Forza Viola 5/1999
Coppa Italia 1998-99: la beffa
LA COLPA DEI CAMPIONI
Il viaggio in Coppa Italia è arrivato allepilogo.
Dopo aver superato Padova, Lecce, Atalanta e Bologna, la Fiorentina di Trapattoni
si trova faccia a faccia col Parma in finale. Non è una squadra qualunque,
il Parma. È la squadra dellex, di quellAlberto Malesani che
appena un anno fa aveva fatto innamorare i tifosi viola, che li aveva per così
dire sedotti e abbandonati lasciandosi irretire dalla corte dei
Tanzi. La doppia sfida, al Tardini e al Franchi, è un incrocio di emozioni,
un intreccio di sensazioni. È, soprattutto, una sfida da vincere per
Batistuta e compagni.
A due passi dal trionfo
Inizia bene, larmata del Trap. Inizia ritrovando lorgoglio
e i suoi uomini dattacco. Quanto basta per uscire dal Tardini con un pareggio
che è oro puro. Non sarà stato un trionfo dello spettacolo, ma
bisogna andare oltre certi dettagli, quando ci si sta giocando un trofeo. «Batistuta,
Edmundo e Rui Costa» scrive Alberto Polverosi sul Corriere dello
Sport-Stadio del 15 aprile. «Quando campioni del genere finiscono,
tutti insieme, in una grande serata, diventa difficile anche per una difesa
che ha Thuram e Cannavaro. Ieri sera nella Fiorentina è successo qualcosa
di importante, oltre al pareggio con cui è uscita dal Tardini, nella
prima finale di Coppa Italia. Ieri sera la Fiorentina ha ritrovato i suoi campioni
dattacco, lo spirito e anche se stessa. Gli esteti continueranno a storcere
il naso, ma poco importa perché in una serata così importante
per i viola cè stato anche molto di Trapattoni: la rabbia, la tensione,
lorgoglio, limpeto appartengono allallenatore». Una
volta di più, dunque, il merito di un pari che è da considerare
un successo va a Giovanni Trapattoni. Lo sottolinea anche Lodovico Maradei sulla
Gazzetta dello Sport: «In una sfida con andata e ritorno il
pareggio con gol non può essere considerato un risultato equilibrato,
perché premia nettamente la squadra in trasferta e infatti la Fiorentina
al fischio di chiusura alza i pugni al cielo come se avesse vinto... Alla fine
ha avuto ancora una volta ragione il realismo del Trap, mentre Malesani non
ha saputo, a parer nostro, gestire i cambi». Errori del Parma, grinta
della Fiorentina che ci ha creduto fino in fondo. Comunque sia, la Fiorentina,
assicura Giorgio Viglino su Tuttosport, adesso è davvero
molto più vicina alla Coppa Italia: «Nulla è perduto, nemmeno
lonore, ma il Parma calcolatore che ha voluto accontentarsi per 80 minuti
della vittoria col minimo scarto, rischia grosso a Firenze per la seconda finale
partendo dall1-1 di ieri sera... La sconfitta di Milano ha lasciato i
suoi strascichi, ma se una disfatta tira laltra non si va di sicuro molto
lontano. Perché, la Fiorentina non veniva da una prova in campionato
deludente? Anzi, non era in crisi da un paio di mesi? Eppure i viola ci hanno
creduto, hanno spinto magari con manovre fin troppo elementari, e alla fine
hanno piazzato la botta con i due fuoriclasse dattacco». Roberto
Perrone, sul Corriere della Sera, affronta largomento partendo
da un paradosso: «Il discepolo ha superato il maestro o almeno lo ha messo
in grossa difficoltà. In questo caso, però, non traggano in inganno
letà o il medagliere: il discepolo è Giovanni Trapattoni
e il maestro è Alberto Malesani. Eresia da punire col rogo? No, solo
un paradosso di una notte di aprile in cui Giovanni da Cusano Milanino ha ottenuto,
in trasferta, un risultato che avvicina in maniera definitiva la Fiorentina
alla Coppa Italia. Alberto Malesani ha scalato Parma passando da Firenze, Giovanni
Trapattoni, con il suo pragmatismo, si è insediato sul lavoro tattico
del giovane tecnico veneto, adattandolo alle sue idee». Il bello è
che nella Fiorentina di una notte di Coppa, quasi a sorpresa, è riapparso
anche Edmundo. Con una prova, fa notare Emilio Marrese su Repubblica,
finalmente convincente. «Nella Fiorentina, sostenuta da quasi seimila
tifosi, oltre a Cois e Bati-gol, da sottolineare la prova ingegnosa di Rui Costa
e il consueto ardore di Torricelli che ha rimediato spesso alle vacanze dei
colleghi. Edmundo sempre più triste, solitario y animal, allinizio
ha perfino dato limpressione di aver voglia di giocare, cogliendo i compagni
impreparati allevento, e dopo un lungo letargo infatti ha confermato questa
insolita sensazione iniziale partecipando fattivamente allazione del pareggio».
