Archivio per febbraio 2009

Serie B

Il Bari torna in vetta, il Parma frena. Bene Brescia e Sassuolo. Rimini ok

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Il Bari ritorna al comando
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ROMA - Nella giornata in cui le grandi sono chiamate ad una conferma stecca il Parma fermato a Modena sul 2-2, si conferma il Bari sul campo del Mantova che riaggancia in vetta il Livorno sotto le tante proteste per la direzione di gara. Vince il Sassuolo che sale al terzo posto in classifica, mentre il Brescia espugna il campo del Frosinone e si posiziona subito dietro gli emiliani. In coda prendono un po’ d’ossigeno Rimini e Piacenza che vincono match importanti rispettivamente contro Ancona e Salernitana.

ASCOLI - AVELLINO 2-1

Due perle degli ascolani nel primo tempo, rispettivamente di Sommese al volo (10′) e Belinghieri su punizione (42′) chiudono la pratica Avellino. Nel secondo tempo ci prova Sforzini a 10′ dal termine a mettere i brividi agli uomini di Colomba.

FROSINONE - BRESCIA 0-3

Và sul velluto il Brescia grazie a Caracciolo che segna il goal del vantaggio dopo  21′, raddoppio di Okaka al 74′ e festa finale delle rondinelle con la doppietta personale ancora di Caracciolo che realizza allo scadere del tempo regolamentare un calcio di rigore raggiungendo così quota 11 centri nella classifica marcatori.

MANTOVA - BARI 0-2

Grande contestazione dei mantovani sul primo goal di Guberti, per una posizione di fuorigioco sbandierata dal collaboratore dell’arbitro sulla quale il signor Morganti lascia giocare. Sul goal di Guberti succede di tutto ed alla fine vengono espulsi l’allenatore del Bari Conte, e Corona del Mantova (era in panchina). Raddoppio degli ospiti al 45′ con Parisi. Partita molto nervosa piena di ammonizioni.

MODENA - PARMA 2-2

Il Parma soffre l’esame Modena, che sembra aver trovato la via per la salvezza, avanti con un gral goal di Bruno si fa raggiungere prima da un gran tiro da fuori di Mariga. Poi sul 2-1 targato Pinardi di testa, Lucarelli segna l’ottavo rigore stagionale ( 11° goal complessivo) e acciuffa un pareggio importante per come si era messo il match.

RIMINI - ANCONA 2-1

Delicata partita salvezza quella giocata al Romeo Neri di Rimini. La spunta il Rimini andato sotto dopo 9′ col goal di Soddimo, reagisce d’orgoglio col 3° centro stagionale di Cipriani abile a smarcarsi del diretto avversario e insaccare a rete. Cipriani che nella ripresa sfiora la doppietta personale, il suo tiro è però respinto da Da Costa, pallone che carambola sui piedi di Basha che appoggia comodamente a porta vuota. Ancona in grande crisi sia di gioco che di classifica.

SALERNITANA - PIACENZA 0-1

Ci pensa l’ex Bari Anaclerio a togliere le castagne dal fuoco per il Piacenza sugli sviluppi di un calcio d’angolo dalla sinistra al 32°. Piacenza che rischia di raddoppiare al 71′ sull’invenzione di Davide Moscardelli che serve deliziosamente Riccio il cui tiro si stampa sul palo.

TREVISO - SASSUOLO 2-3

Tutt altro che facile partita per Balbo, nuovo allenatore del Treviso. Parte subito il Sassuolo con il goal di Poli dopo appena 5′. Un minuto prima, Salvetti si era fatto parare un rigore. Pedrelli replica a Poli al 21°, dopo che Quadrini aveva fallito il rigore è lui ad avventarsi per primo sulla sfera, riaprendo la partita. Martinetti (32′) e poi Rea (45′), fissano il primo tempo sul parziale dell’ 1 a 3. Ripresa tutta di marca trevigiana che accorgia le distanze  a 10′ dal termine con Cafasso.

TRIESTINA - PISA 1-0

Una “papera” colossale del portiere del Pisa, che ritarda oltre ogni aspettativa il rinvio coi piedi, favorendo il più semplice goal a Anaclerio, spiana la strada alla Triestina che inizia a farsi pericolosa nelle zone alte della classifica.

VICENZA - CITTADELLA 1-1

Derby vibrante e non scevro di emozioni, oltre che di proteste per 2 calci di rigore (uno per parte) non assegnati. Passa in vantaggio il Cittadella, squadra davvero in forma in questo momento del campionato, con Meggiorini (poi infortunatosi alla coscia con una ferita lacero-contusiva). Pareggio dei padroni di casa 40 minuti dopo con Sgrigna che verrà poi anche espulso a 10ì dal termine.

