Forza Viola 4/1997
Andrej Kanchelskis
LA "CILIEGINA" E' SERVITA
Appassionante biografia dellala demoniaca del Manchester
United, temuta dai difensori, adorata dai tifosi. Lala demoniaca
è Andrej Kanchelskis e la definizione è contenuta nella fascetta
di copertina del libro che il giornalista inglese George Scanlan ha scritto
nel 1995. Il titolo è semplicissimo: Kanchelskis. Erano gli
anni in cui il calciatore russo imperversava nella Premier League. Nelle file
del Manchester United (prima di trasferirsi allEverton) aveva vinto due
scudetti, una Coppa dInghilterra, una Supercoppa Europea, una Coppa di
Lega. Nessun calciatore russo ha mai ottenuto tante vittorie allestero
è scritto nella presentazione del libro, che ha venduto migliaia di copie
a Manchester.
È quasi scontato cominciare lintervista ad Andrej con la seguente
domanda: perché un anno fa ha deciso improvvisamente di lasciare lInghilterra,
la nazione in cui ha conquistato tanti e prestigiosi successi?
«La mia non è stata una partenza polemica nè tanto meno
una fuga. I giornali inglesi hanno scritto un sacco di falsità, inventando
perdite di cifre esagerate al casinò o liti con gli allenatori e con
i compagni di squadra. In Inghilterra non ho mai messo piede in una casa da
gioco, non ho mangiato nessun allenatore, sono sempre andato daccordo
con i compagni di squadra, sia a Manchester sia nellEverton. La verità
si può sintetizzare in due punti. Il primo è che lEverton
ha avuto offerte consistenti da diverse squadre a cominciare da Milan
e Real Madrid e quando la Fiorentina, alla fine di gennaio, ha sparato
una cifra superiore ai quindici miliardi di lire, la società non poteva
opporre un rufiuto. Con quella pioggia di soldi ha risolto una serie di importanti
problemi economici. Il secondo motivo mi riguarda personalmente: in Inghilterra
ho disputato cinque campionati e mezzo, mi sono tolto tutte le soddisfazioni
possibili e sentivo di non avere più stimoli. Mi attraeva il campionato
italiano, che resta il più affascinante e il più duro dEuropa,
e sono salito di corsa sullautobus viola. I calciatori di tutte le nazionalità
vorrebbero giocare in Italia. Per questo la mia partenza, in Inghilterra, ha
suscitato tanta invidia. Non sono pentito della mia scelta, anche se la fortuna
che avevo nella Premier League non mi ha accompagnato in Italia. Anzi, sono
stato perseguitato dalla scalogna più nera».
Andrej Kanchelskis non ha torto: nei primi nove mesi di permanenza a Firenze
ha avuto tre gravissimi incidenti che hanno bloccato o ritardato il suo processo
di ambientamento nella squadra viola. Il primo incidente risale allaprile
scorso. Dopo aver giocato una splendida partita contro la Roma (dimostrando
anche ai critici più severi che ormai sarebbe diventato uno dei punti
di forza della Fiorentina), Kanche è stato convocato dalla
Nazionale russa e nella gara con il Lussemburgo per le qualificazioni mondiali
ha riportato una lesione muscolare. Stagione finita.
Il secondo infortunio risale al 21 settembre. San Siro, terza giornata dellattuale
campionato. Una settimana prima Kanchelskis aveva segnato contro il Bari il
suo primo gol in maglia viola, Malesani lo considerava una pedina inamovibile
del centrocampo, i tifosi gli avevano manifestato con cori e striscioni il loro
entusiasmo. Ma a Milano la sfortuna era nuovamente in agguato e aveva le sembianze
di Taribo West. Una violentissima entrata del terzino interista, lungo la linea
laterale, ha interrotto una volata di Kanchelskis, tornato lala
demoniaca dei tempi di Manchester. Il russo è stato costretto a
quattro settimane dassenza per una distorsione alla caviglia.
Lultimo infortunio è stato visto in diretta da milioni di telespettatori.
Mosca, 26 ottobre, Russia-Italia, spareggio per lammissione alla fase
finale dei Mondiali. Alla mezzora del primo tempo Kanchelskis si è
scontrato con Pagliuca. Sembrava che la peggio fosse toccata al portiere azzurro,
costretto a lasciare il campo; invece è stato Andrej a subire i danni
più gravi (frattura della rotula e del ginocchio sinistro, tre mesi di
inattività). Clamoroso il fatto che Kanchelskis sia rimasto in campo
per più di un quarto dora, fino al termine del primo tempo, con
una gamba fratturata. Ora, ricordando, sorride: «Sentivo un forte dolore,
ma non immagivo che lincidente fosse così grave. Nevicava, faceva
un gran freddo. Forse per questo non ho avuto la percezione che la gamba fosse
rotta».
