Forza Viola 4/1999
Gabriel Batistuta
IL TRASCINATORE
Il primo febbraio ha compiuto trentanni. Ad aspettarlo per
i festeggiamenti cerano la moglie Irina, i suoi tre bambini e tanti amici.
Sul tavolo, un enorme millefoglie su cui è stato adagiato un pallone
di cioccolato. Ai lati della torta, il numero trenta e gli auguri scritti sia
in italiano che in argentino.
Firenze lo ha adottato, o forse è stato lui ad adottare Firenze. Non
si è mai nascosto ai fiorentini; dal 1991, anno in cui è arrivato
nel capoluogo toscano, ha preso possesso di una casetta vicino allo stadio.
Non è stato difficile per i tifosi capire che proprio lì abitava
Batigol e allora ogni occasione è stata buona per manifestare il loro
affetto con striscioni, fiori, bigliettini, palloncini attaccati sulla porta
del suo garage o sugli alberi antistanti labitazione.
Dopo otto anni il loro idolo, il campione dei record, quello dalla corazza indistruttibile,
è apparso a tutti come un uomo, non più soltanto come un eroe
. È successo durante Fiorentina-Milan quando, sdraiato sul campo per
il dolore, ha lasciato tutta Firenze impietrita. I tifosi si sono accorti che
Gabriel Batistuta non è indistruttibile.
Ma anche questo momento difficile è ormai soltanto un brutto ricordo.
Del resto Gabriel ha avuto la possibilità di crescere guardando la vita
da tanti punti di vista, come rivela lui stesso nellautobiografia dal
titolo Io Batigol racconto Batistuta: «Ho vissuto con il povero
e con il ricco e ho comunicato con entrambi. Questo è il tesoro più
grande che mi porto dentro».
Davanti alla sua casa è in atto un trasloco. Il bomber argentino si trasferirà
sulle colline di Fiesole, in un luogo più isolato. Non lascerà
Firenze, ha un contratto che lo lega alla Fiorentina fino al 2003, il presidente
Vittorio Cecchi Gori gli ha addirittura prospettato di prendere un giorno il
suo posto.
A trentanni, il gordo (così veniva chiamato da piccolo
a causa del suo fisico tuttaltro che gracile) ha pronta una nuova scommessa:
battere ancora altri record, ma soprattutto vincere lo scudetto con la maglia
viola.
Batistuta, Il Mondiale di Francia è storia vecchia. Passarella non guida
più la Nazionale argentina. Al suo posto cè Marcelo Bielsa,
uno dei suoi primi allenatori, colui che quando approdò nel Newells
Old Boys decise di metterla a dieta...
«Con lui ho vissuto momenti molto belli. Allinizio lo consideravo
un rompiscatole, poi ho capito che agiva soltanto per il mio bene. Le sue idee
mi piacciono».
Le capita mai di pensare alla Coppa America e al prossimo Mondiale?
«Certo. A Francia 98 sono arrivato in condizioni psicologicamente
non ideali, avevo tanti pensieri per la testa, tanti problemi con la Fiorentina.
La mia vita professionale era un casino. Lunica cosa che mi
faceva stare bene era pensare ai gol che ero riuscito a realizzare».
Ma questa situazione ha influito sulle sue prestazioni calcistiche?
«Ero arrivato al punto di non aver più voglia di giocare a pallone.
Non era mai accaduto prima. Per questa ragione ho pensato che, terminati i Mondiali,
e quindi dopo un traguardo importante, i miei stimoli si sarebbero azzerati».
Cosa le ha fatto cambiare idea?
«Non immaginavo che arrivasse un uomo come Trapattoni, che le cose si
sistemassero e che finisse tutto in modo positivo».
Passarella e Lazaroni sono forse gli unici due allenatori con cui il suo rapporto
non è stato idilliaco. Tutti gli altri hanno sempre visto in lei un leader...
«Sono uno che sposa subito le loro cause. Mi metto a disposizione, non
cerco di giudicarli, non mi è mai capitato di esprimere un giudizio del
tipo Con questo non andiamo da nessuna parte, o frasi come Non
vinceremo mai niente. Ho sempre provato a raccogliere le loro idee e tramutarle
in ottime prestazioni sul campo».
Adesso che la Fiorentina ha in panchina un uomo di grande esperienza come Giovanni
Trapattoni, sente meno responsabilità sulle spalle?
«Non sono mai stato un parafulmine. In nessun momento della mia vita mi
sono sentito un salvatore della patria. Responsabilità grosse non ne
ho mai avute, anche se so perfettamente che se la gente si aspetta i gol, allora
pensa che a farli deve essere Batistuta. Avverto tutto questo, non vivo certo
dentro un freezer. Però quando scendo in campo sono uno del gruppo, mi
sento parte della squadra».
Ma i suoi rapporti con i dirigenti viola grazie al Trap sono cambiati?
