Forza Viola 10/1998



Jorg Heinrich
LA VOGLIA DI VINCERE

Jorg Heinrich non ha certo bisogno di presentazioni, visto che come biglietto da visita presenta un palmares di tutto rispetto, da vero campione: uno scudetto in Germania nel 1995-96, una Supercoppa di Lega, la Champions League (che per lui rimane il ricordo più bello) e una Coppa Intercontinentale.
È venuto a Firenze con la sua incontenibile “Lust zu gewinnen”, che tradotto nella nostra lingua è la voglia di vincere che, successo dopo successo, non è diminuita ma – al contrario – è addirittura cresciuta. Come calciatore parlano i traguardi che ha raggiunto, ma come uomo che tipo è?

Forza Viola ha deciso di intervistarlo per farlo conoscere meglio ai tifosi e Jorg Heinrich ha risposto con entusiasmo alla nostra iniziativa, aprendoci le porte di casa sua.
Jorg si dimostra una persona semplice, con i piedi per terra, ci presenta la famiglia, composta dalla moglie e dai suoi tre splendidi bambini, Toni, Philip, Lisa Kristine, e inizia a parlare: «È la prima intervista in tedesco che rilascio da quando sono a Firenze e sono contento di potermi esprimere nella mia lingua. Sto prendendo lezioni per imparare l’italiano, ma le difficoltà non sono poche, specialmente dal punto di vista grammaticale. È stata una fortuna arrivare in questa splendida città e ritrovare un tecnico, Trapattoni, che mi ha tradotto dall’italiano al tedesco».

Heinrich conosce poche parole in italiano, ma una delle prime che ha imparato e che è rimasta impressa nella sua mente è “scudetto”: «So dire buongiorno, ciao e altre parole, ma quella che mi piace di più, diciamo la più interessante, è scudetto».
Come mai ha scelto Firenze? L’estate scorsa si parlava anche di un interessamento dell’Inter...

«Ho scelto la Fiorentina perché ha un ottimo organico e perché credevo (anzi: credo) nelle sue potenzialità. È una squadra che segue la mia stessa filosofia: vuole arrivare a raggiungere qualcosa di importante. Conoscevo e apprezzavo giocatori come Toldo, Torricelli, Batistuta, Rui Costa e Oliveira e sono soddisfatto di poterci giocare assieme. Abbiamo svolto una buona preparazione, siamo partiti col passo giusto in campionato e sono convinto che resteremo nelle zone nobili della classifica sino alla fine».
Ha avuto problemi di ambientamento?
«Nessun problema, ho scelto una città dove si vive bene, con una tradizione prestigiosa e una storia artistica impareggiabile».

Mentre ci parla di Firenze ci mostra una finestra dalla quale si vedono alcune bellezze tipiche della città, tra cui spicca il Duomo: «Se avessi più tempo a disposizione mi piacerebbe camminare per le vie del centro, scoprire i monumenti, gli angoli più nascosti e affascinanti. Sono già stato a Ponte Vecchio, al Duomo, a Piazzale Michelangelo e quando verranno i miei genitori darò spazio alle escursioni. Mi piace molto la vostra cucina, specialmente i primi piatti e il cappuccino».
Heinrich in campo ha grinta da vendere, ma tra le mura domestiche come è?

«Amo starmene in famiglia, in tutta tranquillità, a giocare con i miei figli. Non vado quasi mai al cinema, mi piace incontrare gli amici e non ho hobby particolari, mi piace collezionare le maglie che ho indossato e che si legano a particolari momenti agonistici e quelle delle squadre avversarie di un certo spessore».
Jorg ci mostra una bacheca con le maglie della Roma, del Parma, del Bayern Monaco e della Fiorentina. Quest’ultima ci colpisce in modo particolare per una curiosità: è quella col numero 17...
«Ho chiesto di indossare la casacca 17 perché in Germania con questo numero ho vinto tanto e così pensavo di ripetermi a Firenze. Comunque, se vi interessa, per noi tedeschi il numero sfortunato è il 13».

L’intesa con i compagni com’è?
«Mi trovo bene con tutti, sono simpatici e soprattutto hanno cercato di aiutarmi con l’italiano. Purtroppo non parlavano tedesco e capirsi era impossibile. Così quando mi hanno assegnato la camera per il ritiro con Andrea Tarozzi ho potuto conversare di più, anche se in inglese».
Il calcio tedesco e quello italiano: che differenze hai riscontrato?
«In Germania si segnano più reti nel corso di una partita, mentre in Italia occorre troppo tempo prima di violare la rete del portiere avversario. Questo, ovviamente, è anche frutto di difese più compatte e forti».

Domenica 6 dicembre non è solo il giorno di Fiorentina-Bologna, nello stesso giorno Heinrich compirà 29 anni. Che regalo si vorrebbe fare?
«Dal momento che sono in campo, di regali ne vorrei due: una buona prestazione coronata da un gol, uno di quelli pesanti, che portano al successo la mia squadra». Siamo al termine dell’intervista, Jorg ci mostra una bottiglia di champagne sigillata e manifesta l’intenzione di aprirla solo per festeggiare un giorno memorabile. Sapete quale? Ma quello del terzo scudetto, naturalmente...

di Gaia Simonetti

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