23/08/2017

Sir Stanley Matthews, the wizard of the dribble

febbraio 8, 2009 di  
Inserito in Amarcord

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Stanley Matthews
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Con questo articolo vorrei inaugurare una nuova rubrica dedicata al Calcio. Storie di protagonisti, di squadre, di partite, di tornei, di attimi che ci hanno fatto innamorare di questo gioco sempre meno sport e sempre più business. Negli intenti il risultato a lunga (lunghissima…) scadenza vorrebbe essere un’enciclopedia da consultare per rivivere i momenti salienti di oltre un secolo di corse dietro ad un pallone e ricordare chi, in questo sport, ha lasciato un segno, un ricordo, e perchè no, un sentimento. Non procederò in ordine cronologico né tematico, ma seguirò l’ispirazione del momento. Cercherò di approfondire le mie curiosità, sperando di interessarvi. Mi piacerebbe anche, anzi magari, che foste voi lettori a suggerirmi di volta in volta gli argomenti che vorreste fossero trattati, o quegli attimi e personaggi che meritano di essere ricordati. O riscoperti. Per motivi di tempo (purtroppo), nonchè per la mia proverbiale pigrizia (chi mi conosce lo sa…), non so dirvi con che cadenza riuscirò a preparare gli articoli. L’obbiettivo minimo è quello di una pubblicazione settimanale. Spero di far meglio, sinceramente. E mi auguro, soprattutto, che la mia iniziativa sia di vostro gradimento. Scusatemi per la noiosa, ma necessaria, introduzione e buona lettura.

Partiamo da un giocatore. Il Primo. No, non è Pelé e neanche Maradona…sarebbe troppo scontato. Il mio primo articolo lo dedico a Sir Stanley Matthews. Ovvero il primo giocatore europeo a vincere il Pallone d’Oro. Anno domini 1956. A dire la verità il riconoscimento non gli venne assegnato per gli allori conquistati in quell’anno, quanto piuttosto come riconoscimento alla carriera, oltre che alle sue indubbie doti palla al piede. Quando France Football gli consegnò il premio, infatti, The Magician aveva già 41 anni. E nessuna intenzione di appendere le scarpette al fatidico chiodo. Giocò infatti fino alla stagione 1964/65, cioè fino ai fatidici 50 anni tra la First e la Second Division (la Premier League non esisteva mica…). Alla faccia di Maldini e del MilanLab.
Il nostro nacque il Primo (quando sennò) Febbraio 1915 a Henley, dintorni di Stoke on Trent, Midlands Occidentali, cittadina famosa per le sue porcellane, da cui il soprannome della locale squadra di calcio: The Potters, i vasai. E proprio al Britannia Stadium, casa dello Stoke City, mosse i primi passi della sua carriera, firmando il primo contratto pro nel 1932. Due anni più tardi, diciannovenne, esordiva in nazionale contro il Galles. Risultato 4-0, con un suo gol. Ciononostante le pagelle del Daily Mail lo bollarono come incapace a reggere la pressione nelle partite che contavano… Errare è umano… Matthews giocava all’ala destra, il Primo (ancora..) in un ruolo che diventerà un marchio di fabbrica della scuola inglese, da Best (che però veniva da Belfast, altra faccenda…) al diavolo a tempo determinato Beckham. Guizzante e dribblomane, tanto da essere soprannominato The Wizard of the Dribble, e capace di cross al bacio per quei carri armati che erano gli attaccanti inglesi del suo tempo. Eppure, nonostante la sua grandezza, raccolse in carriera ben meno di quanto seminato, limitato da una squadra non all’altezza (con cui fu comunque quarto nel 1947) e dalla Seconda Guerra Mondiale, che rubò i suoi anni migliori e durante la quale prestò servizio nella RAF a Blackpool, ridente cittadina turistica bagnata dal Mare d’Irlanda e meta preferita dei vacanzieri inglesi di fine Ottocento che volevano fuggire dal grigiore delle città industriali inglesi. Tutto sommato poteva andargli peggio.

Fatto sta che a Blackpool c’era una squadra di calcio, senza tradizioni, che militava comunque in First Division. La allenava Joe Smith, tecnico ambizioso e capace che stava costruendo una squadra interessante, in cui Matthews, ormai over trenta, poteva essere la ciliegina sulla torta. “Hai 32 anni, pensi di riuscire a giocare un altro paio di stagioni?” Altro che un paio, Stanley resterà a Bloomfield Road la bellezza di 15 anni, per un totale di 391 partite e 17 gol, tutti in First Division e scriverà le pagine più belle storia dei Seasiders. Si sa, il campionato in Inghilterra sarà pure importante, ma è la Coppa, la FA Cup, il torneo per club più antico del mondo, quello che conta davvero e che ti iscrive tra le leggende. Ed è qui che il Blackpool trova terreno fertile. Per tre volte in sei anni raggiunge la finale di Wembley… Nel 1948 non gli basta andare avanti due volte per aver ragione del Manchester Utd: i Red Devils si impongono 4-2. La seconda volta, siamo nel 1951 è il Newcastle a spegnere i sogni di gloria del ‘Pool. E arriviamo al fatidico ’53.

