Forza Viola 7/1998
Gli stranieri viola/Dino Da Costa
IL BOMBER DELLE COPPE
Quando giunse a Firenze, nel 1960, lo si dava già bollito
da un pezzo. Dino Da Costa era sbarcato in Italia nel 1955, in seguito a una
tournée europea della sua squadra, il Botafogo. Laltra stella di
quella formazione era un certo Luis Vinicio, un giocatore che lItalia
avrebbe conosciuto bene. Dopo un incontro disputato contro una mista Toro-Juve,
le strade dei due grandi brasiliani si divisero. Da Costa fu ingaggiato dalla
Roma, Vinicio dal Napoli. Grazie allo scatto guizzante e felino, sostenuto da
una buona tecnica, e al fisico da sfondatore, Dinone non tardò a mettersi
in luce come uno dei migliori elementi della sua formazione e, alla sua seconda
stagione in giallorosso, conquistò il titolo di capocannoniere con la
bellezza di ventidue reti allattivo.
Importante un altro primato: fu (e tuttora rimane) il giocatore che ha segnato
il maggior numero di reti nei derby capitolini, fra campionato (nove) e Coppa
Italia (quattro). Sua vittima preferita il portiere biancoceleste Lovati, di
cui era peraltro grande amico.
Questa storia dei nemici-amici era ampiamente risaputa, e un bel giorno un quotidiano
nazionale, essendo il carioca assiduo frequentatore di un gruppo di seminaristi
brasiliani residenti a Roma, uscì sparando: «Dino Da Costa ha deciso
di farsi prete... Così Lovati sarà tranquillo!». A questa
notizia il mondo calcistico entrò in fermento, ma nel giro di poche ore
tutta la faccenda si sgonfiò: il sudamericano non aveva alcuna intenzione
di entrare in convento, si trattava semplicemente di un pesce daprile.
Finalmente, nel 1960, dopo cinque stagioni nella Capitale, il passaggio a Firenze,
alla corte di una squadra con grandi ambizioni: dopo lo scudetto del 1956 erano
arrivati ben quattro secondi posti consecutivi e la dirigenza, presidente Befani
in testa, era intenzionata a sfatare il sortilegio, puntando decisamente al
tricolore. Come allenatore era stato ingaggiato Nandor Hidegkuti, celeberrimo
centravanti arretrato della Grande Ungheria, che tuttavia non potè arrivare
subito, causa problemi burocratici, e venne in avvio sostituito da Beppone Chiappella.
Erano arrivati anche due mediani, Micheli e Marchesi, e soprattutto era stato
rinnovato lattacco, con lingaggio di Milan e, appunto, del campione
brasiliano. Purtroppo, i sogni erano destinati ad andare rapidamente in frantumi,
quantomeno in campionato, anche per via del grave infortunio che tolse di mezzo
la stella Montuori. Quella che è passata alla storia come una delle stagioni
meno felici della storia viola, se non altro per aver definitivamente interrotto
la sequenza dei secondi posti, in realtà portò alla bacheca della
Fiorentina due successi che oggi basterebbero a rendere una stagione addirittura
trionfale: la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe, alla sua prima edizione.
Impegnato nel servizio militare, Da Costa non potè svolgere una preparazione
completa e questo influì sul suo rendimento. Schierato in avanti accanto
a Montuori e con lappoggio dellasso Hamrin, il brasiliano visse
giornate importanti, ma anche molte partite grigie, risucchiato dalla mediocrità
generale, accentuatasi con la perdita di Montuori. Tuttaltro clima in
Coppa Italia, dove la cavalcata fu addirittura trionfale. Così come in
Coppa delle Coppe, competizione in cui Da Costa si trovò nei turni iniziali
a giocare da interno, per la presenza in via sperimentale del brasiliano Antoninho
al centro dellattacco. Sempre da titolare, Da Costa segnò un gol
alla Dinamo Zagabria e partecipò al trionfo sul Glasgow Rangers, con
la doppia vittoria, in Scozia e poi a Firenze. In campionato, però, il
settimo posto finale scontentò parecchio i tifosi e la società,
che cambiò decisamente pagina. Lo riscattò la Roma, per poi cederlo
a novembre allAtalanta. Avrebbe chiuso a 37 anni, in Serie C, con lAscoli.
di Filippo Manaresi