Livorno, Serie B

Nel derby toscano tra Livorno ed Empoli vince la paura per i 3 punti

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L’Empoli blocca il Livorno
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LIVORNO - Finisce 0 a 0 il derby toscano tra Livorno ed Empoli, nell’anticipo della 28° giornata del campionato di Serie B 08/09. Derby che inizia con una bella ed una brutta notizia. La brutta notizia alla quale la nostra redazione si unisce è la scomparsa di Miguel Vitulano, bandiera del Livorno degli anni 70/80 scomparso ad inizio settimana; la bella notizia è il ritorno  al calcio giocato di Francesco Flachi dopo una squalifica di due anni, l’ex doriano viene catapultato nell’undici titolare di Baldini (con una rosa molto limitata a causa delle tante assenze per infortunio).

Più Livorno che Empoli: è di marca amaranto il primo tempo che vede un Diamanti come sempre molto vivace con la palla tra i piedi, proporsi, saltare l’uomo e infine andare a tiro. Il Livorno ci prova più da fuori area che con la palla al piede. Due punizioni di Loviso e due tiri da fuori di “ciccio” Tavano non portano grandi pensieri nella testa del portiere empolese Bassi. Risponde l’Empoli con una botta da fuori di Moro che trova un De Lucia ben piazzato che abbranca in tutta sicurezza e con un colpo di testa su calcio d’angolo di Angella che però non trova di poco lo specchio della porta. Ma è al 36′ che Diamanti sfodera un missile di sinistro improvviso da fuori area sulla cui conclusione Bassi si salva coi pugni alla meno peggio. Allo scadere Rossini sbaglia l’impossibile quando tutto solo riceve un pallone dalla destra, può avanzare a tu per tu con Bassi ma decide la conclusione immediata di potenza sparando alle stelle l’occasione più ghiotta dei primi 45′.

Ripresa sottotono. La seconda frazione parte con meno convinzione dei padroni di casa che lasciano così la possibilità all’Empoli di impostare l’azione offensiva che non si fa attendere: è dopo 10 minuti infatti che Tosto colpisce di testa una palla molto invitante sulla quale il giocatore cosentino trova l’impatto ma non la precisione sotto porta.

Non succede nulla fino al 77′, quando Moro non ce la fà più e Baldini ha giù effettuato tutti e 3 i cambi (due dei quali per infortuni). Empoli che rimane per qualche minuto in 10, salvo poi vedere Moro entrare di nuovo sul terreno di gioco, seppur con visibile sofferenza e difficoltà. Quando la partita sembra addormentata (45′), ecco l’occasione più nitida del secondo tempo: Buscè scappa sulla destra, s’accentra e lascia partire un tiro a filo d’erba sul quale De Lucia si distende come può e salva letteralmente il risultato!!!

Tre fischi e il derby toscano finisce qui! Livorno ed Empoli pareggiano 0-0, e gli amaranto mancano così l’occasione per allungare in testa alla classifica. L’Empoli, di contro, resta ancorata ai margini della zona playoff, ma con tutte le assenze della serata, e quelle che si sono aggiunte in corso di partita, un punto portato a casa molto importante contro la capolista.

Coppa Uefa

Uefa, esclusioni eccellenti. Fuori Valencia, Tottenham e Aston Villa

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Kravets, il matador del Valencia
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La serata di calcio europeo non è stata soltanto caratterizzata dalla Caporetto delle nostre rappresentanti. I sedicesimi di Uefa hanno infatti riservato molte altre sorprese, confermando lo status di imprevedibilità di questa competizione. Valencia, Tottenham e Aston Villa sono le esclusioni più eccellenti, mentre il Marsiglia salva ‘le penne’ soltanto ai rigori. A far festa sono le formazioni dell’Est, le russe e ucraine, le più coriacee nel clima invernale che ha contraddistinto questo turno. Bene le francesi, bilancio in parità per le formazioni tedesche.

Vento dell’est- Cska Mosca, Zenit San Pietroburgo, Dinamo Kiev, Shakthar Donetsk e Metalist Kharkiv: la truppa dell’ex Urss è quanto mai folta e agguerrita. Desta scalpore poi la presenza di tre formazioni ucraine negli ottavi, evento mai verificatosi in una competizione europea. L’impresa è targata Dinamo: dopo l’1-1 dell’andata, il club della capitale esce imbattuto dal Mestalla di Valencia riuscendo a segnare le due reti necessarie al passaggio del turno. Eroe di serata Kravets, la cui doppietta ha gelato le speranze spagnole. Meno problemi per il Cska che nel gelo di Mosca ha fatto fuori senza problemi l’Aston Villa con un 2-0 targato Zhirkov-Vagner Love. La spedizione inglese, così come quella italiana, è stata d’altronde un fallimento quasi totale: il Tottenham ha provato la rimonta sullo Shakhtar (Dos Santos), ma Fernandinho l’ha riportato sulla terra; solo il City approda agli ottavi dopo il 2-1 targato Bellamy sul Copenaghen. Il sorprendente Metalist, come ben sappiamo, ha eliminato la Samp, mentre il destino dell’unica superstite italiana, l’Udinese, incrocierà quella dell’altra russa, lo Zenit che piazza il colpaccio a Stoccarda (2-1). Solo i friulani non sono stati spazzati via dal vento dell’est, speriamo sia di buon auspicio.

