Forza Viola 2/1999
L'eco della stampa/Dicono di noi
UN INVERNO DA CORSA
Girare la boa del campionato davanti a tutti è una gran
bella sensazione. Al di là dei numeri, che dicono che sessantotto volte
su cento chi arriva primo al traguardo di metà stagione tiene il passo
fino alla fine. Il primato serve a crederci sempre di più, anche nei
momenti in cui le cose si fanno difficili, mica troppo rari nellarco di
una stagione. E poi, in certi casi, cè sempre lesperienza
di uno come Giovanni Trapattoni a tenere unito il gruppo. Con le carezze, ma
quando è necessario anche alzando i toni della voce.
Battuta la Sampdoria, Trap studia da sindaco
Avanti un passo, anzi tre, contro la Sampdoria in casa. Otto vittorie su otto,
al Franchi. Volasse così anche in trasferta, la squadra viola avrebbe
già chiuso il campionato. «La Samp ha chiuso la gara attaccando»
commenta Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio del 7
gennaio, «ma ieri la difesa viola, a parte un paio di errori nel finale
di Torricelli, ha concesso pochi spazi ai tre attaccanti avversari, grazie soprattutto
alla splendida partita di Repka che si è battuto vincendo ogni duello
che si andava via via formando, contro Ortega, Palmieri e infine Montella».
Resta, scrive Alessandro Bocci su Tuttosport, il problema del passo
corto in trasferta: «La Fiorentina centra lottava vittoria su altrettante
partite casalinghe della gestione Trapattoni. Ora lallenatore dovrà
verificare bene i motivi del calo che spesso coinvolge la squadra nel secondo
tempo e che lha tradita anche fuori casa: è fisico, oppure psicologico?
Comunque sia, è necessario intervenire. E, contemporaneamente, aumentare
il ritmo lontano dal Franchi, dove finora la squadra ha conquistato appena otto
dei trentadue punti con i quali guida la classifica. Domenica, in questo senso,
cè lesame più atteso contro la più in forma
del reame: la Lazio». Sulla stessa frequenza Sandro Picchi, che sulla
Nazione ricorda come «In certi momenti, lunghi momenti, la
Fiorentina non fornisce esattamente lidea di una squadra da scudetto,
ma con Trapattoni è così. È anche così. Tre vittorie
consecutive per 1-0 in casa, con maggiore o minor sofferenza, mai tranquillissime.
Un inno indiscutibile alla concretezza. Difendersi in molti, allungare il campo,
dimenticare lapplicazione del fuorigioco, dare spazio a Batistuta e a
Oliveira (e ora a Edmundo) non era forse quello che noi stessi chiedevamo alla
Fiorentina da anni, fino dai tempi di Ranieri? Vero, eppure qualcosina di più
ora ci vorrebbe». Anche a Paolo Condò della Gazzetta dello
Sport la prestazione contro la Samp è piaciuta poco o nulla: «Lormai
leggendario Ich habe fertig (sono finito) col quale concluse a Monaco
la sfuriata contro gli Strunz del Bayern è un concetto che balla a lungo
nella testa del primo Trap targato 1999. A corredo dellottava vittoria
casalinga consecutiva, infatti, arriva un altro dato ripetuto: siamo al terzo
1-0 di fila. Passi per i primi due, inflitti a uno strepitoso Bologna e a una
Juve che è pur sempre la Juve. Ma ottenere il minimo anche contro la
misera Sampdoria di questi tempi non è proprio un bel segnale, anche
perché il piano doriano era congegnato esattamente così: unora
di barricate nella speranza di limitare al massimo i danni, poi dentro Montella
e vediamo un po che succede». Su Repubblica, invece,
Gianni Mura si proclama soddisfatto, e sicuro del mestiere di Trapattoni: «La
Fiorentina continua sicura la sua fuga. Il risultato con la Samp è magro
nei numeri, ma il gioco cè stato, e anche un palo e una traversa.
Tra i solisti di Trapattoni, stavolta il gol-vittoria lo segna Rui Costa con
un bel sinistro. Otto partite in casa, 24 punti. Il Trap sa come si vincono
gli scudetti e sa anche come si evitano le trappole della sosta natalizia. Nessuna
flessione di rendimento per i suoi giocatori». Il Trap, del resto, è
una certezza anche per i fiorentini. E cè già chi, come
fa notare Chiara Basevi sul Giornale, lo vorrebbe a dirigere non
solo la squadra, ma lintera città: «Trapattoni nel cuore,
nonostante certi trascorsi, il passato fiorentino è più bianco
che nero, ora che la Fiorentina vince e scappa. E così può capitare
che in tribuna Maratona spunti uno striscione tutto per lui, per il Trap ex
nemico: Trapattoni sindaco, e perfino Primicerio, sindaco di Firenze,
anche se non in tribuna, idealmente applaude e condivide lamore dei tifosi
per il tecnico».
