Forza Viola 9/1998



L'alfabeto di Christian Amoroso
DAL ROCK AL TRAP

Affare
Per la Fiorentina, naturalmente. Quando la società viola prelevò Christian Amoroso dallo Zambra, una squadra dilettantistica pisana, spese cinque milioni esatti. Era il 1989, mica un secolo fa, e appena un anno prima la società viola ne aveva spesi cento per il cartellino di Flachi. Insomma, il ragazzino, che allora aveva dodici anni, arrivò a Firenze per una cifra irrisoria. E oggi per la Fiorentina è un tesoro da coltivare.

Baccillo
Il bassista del gruppo. Come, quale gruppo? Ma quello musicale che Christian sta mettendo in piedi a Firenze. Nome rigorosamente top secret, o più probabilmente non è ancora stato pensato. Tre elementi abbastanza affiatati, dal momento che provano insieme da diverso tempo. C’è Christian Amoroso alla chitarra, c’è Bacillo, appunto, al basso. E poi Luca, il solista. Il genere è rock alternativo, come tiene a precisare lo stesso Christian. Il tempo è quello che resta libero dal mestiere di calciatore professionista. La passione è forte, questo è sicuro.

Canniccia
Il primo calcio non si scorda mai. Soprattutto se è quello che gioca papà. Il nome è quello della squadra amatoriale in cui Amoroso senior si esibiva nel ruolo di terzino sinistro. Christian, bambino, non perdeva una partita. E la passione gli è nata lì, su quei campi di periferia dove si va avanti sulla spinta dell’entusiasmo.

Delusioni
Non mancano mai, nella vita di un calciatore. Amoroso ha cominciato a collezionarne ancora ragazzino. A tredici anni, dopo un anno di Fiorentina, fu rispedito a casa. Se la ricorda ancora, quella rabbia. «Qualcuno disse che non ero adatto alla Fiorentina. Probabilmente in quel momento non trovai nessuno che credesse nelle mie qualità». Non gli restò che mettersi d’impegno per dimostrare che quel qualcuno, chiunque fosse, aveva sbagliato. Un anno dopo era di nuovo a Firenze. L’ultima pagina da voltare riguarda la passata stagione. Dopo la promozione con l’Empoli, il ritorno in viola e le parole di stima di Malesani. Ma con il tecnico veneto Christian ha trovato pochi spazi, finendo in quella specie di dimenticatoio da cui lo ha rispolverato Trapattoni.

Empoli
Un anno vissuto meravigliosamente, alla corte di Luciano Spalletti. Quello della promozione in Serie A, di cui Christian fu uno dei principali artefici. Cose che non si possono dimenticare. «La forza di quell’Empoli, oltre al tecnico, era il gruppo. Eravamo tutti amici, e se qualcuno si trovava in difficoltà gli altri gli tendevano la mano. Un’esperienza unica, importantissima».

Firenze
Un rapporto che dura da dieci stagioni. Da quella prima chiamata nell’89, quando il piccolo Christian arrivò da Cascina, nella provincia pisana. Il ritorno a casa, la nuova chiamata, la parentesi a Empoli. Ma alla fine la Serie A è arrivata con il colore viola addosso: sotto la tutela di un maestro come Giovanni Trapattoni, Christian sta conoscendo per la prima volta le luci della ribalta. A ventidue anni, Firenze è un sogno realizzato.

Gloria
Non la insegue con ansia, Christian Amoroso. È un ragazzo tranquillo e sa bene che nel calcio nessuna conquista è definitiva. «Me lo hanno insegnato i grandi campioni che ho avuto e ho accanto. Con le parole, ma anche con l’esempio sul campo e in allenamento. Per quanto uno faccia, basta un attimo per tornare indietro nella considerazione degli altri. Allora io cerco di crescere passo dopo passo, del resto devo ancora migliorare tanto, mi manca la continuità per restare a lungo ad alti livelli. Spero che quella arrivi col tempo».

Hobbies
Prima di tutto, naturalmente, la musica. E la chitarra, sua compagna nel tempo libero. La colonna sonora è quella di Nirvana e Pearl Jam, sue autentiche passioni. Il resto è cinema, come dice Paolo Conte. «Gli ultimi film che ho visto sono Sliding Door e Truman Show, e in televisione Show Girls. Mi sono piaciuti davvero molto».