«No, non è vero, per me tutto è rimasto invariato. Non sono
il tipo che va a parlare con il presidente di problemi di mercato, consigliandogli
giocatori. Non lho mai fatto e non lo farò mai».
Ma qual è il segreto di questo allenatore? Ovunque va lascia il segno,
in Germania continuano a parlare di lui...
«Trapattoni e io siamo due leader, lunica differenza è che
lui ha molti più anni di me (ride, n.d.r.). Il suo arrivo è stato
positivo, lui ha dentro di sè le stesse cose che ho io, grinta e fame
di vittorie. Ma non siamo i soli. Tutti proviamo lo stesso desiderio, ovvero
vogliamo ottenere grandi soddisfazioni dalla vita».
Ma siete dei trascinatori?
«Parlo di me. Mi rendo conto di riuscire a trasmettere delle cose che
non mi propongo di trasmettere. Quando gioco, gioco sia per me che per la squadra,
però mi sono accorto che anche il mio modo di correre o di colpire un
pallone può suscitare delle impressioni, ovvero dicono che io ho più
voglia degli altri, che ci metto molta più grinta. Non è vero.
Ci sono calciatori meno appariscenti che in campo si dannano lanima ma
nessuno ci fa caso».
Edmundo ad esempio è il suo esatto contrario?
«Potevi fare un altro esempio: perché ti viene in mente subito
lui? Io pensavo a giocatori come Amor, Torricelli o Firicano. Tutti alla loro
maniera trasmettono qualcosa. A me non piace fare lattore, dico sempre
quello che penso e agisco nella stessa misura. Quando ho iniziato a giocare
a calcio non ho mai creduto che ci fossero delle regole da rispettare per sembrare
un buon capitano o per farsi amare dal pubblico».
Allora qual è il metodo da seguire per diventare un leader?
«La risposta è una sola: a me viene naturale».
Parliamo del suo rapporto con il presidente. In passato ci sono stati dei malintesi,
spesso date limpressione di pensarla in modo totalmente opposto...
«È normale. Con gli amici non si può mica essere sempre
in sintonia e avere le stesse idee, anzi il bello sta proprio nel fatto che
ci si può confrontare».
Ma in alcuni casi (vedi vicenda Edmundo) sembrate agli antipodi, la gente ad
ascoltarvi si diverte...
«Io purtroppo non molto. Però sono consapevole che lui parla da
presidente con tanto di tifoso dentro, mentre io parlo da calciatore con tanto
di fascia da capitano. Il mio compito, oltre che giocare e possibilmente segnare,
è anche quello di difendere la mia squadra».
Ci dica la verità: non è mai capitato che Cecchi Gori si arrabbiasse
con lei per qualche presa di posizione non conforme alle sue idee?
«No, non è mai accaduto. Forse se a dire certe cose fossero stati
altri non le avrebbe accettate. Con me è diverso, perché mi conosce.
È consapevole che agisco per il bene della Fiorentina, sa che non remo
contro. In fondo ognuno di noi ha metodi diversi per risolvere i problemi. Faccio
un esempio: non è detto che due persone scelgano la stessa strada da
percorrere, ma alla fine limportante è che si giunga alla stessa
meta».
Lei è lunico giocatore al mondo che si è trovato uno striscione
appeso in tribuna donore confezionato dal suo presidente, con scritto:
«Incedibile!».
«Quel gesto mi ha fatto molto piacere, inutile nasconderlo».
E se dovesse essere lei a scrivergli qualcosa su un manifesto?
«Non sono bravo politicamente, non riesco a lanciare messaggi.
La verità è che non mi piace esprimere apertamente i miei sentimenti.
Fa parte del mio carattere».
È dispiaciuto per non essersi classificato almeno nelle prime tre posizioni
nellassegnazione del Pallone dOro?
«No, non mi ha dato fastidio, perché ho ben chiaro come funzionano
certe cose. Innanzitutto gioco nella Fiorentina, una squadra che a livello pubblicitario
non può competere con lnter, Milan, Juventus e Barcellona, tanto per
fare degli esempi. Poi ho pochi sponsor. Non basta giocare bene, se le prestazioni
fornite in campo contavano qualcosa, allora dovevo arrivare almeno nei primi
tre posti».
Però dopo che Zidane è stato incoronato numero uno nel mondo dalla
rivista France Football, molti hanno parlato di una classifica ingiusta nei
suoi confronti...
«Ripeto: sono gli sponsor quelli che contano. Se tutti hanno riconosciuto
che meritavo maggiore attenzione, allora vuol dire che qualcosa di strano cè
e soprattutto che il meccanismo non funziona».
Non ha vinto il Pallone dOro, ma adesso la Fiorentina grazie ai suoi gol
è conosciuta in tutto il mondo.
«Tutto questo non può valere come un premio, anche se comunque
è una cosa bella, vuol dire che il mio lavoro è servito a qualcosa».
Durante la settimana lufficio stampa della società gigliata è
sommerso da richieste di interviste con lei provenienti da giornali di tutto
il mondo...
