16/12/2017

Una volta era l’Intercontinentale…

dicembre 22, 2008 di  
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Coppa Intercontinentale

La prima edizione della Coppa Intercontinentale si disputò nel 1960. E non è un caso. Si entrava negli anni 60 (ma dai…), il mondo non era ancora il Villaggio Globale, ma nemmeno più un villaggio chiuso su se stesso. C’erano state due guerre (mondiali) che avevano messo in contatto popoli ed idee. Due superpotenze nucleari giocavano alla guerra fredda a spasso per il mondo, nonostante tentativi di disgelo (politico e ideologico). Le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale erano state ormai assorbite e si era all’alba di una nuova elettrizzante crescita economica che avrebbe spazzato via vecchie consuetudini e creato nuove opportunità. L’Europa manifestava i primi tentativi di coordinare le proprie economie. Anche il calcio mostrava la necessità di aprirsi, e le scuole calcistiche nazionali di confrontarsi, al di là dei Mondiali e delle Olimpiadi, con le loro scadenze quadriennali. Nel 1960 si disputò il primo Campionato Europeo per Nazioni, a seguito di una pazza idea di Henry Delaunay, allora segretario dell’UEFA. Non solo nazionali ma anche club: nel 1955 era nata la Coppa dei Campioni, appuntamento annuale per le squadre vincitrici dei rispettivi campionati. E nell’anno che ci interessa (il 1960) l’Europa calcistica era sotto dittatura: il Real Madrid di Di Stefano, Gento, Puskas aveva vinto le prime 5 edizioni della neonata coppa. Nel Vecchio Continente erano davvero i migliori, non avevano rivali… ma chi poteva dire se fossero davvero i migliori del mondo? Soltanto superando anche le squadre sudamericane le merengues avrebbero davvero potuto fregiarsi di questo titolo. La sfida era lanciata…il più era fatto. Bisognava designare una sfidante. I sudamericani crearono una Copa Campeones de América (dal 1965 Copa Libertadores, in onore ai liberatori del Sudamerica dal colonialismo spagnolo) che fu vinta dagli uruguayani del Peñarol. Restava soltanto da decidere quando, dove e come. Doppio match, di qua e di là dell’Atlantico nel caso di un successo a testa, una bella in campo neutro. Non ce ne fu bisogno 0-0 a Montevideo, 5-1 a Madrid. Il Real era davvero il club più forte del mondo. La chiusura del cerchio. Infatti l’invincibilità dei blancos finì lì. A maggio abdicarono dall’Europa in favore del Benfica, sconfitto poi in Intercontinentale dal Peñarol che si prese la sua personalissima rivincita sull’Europa.

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O’Rey ai tempi del Santos

Gli anni sessanta segnano il punto più alto del torneo: sfide leggendarie, come quella tra Benfica e Santos nel 1962. O’Rey Pelè contro la Pantera Nera Eusebio. Davvero il meglio del meglio. 3-2 per il Santos al Maracanà, addirittura 5-2 all’Estadio Da Luz. Insomma, O’Rey tutta la vita…come un anno dopo, ancora mattatore contro il Milan. Che dire poi delle sfide epiche tra l’Inter e gli argentini dell’Independiente nel 1964 e 65? Passarono sempre gli uomini di Herrera, la prima volta nello spareggio del Bernabeu, la seconda andando a pareggiare nell’inferno di Buenos Aires dopo il 3-0 di Milano. Inferno… si, giocare l’Intercontinentale era un inferno: trasferte lunghissime, clima infuocato in campo e fuori, arbitri intimoriti e spesso favorevoli alle squadre di casa, gioco duro…durissimo: chiedete a qualche milanista di lungo corso del 1969 e dell’Estudiantes; giocatori aggrediti e Nestor Combin arrestato a fine partita. Si seppe anni dopo che gli argentini avevano usato sostanze stupefacenti prima del match. Perchè se in Europa l’Intercontinentale è sempre stato visto come una ciliegina, in Sud America è la torta: più importante della Libertadores, da vincere con ogni mezzo. Lecito e non. Perchè gli europei potevano anche essere più ricchi e portarsi via i migliori talenti latinoamericani, ma il calcio vero si giocava tra le favelàs di Rio e Baires. E guai chi dice il contrario…

