Archivio per agosto 2009

Calcio

Tessere italiane e rigurgiti britannici

tessera

Per limitare la violenza negli stadi, da gennaio il governo renderà obbligatoria la tanto discussa tessera del tifoso. Questa card personale sarà indispensabile per acquistare i tagliandi delle partite in trasferta, quelli per intenderci che già oggi non vengono venduti ai botteghini il giorno dell’incontro. Nei prossimi mesi la tessera verrà distribuita, per ora solo da alcune società di calcio, solamente a quei tifosi che negli ultimi cinque anni non abbiano ricevuto alcuna diffida legata a episodi di violenza, indipendentemente dal fatto che abbiano scontato o meno il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) a loro carico.
In questo modo i possessori della tessera del tifoso saranno gli unici a poter seguire in trasferta la propria squadra. L’effetto collaterale, non da poco, è che tale misura blocca di fatto non solo gli individui considerati a rischio, ma anche tutti i non residenti nella città della propria squadra, in quanto tessera e biglietto possono essere acquistati solo lì.

Le reazioni a questo controverso provvedimento sono state varie. Alcune società sposano il progetto governativo, Milan e Fiorentina su tutte, altre invece tentennano. Alla fine probabilmente tutte si dovranno adeguare, pena la rinuncia ai propri supporter in trasferta.
In futuro dunque accedere al settore ospiti sarà sempre più difficile, confermando la linea dei provvedimenti emanati a seguito dell’omicidio Raciti del febbraio 2007, dal biglietto nominale con posto numerato anche nei settori popolari, al divieto di esporre striscioni e introdurre fumogeni negli stadi.
Dopo due anni i dati parlano di un effettivo calo degli episodi di violenza, ma è evidente che, creando dei deterrenti di questo tipo, il rischio che il risultato sia solamente la conseguenza di un raffreddamento generale delle tifoserie è concreto. Si tratta di capire quanto la tessera del tifoso possa essere utile ad arginare il fenomeno della violenza, caratteristica di un’esigua parte del popolo delle curve, e quanto finisca invece per allontanare i tifosi “ufficiali”, come li definisce il decreto ministeriale che la presenta.

Le misure italiane si ispirano al modello inglese tatcheriano, avviato dopo la tragedia dell’Heysel nel 1985. Posti solo a sedere, telecamere e steward ovunque, celle negli stadi e pene severissime hanno rivoluzionato la veste degli stadi britannici. Uno degli effetti collaterali è stato il calo del pubblico popolare, causato dal sensibile aumento del prezzo dei biglietti. A conti fatti poi, il fenomeno hooligans non è stato sconfitto del tutto, piuttosto è stato trasportato lontano dagli stadi. È di ieri la notizia che le firm di West Ham e Millwall si sono incontrate di nuovo dopo quattro anni e un ragazzo è stato accoltellato.
Il modello inglese ha condotto dunque ad un profondo restyling, soprattutto riguardante l’aspetto esteriore, mediatico, degli incontri. La presenza delle televisioni si è fatta così sempre più ingombrante, basti pensare all’equazione stadio vuoto uguale più spettatori a casa.

In Italia il tentativo di uniformarsi a tale modello sociale ed economico è evidente ma le differenze non mancano. È il concetto stesso di ultras a differire da quello di hooligan. Il primo si lega ad idee precise, legate ad una cultura sportiva ben identificata, mentre il secondo si dedica esclusivamente allo scontro violento con gli avversari. Lo scopo del Movimento Ultras è quello di riportare il calcio alle sue origini, “passione, non speculazione”, contro la deriva economica che lo caratterizza da diversi anni. Il termine ultras è più accostabile a quello di firm, con cui si identificano i gruppi di tifosi britannici. I contesti sono allora profondamente differenti. Accade poi anche in Italia che alcuni gruppi isolati si dedichino agli scontri con le tifoserie rivali o con le forze dell’ordine ed è sicuramente un problema grave, da contrastare.

La soluzione italiana è la tessera del tifoso ma rimane l’interrogativo, limitare, anche solo parzialmente, la libertà di tutti per limitare gli eccessi di pochi è una strada valida? Allo stesso modo, siamo preparati ad un calcio sempre più freddo e televisivo, ricalcato sul modello inglese? Vedremo cosa succederà in questa stagione, fatto sta che i provvedimenti governativi sul tema non creano mai la serenità necessaria fra le parti, tutt’altro.

Calcio, Calcio Catania, Genoa, Napoli, Palermo, Roma, Sampdoria, Serie A

Serie A 2009/2010 - prima giornata

Ricomincia il campionato, le gambe sono ancora molli e le grandi favorite faticano. Juventus e Milan conquistano i primi tre punti non senza qualche apprensione mentre l’Inter continua a non vincere, pur giocando un buon calcio. Interessanti e spettacolari le vittorie di Genoa, Palermo e Sampdoria, candidate alla “zona Europa League”, e forse a qualcosa di più.

Genoa-Roma 3-2

I rossoblù di Gasperini sembrano non essere andati mai in vacanza. Cambiati gli interpreti, la musica è rimasta la stessa: spettacolo e tanta grinta per un 3-2 che ricorda una delle vittorie più spettacolari del grifone nello scorso campionato, sempre in rimonta, contro la Juventus di Ranieri. Allora decisivo fu Thiago Motta con una doppietta, ora invece lo sono stati il lavoro collettivo e la sagacia del mister ex Crotone che, dopo un primo tempo bloccato, azzecca all’intervallo i cambi perfetti.

