Forza Viola 3/1999



L'eco della stampa/Dicono di noi
CARNEVALE AMARO

La Lazio corre, la Fiorentina risponde. Nell’unico modo possibile: ribattere alle vittorie con le vittorie. E i ragazzi del Trap si rendono conto che con questi ritmi è necessario andare a prendere punti pesanti anche in trasferta. Subito un’occasione, la trasferta breve di Empoli: Batistuta e compagni non se la lasciano sfuggire. «La Fiorentina risponde con la voce grossa alla Lazio» scrive il direttore del “Corriere dello Sport-Stadio”, Mario Sconcerti, il 25 gennaio, « torna a giocare e vincere alla grande in trasferta. Era da settembre che Trapattoni non faceva il pieno lontano da Firenze. C’è riuscito quando ha improvvisamente trovato l’equilibrio a una squadra che si stava pericolosamente perdendo. Come ai tempi più felici di Ranieri, l’uomo della bilancia è Robbiati: ma l’uomo della partita è Edmundo. Intorno al suo incredibile fuoriclasse brasiliano tutta la squadra però gioca alla grande, aspetta, controlla e colpisce. Una squadra che sembra tornata in salute e completamente convinta dell’avventura che sta vivendo. Sette vittorie della Lazio lasciano la Fiorentina ancora saldamente al primo posto. Anche per questo è una vittoria di infinita importanza psicologica». In questo clima di ritrovata fiducia, tutti gli occhi sono puntati su Edmundo. Perché lui è il fuoriclasse che può cambiare volto a una partita, ma le sue lune preoccupano l’ambiente, come chiarisce Luca Calamai sulla “Gazzetta dello Sport” dello stesso giorno: «Di che umore è Edmundo? Se lo chiede Cecchi Gori, che non ha nessuna intenzione di rinunciare a “Edi” nè per il Carnevale nè a fine stagione. Se lo chiede il suo procuratore, Pedrinho, che oggi avrà un colloquio con i dirigenti viola per chiarire il futuro del suo assistito e, soprattutto, se lo chiedono i compagni di squadra, costretti a una non facile convivenza. “Edi” c’è e non c’è. Alterna amnesie disarmanti a momenti di calcio-champagne. Di sicuro non è diventato una mammoletta, visto che fulmina con lo sguardo Rui Costa, colpevole di aver sparacchiato da fuori area, e rimprovera Batistuta per non aver chiuso un triangolo elementare. Avrà anche voglia di scappare a Rio, ma ogni suo “ingresso” nella partita provoca una scossa elettrica».

