Forza Viola 3/1997
L'alfabeto di Sandro Cois
PROFONDO AZZURRO
Amici
Nel mondo del calcio, Sandro ne ha trovati parecchi. Lultimo,
in ordine di tempo, è Andrea Tarozzi. Il ragazzo della porta accanto,
visto che i due abitano a un tiro di schioppo. Per certi versi, Tarozzino ha
una storia che assomiglia a quella di Cois: anche lui si è trovato proiettato
in un ambiente nuovo dopo una carriera di calciatore costruita... sotto casa,
a Bologna. Per questo Sandro, che ha vissuto le stesse sensazioni quando si
è levato la maglia del Torino per infilarsi quella della Fiorentina,
potrà dare allamico preziosi consigli. Un legame profondo lega
ancora Sandro ad Andrea Sottil, vecchio compagno davventura nel Toro e
nella Fiorentina. Sono cresciuti insieme sui campi di calcio, e anche oggi che
Andrea gioca nellAtalanta lamicizia non si è spenta.
Basket
A raccontare è Giuseppe Cois, papà di Sandro: «Quando
mio figlio era un ragazzino, passai un periodo in ospedale a causa di un trauma
cranico. Lui veniva a trovarmi tutti i giorni, disertava gli allenamenti e così
lo misero fuori squadra. Decise di darsi al basket, e fu unesperienza
importante. Imparò il pressing, che in fondo il calcio ha mutuato dalla
pallacanestro. Insomma, il parquet lo ha aiutato a crescere».
Contastorie
È un ragazzo aperto, Sandro Cois. Uno di quelli che parlano
volentieri, e a lungo. Addirittura, chi lo conosce bene assicura che se lo si
lascia viaggiare sulle ali della fantasia, diventa un piacevolissimo inventore
di storie. E le racconta con grande serietà, ci si immerge come se fossero
episodi di vita vissuta. Rendendole più reali del vero.
Duttilità
Nato come rifinitore, Sandro Cois fu trasformato in stopper da
Sergio Vatta ai tempi della Primavera del Torino. In prima squadra, con Mondonico,
divenne centrocampista laterale, stesso ruolo ricoperto nellUnder 21 di
Maldini. Con la Fiorentina di Ranieri, la scorsa stagione, il record di duttilità:
otto ruoli ricoperti nei primi tre mesi. Tutti quelli della difesa e del centrocampo,
con unesibizione da seconda punta in Coppa Italia contro il Cosenza. «Una
cosa lho imparata: bisogna calarsi di volta in volta in una nuova parte.
Proprio come fanno gli attori».
Europa
La conquista del titolo europeo nel 94, con lUnder
21 di Cesare Maldini, resta uno dei ricordi più belli della carriera
di Sandro Cois. «Il Ct mi diceva che ero il motore della squadra. Ho un
grande debito di riconoscenza, verso di lui. Gli devo tantissimo, mi conosce
bene. È stato il primo a farmi giocare a centrocampo, quando nel Torino
di Dino Baggio facevo lo stopper».
Filadelfia
Le stagioni del cuore. Intorno al vecchio campo Filadelfia scorrevano
i giorni felici di un gruppo di ragazzi cresciuti nel mito del Grande Torino.
I ragazzi del Filadelfia, appunto. Vieri, Fuser, Baggio, Cois. «Il
mio compagno di camera era Christian Vieri. Un ragazzo doro, poche parole
e un animo nobile. Dino Baggio era, ed è ancora oggi, un amico vero».
E poi, i tecnici che lo hanno guidato lassù a Torino. Vatta e Rampanti
nella Primavera, Mondonico che lo fece debuttare in Serie A.
Giuseppe
Inteso come papà Cois. Figura importante, nella vita del
ragazzo di Fossano. Fu il primo allenatore di Sandro, nelle giovanili della
Saviglianese. «Un tecnico scrupoloso e molto, molto severo» assicura
Sandro. «Per me il ritiro esisteva già al tempo in cui giocavo
tra gli Allievi. Di sera potevo uscire solo fino alle 22,30, non un minuto di
più».