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Sarioglu spinge il Galatasaray agli ottavi
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Ciao ciao Spagna- Come dicevamo, è stato un turno nefasto per le big. La Spagna è sparita dal torneo -il Deportivo ha incassato un pesante 6-1 globale dall’Aalborg- mentre per la Francia il saldo è positivo. Il Marsiglia impatta con Twente il ko dell’andata (1-0, Ben Arfa) e la spunta ai rigori,  Saint Etienne e PSG eliminano senza problemi Olimpiacos e Wolsfburg. Fuori soltanto il Bordeaux nel pirotecnico 4-3 che qualifica il Galatasaray: Bellion apre le danze dopo 1′, Kewell e Arda (doppietta) spingono avanti i turchi. Sembra fatta, ma nell’arco di un minuto (74′ e 75′) Chamakh e Cavenaghi firmano l’insperato pari che qualificherebbe la formazione di Blanc; sul gong, però, Sarioglu fa esplodere la polveriera dell’Ali Sami Yen e manda a casa i girondini. Bilancio in parità per la Germania: detto delle eliminate Wolfsburg e Stoccarda, il Werder (col Milan) e l’Amburgo (1-0 al Nec) volano agli ottavi. Infine, avanzano Ajax (a spese della Fiorentina) e Sporting Braga, che amministra agevolmente il vantaggio acquisito all’andata sullo Standard (3-0, 1-1).

-vedi risultati sedicesimi coppa Uefa e ottavi coppa Uefa-

Coppa Uefa, Milan

Pizarro rimonta il Milan, Werder agli ottavi. E’ tempo di bilanci

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Pizarro elimina il Milan
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MILANO - Il Milan crolla nella notte di San Siro sotto i colpi del Werder Brema in una serata definita da “Champions” solo poche ore prima dallo stesso Carlo Ancelotti. I rossoneri, avanti di due reti nel primo tempo, si fanno rimontare da una doppietta di Pizarro e vengono eliminati ai sedicesimi di finale di Coppa Uefa in virtù dell’1-1 dell’andata.

DOV’ERA IL MILAN? - Il 2-2 finale, però, non è il vero ritratto della partita. In campo a San Siro c’era solo una squadra, il Werder. Sin dai primissimi minuti i rossoneri si sono stretti attorno alla propria area di rigore difendendo con le unghie e con i denti un risultato inconsistente. Quella contro i tedeschi è stata la peggior gara dell’ “Era Ancelotti“. Peggiore del 4-0 subito a La Coruna nel 2004 che costò alla squadra rossonera l’eliminazione dalla Champions ai quarti di finale, dopo che all’andata si erano imposta per 4-1. Sul piano del carattere questo pareggio è addirittura peggiore di quello subito in finale di Champions contro il Liverpool quando, in vantaggio per 3-0, i rossoneri si fecero rimontare in 6′ tre gol che poi portarono i Reds ad alzare la coppa. L’impressione è che sia finito un ciclo.

FALLIMENTO - A febbraio, quindi, in casa Milan è già tempo di bilanci. Fuori dalla Coppa Italia, reputata una scocciatura, fuori dalla corsa scudetto, unico vero obiettivo ad inizio stagione, fuori anche dalla Coppa Uefa, divenuto l’obiettivo primario dopo la sconfitta nel derby. Fuori da tutto insomma. Agli uomini di Ancelotti non resta, quindi, che difendere il terzo posto in classifica in vista del prossimo anno.

TIRO AL BERSAGLIO - Veniamo alla gara. Neanche il tempo di iniziare che dopo dieci minuti il Werder ha già tirato in porta quattro volte: prima con Pizarro che sfiora il palo, poi con Tziolis che manda sul fondo, quindi con Diego che impegna Dida, infine nuovamente con Pizarro che chiama ancora alla parata il brasiliano. Al 25′ il Milan accenna alla reazione con una galoppata di Pato che costringe al fallo Fritz dal limite. Sulla punizione di Beckham, Frings, in barriera, tocca con la mano e per l’arbitro è calcio di rigore che Pirlo non sbaglia. Passano pochi minuti e il secondo affondo di Pato è fatale alla difesa tedesca che va sotto 2-0. I tedeschi non ci stanno e Dida è costretto al doppio miracolo prima su un colpo di testa ravvicinato di Pizarro, poi su un tiro dai 20 metri di Tziolis.

RIMONTA - Nella ripresa i rossoneri riescono a far anche peggio del primo tempo, non uscendo praticamente mai dalla propria metà campo. E al 23′ l’assedio tedesco paga. Punizione di Diego per la testa di Pizarro che non sbaglia. Tempo 10′ e ancora un colpo di testa del peruviano porta il risultato in parità. Nel finale i rossoneri ci provano con un tiro-cross di Flamini respinto con i pugni da Vander. Davvero troppo poco per passare il turno.

