Archivio per dicembre 2008

Serie A

Le pagelle della Serie A: Genoa e Napoli le migliori. Catania la sorpresa

catania

Catania rivelazione di questa stagione
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ROMA – E’ tempo di bilanci per la massima serie calcistica italiana. Certo non siamo in primavera ma dopo 17 giornate di campionato, la fase a girone della Coppa Campioni e della Coppa Uefa, e cinque turni di coppa Italia, un’idea sulle forze delle nostre squadre ce la siamo fatta. Diamo, quindi, un voto alla stagione 2008/2009 fin qui disputata dalle formazioni di serie A.

ATALANTA, voto 5 – Avvio di stagione non proprio esaltante per l’Atalanta di Del Neri. Ad agosto erano molte le aspettative attorno a questa squadra che punta seriamente a un posto in Uefa. Stagione discontinua in cui si sono alternate grandi vittorie ( come Atalanta-Napoli 3-1, ndr) a clamorose sconfitte (vedi quella col Torino per 2-1, ndr).

BOLOGNA, voto 4,5 – L’arrivo di Mihajlovic ha rimediato a uno score negativo di nove sconfitte consecutive. Col serbo in panchina, gli emiliani non sono andati oltre a 6 pareggi e una vittoria ma almeno hanno interrotto il filotto negativo riuscendo a uscire dalla zona retrocessione.  Certo, non è il Bologna che ci si aspettava, soprattutto dopo la gara d’esordio col Milan. I rossoblu hanno mostrato gravi carenze in fase difensiva. Probabilmente si correrà ai ripari nel mercato di Gennaio.

CAGLIARI, voto 6 – Un avvio di stagione da infarto. Cinque ko consecutivi che hanno fatto ballare la panchina di Allegri. Alla fine ha avuto ragione Cellino lasciando il tecnico al suo posto e permettendo alla squadra di togliersi molte soddisfazioni: il pareggio col Milan, la goleada al Bologna, le vittorie su Palermo, Sampdoria e Fiorentina e l’imbattibilità in casa che dura dal 5 ottobre.

CATANIA, voto 7 – E’ la vera sorpresa di questa serie A. Walter Zenga è riuscito a creare una squadra solida in ogni reparto, capace di rendere il Massimino una fortezza inespugnabile (solo l’Udinese ha conquistato i tre punti). Avrebbe meritato un 9 in pagella se non fosse per la discontinuità in trasferta, vero tallone d’Achille della squadra etnea.

CHIEVO, voto 4 – E’ finita la “favola-Chievo”. Nove punti in 17 gare sono davvero troppo pochi per pensare di salvarsi. L’arrivo di Di Carlo all’undicesima  giornata non ha dato la scossa che si sperava. La squadra clivense non riesce a concretizzare le poche occasioni che riesce a crearsi, se poi la fortuna le volta le spalle diventa tutto più difficile. Sono molte, infatti, le gare in cui i legni e alcune decisioni arbitrali discutibili hanno fermato i gialloblu.

FIORENTINA, voto 6,5 – Non è stata la migliore Fiorentina degli ultimi anni. E’ venuto meno l’apporto di un uomo chiave come Mutu e di un acquisto di lusso come Vargas, in compenso Prandelli ha avuto il merito di credere in Gilardino e di rilanciarlo ai massimi livelli. L’eliminazione in Champions è stata forse una liberazione per i toscani. Mutu e compagni, infatti, hanno pagato non poco la partecipazione alla massima competizione europea. Le diverse sconfitte in Coppa hanno destabilizzato mentalmente le giovani promesse di Prandelli, ma non troppo, perché il quarto posto in classifica dopo 17 turni è frutto di una gran forza di volontà e di tantà qualità.

GENOA, voto 8 – Da queste parti non si parla più di sogni e speranze. Il Genoa di Gasperini è a tutti gli effetti una realtà. Perso un bomber come Borriello, il Grifone ha ritrovato nel figliol prodigo Milito il nuovo idolo della tifoseria, attuale capocannoniere della serie A. Il sesto posto in classifica è figlio di tre anni di progetti. Merito di una società solida che ha sempre creduto in Gasperini a cui va il merito di non aver stravolto schema e formazione dopo la promozione di due anni fa. Il Genoa insieme al Napoli è la formazione che mostra il calcio più bello della serie A.

ibrahimovic

Ibra trascinatore nerazzurro
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INTER, voto 7,5 – Si legge “Mourinho band”, si scrive Inter di Mancini. Esatto. Perché questa Inter è ancora figlia di quella delle scorse stagioni. L’impronta di Mourinho non si è ancora vista. E gli uomini voluti dal portoghese nel mercato estivo non hanno ancora inciso. Senza Ibrahimovic questa squadra avrebbe la metà dei punti conquistati finora e avrebbe detto addio alla Champions con una giornata d’anticipo. Il 7, 5 in pagella è frutto del primo posto in campionato e basta. Ancora una volta l’Inter post-calciopoli si mostra forte e indomabile in Italia, fragile ed emotivamente debole in Europa.

JUVENTUS, voto 8 – Signori e Signore la Juventus è tornata. Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sul secondo posto in campionato e il primo nel girone (d’acciaio) di Champions della Juventus a fine dicembre. Nessuno. Senza Buffon, Camoranesi e Trezeguet, Ranieri è riuscito a far bene su ogni fronte (in attesa degli Ottavi di Coppa Italia), alla faccia di chi sosteneva che non avrebbe mangiato il panettone a Natale. Solida, bella e forte come ai vecchi tempi, trascinata da un Del Piero rinato sotto la cura Ranieri. E’ questa la Juventus della prima parte della nuova stagione.

LAZIO, voto 6 – Luci e ombre. Un avvio di stagione arrembante sotto il segno della rivelazione Zarate, per poi crollare dopo la sconfitta nel derby. Il settimo posto dopo 17 giornate lascia ben sperare per il ritorno. La compagine biancoceleste può contare anche sulla Coppa Italia dove affronterà il Torino nei quarti di finale.

LECCE, voto 5 – Non è stato un inizio di stagione entusiasmante per la squadra pugliese. Un cammino incostante che ha visto i salentini conquistare punti quasi esclusivamente in casa. Lontano dal Via del Mare, infatti, solo tre punti (tre pareggi).

