Forza Viola 3/1997
Gli stranieri viola/Antoninho
IL "BIDONE" DAI PIEDI BUONI
La notizia dellingaggio (per 40 milioni) di Benedicto Antonio
Angeli, in arte Antoninho, da parte della Fiorentina, non provocò nellautunno
del 1960 particolari illusioni. Forse perché in una corrispondenza da
San Paolo del Brasile il Calcio e Ciclismo Illustrato lo presentava
così: «Si può sin dora affermare che neppure Antoninho
sarà il toccasana della situazione, se la Fiorentina aspetta dai suoi
piedi le reti a profusione che le permettano di partecipare alla corsa per lo
scudetto». Sul suo valore tecnico, tuttavia, il corrispondente non aveva
dubbi: «I pareri dei critici brasiliani sono abbastanza concordi ed in
un paragone con Mazzola (il soprannome brasiliano di Altafini, n.d.r.) si ritiene
generalmente che non vi sia gran differenza tra i due; la differenza
ed enorme, addirittura si riscontra però nella potenza fisica,
in cui il milanista ha un nettissimo vantaggio. Antoninho, classico giocatore
da lanciare in profondità, ma che riesce anche a duettare abbastanza
bene a metà campo quando ciò è necessario, deve cercare
sempre lo spazio libero, ed evitare al massimo i contatti con lavversario.
In caso contrario, specialmente quando lincontro si arroventa, il suo
apporto alla cifra di gioco espressa dallintera squadra è quanto
mai ridotto». Insomma, un artista filiforme. Un giudizio destinato a rivelarsi
esatto, ma solo dopo parecchio tempo. Per un po, Antoninho resta un oggetto
misterioso e non manca chi lo vorrebbe rispedire in patria. Poi finalmente
esordisce, il 23 novembre, a Lucerna, nel primo match della Coppa delle Coppe.
Era la prima edizione della competizione, solo dieci le squadre iscritte, non
certo dei mostri. Insomma, il Lucerna ne prese tre da Hamrin e al
ritorno, il 28 dicembre, buscò al Comunale un 2-6 eloquente. Schierato
centravanti, Antoninho se la cavò allandata ed esplose al ritorno,
firmando la metà dei gol viola e meritandosi il debutto in campionato.
Capodanno 1961, il campo di San Siro innevato e fangoso, i rossoneri scatenati.
La Fiorentina perde 1-4, ma Antoninho non delude del tutto. Certo, fallisce
un paio di facili occasioni, ma piacciono la sua capacità di smarcamento
e il senso del passaggio in verticale. Una cosa è evidente: tutto è
tranne che un centravanti di sfondamento, anche se la sua cartavelina
non teme il contatto fisico. Dopodiché, il tecnico Nandor Hidegkuti lo
ripone in naftalina, per ripresentarlo al Comunale addirittura il 12 marzo,
nellincontro col Catania, causa la contemporanea assenza di Da Costa e
Montuori. La vittoria è facile (2-0), ma come centravanti Antoninho lascia
parecchio a desiderare. Confermato la domenica dopo, contro il Napoli ancora
in casa, la sua prova è fallimentare: gli annullano un gol di testa per
fuorigioco e per il resto denuncia una esasperante lentezza. Al mercoledì,
però, nuovo turno di Coppa: a Firenze la Dinamo Zagabria perde 0-3 e
Antoninho firma la prima rete. Il tecnico concede fiducia al ragazzo, che ripaga
con un gol e mezzo (su suo tiro lautogol di Pagni) nel successivo 2-1
allOlimpico contro la Lazio. Unaltra prova sufficiente contro il
Torino e unottima prestazione da ala destra nello 0-0 di Udine. Questo
il succo della chance concessa al giocatore, che poi torna tra le
riserve e metterà fuori la testa di nuovo a Vicenza e a Bologna. Niente
più posto neppure in Coppa delle Coppe: saranno altri a battere il Glasgow
consegnando al club viola il trofeo (rimasto finora senza seguito). La stagione
successiva resta in forza, ma non gioca mai e alla fine riprende la via di casa.
Una meteora, certo, ma anche una generale impressione di serietà (il
ragazzino è studente delle superiori) e professionalità, per un
giocatore non adatto alle rudezze del nostro calcio, ma tecnicamente tuttaltro
che un volgare bidone.
di Carlo F. Chiesa