Coppa Uefa, Fiorentina

Fiorentina ingenua e beffata nel finale. Avanti l’Ajax

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Leonardo beffa i viola
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Amsterdam- E’ stato il leit motiv della stagione europea viola. Calcio champagne, occasioni a go a go e tanti applausi. Ma anche pochi gol, ingenuità clamorose e regali generosi agli avversari. La solita vecchia storia si è ripresentata in questi sedicesimi di Uefa: castigati dall’unica chanche della Ajax al “Franchi,” raggiunti nel finale in Olanda dopo aver raggranellato un misero gol di vantaggio. Misero alla luce dell’assalto profuso per almeno un’ora. L’1-1 elimina la band Prandelli e fa sorridere Van Basten e i suoi lancieri “all’italiana” che si regalano l’ottavo con il Marsiglia.

Dominio viola- Lo scenario è quello dell’andata: del classico 4-3-3 all’olandese nemmeno l’ombra, i lancieri si trincerano a difesa di Vermeer per poi ripartire in contropiede.  Van Basten sembra dunque aver assimilato appieno la lezione tattica nostrana. Il protagonista di serata è proprio il portiere di riserva che para il possibile e l’impossibile. Perchè i viola sono molto più aggressivi e convinti rispetto sette giorni, ma ugualmente scialacquoni. Mutu, Semioli, Gilardino e ancora il romeno bombardano senza successo il fortino oranje. Quando non ci arriva il numero uno locale, è il palo a fermare Gamberini (inzuccata su corner) o il corpo di un difensore sulla botta a colpo sicuro di Mutu. L’Europa sembra una vera e propria maledizione, ma all’alba della mezz’ora della ripresa Gilardino, illuminato dal solito numero 10 romeno, scaraventa in rete tutta la rabbia viola. Conti pareggiati con l’andata, potrebbe essere l’inizio di un’altra partita.

Beffa- Potrebbe. La stanchezza derivante dall’assedio durato un’ora si fa sentire e la furia viola si spegne. La formazione di Van Basten, resa più offensiva dall’innesto di Leonardo, guadagna metri e costruisce le prime chanche della partita. La beffa matura puntuale nel finale, con lo stesso brasiliano che raccoglie un rimpallo fortunoso e mette una pietra sui sogni viola (85′). L’assalto conclusivo è vano e confuso, e non fa che alimentare ulteriori rimpianti. Uscire contro un Ajax nettamente inferiore, capace di creare (e sfruttare) non più di un paio di palle gol a partita a fronte di una produzione offensiva imponente, può solo far male. Dalla Champions alla Uefa, l’avventura europea dei toscani si conclude nel peggior modo possibile.

Coppa Uefa, Udinese Calcio

L’Udinese salva l’orgoglio italiano. Lech ko, agli ottavi sfida allo Zenit

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Pepe spinge i friulani agli ottavi
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Udinese- Meno male che c’è l’Udinese. I friulani -udite udite- rimangono l’unica superstite italiana della folta spedizione Uefa. Che ora rimane scarna più che mai. La Marino band, capace di grandi imprese come di figuracce clamorose, ‘imbrocca’ la serata giusta, ribalta lo svantaggio iniziale (2-1), manda a casa il temibile Lech Poznan e strappa il pass per gli ottavi. Dove l’attende una sfida ancor più temibile con i campioni in carica dello Zenit.

Rimonta- La partenza non fa presagire nulla di buono. Gli attaccanti bianconeri non sembrano in serata, mentre la verve dei polacchi è notevole. Dopo appena 2′ Pasquale salva un gol fatto su Stilic, anticamera del meritato vantaggio polacco al 12′ con Renglifo, lasciato troppo solo dalla retroguardia di Marino. L’Udinese stenta ad entrare in partita, il suo calcio è lento e prevedibile, e la prima frazione si chiude senza sussulti. Nella ripresa, però, cambia lo scenario. Il Lech, complice la sosta del proprio campionato, cala d’intensità, i padroni di casa crescono inesorabilmente. Fino alla rete del pesantissimo pari, a dir un pò casuale, firmata da Pepe su suggerimento di Pasquale (57′). L’1-1, in virtù del 2-2 in terra di Polonia, qualifica la Marino band, per cui la reazione polacca è d’obbligo, anche se Belardi non corre veri e propri pericoli. L’Udinese passa poi al 4-4-2 (Isla per Pepe) e chiude ogni varco, prima del finale tutto bianconero. Asamoah ridà vivacità al match colpendo una traversa e regalando a Di Natale la palla per il gol sicurezza (91′). Il pericolo dall’est è sventato, adesso sotto con un altro.

Coppa Uefa, Sampdoria

La Sampdoria non ci prova nemmeno: il Metalist passa il turno

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Nessun problema per il Metalist, Samp fuori
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Domanda per gli appassionati di calcio. Vale la pena spendere tante energie per qualificarsi in Europa, e poi abbandonare alla prima salita?
La Sampdoria contro il Metalist partiva da uno svantaggio sicuramente pesante, con quello 0-1 dell’andata. Ma era dovere dei blucerchiati cercare di ribaltare il punteggio, o almeno provarci. La Uefa è una competizione difficile ed insidiosa e la Samp non è certamente attrezzata per arrivare fino in fondo alla coppa. Però…sorge più di un dubbio. Primo perchè i doriani sono partiti per Kharkiv senza Cassano e Palumbo, ovvero l’anima e il cuore della formazione di Mazzarri, come già a far capire ai tifosi di non illudersi troppo, quando magari una rimonta era possibile, anche se complessa. Secondo, la Samp si è qualificata ai sedicesimi di Uefa, dopo un girone eliminatorio che ha tolto energie utili per il campionato. Se non si ha fiducia nelle proprie capacità, allora perchè tentare, magari risentendo delle fatiche europee in campionato (come per altro è stato)?

