Forza Viola 5/1999



L'alfabeto di Carmine Esposito
COL CUORE IN GOL

Albione
Tutt’altro che perfida, nel caso di Carmine Esposito. Tra le società che si erano interessate a lui, dopo la positiva stagione d’esordio in Serie A, c’era anche il Tottenham. Disposto a fare ponti d’oro per averlo, a quanto pare. «Mi avevano offerto un ingaggio da capogiro, ma in quel periodo erano in piedi le trattative col Bologna e a me interessava continuare a giocare in Italia». Tra l’altro, la società inglese contattò direttamente il giocatore e il suo procuratore, Vincenzo D’Ippolito, senza mai approfondire l’argomento con l’Empoli, che dunque si orientò in direzioni diverse.

Bologna
Gli sarebbe piaciuto, inutile negarlo, giocare nella squadra di Mazzone, a cui sembrava vicinissimo l’estate scorsa. Anche perché è sotto le Due Torri che Carmine ha messo su casa con la sua Immacolata. Suo suocero, ufficiale dell’Esercito, lavora nel capoluogo emiliano, che per la famiglia Esposito è diventato il posto giusto in cui costruire il futuro.

Cuore
Quello che a Carmine Esposito non manca mai. Che alla fine gli fa trovare spazi anche in un reparto in cui i compagni si chiamano Batistuta, Edmundo, Oliveira. Ci mette l’anima, Esposito. Quella che a volte manca ai grandi talenti, quella che ti aiuta a crescere e a lasciare il segno. Perché i sogni bisogna anche saperseli costruire, e Carmine sa come si fa.

Destino
Quello che non gli ha permesso di indossare la maglia azzurra del Napoli, all’inizio della carriera. «Fui scartato al provino. Pochi giorni dopo Improta organizzò una squadra di giovani napoletani e la portò a giocare un’amichevole contro i ragazzi della Casertana. C’ero anch’io, in quella selezione. Vincemmo 5-0, e i cinque gol li segnai tutti io». L’avventura di Carmine nel mondo del calcio partì di lì a poco. Non da Napoli, ma da Caserta. Neppure troppo lontano, in fondo.

Empoli
Come dimenticare? La storia del calcio empolese non può fare a meno di evidenziare il suo nome. Il grande ciclo dell’Empoli di Luciano Spalletti, quello che è riuscito a salire dalla C1 alla A in due stagioni, ha avuto Carmine Esposito tra le sue bandiere. Poco importa se al momento di decidere il futuro, l’estate scorsa, tra giocatore e società non tutto sia filato liscio. In fondo, alla fine vivono tutti più o meno felici e contenti, e certe dissonanze si dimenticano in fretta. Restano le cifre, resta la memoria. E l’affetto dei tifosi per un giocatore che ha dato tanto a questi colori.

Fiorentina
Il Grande Sogno, all’inizio. «Dopo un’estate terribile, faticosa, un finale sorprendente. Io non sono un talento, ma mi ha voluto una grande squadra come la Fiorentina. Per me è l’occasione della vita». La gioia di avere come compagni di squadra campioni veri, come guida l’allenatore più vincente d’Italia. Lungo la strada, qualche incomprensione. Come quando Trapattoni non lo fece giocare contro l’Empoli: «Mi bastavano cinque minuti davanti al mio vecchio pubblico. Qui non hanno fiducia in me, e così finisce che la perdo anch’io...» commentò Carmine in quell’occasione. Poi, certe prospettive che si aprono. Il Trap assicura che uno come Esposito gli serve eccome, Carmine ritrova la via del campo e anche le polemiche si quietano.

Giovanni
Martusciello, naturalmente. L’amico con cui Carmine Esposito ha condiviso gli anni della bella favola empolese. Un altro che, come lui, è arrivato in Serie A dopo anni e anni di gavetta, di piccole gioie ma anche di grandi delusioni. Quando si dice il destino: Carmine e Giovanni non si sono ancora trovati di fronte, da avversari: «Quando accadrà, credo che faremo fatica a restare seri, guardandoci negli occhi».

Imma
Per esteso, sarebbe Immacolata. La donna della vita, per Carmine. Una donna mediterranea, solare come lui, che alle radici partenopee ha aggiunto un tocco di emilianità, visto che vive a Bologna da tanti anni. Con lei, Carmine ha in ballo una scommessa infinita: ogni anno, prima che la stagione inizi, lei pronostica i gol che il marito segnerà in campionato; lui risponde restando a quota più bassa. Vince chi arriva più vicino alla realtà, e se tocca a Imma da Carmine arriva puntuale uno splendido regalo. Inutile dire che a Empoli il regalo è sempre arrivato.

Lulu'
Uno che in fatto di cabala ha qualcosa da insegnare anche a Carmine Esposito. «Credevo di essere scaramantico io. Ma quando ho conosciuto Oliveira ho capito di essere un dilettante, al confronto. Dovreste vedere quanti amuleti ha Lulù. Per me è una miniera, prima o poi dovrò chiedergli di regalarmene qualcuno». Un legame nato così, grazie a un metodo comune di approccio alla dea bendata. Approfondito con la conoscenza reciproca: «Lulù è una persona eccezionale. Professionista in campo, disponibile e simpaticissimo fuori».

Martina
La grande gioia di Carmine Esposito. Immacolata gliel’ha regalata nel ‘96, quando Carmine inziava, a suon di reti, a entrare nell’immaginario collettivo dei tifosi dell’Empoli. Nel suo cuore, adesso, c’è tutto l’affetto di un padre per una piccola creatura da crescere, per una figlia che cammina spedita incontro al futuro e regala serenità e allegria alla famiglia Esposito.

