22/08/2017

Barcellona, scudetto da record a suon di gol

maggio 18, 2009 di  
Inserito in Liga

71 perle per il trio delle meraviglie Messi- Eto'o- Henry

71 perle per il trio delle meraviglie Messi- Eto'o- Henry

Barcellona– Dominio assoluto. Soltanto così si può descrivere la cavalcata record del Barcellona 2008-’09 che, a pochi giorni dalla conquista della coppa del Re, mette le mani sul 19esimo, meritatissimo, titolo della sua storia. Il popolo blaugrana non ha dovuto nemmeno aspettare il match col Maiorca per brindare allo scudetto, vista la sconfitta di sabato sera del Real a Vila-Real. Dopo tre anni e con due turni d’anticipo, il Barcellona torna dunque sul trono di Spagna. E fa doppietta come nel lontano 1998, quando a centrocampo giostrava un certo Guardiola, aspettando la finale di Champions col Manchester per piazzare la ciliegina sulla torta di un’annata da record.

Il trio delle meraviglie e il debuttante- Il debuttante Pep Guardiola, ‘promosso’ dalla guida della squadra riserve e chiamato a raccogliere la pesante eredità di Rijkaard, ha smentito dunque tutti gli scettici e quelli che lo reputavano inesperto e inadeguato per il compito assegnatogli. Il Pep li ha zittiti amalgamando al  meglio gli ottimi elementi a disposizione, ma soprattutto dando un’anima e un gioco ad un gruppo di campioni, seguendo il tipico stile blaugrana: fitte e rapide trame palle a terra, movimento perpetuo da parte di centrocampo e attacco, spettacolo unito ad efficacia. Ha allestito una macchina da gol capace di forare le reti avversarie per ben 104 volte in 36 partite, senza perdere però equilibrio, come dimostrano i 33 gol subiti, di gran lunga la difesa meno battuta del campionato.
Il terzetto d’attacco è stato sicuramente la devastante arma in più dei blaugrana. Il trio delle meraviglie Messi-Henry-Eto’o ha dato spettacolo, segnando in cooperativa ben 71 gol. Cifra da capogiro: per intenderci, più delle intere rose di Inter (65) e Manchester United (67), neocampioni nei rispettivi tornei. Incredibile dictu.
Il valore della Pulce, in odore di Pallone d’Oro, è ormai assodato, perciò le vere scommesse vinte da Guardiola riguardano il camerunense, attuale pichichi con 29 reti, e il redivivo francese. Ha trattenuto il primo, dato per sicuro partente l’estate scorsa a causa dei dissapori con l’ex tecnico Rijkaard, e ha rivitalizzato il secondo, tornato ai livelli di Londra dopo un’annata in chiaroscuro. E, duole dirlo, alla lunga ha avuto ragione anche sulle fruttuose cessioni di Ronaldinho e Deco, divenuti alla lunga figure ingrombanti all’interno di questo gruppo.
Faremmo però un torto al super centrocampo blaugrana parlando soltanto dell’attacco: i campioni europei Xavi e Iniesta non conoscono rivali nel ruolo, l’innesto di Keita si è rivelato azzeccato. Benissimo anche l’acquisto più profumato, Dani Alves, qualità e spinta sull’out destro. Infine, com’è nella tradizione blaugrana, Guardiola ha attinto proficuamente dalla cantera, lanciando, oltre a Busquets e Bojan, Piquè, che è andato a formare con il numero uno Valdes e capitan Puyol una diga difensiva estremamente solida.

guardiola

Che debutto per il ‘Pep’
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Il cammino– E pensare che la stagione non era nata sotto una buona stella. Clamoroso tonfo alla prima a Numancia, solo un pari al debutto casalingo col Santander, i catalani hanno dovuto attendere la terza giornata per firmare la prima vittoria: ma che vittoria, un tennistico 6-1 allo Sporting. Un forte segnale alla concorrenza, perchè da lì in poi il Barça ha iniziato a correre senza più fermarsi. Ha annichilito gli avversari a suon di gol (sei all’Atletico e al Valladolid, cinque all’Almeria, quattro al Malaga), inanellando una serie di nove vittorie di fila che il 2 novembre gli ha consegnato il primato. Una leadership che la band Guardiola ha consolidato ad inizio dicembre, quando ha archiviato con tre rotondi successi il trittico infernale SivigliaValenciaReal segnando nove gol senza subirne nemmeno uno. Il vantaggio è lievitato fino a +12 e soltanto una fisiologica flessione a febbraio (pari col Betis, ko nel derby e al Vicente Calderon) ha permesso agli storici rivali del Real di restare, seppur a debita distanza, in corsa.
Il duello è andato avanti fino alla 33° giornata: le merengues sbancano Siviglia (4-2), i catalani frenano a Valencia (2-2). Real a -4, mai così vicino, alla vigilia del superclasico da giocare davanti al proprio pubblico; l’ultima occasione per ribaltare le sorti di un torneo a senso unico, la vera e propria resa dei conti. Il verdetto del Bernabeu, però, è impietoso. 6-2 per i futuri campioni, che dilagano con le doppiette di Henry Messi e i sigilli di Piquè e Puyol, dopo l’illusorio vantaggio del ‘Pipita’ Higuain. Una lezione di calcio che sancisce l’ideale passaggio di consegne; il ‘pasillo’ della scorsa stagione a parti invertite è solo un lontano e opaco ricordo. Il resto è una comoda passerella verso il 19esimo scudetto, titolo che ‘minaccia’ di aprire un ciclo sotto la guida di Guardiola, vincente da allenatore così come da giocatore.