La marcia continua e la Lazio manca l’aggancio

La marcia, in ogni caso, continua. L’ennesima vittima del Franchi è il Vicenza di Colomba. Contro cui si prendono una giornata di riposo i bomber. Tocca ai difensori, allora, portare a casa il risultato. Sulla “Nazione” dell’1 febbraio, Sandro Picchi scrive: «La partita con il Vicenza è la partita delle seconde linee. Ci pensano i difensori, Falcone e Torricelli, a sistemare inesorabilmente il pallone nella rete di Brivio mentre Amor, silenzioso ed efficace, cuce tranquillo, in modo professionale, un sereno gioco che si sviluppa su ritmi che sono i suoi. Ritmi che la Fiorentina sceglie volutamente, almeno così riteniamo, pensando ai muscoli un po’ rosicchiati dalla notte del giovedì». E Alberto Polverosi, sul “Corriere dello Sport”, precisa: «Ieri la Fiorentina ha giocato come la ragione consigliava, da squadra paziente, umile e perfida al tempo stesso. Da capolista». Viaggia a ritmo da record, la Fiorentina “casalinga”, e Alessandro Bocci lo ricorda su “Tuttosport”: «Sono dieci le vittorie consecutive in casa conquistate dal Trap, tredici con la Coppa Italia, quindici per la Fiorentina contando le ultime due di Malesani, nella scorsa stagione. Stavolta il risultato è rotondo e la sofferenza pochina: Edmundo regala assist e prodezze, Batistuta rinforza il suo primato nella classifica dei cannonieri. Ma a decidere sono i difensori». La vittoria contro il Vicenza arriva nel giorno della festa di capitan Batistuta. Una festa, scrive Alessandro Rialti sul “Corriere dello Sport-Stadio”, che appartiene a tutto il popolo viola: «Più di trentamila tifosi gli fanno gli auguri di buon compleanno, oggi saranno trenta, Edmundo (che non festeggia neppure se stesso) lo aspetta al centro del campo per applaudirlo... Schiodata quota 17 (gol) è sempre leader della classifica dei bomber, Batistuta si scusa: “Per me è un giorno come un altro. Mi dispiace, vi deludo, lo capisco, ma è proprio così”. I grandi non vivono di straordinarietà». Ma tra i festeggiati bisogna ricordare anche Giovanni Trapattoni, stratega di questa corsa al comando. E Gianni Mura, su “Repubblica”, non dimentica: «Il Trap, come Bertoldo, dice di badare più al fatto di non avere nessuno davanti che qualcuno dietro. Con il Vicenza era una partita facile in apparenza, non tanto perché il Vicenza non perdeva a Firenze da 26 anni quanto perché giovedì sera contro l’Atalanta i suoi avevano speso molto. Fin qui, non ha sbagliato nulla nella gestione del gruppo, che è complessivamente meno forte di Lazio e Milan ma può essere fortissimo se non si erode all’interno (Edmundo e dintorni)».

Batigol si blocca Edmundo vola a Rio

E arriva un’altra sfida-verità. Contro il Milan di Zaccheroni si interrompe la serie di successi consecutivi della Fiorentina al “Franchi”. E contemporaneamente si blocca l’uomo-simbolo della corsa allo scudetto. «A Firenze» scrive il direttore della “Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, nel corsivo dell’8 febbraio, «c’è una scena che non avremmo voluto vedere: quella di Batistuta, già provato da un duro scontro, che stramazza sul prato nel pieno di uno scontro disperato. È una di quelle immagini in cui lo sport colorisce di epica bellezza la sua tristezza; Batistuta ha immolato un ginocchio alla voglia disperata di non abbandonare il campo. Ne avrà per parecchie settimane. E, in una spietata contrapposizione, la caduta del capitano si scontra con il cinico volo di Edmundo verso una vacanza nella bolgia carnevalesca di Rio. Per carità, la partenza del brasiliano era stata decisa prima. Ma non è concepibile che dinanzi a una così grave emergenza Edmundo non avverta il dovere di un sacrificio, e che la società non abbia la forza di imporglielo. Di giocatori bravissimi come Edmundo e altrettanto bizzarri ne abbiamo avuti tanti. L’aneddotica è ricca e colorita, ma questo capriccio carnevalesco, con la Fiorentina prima e aggredita dalle rivali, si pone ai confini dello scandalo». Il direttore del “Corriere dello Sport-Stadio”, Mario Sconcerti, invita il gruppo a stringersi intorno all’idea che Batigol ha portato avanti: «Se Batistuta valeva da solo la metà dei gol della Fiorentina e una percentuale ancora più vasta di forza e personalità, è sicuro che la Fiorentina perde parte delle sue possibilità. Ma è anche vero che forse in queste domeniche Batistuta le ha insegnato a essere una squadra, uomini capaci di reagire, di mettere ancora insieme un’intera città per permettere al loro capitano di guarire senza rabbia. Credo che tutti a Firenze debbano a Batistuta il prolungamento di un sogno proprio quando tutto si allontana». Peserà l’assenza di Bati, peserà quella di Edmundo. E soprattutto, scrive Gianni Mura su “Repubblica”, peserà il fatto che si tratta di due assenze dai motivi opposti, e contrastanti: «Dire che la forza della Fiorentina stava molto in Batistuta non significava gufare il centravanti, ma semplicemente leggere i numeri dei gol. Uno così non si sostituisce, uno così è unico. Già la sua assenza è una botta durissima per il Trap, e all’assenza di Batistuta si somma la partenza di Edmundo per il Brasile. E va pure detto che al 24’ st Batistuta s’è rivolto alla sua panchina chiedendo a gesti la sostituzione di Edmundo, riluttante a dare una mano mentre il Milan premeva. Questo episodio segnala che già non tirava buona aria, nei confronti di Edmundo, già prima del grave infortunio a Batistuta. Al di là del talento, è impossibile non misurare i piccoli egoismi di Edmundo e i suoi grandi capricci e insieme l’estrema generosità di Batistuta».