«Questo è un altro punto che non ha giocato a mio favore, dal momento
che non sono molto disponibile ad accettare queste richieste. Forse se facessi
più il ruffiano otterrei maggiori benefici. A tanti magari dà
fastidio questo mio modo di essere».
In che senso, scusi?
«Io non amo i riflettori, preferisco stare a casa con la mia famiglia
o allenarmi, piuttosto che andare a trasmissioni televisive o a qualsiasi tipo
di manifestazioni. Se qualcuno decide di assegnarmi un premio deve farlo per
quello che faccio in campo, non perché sono bravo nelle pubbliche relazioni».
Nutre ancora delle speranze?
«Mai arrendersi. Sono convinto che se un giorno mi daranno un premio vorrà
dire che me lo sono meritato sul serio, sarà quindi una doppia soddisfazione».
Alcune settimane fa ha ricevuto il Trofeo dellInternational Federation
of Football History & Statistics, quale secondo goleador dellanno
1998.
«Sono stati molto carini per vari motivi. Innanzitutto il secondo premio
non era previsto, ma nel mio caso hanno fatto uneccezione perché
quando si è disputata la gara di Coppa Uefa a Salerno ero a pari merito
con Al-Houwaid, colui che poi ha vinto. Hanno ritenuto che la decisione dellUEFA
fosse ingiusta. Non si può pensare che sia colpa nostra se un teppista
lancia una bomba dagli spalti».
Se la Fiorentina non fosse stata esclusa dalla Coppa, lavrebbe vinto lei?
«Non posso dirlo con certezza, in questo modo però non me ne hanno
dato la possibilità».
La premiazione è avvenuta allinterno dello stadio, con tutto il
pubblico in piedi ad applaudirla.
«Emozionante! Soprattutto perché è stata una festa semplice,
come quelle che piacciono a me. A differenza di altri organismi, loro non hanno
preteso la mia presenza da nessuna parte. Anche in questi casi, purtroppo, ci
sono di mezzo le sponsorizzazioni. Se non ti presenti, puoi scordarti il premio».
Non sarà proprio lo stress da apparizioni una delle cause
dei problemi di Ronaldo?
«Parlo da spettatore, da persona che non conosce bene come stanno veramente
le cose. La sua vita non è semplice, sicuramente lui è più
soggetto a tensioni rispetto a una persona che fa un lavoro normale e guadagna
molto meno. La gente a volte è limitata nei giudizi e pensa: guarda quello,
è miliardario e ha il coraggio di lamentarsi!».
La vita di un campione non è semplice, soprattutto se si è richiestissimi
come lui.
A lei una cosa del genere è mai accaduta?
«Non siamo fatti tutti alla stessa maniera, anchio sono costretto
a fare delle pubblicità perché ci sono di mezzo dei contratti,
però riesco a mantenere la serenità interiore. Ronaldo ha vissuto
due anni intensi dove veniva ritenuto da tutti il migliore, non ha certo condotto
una vita serena, però è giovane e saprà riprendersi, non
è... vecchio come me».
Durante tutta la sua carriera a Firenze è rimasto fermo per infortunio
soltanto quattro volte. Cosa si prova a vedere la partita dalla tribuna o, come
è successo in occasione di Fiorentina-Roma, a bordo campo?
«Si soffre molto, soprattutto quando la palla non vuole entrare. Chiaramente
vedendo gli altri giocare la voglia di scendere in campo è grandissima».
Alcune voci parlavano di una sua vacanza a Cortina con la famiglia, con tanto
di palestra privata presa a noleggio...
«Sono notizie ridicole. A me sciare non piace».
In unintervista, subito dopo linfortunio al ginocchio, lei aveva
affermato: «Quando ero steso per terra ho avuto paura di aver chiuso la
stagione e quindi di non partecipare alla festa per lo scudetto». Non
le è invece mai capitato di pensare che proprio la sua assenza in squadra
avrebbe potuto pregiudicare tutto questo?
«Non posso permettermi di avere simili pensieri. Non credo di essere indispensabile.
Mi spiego meglio: Batistuta è importante, ma non può essere così
presuntuoso da credere di poter giocare da solo. La mia presenza in campo vale
quanto quella di un altro mio compagno. Credete che Toldo non sia importante?».
Ma ci sono i numeri che parlano per lei, la media-gol è strepitosa...
«Ripeto: non posso pensare che senza di me caschi il mondo, perché
non è così».
Crede allo scudetto?
«La Fiorentina non deve preoccuparsi se si trova dietro. Il campionato
è lungo e possono cambiare tante cose. Limportante è continuare
a crederci, come ha affermato Giovanni Trapattoni».
Si può parlare di mentalità vincente in questa squadra?
«Certo che possiamo, mi sembra che lo abbiamo già dimostrato sul
campo. Mai pensare in negativo, chi lotta con tenacia per qualcosa o per qualcuno
alla fine riesce ad averla vinta». Batigol insegna.
di Laura Bandinelli