Forza Viola 3/1998



L'alfabeto di Giulio Falcone
IL SOGNO DESNEYANO

Adriatico

Il mare davanti a casa. Giulio Falcone è nato ad Atri, sulle colline d’Abruzzo. A quattrocento metri d’altezza, ma il mare è lì vicino, e si sente. «E io ho lo spirito degli uomini di mare, appunto. Appena posso, torno a casa e mi immergo nella mia terra e nei suoi profumi. Pensare che la mia vita da calciatore è iniziata a Torino, una città che è l’esatto contrario di un posto come Pescara... All’inizio è stata dura, soffrivo di nostalgia. Poi ho imparato che anche lassù ci sono posti meravigliosi».

Brividi

Di emozione, di felicità. Alla fine della stagione 1995-96, Falcone era un pezzo pregiato del mercato. Si parlava di Juventus, di Milan, di “monumenti” della storia del calcio. Eccoli, i famosi brividi che percorrono la schiena di un ragazzo di appena ventidue anni, quando gli raccontano che il grande calcio ha bisogno di lui. «Alla fine sono arrivato a Firenze. E non è stata una delusione, anzi. Perché qui si sogna in grande, in società c’è gente che si è messa in testa di fare cose importanti. Potrei chiedere di meglio?».

Coppe

Ce ne sono due, per ora, nella bacheca di Giulio. La Coppa Italia ‘92-93, vinta con la maglia del Torino ad appena diciott’anni, e la Supercoppa Italiana conquistata con la maglia viola nell’estate del ‘96. Ma se è vero che nella vita conta anche partecipare, il cammino europeo della Fiorentina in Coppa delle Coppe nella stagione 1996-97 è un’altra perla da collezione. Sfidare il Benfica e il Barcellona, leggende del calcio mondiale, e arrivare a un passo dalla finale sono emozioni grandi, per un ragazzo di ventitrè anni. E con la Fiorentina che rincorre un posto in Uefa per la prossima stagione, la favola ovviamente non è ancora terminata.

Disney

La videoteca di casa Falcone è il regno dei cartoni animati. Normale, viene da pensare, visto che il piccolo Alberto ha appena nove mesi. Invece no, Alberto non c’entra, almeno per il momento. Il fedelissimo è Giulio. «Ho una passione per i lungometraggi di Disney. Spero davvero di trasmetterla a mio figlio, così un giorno ci metteremo a guardarli insieme. Gli intramontabili? Tre titoli su tutti: Gli Aristogatti, La Bella e la Bestia, Basil l’Investigatopo. Mitici».

Equlibrio

Quello che serve a chi fa il mestiere di calciatore ad alti livelli. Per Giulio Falcone, la sicurezza ha un nome: «Claudia, mia moglie. Ci siamo sposati giovanissimi, è stata una scelta precisa, come quella di avere subito un figlio. Abbiamo molte cose e molti pensieri in comune, la sua presenza è fondamentale».

Fiorentina

La gioia di esserci, si diceva. «Proprio così. Gioco in una squadra che sta crescendo rapidamente, alle spalle c’è una società ambiziosa. In questi due anni il presidente ha investito un sacco di soldi per costruire un gruppo competitivo. Insomma, mi sento parte di un progetto vincente. È gratificante».

Genitori

L’importanza della famiglia, per un ragazzo che si mette in testa l’idea di fare il calciatore, e per farlo deve mettere parecchi chilometri tra sè e casa. «Il primo anno in Piemonte è stato duro, mi voltavo continuamente e mi facevo prendere dalla nostalgia. I miei mi hanno dato la carica, hanno fatto di tutto per starmi accanto. Ogni tanto me li trovavo davanti all’improvviso. Partivano dall’Abruzzo e salivano a Torino senza dirmi niente, per farmi una
sorpresa. Non finirò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto».

Humus

La fortuna, dice Giulio, è stata quella di trovarsi nei posti giusti al momento giusto. Ci vuole il terreno adatto, abbastanza fertile perché l’albero cresca e il frutto maturi. «A Torino ho fatto la mia strada senza bruciare le tappe, la Serie A è arrivata quando era ora, nè prima nè dopo. A Firenze c’è una grande attesa, c’è voglia di vincere e c’è una strada precisa da seguire. L’ambiente è pronto, io ci sono cresciuto dentro e mi sento a casa». Sarà fortuna, ma bisogna anche essere in gamba, per salire su certi treni che passano al volo.

Insegnamenti

I maestri. Tanti, nella carriera di un calciatore. «Il primo è stato Rampanti, che mi ha seguito a Torino ai tempi delle giovanili. Ma non dimentico Nedo Sonetti: sono felice che sia tornato su una panchina di Serie A, se lo merita. Ranieri mi ha voluto a Firenze e mi ha aiutato a diventare un giocatore completo. Malesani ha idee precise in testa, è il timoniere di quel progetto intrigante in cui mi sento immerso».

Jolly

La forza di essere un difensore completo, versatile, adatto a tutte le situazioni. «Ho giocato a sinistra, a destra, da centrale. Mi sono abituato a coprire tutti i ruoli, l’idea non mi preoccupa. Diciamo che i primi tempi alla Fiorentina, con tutti quei mutamenti di posizione, mi hanno arricchito, e forse completato».