L’impossibilità di essere normale

C’è malumore, c’è sconcerto nell’animo dei tifosi, di fronte alla decisione di Edmundo di partire per Rio, per il Carnevale, nonostante l’infortunio a Batistuta. Lo registra Marco Bernardini su “Tuttosport” dell’8 febbraio: «Non credono alle loro orecchie, i fans viola quando, radunati nell’antistadio in attesa di notizie sul crack di Batistuta, vengono edotti sull’ultima di Edmundo. La Fiorentina è rimasta in brache di tela, per ovviare alla necessità del gol dovrà affidarsi alla buona volontà della coppia Oliveira-Esposito e lui, il brasiliano, non fa una piega: destinazione Rio, dove il Carnaval non sarebbe una festa vera senza la sua partecipazione in maschera... Il prode Gabriel sta ancora sul lettino a rotolarsi per il dolore, l’impassibile carioca dice all’autista di fare alla svelta perché il volo Roma-Rio de Janeiro delle 23.10 è l’ultima cosa che vuole perdere. I fans viola un gesto di così poca considerazione se lo stamperanno nella mente». Difficile parlare della partita col Milan, in questo clima. Difficile, scrive sulla “Nazione” Sandro Picchi, non pensare al futuro con una certa apprensione: «Di fronte all’infortunio di Batistuta e alla partenza di Edmundo, due episodi che rabbuiano il futuro della Fiorentina, la partita passa in secondo piano, ma è una partita che conferma i progressi del Milan, la squadra che va più vicina alla vittoria... L’infortunio a Batistuta non segna la partita, anche se nell’occasione il bomber viola è lanciato in una prediletta azione di contropiede. Ma può segnare il campionato della Fiorentina, che senza il suo capitano di solito s’inceppa. La partenza di Edmundo in questo clima è un episodio difficilmente tollerabile». Scende in campo anche il presidente Cecchi Gori, per tranquillizzare gli animi scossi dalla partenza di Edmundo. «Batistuta all’ospedale, Edmundo al carnevale» scrive su “Repubblica del 9 febbraio Benedetto Ferrara. «Una battuta amara che mette insieme le due grandi notizie che hanno avvolto una città e i suoi tifosi, che hanno costretto un allenatore a uscire allo scoperto e un gruppo di dirigenti a fissare un vertice urgente con tanto di conferenza telefonica con gli uffici romani di Vittorio Cecchi Gori. Il presidente, ieri sera in tv, si è assunto la responsabilità della partenza del giocatore». Luca Calamai e Mauricio Cannone sulla “Gazzetta dello Sport” parlano di un futuro già deciso, per quanto riguarda il fuoriclasse brasiliano: «Edmundo ha già raggiunto l’accordo con il Vasco da Gama. “O’ Animal” debutterà a luglio nel campionato di Rio. Mare, sole, carnevale e pallone: la sua vita. La prossima settimana la Fiorentina incontrerà il procuratore di Claudio Javier Lopez, stella del Valencia e pupillo di Gabriel Batistuta. Il campione che Cecchi Gori ha scelto per dimenticare Edi».