Sullargomento, e sulle stesse colonne di Repubblica, torna
il giorno dopo Benedetto Ferrara. Per ricordare che uno così, se non
ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E allora, in fondo, è un peccato che
a fine stagione se ne vada. «Più imprevedibile di un derby, più
sorprendente di un personaggio di un film di Tarantino. Peccato che tra poco
se ne andrà, perché quelli della Snai ci avrebbero fatto volentieri
un pensierino: quotare le scommesse sulle sue prestazioni in campo: fantasma
o fenomeno? Un bellazzardo, comunque. Perché Edmundo Alves de Souza
gira un po come gli va, sistemando gambe e cuore sempre agli estremi del
campo e della vita. Dallindifferenza agli abbracci, dalle passeggiate
annoiate agli scatti che mandano in tilt gente come Thuram e Cannavaro».
Lavventura è terminata
Sembrava fatta, insomma. Invece, ci si sveglia bruscamente dal
sogno. Succede al Franchi, la sera del 5 maggio. Va subito avanti il Parma,
con un tocco darte di Crespo; risponde la Fiorentina con Repka, e poi
fa sognare con Cois. Sul 2-1, la Coppa Italia sembra così vicina da poterla
toccare. Ma Vanoli spegne la luce a venti minuti dalla fine. Ancora pareggio,
ancora una grande partita.«Bella, bellissima finale, un inno al calcio»,
commenta il direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò,
il 6 maggio. «A tratti ho immaginato la scena del Trap che, senza avere
letà di Matusalemme, nè quella del nostro amatissimo Montanelli,
sollevava il ventunesimo trofeo della sua vita di tecnico. Abbiamo visto, invece,
il giovane e ruspante Malesani sollevare il primo». Malesani che, secondo
Benedetto Ferrara di Repubblica, si toglie anche qualche sassolino
dalle scarpe: «Una bella soddisfazione per il tecnico del Parma vincere
una coppa qui, nello stadio che lo aveva esaltato e poi marchiato come traditore
e lungamente fischiato dalla curva Fiesole. E pensare che fino a pochi giorni
fa Tanzi pensava a Trapattoni come suo successore. Proprio lui, il Trap, arrivato
alla finale numero 17 della sua carriera di uomo panchina. Luno a uno
dellandata forse aveva illuso anche lui. Anche se, va detto, la Fiorentina
ha fatto la sua partita, perdendo però i duelli più importanti,
quelli che opponevano Edmundo e Batistuta a Thuram e Cannavaro. I secondi hanno
vinto il confronto. Nettamente». Dunque, a far festa sono i giocatori
del Parma. E Malesani, ex condottiero a Firenze che proprio a Firenze trova
il primo grande successo, quando si dice il destino. ««La Coppa
Italia è del Parma» scrive sul Corriere dello Sport-Stadio
Alberto Polverosi, «e per Alberto Malesani, al suo primo grande successo
in carriera, è stata una soddisfazione poterla alzare nel cielo di Firenze,
davanti ai fiorentini e a Cecchi Gori, i suoi primi tifosi e il suo primo presidente.
Il Parma ha vinto piegando con la forza atletica, e nei momenti fondamentali
della contesa anche col gioco, la Fiorentina che ha giocato con quel che le
restava in corpo, rabbia, orgoglio, forza di nervi. Ieri sera, però,
alla squadra di Trapattoni sono mancati in qualche misura i campioni... e non
sono bastati i mastini». Già, non hanno trovato il bandolo della
matassa Edmundo e Batistuta, le stelle, ci hanno provato Repka e Cois. Ma non
è bastato. «Gli emiliani» commenta sul Giornale
Elia Pagnoni, «si portano a casa la seconda Coppa Italia della loro storia,
andandosela a conquistare nel modo più difficile, strappandola dalle
mani della Fiorentina dopo essersi complicati la vita in casa e aver tremato
a lungo anche a Firenze. Questa squadra che ha tradito fin troppo in tutte le
occasioni che ha avuto in campionato si conferma ancora una volta squadra vincente
quando ci si gioca tutto a eliminazione diretta, vincere o morire. E Parma in
questi casi non muore mai... Firenze piange: una stagione che sembrava promettere
tutto finisce con lultima delusione». Di una cavalcata che era a
un passo dal diventare trionfale restano soltanto le briciole. E lamarezza.
In questi casi lunico modo per reagire, spiega Franco Zappacosta su Tuttosport,
è guardare avanti, verso i prossimi traguardi : «Duro colpo per
Firenze. Adesso resta soltanto un traguardo: un posto in Champions League. Poco,
tanto? Chissà. I tifosi viola stiano accanto al Trap e alla squadra in
questa volata finale. Cè ancora qualcosa da salvare». La
Coppa Italia. Lultima volta della Fiorentina in Copa Italia resta quella
del trionfo nel 95-96. Doveva andare così, ma la stagione non è
finita. Resta qualcosa di importante, da conquistare. Un posto nel calcio europeo
che conta.
di Marco Tarozzi