La gara contro il Metalist dura un tempo. Davanti gioca, in coppia con Bellucci, quel Marilungo votato migliore giocatore del recente Torneo di Viareggio e che sicuramente avrà davanti a se un luminoso futuro. La Samp parte bene e sembra essere quantomeno vogliosa di mettersi in mostra. Marilungo e Dessena impegnano il portiere di casa Goryanov, ma niente di trascendentale. I blucerchiati si spengono presto e così il Metalist chiude il discorso qualificazione prima dell’intervallo.

Prima è Valyayev a battere Mirante dopo una bella triangolazione con la punta Jaja (30′), poi è proprio l’attaccante con il numero 50 a trasformare un calcio di punizione dai 20 metri. La palla è nel sette e Mirante non può nulla (41′). La partita di fatto si chiude qui, con una ripresa interessante solo per chi ha problemi di insonnia. L’avventura Uefa della Samp si ferma in Ucraina, anche se, c’è da crederci, forse era finita già prima che i ragazzi di Mazzarri prendessero l’aereo.

Amarcord di calcio, Calcio

Superteam: il Manchester United

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Lo United nacque nel 1878

Esistono semplici squadre di calcio e Squadre. Le prime restano nell’ombra per tutto l’arco della loro esistenza, alcune possono vantare momenti abbaglianti, ma soltanto una minima parte vive di luce propria. Per sempre. E la loro storia esce dallo stretto contesto dello sport per entrare nel sociale, nel vissuto. Colori particolari che trasudano emozioni, uomini, leggenda. I Red Devils: Diavoli Rossi. Partiamo da loro, dalla squadra più ricca, moderna e amata al mondo. Non la più vincente, oggi forse la più forte. Sicuramente la più completa. Ma non è sempre stato così. Entriamo nella leggenda.

All’anagrafe di Giove Eupalla si legge che il Manchester Utd nacque nel 1878 come Newton Heat ed era la squadra dei lavoratori della Lancashire and Yorkshire Railway. Ferrovieri ed operai di un sobborgo polveroso dell’industriosa Manchester. Si sa anche che cambiò il suo nome in Manchester Utd quando un birraio della zona, tal John H. Davies decise di accollarsi i debiti del club, prossimo al fallimento. E siccome Newton Heat non gli piaceva ribattezzò la sua creatura The Manchester Utd Football Club. Appunto. Tutto giusto. Eppure lo Utd moderno, quello che temiamo ed onoriamo è molto più recente, ed è figlio di un disastro aereo. Giovedì 6 febbraio 1958. Aeroporto di Monaco di Baviera. Si faceva scafo da Belgrado, dove i Red Devils avevano pareggiato 3-3 una gara di Coppa Campioni con la Stella Rossa. Si tenta il decollo per ben tre volte, ma la neve ed il Destino cinico e baro si mettono di mezzo. L’aereo riesce a decollare ma non prende quota, urta la cima di un albero, sfiora un tetto e finisce per schiantarsi contro una baracca. Fu un’altra Superga. Ventitré morti, tra cui otto giocatori e tre membri dello staff. Destino cinico e baro, certo, eppure da quel lutto nacque la leggenda. Chi si salvò non dimenticò. Chi si salvò, come l’allenatore Matthew “Matt” Busby e tra gli altri il giovane Bobby Charlton presero a schiaffi quel Destino e forgiarono il mito.

Si, perchè fino a quel momento la storia non era stata dalla parte della squadra di Davies. L’intraprendente birraio e l’ex capitano della squadra, Harry Stafford, tentarono di costruire un giocattolino vincente da consegnare alla storia: una squadra capace di vincere due titoli nel 1908 e nel 1911, una FA Cup nel 1909; ma anche un tempio dove santificare quelle gesta: l’Old Trafford. Erano i Red Devils. E il loro stadio era un’inferno per chiunque vi entrasse. Eppure la gloria spesso risulta effimera, specie se il vil denaro ci mette lo zampino. Era il Venerdì Santo del 1915, lo Utd batte il Liverpool 2-0. Vittoria strana, per niente limpida. Calciopoli non l’abbiamo inventata noi e otto giocatori (quattro per parte) vennero squalificati. Negli anni ‘20 e ‘30, se possibile, la situazione peggiora: retrocessione nel 1922, lo spettro nel fallimento nel 1931, la quasi retrocessione in Third Division nel 1934, all’Old Trafford non ci si annoia mai e la discesa nel dimenticatoio sembra sempre dietro l’angolo. Un raggio di sole è il ritorno in First Division nel ‘38. Ma poi ci si mette la guerra. Manchester viene sventrata dai bombardamenti tedeschi, che non risparmiano nemmeno il sacro tempio, Old Trafford viene raso al suolo. Ci vorranno quattro lunghi anni per ricostruirlo. Altri tempi…