Napoli
Difficile dimenticare le radici. E i primi calci tirati a un pallone nella città che ti ha dato i natali. In un periodo in cui a Napoli il calcio era una faccenda incredibilmente importante. E ancor più importante, addirittura storica, sarebbe diventata di lì a poco: il Napoli vinceva scudetti proprio mentre un ragazzino dal cognome così diffuso in città cercava di diventare qualcuno in quel mondo. Forse l’unico rammarico è quello di aver dovuto iniziare l’avventura da Caserta. Non troppo lontano, in fondo, ma quella maglia azzurra resta un sogno irrealizzato.

Obiettivo
In realtà sono almeno un paio: vincere, perché con la Fiorentina si può davvero puntare in alto, e convincere. «Sapevo, quando sono venuto qui, che avrei giocato accanto a fior di campioni. Ma ho sempre creduto di poter trovare i miei spazi. Altrimenti non avrei affrontato quest’avventura». Ci sarebbero, a dire la verità, squadre che hanno cercato di assicurarsi le sue prestazioni per la prossima stagione. Il Napoli ha tastato il terreno un paio di mesi fa, l’Empoli ormai condannato alla Serie B pensa al ritorno del campione che l’ha portato in alto, il Cagliari ha avuto contatti con i dirigenti viola. Ma non è poi così sicuro che Carmine debba fare la valigia. Per il momento, l’unica certezza è il suo contratto, triennale con opzione per il quarto anno. E il più vicino alla porta d’uscita, in questo momento, è Edmundo, di cui Esposito è considerato il sostituto naturale. Dunque ...

Portafortuna
Magari lui non se n’è mai reso conto, ma ad Empoli, per esempio, certe cose se le sono annotate. Lì, quando c’era un appuntamento importante, Carmine si presentava puntuale. Un vero amuleto. Apriamo il cassetto dei ricordi: «Ho segnato il gol che ci regalò la promozione dalla C1 alla B, a Modena contro il Como. E quelli che, in due partite contro il Monza, ci regalarono la Coppa Italia di C. E poi la rete della promozione in A, contro la Cremonese». Tutto qui? «Beh, ci sarebbe anche uno dei gol che un anno fa ci valsero la salvezza, il primo nel 2-1 al Vicenza». Se vi sembra poco ...

Quarantaquattro
I gol segnati con la maglia dell’Empoli, che lo hanno fatto entrare nella storia della società toscana, terzo marcatore di tutti i tempi dopo Castellani (61) e Alderotti (49). Quelli di Carmine sono così suddivisi: 12 in C e 4 in Coppa Italia nel ‘95-96, 12 in B nel ‘96-97, 14 in A e 2 in Coppa Italia nel ‘97-98.

Record
Continuiamo a far parlare i numeri. Quelli del fortunatissimo periodo empolese. Se in assoluto Carmine Esposito è il terzo marcatore di tutti i tempi dell’Empoli, con la squadra toscana un record lo ha comunque conquistato: i quattordici gol segnati nella stagione ‘97-98, quella dell’esordio in Serie A, rappresentano il primato assoluto ottenuto da un giocatore empolese nel campionato di Serie A. Perciò la storia di questa società è legata a filo doppio al suo nome.

Spalletti
L’uomo del destino, per Carmine Esposito. «Il tecnico che mi ha valorizzato, portandomi nel grande calcio. A lui devo molto, probabilmente tutto. Anche il fatto di essere arrivato a giocare nella Fiorentina. Tra le tante cose che mi ha detto ce n’è una che non dimentico mai: tu, mi disse un giorno, sei uno di quelli che sbucano sempre per tirarti fuori dai guai. Un grande complimento».

Tornante
Nasce con certe caratteristiche, il calciatore Esposito, e in questo ruolo arriva a Empoli dopo le stagioni alla Casertana, alla Sambenedettese e all’Avellino. È Luciano Spalletti a trasformarlo da ala destra in seconda punta, e i risultati si vedono subito: viaggiava alla media di tre-quattro gol a stagione, Carmine, con una punta di nove reti nel ‘93-94, con la Sambenedettese in C1. Al primo anno a Empoli, stagione ‘95-96, segna 12 gol in 23 partite. E poi non si ferma più.

Undici
Il numero portafortuna di Carmine Esposito. Quello che ha sempre portato dietro la schiena. Anche a Firenze, all’inizio: esattamente il 13 agosto dello scorso anno, nella prima amichevole “europea” della Fiorentina, giocata nei Paesi baschi contro la Real Sociedad. Poi è arrivato Edmundo, e Carmine si è dovuto accontentare del numero 16. Scelta accettata con serenità: «Va bene così, farò in modo che anche questo diventi un numero da non dimenticare».

Vista
Splendida, quella che si gode dalla casa fiorentina di Carmine Esposito. Non c’è che dire, il ragazzo ha scelto bene il posto in cui vivere: dalla finestra si vede l’Arno che scorre quieto sotto il Ponte Vecchio, e alzando appena lo sguardo si vede Piazzale Michelangelo. Dicono sia il posto giusto per un pittore. A Carmine basterebbe che un giorno fosse ricordato come il luogo in cui ha vissuto un bravo calciatore, uno che sapeva come trovare la strada del gol.

Zampata
Quella vincente, Carmine Esposito l’ha trovata parecchie volte nella sua carriera. «Il gol di rapina, in effetti, è un po’ la mia specialità. Ne ho segnati parecchi in questo modo, e alcuni davvero importanti per le squadre in cui giocavo. Il più bello? Domanda difficile, e risposta piuttosto scontata: l’ultimo, comunque l’ultimo, pensando sempre a quello che verrà...».

di Marco Tarozzi

torna indietro