Hobby
A parte le automobili e i vecchi trascorsi cestistici, Sandro
ha un paio di passioni abbastanza forti. Appena può, si organizza per
scambiare un paio di colpi a tennis con gli amici. E adora camminare in mezzo
alle meraviglie di Firenze o sui dolci sentieri della collina.
Idoli
Ne ha avuti tre, da giocatore: Rijkaard, Tardelli e lamico
Dino Baggio. «Ho cercato di rubare qualcosa a tutti e tre. Dei primi due
sono stato un vero ammiratore, da ragazzino, tanto che ho scelto la maglia numero
14 in onore di Schizzo. Ma di Dino sono stato addirittura un imitatore,
cercando di assomigliargli in tecnica e stile».
Legami
Un rapporto chiuso da qualche tempo, con una ragazza piemontese,
un presente da single e da professionista del calcio. Nella vita
di un calciatore in costante progresso sembra non esserci spazio per gli affari
di cuore. Ma in realtà Sandro non la pensa così: «Avevo
un paio di grandi sogni, debuttare con la maglia azzurra e farmi una famiglia.
Uno lho realizzato, adesso non mi resta che trovare lanima gemella».
Di certo, non gli mancheranno le proposte. Il fatto è che lui vuol fare
le cose per bene anche in questo campo.
Malesani
Al suo tecnico, Sandro ha pensato immediatamente dopo aver saputo
della convocazione in Nazionale. E glielha dedicata: «Gli regalerò
la mia prima maglia azzurra. Gli spetta di diritto, non è un gesto di
piaggeria. Arrivo in Nazionale da centrocampista, nel mio ruolo. E lo devo a
lui. In passato ho fatto di tutto: terzino, stopper, centrale, tornante. Questo
non mi ha mai pesato, io per la Fiorentina giocherei anche in porta. Ma oggi
sento intorno a me una grande fiducia e a darmela è stato soprattutto
Malesani, non ci sono dubbi».
Nazionale
Lazzurro è il colore dei sogni. Avverati. Tornano
alla mente certe frasi di tre anni fa, quando Sandro rilasciava le prime interviste
da giocatore della Fiorentina: «Giocare per la mia Nazionale sarebbe la
più grande gioia della vita. E non nego che sia il mio obiettivo. Spero,
un giorno, di trovarmi in campo a fianco dei migliori giocatori italiani. Per
imparare qualcosa da loro». Ecco fatto, adesso il ragazzo di Fossano può
smettere di sognare. La maglia azzurra è arrivata.
Olimpiadi
Cè andato vicino, Sandro. Cesare Maldini, che laveva
guidato al titolo europeo del 94, lavrebbe voluto anche ad Atlanta,
due anni dopo. «Si era parlato di me come fuori-quota al torneo olimpico.
Non ci sono arrivato e un po mi è dispiaciuto, perché le
Olimpiadi sono il massimo per qualunque sportivo. Ma mi fece piacere, allora,
sapere che il mio nome continuava a frullare nei pensieri di Maldini».
La conferma è arrivata proprio a fine ottobre.
Polemiche
Una storia di ieri, praticamente dimenticata. Cose, dice linteressato,
che aiutano a crescere. Risale allinizio del 95, il botta e risposta
con lex tecnico viola Claudio Ranieri. Dopo la sconfitta di Cagliari,
il ragazzo fece unosservazione sul gran lavoro in allenamento e sullo
scarso rendimento in partita della Fiorentina. La risposta di Ranieri non si
fece attendere: «Cois è sempre stato considerato un bambino. Dobbiamo
farlo diventare un uomo. Potrebbe giocare quattro volte meglio, se lavorasse
di più. Invece agli allenamenti è sempre lultimo ad arrivare
e il primo ad andar via». Parole che colpirono Sandro. «Perché
in realtà ero il primo anche ad arrivare. Ma col tempo ho capito che
Ranieri parlava così per stimolarmi. Lo sapeva anche lui che non sono
mai stato un fannullone».
Quelli che... lavevano detto
Il viaggio in Russia con la Nazionale è stata una sorpresa.