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Sir Matt Busby e la prima Coppa Campioni del Man Utd

Con la fine della guerra, e nell’inquietante situazione che abbiamo descritto, approda al Manchester uno scozzese dalla pelle dura come la sua infanzia, reduce pluridecorato di guerra, ex mediano degli odiati cugini del City. Viene chiamato da James Gibson, l’uomo che salvò la squadra nel 1934, un ricco industriale tessile. Busby, e chi sennò? Resterà in sella fino al 1969, ma in pratica non scinderà mai il suo destino da quello dei suoi Red Devils, tanto che morirà, dopo esser diventato nel frattempo Sir e Croce della Libertà, nel 1994 da presidente onorario. Fu lui a “inventare” il Manchester Utd così come lo conosciamo oggi, squadra di livello internazionale, lungimirante regina del mercato (calcistico e non), fucina di talenti. A lui dobbiamo Duncan Edwards, Bobby Charlton, Dennis Law, Nobby Stiles e il più grande di tutti: George (The) Best. Il raccolto è subito florido: nel ‘48 si festeggia la seconda FA Cup, nel ‘52 il primo dei cinque titoli targati Busby, conditi da un’altra FA Cup e quattro Charity Shields. E da una Coppa dei Campioni nel 1968, giusto 10 anni dopo il disatro di Monaco. Il fiore all’occhiello…di più…lo Schiaffo al Destino. Nella finale di Wembley si giocava contro il Benfica di sua maestà Eusebio (arbitro Concetto Lo Bello ndr). Ci vollero i supplementari dopo che Graça aveva pareggiato il gol di Bobby Charlton. Ma che supplementari: Best, Kidd e ancora Charlton diedero all’Inghilterra la prima coppa dalle grandi orecchie della sua storia. Quel Manchester espresse tre palloni d’oro: l’attaccante scozzese Denis Law nel ‘64, Sir Bobby Charlton nel ‘66 (da Campione del Mondo con l’Inghilterra) e il nordirlandese George Best ‘68. Erano l’anima dell’attacco dei Red Devils, tre fuoriclasse che hanno fatto epoca dentro e fuori (soprattutto il primo e il terzo) dal campo. Eppure nessun ciclo dura per sempre, la notte di Wembley sarà il canto del cigno dei Busby Babes. Il mister se ne andrà un anno dopo, e allOld Trafford si spegne la luce.

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Il tempio dei Red Devils, l’Old Trafford

Si, perchè negli anni ‘70 e ‘80 sono altri rossi ad andare di moda: quello del Liverpool, e perchè no anche quello del Nottingham Forest. Lo Utd arranca, conosce un’altra dolorosa retrocessione nel ‘74. Un anno all’inferno che non espia le colpe di una squadra che non spaventa più nessuno. Tre FA Cup (’77-’83-’85) e due Charity Shield (’77 e ‘86) in vent’anni sono davvero un ben magro bottino. La svolta arriva nell’estate del 1986, quando il presidente Edwards chiama all’Old Trafford un altro scozzese, già profeta in patria con l’Aberdeen. Alex Ferguson. Ed è già cronaca… o meglio, una leggenda che entra e rinverdisce la Leggenda. Gran pianificatore, Ferguson riparte dalla base, dal vivaio e ricostruisce pezzo per pezzo lo Utd. La semina è lunga e frutti tardano ad arrivare: ci vogliono ben quattro anni e lo spettro del licenziamento per aprire la stagione dei raccolti. Mai tanta attesa fu più premiata. La FA Cup del ‘90 sembra soltanto un brodino che gli allunga la permanenza in panchina. Sarà l’antipasto di ben altri trionfi. Nel ‘91  matura una Coppa delle Coppe, a Rotterdam contro il Barcellona di Cruyff (il Dream Team, insomma). Trofeo che assume un significato particolare: è il primo successo inglese post Heysel, subito bissato dalla Supercoppa Europea. Poi un anno di transizione che porta una Coppa di Lega e un’attaccante francese tutto potenza e pazzia: Eric Cantona. Resterà allo Utd fino al ‘97: l’alfiere del ritorno alla vittoria in campionato, ora ribattezzato Premier League. Arrogante (Dieu c’est moi), alterna gol bellissimi ed entrate spigolose, come quella volta che entrò alla Bruce Lee contro un tifoso del Crystal Palace per festeggiare un gol. Con lui quattro Premier League in cinque anni. Attorno a lui crescono Butt, Giggs, Scholes, i fratelli Neville, David Beckham che ne erediterà il mitico numero 7 che fu anche di Best. E che sarà di Cristiano Ronaldo. fiori di un vivaio fertilissimo, oltre al portierone danese Schmeichel e al roccioso regista irlandese Keane, oltre ai Calypso Boys: Dwight Yorke ed Andy Cole. I Fergie Boys. Manca soltanto l’alloro più pregiato, la Champions League. Arriverà nel 1999. I Red Devils avevano già vissuto una stagione da sogno, campioni d’Inghilterra e vincitori di coppa. A Barcellona contro il Bayern Monaco di Hitzfeld, Matthäus e Basler ci si gioca però tutto, e sarà la finale thriller. I tedeschi vincono 1-0 al 90′ e hanno dominato in lungo e in largo. Ferguson azzecca i cambi: dentro Sheringham e Solskjaer. Saranno loro, nel giro di 2 minuti a cambiare l’esito della storia: 2-1 al 92′. Per i panzer tedeschi soltanto gli applausi, dopo 31 anni la Coppa dei Campioni torna nel Sacro Tempio, e nel giro di pochi mesi arriva anche la ciliegina sulla torta: quell’Intercontinentale che nessuna inglese aveva mai vinto.