MILAN, voto 6 – Doveva essere la stagione del rilancio, della conquista del 18/o scudetto, della prima coppa Uefa e perché no, anche della Coppa Italia. L’avvio di stagione, dopo due sconfitte consecutive, sembrava essere di buon auspicio: 17 risultati utili consecutivi. Poi, di colpo, il crollo. I molteplici infortuni hanno evidenziato una squadra sempre più vecchia e più lenta, capace di esaltarsi solo nelle grandi partite. La scommessa Ronaldinho è quasi vinta, ma non nasconde una gestione societaria a dir poco fallimentare. Galliani e company sembrano aver deciso di vivere nel passato, sotto il segno di ricordi recenti, ma pur sempre ricordi. Una squadra da rifare, una difesa da reinventare, un centrocampo da solidificare e la dirigenza che fa? Un “Co.Co.Pro.” a David Backham. Davvero troppo poco per raggiungere i propri obiettivi. Voto alla dirigenza: 2.

NAPOLI, voto 8 – Insieme al Genoa è la realtà di questa stagione. De Laurentiis è riuscito a creare una squadra forte e solida pur senza prime donne. Grandi colpi nel giro di pochi anni con una spesa quasi nulla. A Reja va il merito di aver saputo creare un gruppo vero dal cuore “partenopeo”. Il quinto posto in classifica a soli 6 punti dalla seconda piazza fa sognare il popolo del Vesuvio. Peccato per la disavventura in coppa Uefa in cui il giovane Napoli ha pagato la poca esperienza europea.

PALERMO, voto 5,5 – E’ tra le deluse di questo avvio di stagione. Ad Agosto si respirava tutt’altra aria in Sicilia. Gli obiettivi erano un posto Uefa e una Coppa Italia da protagonisti, ma alla fine non è accaduto nulla di tutto questo. In coppa i rosanero sono stati eliminati addirittura al terzo turno dal Ravenna. In campionato l’arrivo di Ballardini (già alla seconda giornata) non ha generato la scossa necessaria per risalire in classifica. Gli errori arbitrali e la mancanza di tranquillità nello spogliatoio hanno fatto il resto.

REGGINA, voto 5 – Altra delusa di questo avvio di stagione. E’ la squadra che ha subito più reti in queste 17 giornate, ben 33. L’esonero di Orlandi col conseguente arrivo di Pillon non ha portato grandi cambiamenti nei risultati. In Coppa Italia gli amaranto sono stati sconfitti ai rigori dall’Udinese.

Roma

La Lupa risale in classifica
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ROMA, voto 6,5 – Non è più la Roma degli scorsi anni. Corre meno e commette più errori in fase di ripartenze. Orfana del Capitano Totti in molte occasioni, i giallorossi hanno ritrovato la propria identità dopo la vittoria in Champions contro il Chelsea. Da allora una lunga rincorsa che ha permesso di conquistare la qualificazione per gli Ottavi di Coppa e di riportarsi a ridosso di Lazio, Genoa e Napoli in campionato, con una partita da recuperare.

SAMPDORIA, voto 5,5 – Non arriva alla sufficienza la squadra di Mazzarri. Le ambizioni di inizio stagione sono andate via via scemando. In campionato i blucerchiati sono stati molto discontinui. Non è bastato un motivatissimo Cassano a rianimare un attacco che stenta a decollare. E’ assurdo vedere come la formazione doriana abbia una delle migliori difese ma anche uno dei peggiori attacchi.

SIENA, voto 5,5 – E’ salita lentamente in classifica il Siena di Giampaolo. Dopo un avvio di stagione non proprio entusiasmante i senesi hanno trovato una leggera continuità ma soprattutto hanno sfruttato la stagione negativa delle rispettive avversarie.

TORINO, voto 5 – Non era la stagione che tutti si aspettavano. La squadra granata si è lentamente sgretolata sotto gli attacchi avversari, ma con il ritorno di Walter Novellino in panchina, sembra aver ritrovato un po’ di quell’anima persa per strada nelle prime giornate della stagione. Sarà una lotta per la salvezza davvero faticosa.

UDINESE, voto 5,5 – Fino a due mesi fa avrebbe meritato un 9 in pagella. Ma dopo la sconfitta in extremis contro l’Inter, il cammino friulano è stato disastroso: 6 sconfitte e un pareggio (dopo essere stata in vantaggio per 3-0, ndr). E’ inspiegabile il declino bianconero nelle ultime gare dove la squadra di Marino è crollata soprattutto sul piano psicologico.

Calcio

Finisce il 2008…Finisce un anno di emozioni calcistiche. Riviviamole…

Domani finiranno i 366 giorni che abbiamo trascorso in questo 2008 e con esso finiscono le numerose emozioni calcistiche che ci sono state nel corso di questo anno solare. Dividiamo per mesi ognuna di esse.

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Scarpa e Pallone d’oro per il super Cristiano Ronaldo
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Gennaio- Classico mese del mercato di riparazione, mese in cui le squadre cercano di puntellare eventuali errori commessi nella finestra estiva con pedine mancanti nella squadra. Gli acquisti interessanti del mercato di Gennaio sono stati Sissoko alla Juventus e il rientro in Italia di Alessandro Lucarelli con la maglia del Parma dopo la piccola parentesi russa; l’arrivo “polemico” di Rolando Bianchi alla Lazio in prestito dal Manchester City dopo che lo stesso si era già accordato col Toro e debutto in maglia biancoceleste proprio all’Olimpico di Torino durato pochi minuti perché espulso dal direttore di gara. L’arrivo alla Lazio non si dimostrò semplice per lui con soli tre gol segnati fino alla fine del campionato. Mentre dal mese di Gennaio sulla panchina del Cagliari subentra Daniele Ballardini che riesce a costruire una mega rimonta con un ruolino da primato in tutto il girone di ritorno (il girone d’andata si era chiuso all’ultimo posto con pochi punti in classifica).

Febbraio- Prosegue il campionato con in testa sempre l’Inter di Roberto Mancini con un vantaggio di undici punti sulla Roma mentre nella zona calda sono in tante le squadre a battagliare;  la lotta si fa serrata perché tutte si riprendono e c’è un interessante testa a testa che finirà l’ultima giornata di campionato. In Serie B si consolida il primato di Bologna e Chievo per la promozione diretta.

Marzo- E’ in questo mese che l’Inter di Mancini ha più problemi nel rapporto tra il mister e società in rotta di collisione soprattutto dopo la conferenza stampa del coach dopo l’uscita di scena dalla Champions League contro il Liverpool; inoltre grazie alla sconfitta a S. Siro contro la Juventus, la squadra giallorossa arriva a meno quattro dai neroazzurri. Il Milan è sempre lontano dall’agguantare la zona Champions con Fiorentina e Udinese davanti ai rossoneri.

