Forza Viola 8/1998
Gabriel Batistuta a cuore aperto
IL LEONE D'ORO
Kurt Hamrin comincia a rassegnarsi: prima o poi dovrà lasciare
linvidiatissimo scettro riservato al miglior cannoniere di tutti i tempi
nelle mani di Gabriel Omar Batistuta. Sembrava un record imbattibile o addirittura
inavvicinabile, quello stabilito dal fuoriclasse svedese: 151 reti in nove campionati
con la Fiorentina. Batistuta, invece, si avvicina passo dopo passo, domenica
dopo domenica. Alla fine del campionato scorso i gol in viola dellargentino
erano 124 (108 in Serie A, 16 in Serie B) e anche in questa stagione Bati è
partito col piede giusto, colpendo inesorabilmente già dalle prime giornate.
Del resto Gabriel è un campione che di record se ne intende. Basterà
ricordarne due: quello strappato a Maradona come miglior goleador nella storia
della Nazionale argentina (48 in 64 presenze) e quello stabilito in maglia viola
nel campionato italiano, quando realizzò 13 reti nelle prime undici giornate
consecutive, cancellando il bolognese Pascutti che ne aveva segnati 11 nelle
prime dieci domeniche, trentanni prima.
Il primato di Hamrin sembrava inavvicinabile anche per un potivo preciso: con
lavvento della legge Bosman i giocatori bandiera, i fedelissimi
a una sola maglia, sono considerati un patrimonio in via destinzione.
Da un paio danni Batistuta era dato come sicuro partente. Lo avevano richiesto
alcune tra le più importanti società europee (Inter, Milan, Parma,
Roma, Real Madrid, Barcellona, Manchester United) e Batigol aveva dato limpressione
di cedere al richiamo di queste sirene. Per due volte è salito sullAventino,
ha fatto soffrire i tifosi, ha ingaggiato lunghissimi bracci di ferro con Vittorio
Cecchi Gori. Per fortuna della Fiorentina il carattere, la forza, lopera
di convinzione del presidente hanno prevalso e Batistuta ha finito col capitolare.
Nel mese di agosto ha firmato un contratto che lo lega alla Fiorentina fino
al 2003. Hamrin può rassegnarsi davvero: il suo record crollerà,
a meno che alla fine dellattuale campionato Gabriel non faccia valere
una misteriosa clausola del contratto che secondo i bene informati
potrebbe essere rescisso (dietro il versamento di 25 miliardi) se la Fiorentina
dovesse restare esclusa dalle competizioni europee. È uneventualità
alla quale nessuno vuol credere, Batistuta per primo.
«Tutti sanno» spiega Batigol «quanto bene io voglia alla Fiorentina,
a Firenze, ai tifosi viola. Il contratto che ho firmato ad agosto dimostra che
ormai ho deciso di legarmi alla società viola fino al termine della carriera.
Nel 2003 avrò 34 anni: non mi resterà che tornare in Argentina
per curare i miei interessi personali, la mia fazenda. Ci ho pensato tantissimo
e credo di aver scelto bene, anche se dovranno essere i fatti a dimostrarlo».
I più sicuri che la scelta di Batistuta sia stata la più felice,
anzi lunica possibile, sono stati Vittorio Cecchi Gori e Giovanni Trapattoni.
Ha detto il presidente, dai microfoni della sua emittente, nel giorno della
fatidica firma: «Sapevo di combattere una battaglia giusta e questo mi
ha dato una grande forza. Batistuta è la bandiera della Fiorentina. Tra
noi cè un legame importante e profondo. Devo confessare una cosa:
probabilmente non sarei andato più allo stadio a vedere una Fiorentina
senza Gabriel Batistuta in campo. È una questione di cuore».
Ha aggiunto lallenatore: «Conosco i pensieri dei campioni, e conosco
anche la loro natura: è gente responsabile del proprio ruolo. A Batistuta
ho detto chiaro e tondo che non potevo nemmeno pensare a una Fiorentina senza
di lui; Gabriel non appartiene a Cecchi Gori o a Trapattoni: appartiene ai tifosi,
alla città».
