12/02/2012

Calcio italiano: motivi di una crisi

aprile 17, 2009 di  
Inserito in Calcio news, Serie A

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Club schiavi degli introiti derivanti dai diritti tv
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ROMA - Con l’uscita di scena dell’Udinese,  ieri sera contro il Werder Brema,  la pattuglia italiana in Europa è stata completamente estromessa dalle competizioni internazionali. I motivi di questa crisi quali possono essere? Proviamo ad analizzarli per punti:

ORGANIZZAZIONE

In Italia difficilmente si porta avanti un progetto serio, si lavora poco sui vivai e si investono male i soldi che si hanno; tutto perchè non si ha pazienza e voglia di costruire una squadra forte a lungo termine ma si vuole tutto e subito. Questa fame di vittoria ad ogni costo da cosa deriva? Beh, deriva dal fatto che il nostro calcio non è un isola felice estranea ai problemi del Bel Paese ma fa parte ed è conseguenza di quello che vediamo in altri aspetti della nostra società. Principalmente, in ambito calcistico, gli unici veri ricavi delle squadre Italiane sono derivanti dai diritti televisivi, e vi è una forta tassazione dell’erario, per cui le squadre sono quasi con l’acqua alla gola. Debbono assolutamente vincere qualcosa di sicuro nell’annata per compensare gli introiti avuti dalle televisioni in relazione alle tassazioni da pagare. Ci si chiede: e gli stadi? Ecco un’altro problema… Le strutture in Italia ormai sono fatiscenti e, tranne qualche rara eccezione, sono impianti che andrebbero rifatti dalle fondamenta e gestiti privatamente dalle società calcistiche in modo da poterne avere dei ricavi assai più sicuri e un numero di spettatori anche maggiormente variegato, cosa che adesso non accade.

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Maldini ultimo difensore dai piedi buoni?
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MENTALITA’ E TATTICA
Parlavamo di mentalità…Purtroppo per le ragioni sovraesposte, non si riesce a fare un progetto a lungo termine ma si lavora anche in modo troppo ossessivo sulla tattica più che sulla tecnica. Guardando le partite del calcio estero si nota come gran parte dei giocatori in campo abbiano i fondamentali per saper giocare bene a questo sport. In Italia ciò non accade perchè fin dai settori giovanili  i ragazzini vengon istruiti ad avere dei ruoli precisi in campo, senza che questi possano sviluppare le loro capacità e migliorarle prima da un punto di vista tecnico e poi da uno tattico. Qui, invece, viene privilegiato solo l’ultimo aspetto e ciò cosa comporta? Comporta che spesso i difensori non sanno come impostare l’azione, sovente mandano la palla in tribuna,  sbagliano appoggi anche apparentemente semplici perchè si ritiene che il difensore sia quello che debba avere più che forza fisica e senso dell’anticipo senza però preoccuparsi di un aspetto fondamentale, ossia il famoso controllo di palla. Se uno ci pensa e si chiede: come mai Maldini, pur giocando da difensore, ha capacità di impostare l’azione? Cito Maldini perchè è un caso eclatante. La risposta è che il giocatore del Milan nelle giovanili giocava attaccante, che per mentalità nostra, deve essere quello dotato di un pò più di tecnica e di controllo di palla. Ma di esempi ve ne sono altri e quello più recente è il caso di Santon. Quindi si lavora troppo su un discorso settoriale e questo comporta che molti calciatori non si preoccupino e non lavorino più sul miglioraramento della propria tecnica, ma si concentrino semplicemente ad occupare al meglio possibile la propria posizione in campo. A questo si affianca il discorso dei centrocampisti e del gioco in generale dove troppo spesso si hanno dei centrocampisti maggiormente preposti a compiti di pressing e copertura più che di costruzione della manovra. Spesso la motivazione riguarda il coprire il trequartista, ma la domanda sorge spontanea: come può dialogare, calcisticamente parlando, il trequartista con il centrocampo, se questo non è in grado di metterlo in condizione di nuocere? Quindi si assiste a lanci lunghi, non si gioca mai la palla a terra e si scavalca la mediana; la mezza punta deve così arrivare a livello della propria linea difensiva per partecipare al gioco. Ecco, questa cosa non va…Ci vuole qualità e possesso di palla e le squadre inglesi in questi ultimi due anni ce lo hanno dimostrato. Ultimo punto che mi preme sottolineare è che solo qui vediamo 10 uomini dietro la linea della palla. Da altre parti il Recreativo se la gioca con il Real a viso aperto. Qui, invece, vediamo spesso delle barricate che le squadre più piccole erigono quando affrontano Milan, Inter e Juventus perchè si ragiona solo in funzione di un risultato; insomma,  non si pensa proprio: “Ok, proviamo a giocarcela e a mettere in difficoltà sotto il piano del ritmo la squadra avversaria”, niente di tutto questo.

Proteste contro l’arbitro
scena ricorrente sui nostri campi

MANCANZA DI CULTURA SPORTIVA
Guardando le partite nostrane vediamo uomini crollare a terra manco fossero stati sparati, barelle ogni tre secondi e capannelli attorno all’arbitro. Ora queste cose riguardano essenzialmente NOI. In ambito internazionale il gioco per queste cose non viene quasi mai interrotto. Un giocatore anche se subisce un colpo si rialza prontamente per ritornare a dare una mano in fase difensiva, vedi Rooney contro il Porto. Qui si sta mezz’ora a terra, con lo scopo a volte di bloccare il contropiede avversario e obbligare qualcuno a mettere la palla in fallo laterale. Per non parlare delle simulazioni che sono davvero una nostra vergogna. Altra cosa che mi preme sottolineare riguarda il discorso arbitrale. E’ vero da noi c’è un problema arbitrale dettato soprattutto da una dipendenza della federazione delle giacchette nere nei confronti della Lega. Questo però esaspera l’idea di un complotto, di sotterfugio, creando alibi anche ingiustificati quando si perde una partita. Spesso gli allenatori quando si perde parlano più dell’arbitro che del fatto che la propria squadra abbia subito un goal che si poteva e doveva evitare. Si vuole vedere sempre in qualcun’altro la responsabilità di una sconfitta. Sotto questo profilo non c’è equilibrio e diciamo che anche i media tendono, ovviamente, ad ingigantire tutta questa cosa per logiche di mercato e di interesse. Altrove questo non capita, non si parla di una settimana di episodi discutibili, si parla di calcio e di azioni dei calciatori. Qui invece pare che l’arbitro sia l’unico attore in campo. Ci vorrebbe, quindi, un minimo di equilibrio e di cultura della sconfitta.

Questi sono i punti da me analizzati, chi volesse commentare l’articolo può farlo con l’applicazione sottostante, esponendo il proprio pensiero e allargando anche il discorso se vuole. La parola a voi lettori.