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Festa Champions ‘99 con Ferguson

Gli ultimi 10 anni parlano ancora di successi fragorosi e nuovi beniamini, ma anche di addii dolorosi e di svolte societarie. Andiamo con ordine. Il figliol prodigo, quel David Beckham svezzato fin dalla culla fino a diventare lo Spice Boys fugge da Manchester per raggiungere i Galacticos del Real Madrid. Anche Ferguson medita l’addio, logorio e vittorie in serie si fanno sentire. Il bisogno di riposo anche. L’addio, dato sempre per imminente non verrà mai, anzi lo scozzese porta avanti il ricambio generazionale della squadra puntando non più sul vivaio di casa, ma su quello internazionale. Arrivano Ronaldo e Nani dal Portogallo, Evra ed Heinze dalla Francia, Anderson dal Brasile, Rooney dall’Everton, Tevez, Carrick e Van der Sar da Londra, Hargreaves da Monaco. Arriva, soffertissima, una nuova proprietà dall’America. I tifosi insorgono: l’Old Trafford e i suoi diavoli non sono merce per avventurieri dal soldo facile. La passione va rispettata. Glazer, il nuovo padrone, lo capisce e si adegua. Vai con il merchandising e la pubblicità in America come in Asia, ma l’anima dei Red Devils è salva. E arrivano copiosi, naturalmente, i successi: 5 Premier League, una FA Cup, una Coppa di Lega e 3 Community Shields. In patria il dominio verrà minacciato dall’Arsenal di Wenger e soprattutto dal Chelsea di Abramovich e Mourinho, in Europa l’araldo inglese sembra essere il Liverpool di Benitez, ma sono parentesi momentanee. Anno domini 2008, Mosca, prima finale di Champions League made in England, Manchester Utd versus Chelsea (”finale champions league 2008“). Il patron russo dei Blues già gongola. Ma sbaglia i calcoli: Cristiano Ronaldo apre i giochi, risponde Drogba. L’equilibrio resta fino alla fine. Calci di rigore… sbaglia proprio Ronaldo… il Destino però è in credito con i suoi Diavoli… Terry, capitano dei blues, ha suoi piedi il rigore decisivo… lo sbaglia… seguito da Anelka… Manchester Utd ancora sul tetto d’Europa e ancora all’ultimo respiro. Dicembre porta con se il Mondiale per Club, brutta copia della vecchia Intercontinentale, contro l’LDU Quito e un Pallone d’Oro: l’ultimo Red Devil capace di vincerlo fu Best nel ‘68. Oggi tocca al suo erede: numero 7 sulle spalle, dribbling ubriacante, sciupafemmine e distruggi Ferrari; non è di Belfast, ma portoghese di Madeira…poco importa, è Cristiano Ronaldo.

Palmarès

17 Campionati inglesi:
7 First Division (1907-1908, 1910-1911, 1951-1952, 1955-1956, 1956-1957, 1964-1965, 1966-1967)
10 Premier League (1992-1993, 1993-1994, 1995-1996, 1996-1997, 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003, 2006-2007, 2007-2008)
11 FA Cup (record) (1908-1909, 1947-1948, 1962-1963, 1976-1977, 1982-1983, 1984-1985, 1989-1990, 1993-1994, 1995-1996, 1998-1999, 2003-2004)
2 Coppe di Lega (1991-1992, 2005-2006)
17 Supercoppe d’Inghilterra (record):
10 Charity Shield (1908, 1911, 1952, 1956, 1957, 1965, 1967, 1977, 1983, 1990)
7 Community Shield (1993, 1994, 1996, 1997, 2003, 2007, 2008)

3 Coppa dei Campioni/Champions League (1967-1968, 1998-1999, 2007-2008)
1 Coppa delle Coppe 1990-1991
1 Coppa Intercontinentale 1999
1 Coppa del Mondo per club 2008
1 Supercoppa Europea

Juventus

Capolinea Nedved: “Lascio a fine stagione”

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Nedved vicino al ritiro
copyright flickr.com

Torino- La furia ceca sta per spegnersi. Ma non prima di aver sfatato quel maledetto tabù chiamato Champions. Pavel Nedved, nel post gara di Chelsea-Juventus (finita 1-0 per gli inglesi, ndr), annuncia il suo ritiro a fine stagione. A prescindere dal risultato finale in campionato ed in Europa. “E’ ora di lasciar spazio ai giovani” le sue parole. Prima di salutare tutti, però, lancierà il suo ultimo assalto alla coppa delle grandi orecchie, sfuggitagli puntualmente in 18 anni di carriera professionistica. I Blues sono avvisati.