Firenze e i tifosi sono stati al centro dei pensieri di Batistuta anche nei
momenti di tensione: «I fiorentini sono gente sincera e per questo apprezzano
chi dice sempre la verità, anche se scotta. La maggioranza dei tifosi
è sempre stata dalla mia parte: è per questo che sono rimasto.
Chi mi conosce sa che non ho mai vincolato il mio futuro al denaro, altrimenti
avrei accettato le offerte superiori a quelle della società viola. Il
pubblico fiorentino è eccezionale e lo ha dimostrato anche nelle situazioni
più difficili, per esempio nellanno della Serie B. Dobbiamo fare
qualcosa per ripagarlo: qualcosa più della Coppa Italia e della Supercoppa
di Lega, i soli obiettivi che ho centrato dopo il mio arrivo in Italia. Questanno
ne abbiamo loccasione».
Una pietra sul passato, è il momento di parlare del presente e del futuro:
«Ero convinto che dopo il Mondiale in Francia non avrei più avuto
stimoli: mi sono sbagliato. Questa Fiorentina mi ha ridato entusiasmo. Cecchi
Gori e il suo staff hanno lavorato bene, prima con larrivo di Trapattoni
in panchina, poi con una campagna acquisti mirata verso traguardi importanti.
Per carità, non parlo di scudetto, una parola troppo grande che, tra
laltro, non porta fortuna. Appena la si nomina cominciano le disavventure.
Noi siamo partiti da una base piuttosto solida: il quinto posto della stagione
scorsa. Dobbiamo cercare in tutti i modi di migliorare quel piazzamento e soprattutto
dobbiamo essere competitivi dallinizio alla fine del campionato. Trapattoni
è impegnato a darci quella mentalità vincente e quella continuità
che ci sono mancate in passato. La partenza è stata promettente».
Che cosa ha di diverso Trapattoni rispetto ad allenatori come Ranieri e Malesani,
ai quali lei era attaccatissimo?
«Debbo molto sia a Ranieri sia a Malesani. Per Ranieri parlano i risultati:
con lui siamo tornati dalla Serie B alla Serie A e abbiamo vinto la Coppa Italia
e la Supercoppa di Lega. Malesani ha conquistato la nostra simpatia con la sua
gioventù, la sua semplicità. Credeva nel suo progetto Fiorentina
e deve aver sofferto molto per averlo dovuto interrompere così presto.
Ranieri e Malesani si somigliavano in una cosa: in allenamento erano molto rigidi,
non ci permettevano di scherzare sul campo. Trapattoni è in apparenza
molto più buono, ma forse si tratta appunto solo di apparenza. Lui ha
in mente un solo progetto: vincere. Se lo ha fatto dovunque sia stato
Germania compresa è segno che ha preteso il massimo da tutti in
partita, in allenamento, fuori dal campo. Ci sarà poco da scherzare anche
con lui. Di Trapattoni devo dire che più lo conosco e più mi sembra
che, oltre a trasmetterti la sua mentalità vincente, riesca a vedere
la partita meglio di tutti gli altri allenatori. Chi ha criticato il presidente
perché si è affidato a un tecnico tuttaltro che giovane
deve ricredersi. Trapattoni ha i riflessi pronti, capisce immediatamente se
è il caso di cambiare tattica, marcature, formazione. Nella Fiorentina
lo ha già dimostrato in più di unoccasione».
Trapattoni lo ha paragonato a un campione del passato, Josè Altafini...
«In questo caso devo fidarmi al cento per cento dellallenatore perché
non ho mai visto giocare Altafini e lo conosco solo di fama. So che è
stato uno dei più grandi cannonieri del campionato italiano e penso che
il paragone debba essere per me un motivo dorgoglio».
Rui Costa-Batistuta-Edmundo. Sempre Trapattoni ha detto che formate forse il
tris dassi più forte che ha allenato.