È infatti il nuovo entrato Criscito, in forma nazionale, a siglare il gol del vantaggio dopo quattro minuti con un potente destro da appena dentro l’area. Nonostante la buona vena di Palacio e Crespo che confermano le buone cose viste nel precampionato, la Roma riesce a ribaltare il risultato fra il decimo e il ventesimo grazie all’opportunismo di Taddei e Totti. Il primo ribadisce in rete una corta respinta di Amelia mentre il capitano giallorosso devia una conclusione da fuori di Guberti spiazzando il portiere rossoblù.
Ma il Genoa è arrembante ed è uno dei più promettenti nuovi arrivati a siglare il pareggio. Lo spagnolo Zapater, descritto da Preziosi come la futura rivelazione del campionato, disegna una punizione di quelle che fanno innamorare i tifosi. Potenza e precisione per un battesimo eccezionale a Marassi. A otto dalla fine Biava in mischia dopo uno schema su calcio piazzato completa l’impresa rossoblù.

Il Genoa vince meritatamente e riesce a confermarsi una realtà importante del campionato. La prova decisiva saranno gli impegni ravvicinati, quando l’Europa League entrerà nel vivo. A quel punto sarà più chiaro dove potrà arrivare la banda di Gasperini.
La Roma può rammaricarsi per le occasioni sprecate da un Totti stranamente impreciso sotto porta, e per qualche decisione arbitrale dubbia, fra cui il fallo da ultimo uomo di Biava su Menez, sanzionato da Morganti con un semplice cartellino giallo. Poche attenuanti comunque per una squadra disattenta e per un allenatore che pare aver perso un po’ di entusiasmo.

Palermo-Napoli 2-1

Zenga punta allo scudetto e i primi tre punti sono conquistati. La tattica dialettica del neo allenatore rosanero, unita a quella sul campo, si rivela vincente contro un Napoli poco fortunato.

Il primo tempo infatti è tutto degli azzurri. Tre pali, due di Maggio e uno di Campagnaro, un gol annullato ad Hamšik per fuorigioco. Come spesso accade però, alla prima occasione il Palermo passa. Lo stesso Maggio, poco prima dell’intervallo, sceglie di proteggere un pallone all’interno dell’area piccola, e viene bruciato da Cavani che segna il gol del vantaggio.

Il gol del pareggio arriva con un gran tiro da fuori di Hamšik al ventottesimo della ripresa, premiando gli ospiti con il meritato pareggio. Un minuto dopo però è un altro errore a condannare gli azzurri. Il neo entrato Zuniga sgambetta Cavani commettendo il più classico dei falli da rigore. È Miccoli a trasformare il tiro dal dischetto regalando i primi tre punti al Palermo.

La squadra rosanero vince grazie alla grande abilità di sfruttare le poche occasioni a disposizione ma non è protagonista di una grande prestazione. Una vittoria dunque ancora più importante, contro una rivale diretta per le coppe. Per ora basta questo, insieme all’entusiasmo di squadra e dell’allenatore. È indubbio infatti che le dichiarazioni di Zenga facciano bene all’ambiente. Bisognerà valutare se saranno anche efficaci con Zamparini, permettendogli di rimanere in carica anche quando arriveranno le prime difficoltà.
Il Napoli rimane invece al palo, troppo sfortunato ma altrettanto colpevolmente distratto in fase difensiva. Il tempo per rimediare agli errori e per riscuotere il credito con la dea bendata c’è tutto.

Catania-Sampdoria 1-2

La Sampdoria riparte da molti volti nuovi, compresa la guida tecnica e lo fa nel migliore dei modi, espugnando Catania dopo ventinove anni.

È un primo tempo da urlo quello di Cassano e compagni che non permettono al Catania di imporre il suo agressivo 4-3-3  e anzi lo costringono sulla difensiva. Bene i nuovi Tissone e Semioli, rapidi e con le idee chiare. Ma è Fantantonio Cassano a salire in cattedra, prima piazzando l’assist per il gemello Pazzini al nono, poi sfoggiando il consueto repertorio di dribbling e giocate sopraffine.
La netta prevalenza blucerchiata è interrotta da una bella verticalizzazione dell’ex Del Vecchio per Mascara su cui Castellazzi si supera, e dal pareggio di Morimoto, freddo ad insaccare dopo un rimpallo fortunato al trentottesimo.

La ripresa è meno spettacolare del primo tempo e affiora molta stanchezza. A decidere la gara sono due episodi, l’espulsione di Augustyn per doppia ammonizione e il gol partita di Gastaldello, bravo e coraggioso a realizzare su corner di Ziegler, procurandosi la frattura delle ossa nasali.

Parte bene il Doria e parte bene Cassano. La stagione è lunga e Lippi potrebbe anche convincersi a chiamarlo finalmente in azzurro, magari insieme a Pazzini. La speranza è che possano avere più fortuna dell’altra e più celebre coppia blucerchiata, quei Vialli e Mancini cui la nazionale ha chiesto sempre troppo poco.
Per il Catania tanto cuore e poca lucidità. Il pareggio sarebbe anche stato meritato ma iniziare con una sconfitta al Massimino, campo praticamente inviolabile nelle ultime stagioni, è un segnale preoccupante.

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