Carriera- Il 37enne centrocampista ceco iniziò a muovere i primi passi da ‘prof’ al Dukla Praga nella stagione 1991-’92. In patria, con la maglia dello Sparta Praga, colleziona tre scudetti e una coppa nazionale. Il 1996 è un anno cruciale: dopo un grande europeo in cui trascina la sua nazionale ad un passo dal titolo (Germania vittoriosa con l’allora golden gol), viene portato in Italia dal connazionale Zeman, ex tecnico della Lazio. Nella capitale vive cinque splendide stagioni culminate in una coppa Uefa (’99) e nello storico scudetto del 2000, quello di Collina e del pantano di Perugia per intendersi. La stagione successiva, però, la Lazio viene travolta dal crack Cirio ed è costretta a cederlo alla Juventus. Alla cifra choc di 70 miliardi di lire. In maglia bianconera arrivano altri allori e soddisfazioni, fino al Pallone d’Oro del 2003 che lo consacra sulla vetta del mondo. La sua miglior stagione è però stregata: un’ingenua ammonizione gli nega la gioia di disputare la finale con il Milan, dopo aver castigato il Real Madrid con un eurogol. Tutti sanno come andò a finire… Se davvero queste saranno le sue ultime sgroppate, la furia ceca mancherà un pò a tutti.

Italiani all'estero

Rossi trascina il Villarreal, incubo per De Sanctis. Si rivede Dossena

ROMA - Appuntamento settimanale con la rubrica che solocalcio.com dedica agli Italiani all’estero. Weekend in bianco e nero per i nostri connazionali impegnati nei campionati stranieri.
Questo il quadro completo torneo per torneo

INGHILTERRA - Nel Liverpool che pareggia in casa con il Manchester City e perde di vista la vetta della Premier, Dossena gioca titolare per dar fiato a Fabio Aurelio che lo sostituirà a un quarto d’ora dalla fine. Sconfitta, invece, per il West Ham di Gianfranco Zola. Di Michele, titolare, sciupa nel finale il gol del pareggio. Vince il Tottenham di Cudicini che passa in casa dell’Hull City per 2-1.

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Sempre, fortissimamente Rossi
copyright flickr.com

SPAGNA - Dodicesimo gol nella Liga spagnola per Giuseppe Rossi che, ormai, è il vero trascinatore del Villarreal. Giornata tranquilla per Fabio Cannavaro che gioca solo un tempo nel 6-1 finale del Real sul Betis. Panchina per Maresca in Siviglia-Atletico Madrid. Ancora infortunato, invece, Moretti nel Valencia.

GERMANIA - Sconfitta interna per il Bayern che non può utilizzare Toni infortunato. Oddo gioca titolare, dopo la squalifica, ma soffre come tutta la squadra la giornata di grazia del Colonia. Vince, invece, il Wolfsburg di Barzagli e Zaccardo con quest’ultimo ancora relegato in panchina.

FRANCIA - Turno di riposo per Grosso nel Lione che vince a Nancy. Ancora infortunato Roma nel Monaco.

SCOZIA - Non si sa più nulla di Donati nel Celtic. Per l’italiano, ormai, si tratta di esilio forzato. Il Kilmarnock di Pascali, invece, crolla 3-1 contro i Rangers dopo essere passato clamorosamente in vantaggio a Ibrox Park.

OLANDA - Ancora scampoli di gara per Pellè che non trova spazio nell’attacco del’Az capolista.

BELGIO - Pesantissima sconfitta per il Mons di Mirri e Migliore che ora è ultimo in classifica. Male i due italiani soprattutto nel finale quando in 6′ crollano sotto gli affondi del Roeselare che da 1-2 capovolge il risultato in 3-2.

ROMANIA - Campionato fermo per la sosta invernale.

SLOVENIA - Campionato fermo per la sosta invernale.

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Serataccia per De Sanctis
copyright flickr.com

SVIZZERA - Il Bellinzona della colonia italiana vince 1-0 sul Vaduz (non c’è Mea Vitali) e trovano spazio il portiere Zotti, l’attaccante Beghetto che si vede annullare una rete, La Rocca e Raso, entrambi vicini al gol. In panchina Bucchi e Conti. Solo minuti finali, invece, per Ravasi nel Lucerna che perde a Zurigo col Grasshopoer (non convocato Sbarra). Panchina per Guatelli in Basilea-Zurigo.

TURCHIA - Giornata da incubo per De Sanctis. Il suo Galatasaray viene travolto in casa 2-5 dal Kocaelispor e l’italiano dà il via alla goleada ospite con un’uscita fuori tempo. Incolpevole sugli altri gol.

RUSSIA - Il campionato russo è finito.

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