21/09/2017

Italia-Inghilterra 0-3. Ragioni di un Eurodisastro

marzo 12, 2009 di  
Inserito in Calcio news, Champions League

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Incubo Premier per le italiane
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Adesso si parlerà di anno zero, di superiorità calcistica, di sfortuna. In Italia siamo così: ci cerchiamo i nostri alibi per salvarci un po’ la faccia, ed evitare di ammettere la superiorità di qualcun’altro. Inghilterra-Italia 3-0, il verdetto di Champions è stato questo, e il tema è già pronto per essere sviscerato sui giornali e programmi tv, che sicuramente ci propineranno questa sbobba per mesi.

Superiorità Premier– Chi scrive non crede che il calcio inglese sia superiore a quello italiano, ma è certo che in questa stagione, non poteva finire con un epilogo differente. Al di là della Manica, si dice, ci sono più soldi, più tifosi, meno problemi. E non si può non abbassare la testa ed ammettere che tutto ciò non fa una grinza, almeno non dopo quello che si è visto tra Champions e Uefa (l’harakiri milanista col modesto Werder, la figuraccia della Samp con lo sconosciuto Metalist e la perenne ingenuità viola). Bisogna riflettere e trarre il miglior giovamento da questa debacle: dove abbiamo sbagliato? Dove si può migliorare? Non solo come squadre, ma come movimento calcistico nazionale. Siamo italiani…non lo faremo.

Progressi targati Mou– Torniamo però al calcio giocato. La sfida più emozionante ed intrigante era senza dubbio quella tra Inter e Manchester United. I dominatori dello Stivale contro i padroni del Mondo. Alla vigilia era difficile fare pronostici, anche se la bilancia pendeva dalla parte dei Red Devils. Il potenziale dei campioni in carica è esagerato, con talento a profusione, concretezza, occhio del killer e un gioco solido ma divertente. Per l’Inter invece non si può parlare di divertimento, ma solo di vittorie. In campionato è sempre stata una schiacciasassi: il gioco non esalta, i tre punti sì. Mourinho è stato ingaggiato da Moratti per vincere la Champions, ma come Mancini il portoghese si è fermato agli ottavi. Colpa sua? Non credo. I nerazzurri hanno costruito una squadra di califfi che punta al successo surclassando le avversarie sul piano fisico. A parte qualche sprazzo di Ibrahimovic e le geometrie di Cambiasso, all’Inter manca la fantasia e l’imprevedibilità che può farti avanzare in competizioni del genere. Zanetti &Co. sono costanti, tignosi e non mollano mai ed in campionato questo si vede subito. Nelle gare dentro-fuori però, guarda caso, l’Inter rimane sempre a bocca asciutta. Si punta il dito sulla mancanza di personalità delle “stelle” nelle partite decisive. Mentre da una parte ci sono i Ronaldo, i Messi, i Kakà, che più la gara è difficile, più si esaltano; dall’altra Mourinho non ha un campione nel vero senso del termine, sul quale costruire successi internazionali. Ibrahimovic non vincerà mai il Pallone d’Oro: troppo anarchico. I nerazzurri sono fuori, ma qualche progresso si è visto. Se l’è giocata con i Red Devils e ha colpito due legni, non rinunciando mai a proporsi in avanti. Rispetto alle ignobili partite di ritorno di Mancini, credo che Mourinho abbia dimostrato l’approccio giusto alla competizione. Ora non bisogna fare l’errore di cacciare lo Special One, perchè la prossima stagione, farà meglio. Il Manchester è passato con merito, per quello che si è visto nella doppia sfida e punta, giustamente alla finale di Roma. Ha la simmate della favorita assieme al Barcellona.

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Emblematico l’erroraccio di Vucinic
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Totti senza erede– La Roma è l’unica italiana che è riuscita a vincere una partita, tra andata e ritorno, delle tre in corsa. E’ senza dubbio quella che è andata più vicino alla qualificazione ai quarti ed è la squadra che ha affrontato l’avversario più modesto: quell’Arsenal senza le due stelle Adebayor e Fabregas, ma con tanti giovani grintosi e di talento. All’andata fu un rigore di Van Persie a condannare i giallorossi, mentre al ritorno, è un altro rigore a far salutare l’Europa ai ragazzi di Spalletti: quello di Mirko Vucinic. E’ Tonetto a calciare alto ed a far esultare gli inglesi, ma il tiro del montenegrino è probabilmente il rigore peggiore che si è mai visto. Arrivare a calciare in quel modo, in un momento così cruciale, vuol dire che c’è qualche problema di carattere. Solo perchè si indossa la maglia della Roma non significa che si possa tentare il “cucchiaio”, come era nella prima intenzione dell’attaccante. Risultato: Almunia ha parato in ginocchio. A parte la sequenza dei rigori, i giallorossi sono usciti a testa alta, dimostrando un buon gioco e iniziative. Non è la Roma dello scorso anno: il talento è minore e Totti, dopo i tanti infortuni, sembra aver ormai imboccato il viale del tramonto. Ciò nonostante i capitolini, con una difesa a pezzi, se la sono giocata contro i più freschi Gunners. Se fosse stato Spalletti ad esultare, avremmo parlato di Grande Roma. Sarebbe stato esagerato. Il passaggio del turno non sarebbe stato uno scandalo, ma lo stesso discorso credo vada fatto anche per l’Arsenal. Fuori, a testa alta quindi; con quella macchia del rigore di Vucinic.

Juve in crescita– Dagli ottavi di Champions, la squadra che ne ha tratto più giovamento è stata la Juventus. Sono rimasto colpito positivamente dai bianconeri, che hanno lottato come nei tempi migliori, come se i due anni senza sentire l’inno della Champions, non ne avessero intaccato lo spirito. La Juve ha grandi limiti ancora, a partire da una difesa a tratti imbarazzante. Ma paradossalmente mette in campo quell’aggressività e voglia che permette ad una squadra inferiore di prevalere contro chi è più forte. C’è tanto da migliorare in questa squadra, ma sinora sono stati fatti progressi. La Juve non è ancora una squadra da scudetto, o da semifinale di Champions, ma ha dimostrato di avere gli attributi, e col tempo tornerà grande. Questa volta passa il Chelsea, ma già dal prossimo anno, potrebbe essere diverso.

No a Euro 2016– Archiviamo questo 2008/2009 come un anno di “pausa” del calcio italiano, nella prospettiva europea. Aspettando la prossima stagione, che ci auguriamo sia migliore sotto questo aspetto, e intanto vediamo di non fare l’errore di candidarci per organizzare gli Europei del 2016, dopo la batosta dell’esclusione del 2012. Il motivo? Siamo sicuri che tra violenza, doping amministrativo, ingaggi faraonici, diritti tv e politica sempre più nel mondo del pallone, non abbiamo di meglio da fare che ospitare questa competizione, che toglie energie e denaro? Altra domanda: siamo sicuri che nel 2016, in Italia il calcio esisterà ancora? Ai posteri la sentenza.