Il vento cambia negli anni ’70. In Europa il calcio latino segna il passo. A dettar legge sono l’Ajax di Cruyff e il Bayern di Beckenbauer. Nerbo e muscoli a discapito del palleggio. Ma anche minor accondiscendenza nell’accettare le “difficoltà ambientali”. Nel ’71 l’Ajax declina l’invito…al loro posto i greci del Panathinaikos sopraffatti dal Nacional. Gli olandesi cambiano idea un anno dopo e si impongono sull’Independiente. Bisogna aspettare il 1976 per rivedere i Campioni d’Europa in Intercontinentale. I macellai argentini di turno (River Plate) avevano perso la Libertadores contro i brasiliani del Cruzeiro. Il Bayern Monaco risponde presente e porta a casa la Coppa. Sarà l’ultima partecipazione della squadra campione d’Europa fino al 1980… Nell’ordine Ajax, Bayern Monaco, Liverpool e Nottingham Forest decideranno di non giocare lasciando il loro posto alle finaliste della Coppa dei Campioni (Juventus nel ’73, Atletico Madrid nel ’74, Borussia Mönchengladbach nel ’77, Malmö nel ’79). Inutile dire che i sudamericani ebbero gioco facile, l’unica europea ad imporsi fu l’Atletico. Le edizioni del 1975 e del 1978 furono addirittura annullate. Su queste basi non si poteva andare avanti. L’Intercontinentale era a rischio.

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Nacional Montevideo vincitore della prima Toyota cup

A salvarla ci pensò la Toyota. La casa automobilistica giapponese decise di sponsorizzare l’evento e di trasferirlo a Tokyo: partita secca e un mucchio di soldi. Da quel momento il torneo si è sempre disputato regolarmente (tranne l’edizione del 1993 quando il Marsiglia campione d’Europa, squalificato, venne rimpiazzato dal Milan), fino al 2004. In terra nipponica i primi ad imporsi furono gli uruguayani del Nacional battendo 1-0 gli inglesi del Nottingham Forest. Tra gli altri, hanno visto il successo in suolo nipponico anche la Juventus di Platini (prima squadra a vincere il trofeo ai rigori) e quella di Del Piero, e il Milan di Sacchi, ma non quello di Capello (sconfitto dal São Paulo del declinante Cerezo nel ’93 e dal pimpante Velez Sarsfield di Carlos Bianchi nel ’94), men che meno quello di Ancelotti, sconfitto ai rigori dal Boca Juniors di Tevez nel 2003.

Dalla metà degli anni novanta il cielo sull’Intercontinentale è però tornato grigio. La legge Bosman e l’apertura delle frontiere ha portato ad un netto depauperamento del calcio in Sudamerica (a livello di club, sia chiaro), con tutti i migliori calciatori messi sotto contratto in Europa (e spesso aiutati da naturalizzazioni facili che permetono il loro ingaggio come “comunitari”). Dal 1996, anno dell’apertura delle acque al 2004 (ultima edizione del torneo, vinta dal Porto sui colombiani dell’Once Caldas) soltanto il Boca Juniors di Carlos Bianchi (ancora lui…) seppe imporsi nel 2000 (sul “galactico” Real Madrid) e nel 2003 (come detto sul Milan). Nel frattempo il famelico Blatter aveva preso di mira il trofeo… Lui è la FIFA, soltanto lui può premiare i campioni del mondo (purché non siano d’azzurro vestiti). E così ecco il Mondiale per Club…. Ma di questo parlerò nel prossimo articolo.