A questo punto, si fa avanti il capitano in persona. Non cammina ancora,se non con l’aiuto delle stampelle. Ma ha le idee chiare, Gabriel Batistuta. E Alessandro Rialti le racconta sul “Corriere dello Sport” del 10 febbraio: «La Fiorentina è scossa, in difficoltà, volano le polemiche e le diverse interpretazioni? In questa situazione neppure le stampelle fermano Gabriel Batistuta. L’argentino non si tira indietro, non resta adagiato sul letto di dolore, lui interviene diretto, senza porsi limiti perché si sente, sempre e comunque, dentro la squadra. In trenta minuti affronta tutti gli argomenti possibili e traccia quella che reputa l’unica filosofia possibile: 1) la società si è fatta ridere dietro avvalorando l’insostenibile interpretazione di Edmundo volato in Brasile per... motivi legali; 2) la Fiorentina deve seguire, compatta, Trapattoni che è la voce della ragione; 3) Edmundo è decisivo solo quando ne ha voglia e... spesso non ne ha voglia». Ma la società non abbandona il suo timoniere. Lo ricorda Luca Calamai sulla “Gazzetta dello Sport”: «“Trapattoni avrà totale libertà di azione”. La Fiorentina cambia strategia. Edmundo torna a essere un giocatore “normale”, con i suoi diritti ma anche con i suoi doveri. Questo è il risultato di un lungo vertice che si è svolto nella palazzina di piazza Savonarola. Il tecnico viola è stato accontentato. Trapattoni, finalmente, non avrà più le “mani legate”... La cosa certa è che a fine giugno questo tormentato matrimonio si scioglierà. Ed Edmundo per tornarsene in Brasile, quasi certamente al Vasco da Gama, dovrà garantire alla Fiorentina ventitré miliardi di lire. Come da contratto. Non ci saranno sconti visto che “O Animal” non ha fatto niente per meritarsi un gesto di simpatia da parte del presidente Cecchi Gori e del club viola».

La Lazio aggancia i viola ma la partita è aperta

Il campionato va avanti. Senza Batigol, senza Edmundo. E la Fiorentina cade a Udine, sul campo di una delle squadre più in forma del momento. Guai a dimenticarlo, ammonisce Sandro Picchi dalle colonne della “Nazione” del 15 febbraio: «Il momento della Fiorentina è senza dubbio difficile. Lo avrebbe reso superabile, nell’immediato, un avversario più comodo dell’Udinese; che è squadra in gran forma. L’aspetto positivo è rappresentato dalla determinazione, dall’impegno, da quella reazione finale che può sembrare tardiva, ma che indica anche la volontà di battersi, di rimediare. Il sorpasso da parte della Lazio non c’è stato. Anche questo può aiutare». Non è facile, scrive sulla “Gazzetta dello Sport” Alberto Cerruti, se manca la materia prima: «Toldo si rivela un mostro di bravura in almeno cinque occasioni, straordinario nel coprire le lacune della squadra. Perché Trapattoni non ha la bacchetta magica per trasformare Esposito e Oliveira, incapaci di affondare nel terzetto difensivo formato da Bertotto, Calori e Pierini. Nè riesce Rui Costa a far decollare la squadra». Mario Sconcerti, direttore del “Corriere dello Sport”, nonostante il passo falso ci crede ancora: «Ventuno partite in testa alla classifica qualcosa vorranno pur dire. Il lavoro di Trapattoni sta proprio in questo: andare a cercare quello che di grande questa squadra ha dentro. E metterlo a fare argine. C’è ancora tempo per una scommessa». Chiaro che, come scrive Alessio Da Ronch sulla “Gazzetta dello Sport”, uno come Edmundo va recuperato alla causa: «Dodicimila chilometri, quattordici ore di volo. È questa la distanza tra una vittoria e una sconfitta, tra uno scudetto a portata di mano e il rischio di mandare tutto all’aria. In questa distanza, che Edmundo percorrerà nella notte tra mercoledì e giovedì, c’è il futuro della Fiorentina. L’operazione perdono è già cominciata, Cecchi Gori sabato sera ha parlato a lungo prima con Trapattoni, poi con Rui Costa. Domenica contro la Roma “O Animal” potrebbe tornare a far gol per la Fiorentina, sull’erba e non sulla sabbia». Per Benedetto Ferrara di “Repubblica”, il problema è quello di trasmettere al brasiliano un po’ della dedizione dimostrata in queste ore difficili dal resto del gruppo: «Chissà se qualcuno ha raccontato a Edmundo che a Udine la “sua” squadra ha sofferto, lottato, faticato e perso. Che la mattina il suo allenatore s’è sentito male, ha urlato il suo dolore, rimanendo bloccato da una colica di reni...Chissà se nei quarantadue gradi di Rio l’attaccante, mentre giocava a futevolei sulla sabbia di Copacabana, ha saputo che Batistuta, rimasto a Firenze con le stampelle, telefonava in continuazione al suo amico massaggiatore Luciano Dati per avere notizie del Trap, che nel frattempo aveva scelto di esserci».