La Lazio è imbattibile e Malesani si fa sotto
Il problema è incappare nella Lazio, di questi tempi. AllOlimpico,
la Fiorentina non riesce a evitare la quinta vittoria consecutiva dellarmata
di Eriksson. Un passo falso che fa soffrire il cuore viola di Mario Sconcerti,
direttore del Corriere dello Sport-Stadio, che sul giornale dell11
gennaio scrive : «La Lazio strapazza la mia vecchia Fiorentina, ottiene
la sua quinta vittoria consecutiva e dimezza i punti di distacco da un vertice
dove i viola vengono raggiunti dal Parma. Trapattoni non sbaglia partita, ma
la Lazio per un tempo schiaccia comunque la Fiorentina. Toldo chiude i primi
45 minuti da migliore in campo e i viola senza un tiro nello specchio della
porta. Nella ripresa, la Lazio passa quando quasi lo meritavano i viola (traversa
di Oliveira a Marchegiani battuto), ma nel complesso sarebbe arduo dire che
non ha meritato la vittoria». Ma Sandro Picchi, sulla Nazione,
tiene a ricordare che contro Mancini e compagni, a Roma, si può anche
perdere un colpo: «La sconfitta, una sconfitta che ci stava, non dovrebbe
minare la convinzione dei viola. E già da domenica prossima la situazione
potrebbe presentarsi loro più favorevole. Limpressione che i viola
abbiano cominciato a giocare troppo tardi, regalando un tempo agli avversari,
può essere unimpressione giusta. E certamente in trasferta devono
migliorare il rendimento, ma altre volte li abbiamo visti peggio. E contro avversari
inferiori alla Lazio». «Premesso che con una Lazio così si
può anche perdere» è il commento di Gianni Mura su Repubblica,
«è il modo in cui la capolista ha affrontato limpegno che
lascia un po perplessi. Difesa a oltranza, solo una volta Marchegiani
ha rischiato e lo ha salvato la traversa. Altre volte la tattica del contenimento
ha pagato. Stavolta no. E la vivacità dei viola dopo aver subìto
il gol di Vieri induce a chiedersi che partita ci sarebbe stata con un atteggiamento
meno prudenziale»
Quando il Trap perde le staffe
Cera da aspettarselo. Del resto, la conferenza-stampa culto passata alla
storia in Germania avrebbe dovuto mettere in guardia i giocatori viola. Contro
la Lazio, Giovanni Trapattoni non ha visto soltanto la sua squadra perdere.
Quello sarebbe il meno. Ha visto, invece, i suoi uomini arrabbiarsi luno
con laltro, e deconcentrarsi. La sfuriata non si fa attendere. Il 12 gennaio,
il direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò,
la registra così: «Qui manca lonesto centrocampista Strunz,
bersaglio della famosa requisitoria germanica, quando il Trap mise al muro lintero
Bayern, realizzando una sequenza da cult televisivo. Ma nellanimo del
nostro amico Giovanni pare ci sia parecchia gente a Firenze che rischia di precipitare
nella categoria ispirata a quel nome infelice. Nonostante qualche scricchiolio,
per noi questo atto di accusa di Trapattoni alla sua squadra è un colpo
di scena. Veleni e avvelenatori, gente che non si parla, mancanza di solidarietà
in campo. È questo il paradiso dal quale ci siamo lasciati incantare?
È possibile che di indistruttibile a Firenze ci sia solo la capacità
di autodistruzione?... Adesso il Trap ha intuito che per inseguire lo scudetto
ha bisogno di re come Bati, di nobili animali come Edmundo, di campioni vulnerabili
e gelosi come Rui Costa, nonché della fame e della fede di tutti. E allora
si è ricordato del glorioso giorno di Strunz e ha tirato fuori la frusta».
E Alessandro Rialti, sul Corriere dello Sport, entra nei dettagli:
«Cosè che ha fatto infuriare il Trap? Intanto il dissidio
evidentissimo (mostrato anche in tv) fra Rui Costa e Edmundo. Il portoghese
tira sempre la carretta (lo ha fatto in estate, lo ha fatto durante le feste
natalizie) ed è stanco delle bizze (e dei privilegi acquisiti) del brasiliano
che, a sua volta, sottolinea, occasione dopo occasione, gli errori (o supposti
tali) dei suoi compagni. Dissidio che ha comportato, ancora una volta, litigi
in campo, errori dei due protagonisti letteralmente affogati contro la Lazio,
più presi a litigare che a costruire gioco. Poi la mancanza di personalità
di alcuni giocatori che si limitano al compitino, che non rischiano la brutta
figura pur di aiutare il compagno. Poi il peccato di presunzione di chi si reputa
insostituibile. Nel complesso la mancanza di intelligenza, di maturità.