Stanley Matthews ha 38 anni e la bacheca dei trofei quasi vuota. Il quasi si riferisce al titolo di Giocatore dell’Anno per i giornalisti vinto nel 1948 alla prima edizione del trofeo. Poco o nulla. Serviva un successo tangibile. Il 2 Maggio 1953 i frutti sono finalmente maturi. A Wembley, al terzo tentativo, i ‘Pools si trovano di fronte il Bolton Wanderers. Gli annali ricordano che fu la prima partita vista da Elisabetta II in qualità di regina. E quel ragazzino incapace di reggere la pressione nei momenti importanti, se era mai esistito, decise di diventare improvvisamente un uomo. Il Bolton passa in vantaggio dopo due minuti, anzi 75 secondi, con Lofthouse, Stan Mortensen (segnatevi il nome) pareggia al 35′. Ma a metà tempo il Bolton è di nuovo in vantaggio con Langton. La pietra tombale sulle aspirazioni del Blackpool la mette Bell al 55′. In questo momento finisce la finale del Bolton e inizia la finale di Matthews: serpentine, dribbling e fughe sulla fascia destra, Stanley non si arrende. Al 68′ il cross, l’ennesimo, trova finalmente la deviazione vincente di Mortensen. Lo stesso, a un minuto dalla fine pesca il jolly da calcio di punizione. Hat-trick per lui e rimonta operazione rimonta portata a termine. Non basta ancora. Due minuti oltre il 90′ è Matthews a sgroppare ancora lungo la fascia: nessuno lo ferma… arriva sul fondo… cross in mezzo… il solito Mortensen è troppo avanti… ma il pallone non è per lui… arriva l’accorrente Bill Perry… è il 4-3. Blackpool campione! Sarà il primo e l’ultimo trofeo ufficiale per i Seasiders, Mortensen si prende il record, tuttora ineguagliato, di unico giocatore capace di segnare una tripletta in una finale di FA Cup. Ma l’uomo copertina è lui. La partita, quella Partita, sarà per sempre la sua, The Matthews Final. Il resto è noia. Nell’epopea del Blackpool c’è ancora un sussulto, il secondo posto nel 1955-56 ma a 11 punti dal Manchester Utd campione. Un abisso. Comunque abbastanza per far si che France Football, come detto, si ricordi di lui…

Nel 1961 Matthews accetta una nuova sfida: tornare a casa. Il suo Stoke City è sceso in Second Division nel ’53 . Da allora galleggia in Second Division. Altre 4 stagioni, condite dalla promozione del 1963 e due salvezze consecutive. Il 1965 è un anno significativo, che porta con se il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico per meriti sportivi (primo sportivo a ricevere quest’onore) in gennaio e l’ultima apparizione in campionato, contro il Fulham in febbraio, a 50 anni suonati.

Capitolo nazionale. L’almanacco recita 54 partite e 11 gol tra il 1934 e il 1957. Due mondiali, entrambi nel dopoguerra, quando l’Inghilterra accettò la sfida del mondo. Prendendole. Un’apparizione nel ’50 (Inghilterra-Spagna 0-1), e una nel 1954 (Inghilterra-Belgio 4-4), ma soprattutto un ventennio di sfide appassionanti passate alla storia. Come quella volta ad Highbury in cui gli inglesi sfidarono l’Italia campione del mondo nel 1934. Finì 3-2 per i bianchi, da quel giorno Leoni d’Inghilterra. Loro, ma pure noi, capaci di spaventare i maestri con una doppietta di Meazza. O come quando in un’altra sfida con gli azzurri nel 1948 a Torino, Matthews fu protagonista nel sonoro 4-0, e durante un calcio d’angolo da lui battuto si asciugò la mani e la fronte grondanti di sudore e poi si sistemò i capelli. I tempi non erano ancora maturi per questo genere di cose (sic) e il nostro venne a lungo ricordato per quel suo gesto. Nel 1953 ebbe l’onore di incrociare i tacchetti l’Ungheria di Ferencz Puskas e dell’attaccante arretrato Nandor Hidegkuti a Wembley. Nelle file inglesi, oltre a Matthews, altri tre Seasiders (Mortensen, Taylor e Johnston). Gli inglesi vennero umiliati da quella che passò alla storia come l’Aranyacsapat: 6-3 e le certezze di una nazione iniziarono a vacillare…

Matthews fu un grande del suo tempo, lo abbiamo visto. Nonostante un palmares scarno riuscì a conquistare tutti per le sue capacità in campo e per la sua reputazione da gentlemen fuori. Alla sua partita d’addio, nell’aprile 1965, parteciparono tra gli altri Jascin, Masopust, Puskas e Di Stefano. Pelé disse di lui: “L’uomo che ci ha insegnato come si dovrebbe giocare a calcio”… e conoscendo il narcisismo di O’Rey… Sicuramente creò una scuola, lì all’ala destra, e battezzò in nazionale i migliori giocatori inglesi della sua epoca. In fondo si può dire che il Mondiale del 1966 sia anche un po’ (soltanto un po’…) suo.