Aprile- Mese di tira e molla per la zona alta della classifica, con romanisti ancora in Champions e poi eliminati con un nettissimo 7-1 dalla squadra che poi conquisterà il massimo trofeo continentale, il Manchester UTD. Si comincia a sentire l’aria di Europei e di convocazioni che arriveranno da Roberto Donadoni.

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Sotto la pioggia parmense Ibra regala il 16° scudetto ai nerazzurri
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Maggio- Il 3 maggio 2008 durante la partita Treviso-Grosseto (sospesa sullo 0-1) Luciana Callegher, poliziotta di 42 anni originaria di Belluno, in servizio all’esterno dello Stadio Omobono Tenni si è sparata un colpo di pistola alla testa, ferendosi gravemente. Un’altra poliziotta è rimasta ferita lievemente nel tentativo di fermarla. I tifosi del Treviso, udendo lo sparo, hanno avvisato i giocatori delle due squadre e l’arbitro Pinzani dell’accaduto e la partita è stata sospesa ed è ripresa il 14 maggio (vittoria 2-1 del Treviso).
Finisce il campionato, scudetto deciso all’ultima giornata ma vittorioso per l’Inter sul campo del Parma (grazie ad una doppietta di Ibrahimovic) mentre la Roma pareggia a Catania e un solo punto divideva le due compagini in testa. Vanno in Champions League Inter, Roma, Juventus e Fiorentina. In UEFA Milan, Sampdoria e Udinese. Il Napoli ha diritto a partecipare alla Coppa Intertoto. Retrocedono in B Empoli, Livorno e Parma. Si conclude la grande annata di Alex Del Piero chiudendo come capocannoniere della massima serie italiana con 21 reti. La Roma conquista la Coppa Italia contro la solita Inter. Arrivano le convocazioni di Donadoni con la classica squadra delle qualificazioni più le sorprese Cassano e Del Piero. In campo continentale il Manchester UTD conquista la Champions League contro la connazionale Chelsea a Mosca ai calci di rigore mentre lo Zenit San Pietroburgo conquista la Coppa UEFA. Nei maggiori campionati esteri, il Bayern Monaco torna a trionfare grazie ad uno straripante Luca Toni, il Lione si conferma per la settima volta di fila campione, il Real Madrid vince in una Liga dai toni bassi e il Manchester fa doppietta bruciando anche qui sul filo di lana la concorrenza dei Blues.

Giugno- Dal 7 al 29 giugno è il mese dell’europeo, un europeo che apre con Svizzera – Repubblica Ceca e finisce con la finale Spagna – Germania, europeo vinto dalla squadra iberica -dopo 44 anni di digiuno- e mister Aragones premiato per meriti di aver cresciuto un gruppo di giovani e capace di vincere contro squadre di calibro superiore sulla carta come la nostra Italia e l’altra finalista Germania. Azzurri eliminati ai rigori dalla Spagna nei quarti di finale e Donadoni che conclude l’avventura azzurra. Abete e la Federazione preferiranno richiamare Marcello Lippi alla guida degli azzurri. Chievo e Bologna tornano in Serie A. Il Lecce più avanti conquisterà la massima serie dopo aver vinto i Play – off.  In Argentina Simeone conquista il Clausura alla guida del River Plate.

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Il tabù lungo 44 anni è spezzato: Spagna campione d’Europa
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Luglio- Manca il calcio giocato, ma è il mercato a dare nell’occhio. L’Inter cambia allenatore e chiama l’ex del Chelsea Josè Mourinho che si presenta alla prima conferenza stampa a parlare un quasi perfetto italiano. La Juventus acquista Amauri dal Palermo come fiore all’occhiello e il Milan porta in Italia dal Barcellona Ronaldinho. Il Napoli si rinforza ulteriormente con giovani di valore e il veloce attaccante German Denis. La Fiorentina si rivoluziona in ogni reparto per fare bene col ritorno in Champions: arrivano Gilardino, Felipe Melo, Vargas, Comotto e tanti altri… E dopo qualche malumore, Corvino riesce a far rimanere a Firenze Adrian Mutu. La serie C cambia nome e si chiamerà Lega Pro le categorie Prima e Seconda Divisione.

Agosto- Ancora mercato, ritorna definitivamente in Italia Rolando Bianchi e stavolta (davvero) al Toro, Sheva torna al Milan. L’Inter si rinforza con Mancini dalla Roma, Muntari e Quaresma. In attacco mantiene i giocatori dello scorso anno. Alla Juve arriva Poulsen a centrocampo, conosciuto in Italia per lo sputo che gli arrivò da Totti nell’Europeo del 2005. Al Genoa torna il Principe Diego Milito. Nella supercoppa di Lega, l’Inter vince e convince contro la Roma e lo “Special One” conquista elogi da parte di tutti. La supercoppa europea viene vinta a sorpresa dallo Zenit che batte il Manchester a Monaco. Inizia il campionato di Serie A, inizio con un pareggio dell’Inter a Genova contro la Samp, il Milan esce sconfitto da S. Siro contro la neopromossa Bologna e i bianconeri pareggiano a Firenze, la Lazio vince con una gran doppietta dello debuttante Zarate e il Toro vince all’olimpico per 3-0 contro il Lecce. Il mangia – allenatori Zamparini manda a casa Colantuono sostituendolo con Daniele Ballardini, tecnico del miracoloso girone di ritorno del Cagliari dello scorso campionato.

Settembre- Il campionato entra nel vivo e inizia con una grande Lazio e una Roma in forte crisi e ancora priva del capitano Francesco Totti, reduce dall’infortunio, con un Inter con alti e bassi, una Juve che non segna ma fa bel gioco, il Milan in difficoltà. Posizione tra le grandi di Udinese e Napoli insieme alla sorpresa Catania con un gran bel gruppo plasmato da Mister Zenga. Ben al di sotto delle aspettative ci sono il Toro di De Biasi con un attacco completamente deludente soprattutto dal trio Rosina – Amoruso – Bianchi. Rinato invece è Gilardino che segna gol come ai tempi di Parma e grande goleador sono Zarate e il Principe Diego Milito. Debutta la Nazionale di Marcello Lippi alle qualificazioni per Sud Africa 2010.