«Spero che i fatti gli diano ragione. Con Rui Costa gioco da anni e posso
dire che è maturato in maniera clamorosa nella tattica, nella gestione
del gioco. Ormai è uno dei centrocampisti più forti del mondo.
Edmundo è quasi una scoperta. Nel campionato scorso non abbiamo giocato
molto insieme e lo considero un nuovo acquisto. È un bravo ragazzo, che
allinterno dello spogliatoio ha smentito la fama di piantagrane, ed è
un grande attaccante, come ha dimostrato a Bari contro lHajduk, allesordio
in Coppa Uefa. Lintesa non potrà che migliorare. Cecchi Gori e
Trapattoni hanno rischiato quando hanno deciso di farlo tornare in Italia. Poteva
essere una mossa impopolare dopo le polemiche dellestate; invece presidente
e allenatore hanno vinto una grossa battaglia».
Il suo giudizio sui nuovi viola...
«Repka lho avuto come avversario quando affrontammo lo Sparta Praga
in Coppa delle Coppe. Mi impressionò soprattutto per labilità
nel gioco aereo. Nella Fiorentina deve soltanto finire il processo di ambientamento
nella nuova squadra e nel calcio italiano. Amor è stato uno dei pilastri
del Barcellona ai tempi in cui la squadra spagnola vinceva tutto in Europa.
Non può fallire, anche se allinizio si è trovato un po
in difficoltà come succede a tutti gli stranieri. Heinrich è titolare
fisso della Nazionale tedesca. Lo volevano tutti. È una roccia.
Se ci sbatti contro ti fai male e io dico che è molto meglio averlo come
compagno di squadra che come avversario. Torricelli è un fenomeno. Dubitavo
che i tifosi viola più accaniti lo accettassero per il suo passato juventino
e mi ha sorpreso il fatto che sia diventato subito un idolo della curva Fiesole.
In campo trasferisce a tutti la sua grinta, il suo entusiasmo».
Poi cè Amoroso, il ragazzo rivelazione.
«Si vedeva già lanno scorso che Amoroso era più di
una promessa, però ha sorpreso tutti per i progressi fatti in pochissimo
tempo. Se continua così, prima o poi finirà in Nazionale».
Una Fiorentina con tanti campioni dove può arrivare?
«Ho già detto che non partiamo da zero, ma dal quinto posto del
campionato 97-98. Certamente siamo più consapevoli della nostra
forza, ma non dobbiamo illuderci perché ci sono ancora squadre più
forti di noi, almeno sulla carta. La Juventus, lInter e la Lazio restano
le favorite nella lotta per il titolo e il Milan e il Parma sono almeno alla
nostra altezza».
Trapattoni ha elogiato il tris dassi della Fiorentina, però Rui
Costa-Batistuta-Edmundo avranno una bella concorrenza: Ronaldo-Baggio-Zamorano
(o Ventola) nellInter, Inzaghi-Zidane-Del Piero nella Juventus, Vieri-Nedved-Salas
nella Lazio, Bierhoff-Boban-Weah nel Milan. Può farci una classifica?
«Non sta a me farla. Voglio esclusivamente mettere in evidenza come nel
calcio non conta soltanto avere tre o quattro campioni. Il campionato finisce
per vincerlo la squadra più completa».
La Fiorentina non è ancora completa?
«È sulla strada buona per diventarlo».
Ha smaltito la delusione dei Mondiali?
«Col tempo si smaltiscono anche le delusioni più grandi. Debbo
ammettere che dalla Francia sono tornato distrutto e mi sono consolato soltanto
quando ho potuto prendere tra le braccia Joaquin, il mio terzo figlio nato nei
giorni in cui ero in ritiro. Più penso ai campionati del mondo e più
mi convinco che per lArgentina è stata unoccasione persa.