Idoli
Ai tempi di Cascina, le domeniche di Christian si consumavano spesso all’Arena Garibaldi. Passione bruciante per i colori nerazzurri, quelli del Pisa naturalmente. Così i primi idoli visti da vicino, da incitare e da sognare, erano gli uomini venuti dal Nord Europa: Kieft, Bergreen, Been. Su tutti, però, c’era quel campione arrivato dalla Francia, che indossava una maglia bianconera: Michel Platini.

Kurt
Il ragazzo triste che si è lasciato soffocare dalla vita. La musica e il messaggio dei Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, sono stati e sono fondamentali per la formazione musicale di Christian. Che conosce profondamente la loro parabola musicale, e la storia intensa e profonda di un artista disperato che è passato sul mondo della musica come una cometa, piena di luci e debolezze.

Luciano
Un nome, due uomini. Importanti, per la crescita del calciatore Amoroso. Il primo di cognome fa Chiarugi, e fu il suo tecnico alla Primavera della Fiorentina: «Gli devo tanto, mi ha aiutato a diventare un calciatore vero». Dalla scuola di Chiarugi, oltre a Christian, sono usciti giovani talenti come Flachi, Amerini, Zanetti, Banchelli, Cimarelli, Innocenti. L’altro Luciano oggi siede sulla panchina della Sampdoria, ma ai tempi in cui divenne una figura importantissima per la crescita professionale del ragazzo era la guida dell’Empoli: si chiama Spalletti e lanciò Amoroso nel campionato ‘96-97, quello in cui la squadra toscana appena salita in B dalla C1 centrò al primo colpo la promozione in A. Christian ricorda con affetto quell’anno: «Una stagione fantastica. E Spalletti è un grande, uno che studia il calcio come pochi, ma non ti fa pesare le sue conoscenze. Insomma, ha una dote che è privilegio di pochi: l’umiltà».

Malesani
Un rapporto mai nato. Non esattamente un contrasto, intendiamoci. Ma dopo l’anno di Empoli, dopo la gioia, forse Amoroso pensava di avere un ruolo più preciso nella Fiorentina di Malesani. E lo stesso tecnico veronese aveva avuto parole d’elogio per il ragazzo, e all’inizio della stagione del ritorno in viola di Christian, il ‘97-98, lo fece anche partire titolare proprio contro l’Empoli. Insomma, sembrava che gli spazi ci fossero. Invece, quasi subito fu oblìo. «Mi sentivo completamente dimenticato, e all’inizio non capivo perché. Poi me ne sono fatto una ragione e i compagni di squadra mi hanno aiutato tantissimo. Ma è stata dura».

Ninna nanna
Una storia curiosa, che risale alla primavera del ‘97. Christian Amoroso è a Johannesburg, con la Nazionale Under 21 di B. Fa coppia con l’amico Cristiano Zanetti, cresciuto con lui alla corte di Chiarugi, che gioca nel Venezia (e più tardi approderà all’Inter). Tutte le volte che c’è da prendere il pullman, per gli spostamenti dall’albergo al campo d’allenamento, o semplicemente per fare un salto in città durante il tempo libero, quando l’autista mette in moto mancano soltanto due nomi all’appello. Così, Amoroso e Zanetti, quelli che arrivano sempre trafelati sul luogo dell’appuntamento, diventano i “dormiglioni” della spedizione.

Oro
Una scommessa da pagare in un modo che Oreste Cinquini, allora direttore sportivo della Fiorentina e oggi passato al Bologna, mostrò di non gradire troppo. Dopo la promozione dell’Empoli in Serie A, Christian piombò al raduno della nuova Fiorentina di Malesani con i capelli tinti di biondo. Riflessi dorati che sparirono subito, un po’ perché Cinquini spedì in fretta il giocatore dal barbiere, un po’ perché anche Sara, la fidanzata di Christian, fece capire che quella chioma così appariscente non era esattamente la cosa che apprezzava di più del suo Christian.

Platini
Il più grande, nella personale classifica dei miti di Christian. Il “numero dieci” della leggenda e dei sogni. Un grande del calcio che ha ispirato generazioni di giovani calciatori. Figurarsi se uno come Amoroso, a cui il talento non difetta, poteva restar fuori dal club degli innamorati di Michel. Anche lui ha cercato ispirazione vedendolo in azione da ragazzino, e rivedendolo ancora nel tempo perché il calcio di “Le Roi”, oggi, è roba da cineteca.