Ottobre- Continua il campionato Italiano, inizia la Champions League e vede partire bene Inter e Juventus; Roma e Fiorentina stentano. I bianconeri sono autori di una grande prestazione al Bernabeu di Madrid mentre i neroazzurri vanno scemando in Champions e non sono perfetti in campionato. Pessime le partite di Ricardo Quaresma.

Novembre- Il campionato continua e Mourinho trova finalmente la soluzione giusta per la sua Inter e renderla veramente forte e stellare, continuando con una serie positiva e riuscendo a battere anche la Juventus con un gioco nettamente superiore a quello bianconero. Il Milan tra alti e bassi mantiene la terza posizione, Udinese in netta crisi e caduta libera con un solo punto in cinque partite, un Napoli fortissimo al S. Paolo e stentante in trasferta. La Fiorentina stabilmente al quarto posto tra le grandi del Campionato e si mantiene la sorpresa Catania subito dopo Lazio, Genoa e Napoli. Torna la Roma con il suo capitano Francesco Totti che riprende pian piano vigore mentre sono ancora nettamente deludenti Toro e Samp. In Spagna vola in alto il Barcellona rinato sotto la guida di Guardiola, mentre Oltremanica si rivede in vetta il Liverpool. Ma la sorpresa più bella è il miracolo tutto tedesco dell’Hoffenheim, club neopromosso capace di tener testa al blasonato Bayern e vincere il titolo di campione d’inverno.

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Il Manchester UTD campione del mondo è la squadra dell’anno
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Dicembre- L’Inter è già in fuga davanti a Juve e Milan, nello scontro diretto tra queste ultime due i bianconeri si impongono per ben quattro reti a due mentre nella successiva giornata i rossoneri si riprendono con un netto cinque a uno sull’Udinese di Marino ancora in forte crisi. Il Toro patisce le ennesime sofferenze a Torino la Fiorentina rifila quattro reti a un “Toro Matato e Seduto”, contestazione dei tifosi, De Biasi esonerato e viene richiamato alla guida Walter Novellino, il debutto non è dei più facili perché a Bologna anche se per due volte in vantaggio subisce ben quattro reti in venti minuti uscendo sconfitto dal Dall’Ara per cinque a due. Successivamente vince in Coppa Italia con la Fiorentina a Firenze e in campionato col Napoli entrambe vinte per uno a zero e reti di Bianchi, a quanto pare Monzon l’ha fatto rinascere… Saltano anche le panchine di Arrigoni a Bologna, sostituito da Mihajlovic, e Iachini (Chievo), a cui subentra Di Carlo. Pallone d’Oro conquistato da Cristiano Ronaldo (Portogallo, Manchester Utd) con 446 punti da parte dei più grandi giornalisti d’Europa e assegnato dalla rivistra France Football. In Champions League passano il turno Juventus, Inter e Roma mentre la Fiorentina si piazza al terzo posto del girone ottenendo di poter disputare la Coppa UEFA. Le tre italiane rimaste in Champions dovranno sfidare negli ottavi tre squadre inglesi: Inter – Manchester UTD; Roma – Liverpool; Juventus – Chelsea. Il Mondiale per Club se lo aggiudica nuovamente una squadra europea, ancora il Manchester UTD, vittorioso in finale contro gli ecuadoregni della LDU Quito. In Brasile, terzo titolo nazionale di fila (dopo un’eccezionale rimonta) per il San Paolo di Ramalho, mentre in Argentina il Boca Juniors suda le cosiddette sette camicie per trionfare -dopo un incredibile spareggio a tre- nel campionato di Apertura.

Si è concluso un 2008 pieno di emozioni calcistiche sotto ogni punto di vista, non sono mancate le soprese. Mi scuso se ho dimenticato qualcosa ma è tutto quello che mi è rimasto nella mia memoria di questo anno di calcio. Vi auguro un sereno e felice 2009 insieme a Solocalcio.

Calcio, Italia

2008 Azzurro tra delusioni e nuove speranze

Un 2008 in chiaroscuro per la Nazionale campione del Mondo in carica. E’ stato l’anno degli Europei, dove la nostra Nazionale era attesa a riconfermarsi ai massimi livelli dopo il trionfo mondiale, obiettivo naufragato con i rigori iberici fatali. E’ stato l’anno del ritorno del grande condottiero mondiale Marcello Lippi, pronto a guidare gli Azzurri verso un’altra magnifica avventura, non prima di aver rigenerato nel corpo e nello spirito la Nazionale reduce dalla delusione in terra austro-elvetica. E’ stato l’anno dei bomber in crisi, degli addii eccellenti, delle trentuno partite senza sconfitte sotto la guida di Lippi, del ritorno di Cassano e del successivo allontanamento del talento della Sampdoria, un anno insomma vissuto con le consuete emozioni che contraddistinguono le vicende della Nazionale Azzurra, pronta ad un 2009 in cui ci sarà da guadagnarsi la qualificazione ai campionati del mondo di Sudafrica 2010 e la Confederations Cup, manifestazione dal minor appeal rispetto al Mondiale, ma che vede la presenza di Brasile e Spagna. Che un grido percorri i dodici mesi dell’anno che sta per iniziare: Forza Azzurri.

donadoni

2008 amaro per l’ex ct Donadoni
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Verso gli Europei: grande fiducia nel clan Italia- Il 2007 si era chiuso come meglio non poteva per la Nazionale azzurra guidata da Roberto Donadoni, improvvisamente entrato nei cuori dei tifosi e della dirigenza della FIGC. La qualificazione ai campionati Europei di Austria e Svizzera era stata ottenuta grazie ad una brillante conclusione di girone, che dopo il pari della partita di San Siro contro i cugini francesi, era sembrata alquanto complicata. Il Ct aveva lasciato cadere critiche e polemiche, pensando a come portare l’italia agli Europei. Missione compiuta grazie ad un gioco gradevole e un gruppo ben affiatato: la vittoria simbolo di Glasgow, contro i padroni di casa della Scozia, è senza dubbio la migliore partita della gestione Donadoni. Con un gruppo ben affiatato e collaudato, composto per la grand parte da campioni del mondo, il Ct ha potuto testare e dirimere i suoi ultimi dubbi circa la lista definitiva dei 23 da portare al di là delle Alpi, con tre test match prima dell’esordio contro l’Olanda. Il 6 febbraio a Zurigo, gli Azzurri sfidavano il Portogallo di Cristiano Ronaldo, altra squadra pretendente alla vittoria finale. Al “Letzingrund”, teatro di alcune sfide europee della nostra nazionale, la squadra di Donadoni fa un figurone di fronte alla squadra del futuro Pallone d’Oro: il trio d’attacco Di Natale- Palladino- Toni abbatte le resistenze della squadra lusitana e fornisce una prova di bel calcio e ottima intesa individuale, mentre a centrocampo il trio Pirlo- De Rossi- Ambrosini fa dimenticare l’assenza di Gattuso. Un mese dopo, altro test di prestigio con la Spagna, futura campione d’Europa, a Elche, che dà altri confortanti indicazioni al Ct: entra in pianta stabile tra gli undici titolari Panucci, mentre Aquilani e Borriello si candidano a essere i rincalzi dei titolari ed entrare nella fatidica lista dei 23. Contro la squadra di Aragones, l’Italia gioca bene, diverte a sprazzi, ma fallisce troppe occasioni e deve arrendersi ad una prodezza di David Villa, che batte imparabilmente Buffon. Con la conclusione del campionato, Donadoni conferma tutte le previsioni delle vigilia e convoca il gruppo ampiamente forgiato nei mesi che hanno preceduto la massima manifestazione continentale per nazionali: restano a casa Iaquinta, Oddo e Montolivo, mentre fra lo scalpore c’è Antonio Cassano, autore di una ottima conclusione di stagione con la Sampdoria. Una Nazionale con un Cassano in più e con tanta, tanta euforia e sicurezza in sè stessa e nelle sue potenzialità. Sicurezza che l’Olanda cancella in un battibaleno…