Insomma una sorta di infantilismo calcistico». Il Trap scuote la squadra,
Batistuta lo appoggia in pieno. «Il campione di Reconquista è con
Trapattoni» scrive Luca Calamai sulla Gazzetta dello Sport
del 13 gennaio. «Non è più tempo di guerre di retroguardia.
Nel calcio non bisogna essere tutti amici per vincere. Limportante è
essere leali e remare tutti nella stessa direzione. Parole forti. parole giuste.
Parole da capitano. Il Re Leone viola ha invitato Rui Costa a dominare il suo
orgoglio ed ha ricordato a Edmundo che continuando a non rispettare i compagni
rischia di trovarsi fuori squadra. Un intervento dettato da una necessità:
riavvicinare Rui e O animal. condizione fondamentale per difendere
questa Fiorentina da scudetto».
A metà strada la Fiorentina è prima
Festeggia, la Fiorentina campione dinverno. Dopo la sfuriata di Trapattoni,
qualcosa si è mosso dentro lanima del gruppo. Non sarà ancora
in forma splendida, la squadra, e infatti soffre contro il Cagliari al Franchi.
Ma vince e torna sola al comando. Mario Sconcerti scrive sul Corriere
dello Sport-Stadio del 18 gennaio: «La Fiorentina è campione
dinverno, particolare non solo statistico che non le succedeva dal 1982,
anno in cui arrivò seconda perdendo il punto decisivo proprio a Cagliari
e allultima giornata, partita che si ripeterà questanno.
Trapattoni ha sfruttato al massimo il fattore campo, nove partite, nove vittorie.
Fuori casa ha preso solo otto punti, addirittura due appena nelle ultime sei
partite. Ha un organico inferiore alle altre concorrenti, un equilibrio tattico
precario e di conseguenza difficoltà a fare gioco con continuità...
Certo però che quando le permetti di pensare solo allattacco, la
Fiorentina non può esimersi dal dilagare. ha il più grande centravanti
del mondo, un giocatore stupendo che meriterebbe da solo la soddisfazione di
una grande vittoria». Già, Gabriel Batistuta. Una tripletta per
ridare fiducia al gruppo, per fargli credere in un traguardo grandissimo. E
tanto carattere, ricorda sulla Nazione Sandro Picchi: «La
Fiorentina è campione dinverno, Batistuta è qualcosa di
più. Al bomber viola bisogna dare la precedenza rispetto a ogni altra
considerazione non tanto, o non esclusivamente, per i tre gol segnati (17 in
totale: ripristinata la media di una rete a partita), quanto per la straordinaria
dimostrazione di temperamento e di voglia di vincere che esibisce in questa
partita cominciata bene dalla Fiorentina, proseguita male e infine capovolta
nellultimo quarto dora. Un comportamento esemplare, quello di Batistuta».
E nel giorno della festa cè anche un importante riavvicinamento,
quello tra Rui Costa e Edmundo. Lo fa notare, sulla Gazzetta dello Sport,
Luigi Garlando: «Così la Fiorentina ha vinto e Trapattoni anche
di più. La reazione è andata a segno, altro che Bochum... I due
della bufera hanno prodotto energia positiva: un assist a testa per Bati, Edmundo
ha segnato su assist di Rui. Ognuno, a modo suo, ha fatto la sua parte. Rui
per 90, con fantasia, sorrisi e carezze; Edmundo a strappi, con egoismo,
muso lungo e cattiveria, magari, ma il gol più difficile, nel momento
più sporco della partita, poteva farlo solo lui. Ci vuole lesperienza
del bene e del male per essere davvero felici. Trap, che vuole la Fiorentina
felice, lo sa e tra Rui Costa e Edmundo non sceglie, li mette insieme».
E adesso è arrivato il momento di giocare un po con le statistiche.
Anche se le cifre non dicono tutto, ricorda Gianni Mura su Repubblica:
«I numeri dicono al Trap che nel 68 per cento dei casi chi è primo
a metà percorso è primo anche alla fine. Il campo dice al Trap
una cosa che sapeva già benissimo: che se non avesse un Batistuta eccezionale
(17 partite, 17 gol, stavolta il record di Angelillo è seriamente in
pericolo) la Fiorentina sarebbe sì una buona squadra, da fascia alta,
ma una squadra da scudetto no».
Vero, il Re Leone ha una grinta, e una voglia di vincere, unica al mondo. Ma
sa anche come si fa a trasmetterla ai compagni. E anche questa è una
bella garanzia.
di Marco Tarozzi