagione. Emigrerà in Francia, nel Metz, e poi in Germania, nel Norimberga, prima di tornare in patria, per giocare la Coppa Campioni nelle file dello Slavia Praga. L’anno scorso è stato tra i marginali protagonisti degli exploit della Repubblica Ceca agli Europei inglesi: tre presenze, ma solo una dal primo minuto; come dire, c’ero anch’io, e poco più. Proprietario di una squadra ceca, l’Atlantic Lazne, Kubik ha messo a frutto in patria i proventi di una buona carriera all’estero, cominciata con una fuga avventurosa e con un sogno chiamato Fiorentina.

di Carlo F. Chiesa

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