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La cocente eliminazione all’Europeo per mano della Spagna
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La Spagna ci fa fuori ai rigori: Donadoni abbandona la panchina azzurra- Il 9 giugno, gli Azzurri iniziano il loro cammino europeo da Berna, contro gli Oranje di Marco Van Basten. Dopo aver perso capitan Cannavaro per infortunio, durante gli allenamenti prima dell’esordio, l’Italia perde anche la faccia contro gli arancioni, subendo un tracollo di proporzioni gigantesche per dei campioni del Mondo; un 3-0 firmato Van Nistelrooy, Sneijder e Van Bronckhorst che non ammette repliche. Difesa ridicola, centrocampo disastroso e senza mordente, attacco spuntato e Donadoni si ridesta dall’idillio con la stampa e torna più sotto accusa che mai con alle spalle la minacciosa ombra di Lippi. Il riscatto potrebbe arrivare quattro giorni dopo a Zurigo contro la presunta cenerontola del girone Romania: quanta sofferenza per strappare un pareggio per i nostri sfortunati e impotenti Azzurri, che riagguantano la squadra di Piturca con Christian Panucci, dopo aver subito il gol di Mutu (su incredibile svarione di Zambrotta) e aver rischiato di essere eliminati, causa rigore (sbagliato) dello stesso Mutu. Non è servito inserire forze fresche tra gli undici titolari, come De Rossi, Del Piero e Chiellini. Il gioco risulta macchinoso, abulico, inconcludente, Donadoni sente già lontana la panchina azzurra. Per agguntare una difficoltosa qualificazione bisogna battere la Francia e sperare che la Romania non batta l’Olanda. La partita più attesa del girone, la rivincita della finalissima mondiale, vede la vittoria dell’Italia, che grazie alla vittoria olandese, ottiene il pass per i quarti di finale. Donadoni con i cugini transalpini decide di schierare subito Cassano e le sue scelte sono premiate dall’uno-due di Pirlo e De Rossi, che abbattono una deludentissima Francia. Il 22 giugno a Vienna ci aspetta la Spagna, capace di vincere il suo girone con un cammino netto di tre vittorie su tre partite. Donadoni opta per un centrocampo a quattro per tre quarti giallorosso romanista: Aquilani, De Rossi, Perrotta e il milanista Ambrosini, mentre la coppia Cassano-Toni con il compito di far male a Casillas. Si assiste ad una partita nervosa, a ritmi alti, che lascia ben poco allo spettacolo e che vede una nazionale italiana contratta, con una manovra poco fluida, con ataviche indecisioni e problemi di costruzione. Non bastano centoventi minuti per decidere la semifinalista che sfiderà la sorpresa Russia di Hiddink e sono necessari i rigori. Proprio gli undici metri che in Germania ci furono così benigni, adesso ci condannano ad abbandonare anzitempo la competizione continentale: gli errori di De Rossi e Di Natale fanno da contraltare alla perfetta esecuzione degli iberici, che passano alla semifinale ed andranno poi a conquistare il titolo di campioni. Donadoni, senza più fiducia della Federazione e contestato dalla stampa, preferisce dimettersi dalla guida della Nazionale azzurra, mettendo fine ad un discusso incarico e spesso ad una ingenerosa valutazione data alle sue scelte. Al suo posto viene richiamato Marcello Lippi, nel tentativo di rivitalizzare una squadra apparsa appannata e tentare una nuova rincorsa mondiale.