Qualità
Quelle che Trapattoni sta mettendo in evidenza in questo inizio di stagione e che non erano sfuggite ai suoi precedenti maestri, Chiarugi e Spalletti su tutti, ma anche Galletti, Caso, Tendi, Prunecchi, e in fondo lo stesso Malesani. Lui, a suo tempo, si è definito così: «Da ragazzino, a Cascina, facevo addirittura il centravanti. Mi piace molto giocare da trequartista, ma soprattutto ai tempi di Spalletti ho imparato ad attaccare e anche a difendere. Stare in mezzo al campo mi è sempre sembrato più naturale, ma col tempo ho cercato di cavarmela anche nel ruolo di esterno». Già, nella vita serve tutto.

Rock
Quello di Christian e dei suoi amici è, come dice lui stesso, «alternativo». Gli dà il passo nella vita, e magari, chissà, anche in campo. Scariche di adrenalina pura al servizio del Trap e di una Fiorentina che finalmente sogna in grande. Il resto va speso in una cantina insonorizzata, a fare le prove per la nascita del complesso.

Serenità
La personalità non gli manca, ma Christian non si fa trascinare dalle ambizioni. Cresce tranquillamente, conquista i suoi spazi apparentemente senza sforzo. Addosso ha la solita voglia di imparare da ogni situazione e di non fermarsi mai: «Se cominciassi a pensare troppo sarebbe un disastro. Molto meglio affrontare la vita, e la professione, con naturalezza, senza girarle intorno con troppi ragionamenti». Prendila come viene, prendila come va, per dirla con De Gregori.

Trap
Christian Amoroso va ad allungare la lista dei giocatori che devono qualcosa a questo grande maestro della panchina e del calcio italiano. Come Torricelli, che lo conosce da una vita e da lui fu lanciato nella Juventus. Come Heinrich, che è arrivato dalla Germania per espressa volontà del tecnico viola. Come gli stessi Batistuta e Edmundo, che sono tornati a Firenze soprattutto perché lui ha saputo convincerli. Per Amoroso il discorso è diverso: lo aveva già capito Spalletti, di che pasta fosse fatto il ragazzo, ma la Serie A era ancora un’incognita per lui. Dopo un anno di buio, c’è voluto l’occhio lungo del Trap, e in fondo anche il suo coraggio, per affrontare quest’ennesima scommessa con la consapevolezza di poterla vincere. Christian, naturalmente, ringrazia.

Under
La Nazionale Under 21, in tutto un paio di lampi azzurri per Christian Amoroso. Che è un ragazzo del ‘76, e dunque ha tutto il tempo di crescere e magari di pensare ancora più in grande. Nel marzo del ‘97, Christian è nel gruppo dell’Under 21 di Serie B scelto e guidato da Zaccarelli per la trasferta di Johannesburg, in Sudafrica. L’11 ottobre dello stesso anno lo chiama Giampaglia, che ha preso il posto di Maldini sulla panchina dell’Under 21. Amoroso debutta nel giorno della sconfitta contro l’Inghilterra.

Vergine
Nato il 22 settembre, ovvero proprio sulla linea di confine zodiacale con l’Acquario. Dicono che i nati sotto questo segno tendano a non colpevolizzarsi troppo quando incappano in un insuccesso, pensando che ci sia sempre una punta di mailiza nel comportamento degli altri, o che il destino ci abbia messo del suo. In assoluto può essere un bel problema, nel caso di Christian, considerato il delicato mestiere che fa, potrebbe essere stato un bell’aiuto nei momenti difficili della carriera. Abituati a uniformarsi a regole morali quasi ferree, i nati sotto il segno della Vergine non rinunciano mai ai loro sogni a occhi aperti. Meglio così, un giovane talento del calcio non deve mai smettere di sognare.

Wilbur
Inteso come Smith. L’autore preferito, per il tempo delle letture, tra un allenamento e una seduta di prove col gruppo rock. «Ho letto praticamente tutto, ma il mio titolo preferito resta “Il Dio del Fiume”».

Zambra
L’infanzia, i primi calci, il ricordo. Lo Zambra è la piccola società dilettantistica pisana in cui andarono a scovarlo gli osservatori della Fiorentina. Prima c’erano state altre società locali, a partire dai Piccoli Azzurri di Cascina, dove la storia ebbe inizio. Sembra una vita, invece sono passati appena una decina d’anni. «A volte mi fermo a pensarci, mi sembra tutto così incredibile». È realtà, invece. Christian Amoroso vive ai piani alti del calcio italiano. Ci vive da grande protagonista, ad appena ventidue anni. E questo, come si suol dire, è solo l’inizio.

di Marco Tarozzi

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