Kanche si arrabbia molto di più al ricordo dellincidente
milanese. Tutta colpa di quello che è accaduto a Bologna il 23 novembre,
quando Cois ha commesso, ai danni del bolognese Nervo, la stessa scorrettezza
che West commise ai suoi danni. Sandrino è stato espulso e squalificato,
mentre il nigeriano dellInter fu punito soltanto con il cartellino giallo.
«Non ho alcun rancore nei confronti di West, ma sono avvilito per lo strano
funzionamento della giustizia sportiva in Italia. Non è possibile vedere
due arbitri di Serie A comportarsi in maniera così diversa e, soprattutto,
notare che il giudice sportivo non ha preso alcun provvedimento nei confronti
di West. In certi casi sono favorevole alla prova televisiva. Del resto proprio
a Bologna si è avuta la conferma che la Fiorentina non è molto
protetta... Tutti abbiamo visto che il pallone colpito da Paramatti non era
entrato. Tutti tranne il guardalinee e larbitro. Solo sfortuna? Non saprei.
Purtroppo a causa di errori come questi non abbiamo la classifica che meriteremmo.
E in ogni caso ha fatto bene il presidente a protestare».
Dove può arrivare questa Fiorentina?
«Quando abbiamo giocato al completo, abbiamo dimostrato di non essere
inferiori alle grandi del campionato. In Italia cè
molto più equilibrio rispetto allInghilterra. Quando giocavo nel
Manchester United, avevamo ben pochi avversari; qui, invece, non cè
una sola partita vinta in partenza. E dove cè equilibrio, spesso
sono i singoli episodi a decidere i risultati. Insomma occorre fortuna e purtroppo
la Fiorentina non lha avuta. Se fosse contato solo il gioco, a Milano
contro lInter avremmo dovuto vincere largamente. Ecco, lInter almeno
nella prima parte della stagione ha avuto la fortuna che a noi è mancata:
la classifica si spiega anche così. La nostra squadra mi piace più
di quella dellanno scorso, ha una dose maggiore di coraggio. Malesani
fa giocare ciascuno di noi nel ruolo giusto e finalmente era riuscito a valorizzarmi.
È un buon tecnico, mi sembra strano che finora abbia allenato solo in
Serie B. Se tutto va come deve andare, dovremmo lottare per un posto-Uefa. Delle
altre squadre mi fanno paura soprattutto la Juventus e la Lazio, perché
sono quelle che giocano il calcio migliore. Temo anche il Milan: lo ammetto,
sono un grande ammiratore di Fabio Capello».
È vero che durante gli Europei del 96, in Inghilterra, Capello
venne a trovarla per proporle il trasferimento al Real Madrid?
«Sì, Capello mi aveva fatto seguire nellEverton e nella Nazionale
russa. Credo che il trasferimento al Real sia sfumato perché lEverton
chiese una cifra spropositata, sicuramente superiore a quella che ha poi incassato
dalla Fiorentina».
In Inghilterra lei segnava molti gol. Con lEverton, nella stagione
1995-96, ne ha segnati addirittura 16, un record per un calciatore russo allestero.
In Italia, per ora, siamo a quota uno...
«Nel campionato inglese le difese sono molto più aperte, basta
saltare un avversario ed è fatta. In Italia, invece, andare in gol è
unimpresa. Comunque non credo di poter essere giudicato per quello che
ho fatto finora. Ho disputato poche partite e ogni volta che ho trovato la condizione
migliore sono stato bloccato dagli infortuni e ho dovuto ricominciare tutto
dal punto di partenza».
I Mondiali dovrà seguirli in televisione. Che cosa ha significato
per lei leliminazione della Russia a opera dellItalia?
«È stata una grande amarezza. Ho sofferto nel vedere in televisione
la partita di Napoli: in quei momenti ho maledetto lo scontro con Pagliuca.
Debbo però confessare che questa non era la migliore Nazionale russa.
