23/08/2017

Chi appartiene a chi?

gennaio 27, 2009 di  
Inserito in Calcio news

Due settimane fa il Guerin Sportivo ha pubblicato un’interessantissima inchiesta su cui, credo, valga la pena soffermarsi. A pagina 4 del numero 2 (1730) del 13 gennaio, a firma Carlo Tecce si può leggere l’articolo “Chi si nasconde dietro la Serie A?”. Il giornalista ha preso in esame le magnifiche 20 e le relative proprietà. In sostanza, chi appartiene a chi? I risultati sono, a mio avviso sconcertanti: soltanto pochissime società possono dirsi limpide, la maggior parte “si contorcono dietro società che rimandano ad altre società, amministratori che fanno da prestanome, fiduciarie dove il conflitto d’interessi è prassi”. Uno scandalo. Naturalmente non intendo rivisitare caso per caso ogni società, per motivi di copyright e buon senso, tuttavia mi sembra utile, anzi necessario, cercare di far conoscere questa spiacevole realtà riassumendo i casi più ecclatanti che l’autorevole settimanale ha trattato.

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Preziosi, uno dei tanti
indagati nel nostro calcio

Squalificati al comando- E’ il dato più evidente. Dirigenti colpiti da Calciopoli o da altri scandali minori di cui il nostro calcio è pieno. Gente condannata (brutta parola) ad anni di sospensione dalle cariche calcistiche e tranquillamente al loro posto. I Della Valle, Lotito non erano stati squalificati nel processo a Calciopoli? E Preziosi, su cui pende una squalifica di 5 anni con proposta di radiazione per la combine Genoa-Venezia? Se i presidenti sono la punta dell’iceberg, possiamo sempre ricordarci dell’amministratore delegato viola Sandro Mencucci, anch’egli sotto processo per Calciopoli, o il genoano Stefano Capozucca indagato per la combine che nel processo d’Appello è stato condannato a 4 mesi di reclusione. Non ha debiti con quella sportiva, ma la giustizia ordinaria perseguita il presidente del Siena Lombardi Stronati da più di 10 anni. C’è di tutto: truffa, estorsioni, falsi in bilancio nell’inchiesta sull’Italsanità negli anni Novanta. Giudicato colpevole a Roma, estraneo ai fatti nel 2006 a Firenze; il primo tifoso del Siena risulta ancora indagato a Roma con i cugini Clodomiro (proprietario del Cassino) e Vittorio Murolo (vicepresidente della Salernitana) per appropriazione indebita, emissione di false fatture, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e altro ancora…
Spostiamoci a Roma, sponda giallorossa: vi ricordate l’immobiliarista Danilo Coppola? Quello della rock (celentanismo) band “I furbetti del quartierino“. Ebbene detiene il 2,5% della società, in attesa degli sviluppi giudiziari. Si potrebbe chiudere in bellezza ricordando i guai giudiziari del proprietario del Milan (al 99,9%), ma per la legge sul conflitto d’interessi tutto è in mano all’amministratore delegato Galliani (che comunque non è incensurato). In questo caso ci sarebbe da scrivere un libro (magari di più, Travaglio ne ha fatto un lavoro, ben retribuito, tra l’altro).

Le fiduciarie misteriose- Capitolo spinoso. Ogni presidente è a capo della holding di famiglia, che, di norma controlla il pacchetto di maggioranza dei rispettivi club. Di norma… Il pacchetto di maggioranza del Cagliari è detenuto dalla Edilstudio (69,9%), la quale è detenuta interamente dalla fiduciaria Melior Trust spa, il cui fiduciante resta anonimo. E Cellino? Stesso discorso a Napoli. De Laurentiis risulta proprietario di un notevole 0,2% del pacchetto azionario. Il resto è della Filmauro, di cui risulta proprietaria al 10% la moglie del presidente partenopeo, la signora Jacqueline Baudit. E il restante 90%, si chiede Tecce? E’ della Cordusio, altra fiduciaria, presieduta da Giorgio Filz. Passiamo all’Inter: tutto è riconducibile al Lìder Maximo, eccezion fatta per l’1,74% di proprietà della Hellas Sport International, società anonima con sede in Lussemburgo. Chiudiamo la rassegna con l’Udinese, cui persino la Lega Calcio chiese nel giugno 2006 in un documento ufficiale a chi appartenesse. Il patron Pozzo detiene l’1,6%, suo figlio Gino lo 0,1%. Il resto è della Gesapar, società anonima con sede nel solito Lussemburgo. Nel documento della Lega si legge che questa società “risulta ignota né tanto meno è stata acquisita la prova certa della qualità di azionista di controllo rivestita di fatto dal sig. Pozzo”.

Questi i casi che spiccano maggiormente. Dall’inchiesta di Tecce ne emergono altri (la Lazio Events Srl che detiene il 65% della società biancoceleste e il cui capitale sociale è formato dalle aziende di Lotito è gestita da tal Paolo Buzi in qualità di amministratore unico), nonché alcune curiosità (Francesca Menarini detiene l’1% del Bologna, ma il resto si può ricondurre al padre Renzo; gli 8 componenti del Cda del Torino dal 27 maggio hanno spostato la residenza nella sede granata). Insomma il calcio italiano non ne uscirebbe benissimo. Forse, sarebbe da chiedersi, come fa l’autore, se non sia il caso di affrontare finalmente una vera questione morale nel calcio. Conoscendo il belpaese probabilmente no. Purtroppo.