Legàmi

Difficile non parlare di radici. «Facendo questo mestiere impari ad apprezzare tutto quello che c’è di buono nei posti in cui ti capita di esercitarlo. Torino era bella, Firenze è fantastica. Ma è logico che ogni tanto ripensi a Pescara, al mio Abruzzo dove c’è mare e montagna, riviera e Parco Nazionale. Quando posso, torno a rifugiarmi per qualche tempo nel mio mondo antico».

Maldini

Uno di quelli che hanno creduto in Giulio Falcone. Al punto da portarlo in Nazionale, nell’Under 21. «Aveva (anzi: ha) la grande capacità di sdrammatizzare le situazioni, la sua gestione del gruppo dava l’idea di una grande famiglia, i problemi sembravano sempre fuori dalla porta. Cosa farà ai Mondiali con la Nazionale maggiore? Non lo so. Finora ha portato l’Italia dove gli avevano chiesto di portarla; direi che la sua parte la sta facendo nel migliore dei modi».

Nazionale

Un sogno naturale, per chi comunque è stato nel giro e non ha ancora compiuto ventiquattro anni. «Più che un sogno, direi un obiettivo, uno stimolo a migliorare. Però non penso al fatto che Maldini è diventato Ct, non mi faccio illusioni in questo senso. Per arrivare così in alto bisogna sempre dimostrare qualcosa, alla maglia azzurra devi arrivarci con le tue gambe, mettendo in fila i tuoi meriti».

Obiettivi

La Nazionale, lo scudetto, un trionfo in Europa. Sai quanti ce ne sono, di traguardi da raggiungere, nella vita di un calciatore che ha già messo alle spalle più di cento presenze in Serie A. «Io, adesso, ho un solo obiettivo: fare la mia parte con la maglia della Fiorentina. Con questo gruppo che, partita dopo partita, prende sempre più coscienza della sua forza. Questa è la mia realtà, oggi. Mi piace, voglio viverla intensamente».

Papà

Un mestiere difficile, per chiunque. Ma Giulio ci teneva a impararlo. Così, nove mesi fa Claudia gli ha regalato Alberto, il primogenito. E lui ci si è messo d’impegno. «Di sicuro è più faticoso fare il padre che il terzino. Mi piacciono i bambini, anche su questo io e Claudia siamo in sintonia. Alberto, poi, è grande. Curioso di tutto, meraviglioso. Ci ha riempito la vita, l’ha proprio colorata».

Qualità

Non lo dice lui, ma chi lo conosce bene: la più grande qualità di Giulio Falcone è la modestia. È arrivato sui palcoscenici del grande calcio in punta di piedi. Ingredienti fondamentali: grande tenacia, personalità spiccata. Ma nella misura giusta. Non è di quelli che alzano la voce o parlano a sproposito, Giulio. Gli piace farsi rispettare in campo, è il suo mestiere e cerca di farlo nel migliore dei modi.

Ranieri

Un tecnico che gli ha dato fiducia. «Quando sono arrivato a Firenze, tutti mi hanno raccontato di quanto si sia battuto per avermi. Mi ha fatto piacere, è normale. Affrontavo una realtà completamente nuova, dopo tanti anni a Torino. Sapevo che per il mio allenatore non ero lì per caso, e questo mi ha aiutato molto».

Sanchis

Il campione che stimola la fantasia. Tutti i ragazzini innamorati del calcio ne hanno uno. «Per me era lui, Manuel Sanchis. Cinque o sei anni fa, quando il Real Madrid era il grande Real, e in mezzo al campo aveva un talento come Butragueño. E il grande Sanchis, appunto. Mi ispiravo a lui, a quei tempi. Beh, adesso magari è un po’ calato, ma è sempre un campione e si vede».

Torino

Una città che non si dimentica. «E come potrei? Lì ho trascorso sei anni della mia vita, ho esordito in Serie A in maglia granata, ho vinto una Coppa Italia. Vero, c’è anche la retrocessione, che è stata la fine di un’avventura. Ma in assoluto i ricordi belli sono molti, mentre quelli brutti si contano sulle dita di una mano».

Università

L’idea non l’ha abbandonata, Giulio. È iscritto all’Università di Pescara, facoltà di Economia e Commercio. «Ma ho dato pochi esami, e sinceramente oggi non ho troppo tempo di andare avanti. Dovrei stare sveglio di notte, una faccenda improponibile. Però in fondo non mi corre dietro nessuno, aspetterò che Alberto sia cresciuto, che il calcio mi prenda meno tempo e poi tornerò sul percorso interrotto. Dopo il diploma avrei potuto fermarmi, ma la laurea è un traguardo che ho in mente. Ci arriverò».

Verità

Uno che ti dice le cose in faccia, Giulio Falcone. Senza aggredirti, ma con convinzione. «Sono abituato a parlare apertamente. Non so se sia una dote, non sta a me dirlo. Di sicuro, in certi casi può diventare un problema. Tornassi indietro, comunque, rivivrei la mia vita esattamente come l’ho vissuta. A viso aperto. C’è chi pensa che la sincerità sia controproducente; lasciate che io continui a pensare il contrario».

Zapping

Tempo libero? Poco davvero, soprattutto adesso che Giulio si divide tra campo e famiglia. «Se me ne resta un po’, di sera, mi metto davanti alla televisione e consumo il telecomando finché non trovo un programma interessante. Di solito mi fermo se trovo un buon film. Genere? Mi piacciono praticamente tutti, non sopporto soltanto l’horror». Già, molto meglio i cartoni animati.

di Marco Tarozzi



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