lippi

Il grande ritorno di Marcello Lippi
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Lippi in fuga verso Sudafrica 2010, con un Giuseppe Rossi in più. “Dove eravamo rimasti?“- Con queste parole “il più bel prodotto di Viareggio dopo Stefania Sandrelli” (parole del compianto avvocato Agnelli) riprende lì dove aveva lasciato, con il compito di risollevare il morale un pò provato dalla prematura eliminazione europea. Si ricomincia senza scossoni, senza rivoluzioni paventate e ipotizzate dalla critica. Per la prima amichevole del Lippi-bis contro l’Austria, rimangono molti reduci di Euro 2008, con l’aggiunta di alcune new entry o vecchie conoscenze della maglia azzurra: si rivedono Bonera e Gilardino, mentre all’esordio assoluto Andrea Dossena, appena acquistato dal Liverpool, oltre a Palombo e Cassetti. Il ritorno dell’ex tecnico juventino coincide con un sofferto pareggio contro l’Austria, che addirittura va in vantaggio di due gol, salvo poi essere riagguntata da un gol di Gilardino e un autogol maldestro del portiere Oczan. Ben più importante la partita del 6 settembre in quel di Larnaca, teatro della prima partita degli Azzurri verso Sudafrica 2010. Lippi propone l’audace tridente Gilardino-Di Natale-Toni contro i baldi ciprioti: ne viene fuori una sfida complicata e durissima che ci vede vicino all’incredibile ko. Dopo essere andati in vantaggio con un gran gol di Totò Di Natale, Aloneftis ci fà capire che Cipro non è sinonimo di belle scampagnate e abbronzature da far invidiare altre ben più rinomate località, ma ci trasforma una serata in cui si sarebbe aspettata una goleada in sofferenza atroce per i titolati campioni azzurri. Solo un gol dello stesso Di Natale in pieno recupero ci consente di tornare in Italia immeritatamente con i tre punti. Quattro giorni dopo seconda gara del raggruppamento contro la Georgia al “Friuli” di Udine, una doppietta di De Rossi ci fa superare l’ostacolo caucasico. Un mese dopo, la Nazionale Azzurra fà visita alla Bulgaria di Markov, con la grande novità Giuseppe Rossi, da tutti indicato come astro nascente della massima selezione nazionale. L’altra novità è rappresentata dall’esordio di Simone Pepe, attaccante dell’Udinese. A Sofia si vedono più sbadigli che azioni da gol ed è inevitabile il pareggio finale. Poco male, visto che quattro giorni dopo Aquilani ci regala i tre punti contro il Montenegro, in una gara per nulla facile da portare a casa. La nazionale montenegrina degli “italiani” Vucinic e Jovetic ci mette in difficoltà, ma due bei gol del centrocampista della Roma ci regalano tre punti importanti a mantenere la media inglese. Con uno score rassicurante di dieci punti, che vale il primo posto in classifica, a tre punti di distacco sull’Irlanda di Giovanni Trapattoni, la Nazionale lippiana chiude il suo 2008 chiaroscuro, ad Atene, in una amichevole contro la Grecia di Otto Rehhagel. Una gara amichevole, ma importante per due avvenimenti: l’1-1 finale consegna a Lippi la sua 31esima partita consecutiva senza sconfitte sulla panchina dell’Italia e il gol al 54esimo minuto di gioco di Luca Toni, interrompe il digiuno dell’attaccante del Bayern Monaco, dopo oltre 600 minuti senza realizzazioni.

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Nel 2009 a caccia
della Confederations Cup

Adesso dateci la qualificazione mondiale e la Confederations Cup- Dopo un 2008 intenso e pieno di impegni importanti, anche il 2009 non sarà da meno. Già a febbraio giocheremo la prestigiosa amichevole contro il Brasile di Carlos Dunga, sfida che manca dal lontano 1997, da un pirotecnico 3-3. Poi subito sotto con le qualificazioni mondiali, dove ci giocheremo gran parte delle nostre speranze di approdare in Sudafrica contro il Montenegro e l’Irlanda, la uniche che possono negarci il pass iridato. Sudafrica che visiteremo comunque a giugno, con l’inedita (per noi) Confederations Cup, il mondiale in miniatura voluto da Joseph Blatter. Anche qui ci sarà l’affascinante sfida ai verdeoro, oltre al confronto contro USA e Egitto, e siamo sicuri che Lippi vorrà indubbiamente fare bella figura, oltre a continuare l’inserimento dei giovani azzurri entrati in pianta stabile nel giro della nazionale. Dopo l’estate, si riprenderà con l’ultima tornata di gara di qualificazione al Mondiale, che speriamo ci possa permettere di difendere il titolo ottenuto nel 2006 in Germania.

Calcio

La Juve? Era il club più povero della serie A. Milan e Inter anticlericali

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Tante maglie per
mille passioni calcistiche

ROMA - La Juventus è stata la squadra più povera della serie A. Talmente povera da non potersi permettere delle maglie da calcio. E’ successo anche questo nella storia del campionato italiano. Lo raccontano Sergio Salvi e Alessandro Savorelli nel libro “Tutti i colori del calcio. Storia e araldica di una magnifica ossessione“, libro che verrà presentato il 7 gennaio al Museo del tessuto di Prato, editore Le Lettere.

Nel libro dei due studiosi fiorentini, infatti, si legge che il club più blasonato del calcio italiano era povero in canna. Così povero che le magliette bianconere furono acquistate a stock, ovviamente usate, dal North County, Nottingham. Prima le divise degli 11 studenti torinesi dello Sport club Juventus erano rosa: le mamme comprarono qualche metro di percalle e le cucirono, ma al primo lavaggio stinsero diventando cenci importabili.

Non solo Juve. L’origine dei colori sociali di Inter e Milan hanno un aspetto per nulla cristiano. Lo confermano anche le rispettive mascotte. Il Milan, per esempio, fondato da un nobile inglese profondamente anticlericale, scelse il rosso e il nero perché “colori diabolici”. L’Inter, nata qualche anno dopo, non fu da meno e sostituì al rosso il blu, che nella scala cromatica è più forte.
La Roma, invece, ha i colori imperiali dell’oro e del rosso porpora, mentre i colori del Lecce, che pure è giallorosso, hanno origine niente meno che dallo stemma degli Aragona. La Fiorentina venne fondata dal marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano che decise per l’insolito colore viola.

La Sampdoria decise di fondere i colori dell’Andrea Doria a scacchi bianchi e blu e quelli della Sampierdarenese a strisce orizzontali rosse e nere. Si optò per la striscia orizzontale unica per risparmiare sulla quantità del materiale da utilizzare e sulla manodopera. Il Genoa, per lo stesso futile motivo, riciclò il simbolo del Grifone, araldo della città della Lanterna.

Infine, l’ultima curiosità riguarda il rituale dell’esultanza. Secondo gli studiosi il togliersi la maglia per esultare con relativo sfoggio di pettorali, canottiere con messaggi religiosi, affettivi, politici, scaramantici, è identico a quello dei calcianti che sventolavano la bandiera al momento della caccia. Anche i relativi schiaffoni sugli spalti tra tifoserie avverse, provocati da questo gesto, sono identici.

Calcio, Premier League

Guai grossi per Gerrard. Rischia 5 anni di carcere

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Gerrard china significativamente il capo
galeria futbolera/copyright flickr.com

Liverpool- E’ finito decisamente male il 2008 di Steven Gerrard. I successi sportivi con il suo Liverpool capolista in Premier e la personale doppietta contro il Newcastle nell’ultima roboante vittoria sono stati offuscati dal fattaccio di domenica sera nel locale Lounge Inn di Southport. Il giocatore, come ormai risaputo, è stato coinvolto in una rissa e successivamente arrestato dalla polizia britannica. I successivi sviluppi hanno dipinto uno scenario tutt’altro che confortante per la bandiera dei Reds.