Nel girone di qualificazione abbiamo giocato bene e siamo stati lunica
squadra a punteggio pieno. Con lInghilterra, negli ottavi di finale, abbiamo
avuto un po di fortuna e siamo passati ai calci di rigore. Io sono stato
sostituito nel finale da Passarella e ho sofferto più che se fossi in
campo, specialmente quando Crespo ha fallito il rigore. Purtroppo la fortuna
che abbiamo avuto con lInghilterra labbiamo pagata a caro prezzo
contro lOlanda, con quel gol segnato da Bergkamp a tempo scaduto. Io ho
colpito un palo e la stessa cosa è capitata a Ortega. Non meritavamo
di perdere. Per me è stata una mazzata tra capo e collo. Ho aspettato
questo Mondiale per quattro anni, ho fatto tanti sacrifici e alla fine sono
rimasto con un pungo di mosche in mano, anche se personalmente non ho nulla
da rimproverarmi. Da me Passarella voleva i gol, e io li ho segnati».
Passarella non è più Commissario Tecnico. Se nè andato,
travolto dalle critiche.
«È successo a quasi tutti i responsabili delle squadre che non
hanno vinto. Io non mi permetto di giudicare. È sicuro che non farò
il Commissario Tecnico, neppure se mi pagassero a peso doro».
Ai prossimi Mondiali ci sarà ancora come giocatore...
«Non metto limiti alla Provvidenza. Nel 2002, se non accadranno fatti
clamorosi, sarò ancora un giocatore della Fiorentina. Avrò 33
anni e in Francia ho notato che a questa età diversi giocatori erano
punti di forza delle loro Nazionali. I primi nomi che mi vengono in mente sono
quelli di Matthäus e Bergomi. Staremo a vedere. Fra laltro non so
ancora se mi convocheranno per i prossimi incontri della Nazionale. Ci terrei
a migliorare il mio record di gol, a patto che le convocazioni non danneggino
la Fiorentina. Con tutti gli impegni che ci aspettano...».
Insieme a Rui Costa giocherà nella rappresentativa del Resto del Mondo
che affronterà lItalia.
«È una grossa soddisfazione, sia per me che per Rui. Sono partite
divertenti, distensive. Ricordo ancora lo splendido incontro giocato in Francia,
insieme a Ronaldo, in occasione del sorteggio dei Mondiali. Spero di ripetere
quello show. Con Rui e Ronaldo sarebbe il massimo».
Batistuta-Ronaldo: molti tecnici hanno votato lei davanti al brasiliano come
cannoniere del campionato.
«Li ringrazio e cercherò di non smentirli. Ma non cè
solo Ronaldo, a farmi paura. Ci sono Bierhoff, Inzaghi, Del Piero, Vieri, Salas.
Poi spunterà qualche nome a sorpresa. E se fosse Edmundo?».
Scomparse tutte le incomprensioni, per lei si profila un lungo futuro in viola.
Poi cosa accadrà?
«In questo momento non ho dubbi. Tornerò in Argentina e mi occuperò
del mio allevamento. Mio padre ha fatto le cose in grande, non finirò
mai di ringraziarlo. Nel calcio potrei restare per insegnare qualcosa ai giovanissimi.
Tre allievi li ho già: i miei figli. Thiago dà già i primi
calci al pallone, poi sarà il turno di Lucas e Joaquin. Se verrà
fuori un altro Batistuta bene, se non verrà va bene lo stesso. La prima
cosa che io e Irina insegniamo ai bambini è che nel mondo non cè
soltanto il calcio, ma ci sono altre bellissime cose. Prima di tutto contano
leducazione e la cultura. Io per giocare a calcio ho rinunciato al diploma
di scuola media superiore. Mi mancava soltanto un anno. Mio padre e mia madre
sognavano che diventassi ingegnere minerario».
Chiudiamo da dove siamo partiti: il record di Hamrin... «Sarebbe splendido
diventare il primo goleador di tutti i tempi, ma non ne faccio una malattia.
Credo di aver dato molto alla Fiorentina, dalla quale del resto ho anche ricevuto
molto. Più che al record penso ad altri traguardi, ma per scaramanzia
non ne parlo. Dico soltanto che per arrivare a questi traguardi, oltre ai miei
gol, occorrono tante altre cose. A cominciare dalla fortuna».
di Raffaello Paloscia