Sandro si è trovato a dover fare le valigie in fretta, tra decine di
telefonate di congratulazioni. Ma ha trovato il tempo per ringraziare un amico
che ci avrebbe scommesso, su quella convocazione: «Paolo Beldì,
il regista di Quelli che il Calcio..., è tifosissimo della
Fiorentina. Ed è stato lunico a pronosticarmi questa maglia azzurra
in tempi non sospetti. Vedrai, mi diceva, che per la sfida alla Russia chiameranno
anche te. Aveva ragione».
Radici
Monserrato è una frazione a tre chilometri da Cagliari.
Il posto dei ricordi, delle radici. Qui è nato nonno Enrico, primo di
una stirpe di calciatori, un passato nelle giovanili del Cagliari. Qui è
nato papà Giuseppe, che a 47 anni ancora giocava in Prima Categoria.
Qui, ogni volta che arriva Sandro, è festa grande, perché i parenti
lo aspettano sempre a braccia aperte.
Scherzi
La storiella, ormai, è diventata famosa: 23 ottobre 97,
allenamento mattutino della Fiorentina. Un giornalista chiede a Sandro come
si sente, adesso che Maldini lha convocato in Nazionale per la sfida con
la Russia. Il ragazzo si guarda attorno con circospezione, poi esplode. «Dite
la verità, cè una telecamera nascosta? Siamo su Scherzi
a Parte, non è vero?». No, non è uno scherzo, gli
spiegano. E a quel punto, anche lui ammette che un pensierino colorato dazzurro
lo coltivava da un po. «Maldini mi conosce bene, dai tempi dellUnder
21. Avevo messo la Nazionale tra i miei obiettivi, ma questa è stata
una vera sorpresa». Cè poco da scherzare, è solo questione
di bravura.
Tedesche
Intese come automobili. Sandro ha sempre avuto un debole per
le BMW. Oggi viaggia in Audi, ma recentemente si è tolto un vecchio sfizio,
acquistando una Porsche Boxter: «Un gioiellino che mi sta dando parecchie
soddisfazioni» assicura.
Umiltà
Una dote naturale. Non ha mai viaggiato a un metro da terra, Sandro
Cois. Non lo farà adesso, che pure è arrivato alla corte di Cesare
Maldini. «Ho sempre saputo riconoscere il talento dei giocatori che mi
stavano intorno. Ho cercato di imparare da loro. Nel Torino, nella Fiorentina
o in Nazionale mi sono sempre sentito una specie di scolaro, e ho cercato di
fare tesoro di qualunque esperienza. Del resto, se mi sentissi arrivato sarei
sulla strada sbagliata». Sandro Cois non ha smarrito la voglia di capire,
la curiosità e lattenzione. Per questo continua a crescere, come
giocatore e come uomo.
Vincente
Si è fatto questa fama, il ragazzo. Mica male, per andare
avanti in questo mestiere. Ha iniziato con la Primavera del Torino, vincendo
due scudetti e una Coppa Italia. Ancora con la maglia granata, ma in prima squadra,
ha vinto la Coppa Italia nel 92-93. Lo stesso trofeo lha riconquistato
con la Fiorentina nella stagione 95-96 (con contorno di Supercoppa
Italiana). In mezzo, il successo con lUnder 21 di Cesare Maldini nellEuropeo
del 94.
Zuffa
Non è certamente un tipo irascibile, Sandro Cois. Ma proprio
a Firenze gli è capitato di alzare le mani. Accadde alla prima stagione
in maglia viola, nel marzo del 95, in un periodo caldo in cui la contestazione
intorno alla squadra era accesa. Un presunto tifoso gli tagliò la strada
in motorino mentre si recava allallenamento, insultando e minacciando.
Per poi passare alle vie di fatto: sputi allindirizzo del giocatore e
calci alla sua macchina. Sceso dallauto, Cois colpì lignoto
aggressore con un pugno, spaccandogli un labbro e mettendolo in fuga. Un episodio
che scosse parecchio il giocatore. E che per fortuna è finito in archivio.
di Marco Tarozzi