Le accuse- Gerrard, dopo un interrogatorio di alcune ore e due notti in cella, è stato accusato di aggressione e lesioni. Sarebbe stato lui, infatti, a provocare la rissa nel locale a 15 km da Liverpool. Il nazionale inglese, decisamente alticcio, avrebbe acceso la miccia della discussione e successivamente colpito il deejay McGee. Motivo? Il centrocampista del Liverpool non gradiva la musica e, dopo una richiesta di cambiare ‘disco’ (non si sa quanto pacifica, secondo alcune voci avrebbe cercato addirittura di prendere il posto in consolle), si sarebbe scatenato il parapiglia: il deejay ha spintonato il giocatore che ha reagito con una gomitata; un amico del calciatore ha poi completato l’opera con una bottigliata in testa.  McGee ha rimediato un dente rotto e quattro punti in testa, Gerrard è stato arrestato e successivamente rilasciato ma dovrà presentarsi davanti al giudice del tribunale di North Sefton il 23 gennaio prossimo. Rischia fino a 5 anni di carcere. Celerità e trasparenza all’inglese lontana anni luce dal sistema giudiziario nostrano.
Evitando falsi moralismi e giudizi affrettati, dispiace che un campione e leader in campo come Gerrard finisca sulle prime pagine dei tabloid per un simile episodio. La storia (extra) calcistica è già piena di calciatori di successo annegati in problemi legali, alcolici o ancor peggio di droga. I casi dei vari Best, Maradona e Gascoigne -tristemente ‘protagonista’ anche durante queste feste- sono già più che sufficienti.

Premier League

Man Utd, prosegue il magic moment. Berbatov piega il Boro

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Berbatov castiga il Boro
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Manchester- I Red Devils non si fermano più. Dopo la vittoria nel Mondiale per Club, la formazione di Ferguson batte meritatamente il Middlesbrough nel posticipo della 20° giornata di Premier inanellando il 7° risultato utile consecutivo. Tre punti d’oro garantiti dalla stoccata di Berbatov che avvicinano i diavoli rossi a -7 -con due partite da recuperare- dal Liverpool capolista. Lo United, se mai vi fossero dubbi a riguardo, vuole fortissimamente difendere il titolo conquistato il maggio scorso. Il Boro, invece, naviga in acque sempre più pericolose.

Quanti sprechi- L’unico neo della serata dell’Old Trafford è la trafila di occasioni sciupate. Prima Cristiano Ronaldo (palo sfiorato in due occasioni), poi Rooney (miracoloso il numero uno del Boro) e infine Berbatov hanno provato ad affondare la difesa del Middlesbrough senza fortuna. Il bulgaro si è però rifatto al 23′ della ripresa quando, all’ennesimo assalto dei padroni di casa, ha raccolto un maldestro rinvio della difesa ospite (Wheater per la cronaca) ed ha fulminato da posizione favorevole Turnbull. Il fortino del Boro rischia di capitolare ancora al 72′, ma Park manca clamorosamente il bersaglio grosso da pochi passi. Il coreano si ripete pochi minuti dopo, il raddoppio non ne vuol sapere di arrivare. La produzione offensiva della formazione di Southgate è invece tutta in un tentativo di testa di Tuncay: troppo poco per impensierire un Manchester tornato a vincere e convincere come nella scorsa stagione. Liverpool e Chelsea sono avvisate.

Premier League

Liverpool, cinquina per l’allungo

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Gerrard e Reds chiudono al meglio il 2008
faeshin/copyright flickr.com

Londra- L’Europa intera è ferma per le festività, ma la Premier League come da tradizione non conosce soste. E come lei il Liverpool che chiude alla grande il 2008 con una roboante cinquina al Newcastle. Un pokerissimo che vale l’allungo sull’inseguitrice Chelsea stoppata nel derby dal Fulham. In attesa dei recuperi dello United (ben tre, il primo si gioca stasera) il vantaggio sulla seconda lievita a tre lunghezze; un chiaro messaggio di come i Reds vogliano spezzare il sortilegio nazionale che dura ormai da 19 anni. Un’eternità.

Capitano, o mio capitano- Senza El Nino, capitan Gerrard trascina ancora di più i suoi, trasformandosi in bomber implacabile. Sua la doppietta con cui si apre e chiude la mattanza del Newcastle al St.James’s Park. In mezzo, a segno Hyypia, Babel e Xabi Alonso, oltre al gol della bandiera di Edgar. Un match mai in discussione che chiude al meglio l’anno solare della formazione di Benitez. Nonostante la scoppola e una classifica deficitaria, buone notizie anche in casa Magpies: il club non è più in vendita, patron Ashley ha fatto dietrofront e rimarrà in sella.

Pari beffa- Se in casa Reds aprono già lo spumante, sulla sponda Blues c’è molta meno voglia di festeggiare. Il 2-2 nel West London derby col Fulham è infatti deludente e allontana la band Scolari dalla vetta. Ora anche il secondo posto è a rischio: se il Manchester vincerà tutti e tre i recuperi lo scavalcherà, portandosi a -1 dal primato. A Craven Cottage sono due i grandi protagonisti, Dempsey da una parte e Lampard dall’altra. Le loro doppiette sanciscono un pari beffa per il Chelsea che sciupa troppe occasioni con i vari Anelka, Joe Cole e lo stesso Lampard e viene raggiunto nel finale.

Le altre- Sorride l’Arsenal vittorioso di misura sul Portsmouth. Il gol di Gallas vale l’intera posta in palio e mantiene (perlomeno) i Gunners a -10 dalla vetta. Seconda vittoria di fila per il West Ham che s’allontana dalla zona calda. Il successo sullo Stoke arriva dopo un episodio controverso. Sull’1-1 Fuller colpisce con uno schiaffo il compagno di squadra Griffin e viene espulso. La superiorità numerica favorisce gli Hammers che colgono il successo con il redivivo (o risorto…?!) Tristan. Benissimo anche l’Everton che, dopo aver frenato il Chelsea, coglie il secondo successo consecutivo. La netta affermazione sul Sunderland lancia la Moyes band in zona Uefa. Male invece il Tottenham che allunga a quattro la serie di partite senza vittorie rimpiombando nella crisi. Il ko in casa del fanalino di coda West Bromwich è di quelli pesanti, e rilancia al contempo i padroni di casa nella lotta salvezza. Bel colpo del Wigan a Bolton, chiude il pari in extremis del City sul campo del Blackburn. Di Sturridge e Robinho le firme di un’insperata rimonta negli ultimi cinque minuti di gioco. La formazione di Hughes, a tratti travolgente e in altri balbettante, si conferma la grande incompiuta del torneo.