La squadra più forte in cui ho giocato era quella che prese parte agli
Europei nel 1992. In panchina cera Bishovetz, il più bravo Commissario
tecnico dopo Lobanowski. Bishovetz ebbe il merito di dare fiducia alla formazione
che aveva conquistato il titolo europeo Under 21 nel 90. Con me cerano
altri ragazzi in gamba come Kolyvanov, Dobrovolski, Shalimov, Mostovoi. La Nazionale
di Bishovetz giocò 14 partite senza mai perdere; poi, alla quindicesima,
trovò la Scozia. Ci battè 3-0, eliminandoci dal Campionato dEuropa.
Senza la Russia, quello francese non sarà un Mondiale completo. Chi lo
vincerà? Vedo molto equilibrio. Dividerò il mio tifo tra lItalia
(se ci saranno Cois e Toldo), lArgentina del mio grande amico Batistuta
e lInghilterra, il Paese di cui spero di prendere presto la nazionalità.
È questione di mesi: mio figlio Andrej junior è nato a Manchester,
mia moglie è già diventata cittadina inglese, io lo sarò
presto. E sarà un bene anche per la Fiorentina, che così potrà
ingaggiare un altro calciatore extracomunitario. Con un paio di inserimenti,
questa è destinata a diventare una grandissima squadra. Il mio contratto
scade nel 2001: vorrei vincere qualcosa di importante, con questa maglia».
Superato il problema della lingua?
«Le cose vanno molto meglio. Quando posso faccio a meno dellinterprete.
Riesco a capire gli ordini dellallenatore e i suggerimenti dei compagni.
Sono legato a tutti da un rapporto damicizia, ci frequentiamo anche nella
vita privata. In Inghilterra questo non succedeva. Per litaliano, poi,
ho un bravissimo maestro: mio figlio. Ha soltanto cinque anni, ma va allasilo
e comincia a parlare bene».
A proposito di lingua, va raccontato un aneddoto divertente. La prima parola
di cui Kanchelskis chiese la traduzione allinterprete fu ciliegina.
Questo diminutivo fu un autentico tormentone per Kanche nei suoi
primi giorni in Italia. Il giorno della presentazione ufficiale, fu accolto
dai tifosi sotto la sede di Piazza Savonarola con un grande striscione: Benvenuta
ciliegina. I dirigenti lo presentarono ai giornalisti con questa frase:
«Eccovi la ciliegina promessa da Vittorio Cecchi Gori». Nelle televisioni
fiorentine, anche per evitare la cattiva pronuncia di un cognome difficile come
Kanchelskis, si parlava continuamente di ciliegina. Linterprete
dovette spiegare ad Andrej che quella strana parola non era unoffesa,
ma un elogio. Insomma, era lui il giocatore che avrebbe dovuto abbellire la
squadra viola, proprio come la ciliegina abbellisce la torta.
Sulla vicenda della ciliegina si sono poi innescate le polemiche
della critica. Molti si sono chiesti se Andrej poteva essere davvero il calciatore
adatto ad abbellire la torta viola e se valeva la pena spendere
tanti miliardi per il suo trasferimento a Firenze. Purtroppo gli infortuni hanno
rinviato a tempi migliori la risposta definitiva allinterrogativo.
La Fiorentina e Kanchelskis, comunque, sono sicuri di vincere la loro battaglia.
I dirigenti viola hanno già dovuto respingere lassalto a Kanchelskis
di società inglesi e spagnole disposte a versare una cifra superiore
a quella pagata da Cecchi Gori allEverton. Il campione russo, da parte
sua, affila le armi per il suo terzo esordio in campionato, che dovrebbe avvenire
prima della fine di gennaio. Kanche è sicuro del fatto suo:
«Voglio rivolgere una preghiera ai tifosi viola: abbiate pazienza e sosteneteci
come soltanto voi sapete fare. La Fiorentina può risalire la corrente
fino a conquistare uno dei traguardi che si è prefissa, ovvero la Coppa
Italia o la zona Uefa. E io sarò in campo a dare il mio contributo. Il
gol realizzato al Bari mi ha reso felice, ma non mi ha appagato. Voglio realizzarne
altri, come facevo in Inghilterra. Gli infortuni mi hanno penalizzato, però
mi hanno anche dato nuovi stimoli. Ho un solo desiderio: tornare in campo e
prendermi una bella rivincita. Cecchi Gori non si dovrà mai pentire di
avermi definito la ciliegina viola. La Fiorentina sarà veramente
più bella. E la fortuna, prima o poi, dovrà ricordarsi di me...».
di Raffaello Paloscia