Forza Viola 3/1998



Gli stranieri viola/Almir
IL PELE' MANCATO

È passato alla storia come uno dei più colossali “bidoni” del campionato italiano. Eppure, non doveva essere il brocco che sembrò, se è vero che ad avallare la nomea di “Pelé bianco”, compagna della sua breve avventura italiana, erano intervenuti testimoni autorevoli, in primis la stessa “Perla nera”. Dunque, Almir Moraes de Albuquerque, interno del Vasco da Gama, è nel listone dei “papabili” del Brasile per i Mondiali di Svezia 1958, poi all’ultima scrematura non riesce a entrare nella lista dei 22. Ha classe da vendere, è un interno di punta di tipico stampo brasiliano, ma davanti c’è un ragazzino di diciassette anni di nome Pelé, che proprio in Svezia si rivelerà al mondo. Il Ct Feola “taglia” Almir non senza rammarico e quando, un anno dopo il Mondiale, emigra in Argentina, al Boca Juniors, porta con sè proprio lui, che qualcuno in Brasile ha soprannominato “il Pelé bianco”. In Argentina, però, le cose non vanno bene: Almir viene sottoposto a “carezze” particolarmente pesanti, si ribella, raccoglie espulsioni e polemiche. Quando Pelé viene in Italia in tournée, nell’estate del 1961, gli chiedono un parere sul giocatore, che sembra destinato al Milan. Le sue parole non lasciano dubbi: «Almir è uno dei tre maghi del calcio. Gli altri due? Io e Sivori. Almir vale moltissimo: è un Sivori con una cannonata micidiale». Il suo possibile futuro compagno di squadra, Altafini, centravanti campione del mondo, concorda: «Almir è bravo e piuttosto duro, non potrà mai essere Pelé, ma è bravo, lo conosco bene». La Fiorentina di Longinotti vuole fare le cose in grande. Ha perso Montuori per il grave infortunio, cerca un asso per l’attacco. Valcareggi in Cile, ai Mondiali, “boccia” il tedesco Brülls (finirà al Modena); la società allora insegue invano Amarildo, si cautela con l’udinese Pentrelli e ingaggia per in prova Almir. Sa di doverlo attendere, perché la sfortunata avventura in Argentina si è chiusa anzitempo e il ragazzo necessita di un robusto rodaggio agonistico. Nella partitella di esordio, a Sansepolcro, entusiasma: classe da vendere, tiro al veleno, azioni ubriacanti. Poi, il nulla. Lento, senza fiato, non appare in grado di reggere il clima agonistico. Non esordisce neppure in campionato. La Fiorentina, delusa, a ottobre è stanca di aspettare e compra in Spagna il peruviano Seminario. Il “Pelé bianco” viene ceduto al Genoa, dove giocherà solo due partite, per il resto diventando l’“acciaccato immaginario” per antonomasia. I medici lo considerano a posto, lui lamenta ricorrenti dolorini; quando scende in campo, non fa la differenza. Alla fine, se ne tornerà in Brasile con l’etichetta di “bidone” e una domanda. Possibile che sul suo conto si fossero sbagliati tutti? Lo attende un tragico destino: morirà accoltellato in una rissa.

di Carlo F. Chiesa



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