Forza Viola 8/1998
Gli stranieri viola/Jonsson
IL CAMPIONE PERMALOSO
Nativo della cittadina svedese di Ljusne, che a detta del grande
Nordahl era il paese dei matti, Torbjorn Jonsson fu probabilmente lo scandinavo
più nervoso e suscettibile mai sbarcato in Italia.
Prima di essere prelevato dalla Fiorentina nel 1961 militava in Spagna, nel
Betis Siviglia, e forse proprio il contatto con gli iberici aveva definitivamente
influenzato il suo carattere.
In viola arrivò preceduto da una fama lusinghiera. A lui, nellestate
del 1961, vennero affidate le chiavi del centrocampo, di cui avrebbe dovuto
essere il gran maggiordomo. Il precampionato è promettente: alto, vigoroso,
dotato di una potente battuta, lo svedese sembra il classico uomo di grande
carisma. Limpatto con la stagione ufficiale, però, è traumatico.
A Jonsson, che viene impiegato come interno dattacco, manca la condizione
atletica e, nonostante il fisico possente, non riesce a reggere più di
un tempo prima di tirare i remi in barca. Segna pure un gol (al debuttante Zoff),
ma delude. La Fiorentina ha fretta, le cicatrici degli scudetti mancati dopo
lexploit del 1956 fanno ancora male e il nuovo arrivato viene subito marchiato
da stampa e tifosi come un solenne bidone.
Commettendo un grave errore, i dirigenti fiorentini decidono di cederlo a novembre
alla Roma, dopo sole otto presenze in maglia viola e un gol realizzato nel 5-1
allUdinese che segnò lesordio in campionato di un portierino
promettente, un certo... Dino Zoff. Nella Capitale, incredibilmente, dopo un
avvio stentato, si trasforma. Finalmente inserito nel suo ruolo naturale di
mediano, risulta costantemente fra i migliori, e riesce più volte a trovare
la via della rete. Scontata la riconferma per la stagione successiva, che lo
vede disputare un ottimo torneo. Pur assediato dalle richieste di squadroni
come Milan e Bologna, viene ceduto senza preavviso al Mantova in cambio del
bomber brasiliano Sormani. Evidentemente era scritto nelle stelle che lItalia
per lui non sarebbe stata sinonimo di fortuna. La sua delusione è grande,
sia per lo sconcertante comportamento della dirigenza romanista, sia per il
passaggio a una provinciale, che lo ferisce nellorgoglio. Ma la tempra
dello svedese è forte e la voglia di lottare non lo molla. Disputa una
prima stagione straordinaria, affiancato dal giovane terzino tedesco Schnellinger,
destinato a mietere allori con la maglia del Milan. Nonostante le voci di suoi
possibili trasferimenti a club più blasonati, il vichingo si ferma per
ben quattro stagioni nella cittadina lombarda, in cui, come egli stesso racconterà,
ha trovato una dimensione più umana, priva delle tensioni di Roma e Firenze,
dove la sua classe è stata colpevolmente sottovalutata. Da incompreso
alla corte delle grandi a indiscusso leader in provincia, per alimentare i rimpianti
in casa viola.
di Filippo Manaresi