Battuto il Bologna, Coppa Italia più vicina

Rivedere la luce. Reagire subito. La Fiorentina lo fa in Coppa Italia, in casa del Bologna. Vince al Dall’Ara la partita d’andata della semifinale, ipotecando il passaggio del turno e scacciando dal suo cielo certi nuvoloni neri e carichi di tempesta. «Colpo grosso della Fiorentina», scrive Sandro Picchi sulla “Nazione” del 19 febbraio, «che riemerge dai suoi problemi e dalle sue vicende vincendo sul campo del Bologna e mettendo un’ipoteca, come suol dirsi in questi casi, sull’accesso alla finale della Coppa Italia. Per i viola, nonostante le assenze dei grossi calibri dell’attacco, è una serata largamente positiva, non solo dal lato del risultato, che è comunque un aspetto fondamentale, ma anche sul piano del gioco e della determinazione. Rui Costa, stavolta, è stato quello che la Fiorentina gli chiede di essere quando mancano Batistuta ed Edmundo: un leader».

La sera di Bologna conferma lo stato di grazia di un uomo che conta parecchio, in questo gruppo. Lo ricorda Alessandro Bocci su “Tuttosport”: «Rui Costa, come domenica scorsa a Udine, è il faro dei viola: quando accelera, la squadra del Trap riesce a distendersi e la difesa del Bologna va in affanno». E nella festa, c’è la gioia di un giocatore che in questo periodo ha vissuto un momento delicato. «Non si vive di solo Edmundo» scrive Luca Calamai sulla “Gazzetta”. «Anche Carmine Esposito si ricuce la sua serata di gloria. Attesa, voluta, cercata. Con la determinazione di chi non è nato campione, di chi ha dovuto lasciare la sua terra per non rischiare di affogare nelle sabbie mobili del calcio minore... La fuga di Edmundo gli ha regalato una serata da protagonsita. L’occasione tanto attesa. Ed Esposito l’ha sfruttata. Un destro imparabile. Da cannoniere vero». In più, adesso c’è di nuovo Edmundo. Che passa il primo giorno dopo il ritorno a Firenze a letto, per smaltire il fuso orario. Troppo Carnevale, troppi balli e troppo aereo. Tutto okay, l’allenamento non era previsto, fa sapere la società . «Si sarà addormentato» spiega Romano Fogli, che lo attendeva al campo. Sia come sia, si riparte. E la sintonìa del gruppo si può ritrovare con una semplice ricetta, assicura Alberto Polverosi sul “Corriere dello Sport-Stadio”: «Molti pensano che occorra tutta l’intelligenza di Rui Costa, di Batistuta e degli altri giocatori per sopportare questa situazione. In realtà, solo Edmundo può fissare il grado di sopportabilità di se stesso, lui che fa dell’eccezione una regola: se farà vincere la squadra, potrà continuare a fare quello che vuole perché a tutti piace vincere; se non l’aiuterà nemmeno un po’, sarà condannato al disprezzo».

La rinascita, in fondo, è anche nell’interesse del brasiliano. Uno a cui, comunque, vincere è sempre piaciuto.

di Marco Tarozzi

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