Apertura/Clausura

Boca, titolo con brivido. Il ko col Tigre vale il 23° alloro

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La festa xeneize per il 23° titolo
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Avellaneda- Pari fino in fondo. L’infinito Apertura 2008 si chiude nel modo più rocambolesco possibile, con le tre compagini impegnate nel triangolare per il titolo ancora una volta pari. Le tre sfide hanno infatti decretato una vittoria a testa, ma alla fine soltanto una fa festa, ed è il Boca. La squadra più blasonata, più valida tecnicamente, la spunta per un misero gol grazie alla miglior differenza reti. Onore delle armi al sorprendente Tigre, neopromosso dodici mesi fa e arrivato ad un metro dal traguardo, ossia il primo titolo della sua storia. Ma il sogno si è infranto nonostante la vittoria e la bacheca xeneize si è arricchita del 23° trofeo nazionale. Il ko di Avellaneda è di gran lunga il più dolce dell’epopea ‘boquense’.

Ad un passo dal ‘milagro’- La formazione di Cagna, quindi, ha fatto il suo dovere. Dopo il ko col San Lorenzo, è riuscita nell’impresa di battere -come nella regular season- il club di Buenos Aires. Protagonisti ancora una volta Lazzaro, lo stesso che aveva dimezzato lo svantaggio col Ciclon, e il numero uno xeneize Javier Garcia, una vera e propria calamità. Il Boca, preso ancora una volta dalla paura di vincere, ha gestito male  il vantaggio derivante dal 3-1 inflitto al San Lorenzo rischiando l’inverosimile. Le ricorrenti mischie in area han fatto venire i brividi al tecnico Ischia e al supertifoso -nonchè ct argentino- Maradona accorso sulle tribune del Cilindro de Avellaneda. Ma il 2-0, quello che avrebbe regalato il primo storico alloro al Tigre e che avrebbe fatto gridare al ‘milagro’, non è arrivato, e così è scoppiata la festa xeneize. Tra il rammarico di Cagna, il tecnico del miracolo ‘matador’, e soprattutto del San Lorenzo, formazione che ha dilapidato un consistente vantaggio in campionato e si è ripetuta dopo la vittoria nel primo dei tre spareggi. Ma il denominatore comune di questo Apertura 2008 è stato lo scarso spettacolo, la povertà delle giocate e dei contenuti tecnici. E la vittoria di uno dei Boca meno esaltanti (eufemismo) della storia -senza Riquelme è davvero notte fonda- certificano questo assunto. Come a dire che, alla fine, non ha vinto nessuno.

Italiani all'estero

Alla vigilia sorridono De Sanctis e Cannavaro. Ko Zola e Rossi

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De Sanctis protagonista nel derby di Istanbul
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ROMA – Tra campionati in sosta e vacanze di natale in arrivo, weekend tra alti e bassi per gli italiani all’estero.
Questo il Quadro completo torneo per torneo.

SPAGNA – Torna il sorriso in casa Real e per Fabio Cannavaro che contro il Valencia soffre la velocità di un indiavolato David Villa ma resiste come tutto il resto della difesa. Non c’è, invece, Moretti squalificato. Gioie e dolori per Giuseppe Rossi nella sconfitta del Villareal contro il Barcellona. L’azzurro prima fallisce un gol praticamente fatto, poi serve l’assist per il gol di Cani. Panchina per Maresca nel Siviglia che pareggia 0-0 a Maiorca.

INGHILTERRA – Sfortunato Gianfranco Zola nella sconfitta del suo West Ham contro l’Aston Villa. Decide l’autorete di Neill al 78’. Sempre panchina per Di Michele, ormai in rotta di collisione col tecnico. Non viene convocato, invece, Dossena nel big match tra Arsenal e Liverpool. Panchina anche per Cudicini in Everton-Chelsea.

GERMANIA – La bundesliga è ferma per la sosta invernale.

FRANCIA – Vittoria del Lione col Caen ma Grosso non c’è, perché squalificato. Infortunato, invece, Roma nel Monaco, mentre Legati non è neanche convocato.

SCOZIA – Ancora tribuna per Donati nel Celtic che vince 3-0 in casa del Falkirk. Ammonito, invece, Pascali nel Kilmarnock sconfitto per 0-1 col St.Mirren.

OLANDA – Ultimi 10’ di partita per Graziano Pellè, che entra il posto di Ari e festeggia in campo il 2-0 dell’Az Alkmaar capolista sull’Utrecht.

BELGIO - Francesco Migliore gioca tutta la gara titolare con il Mons, che non riesce a tranquillizzare la sua posizione in classifica, facendosi rimontare 2 volte dal Waregem. Assente l’infortunato Mirri.

ROMANIA – Il campionato rumeno è fermo per la sosta invernale.

SLOVENIA – Il campionato sloveno è fermo per la sosta invernale.

SVIZZERA – Il campionato svizzero è fermo per la sosta invernale.

TURCHIA – Va al Galatasaray di Morgan De Sanctis il derby di Istanbul che batte il Besiktas 4-2. Il portiere azzurro non può nulla sulle conclusioni potenti e ravvicinate di Delgado e Holosko.

RUSSIA – Il campionato russo è finito.

Calcio Internazionale

Il Toluca brinda in Messico

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Il Toluca fa festa
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Anacronismi. Dicembre è il mese “angelico” per eccellenza. Non quest’anno, se pensiamo che i Red Devils del Manchester Utd sono campioni del Mondo e il loro alfiere, Cristiano Ronaldo è pallone d’oro. I diavoli del Milan non se la passeranno benissimo, ma in dicembre hanno presentato l’ennesima perla della loro collezione, Beckham. Anche nel lontano Messico sono i diavoli (o meglio los diablos) a festeggiare.

Il Toluca, club fondato nel 1917, ha infatti vinto il campionato di Apertura 2008, nono sigillo della sua storia. I rossi di “Chepo” De La Torre si sono imposti a sorpresa ai rigori nella finale contro il Cruz Azul. Si, perchè il campionato messicano ha una formula molto “America”, potremmo dire: 18 squadre divise in 3 gironi, e play off tra le migliori. Il Toluca è stato bravo e fortunato a farsi trovare in forma proprio nel momento più importante della stagione, dopo una regular season davvero non convincente. Messi in fila i Tecos e il Santos Laguna, nella finale di andata i Diablos hanno battuto a sorpresa i favoriti del Cruz Azul (la squadra di Gerardo Torrado e del giovane Villaluz, compagno del gunner Vela e dello spur Giovani Dos Santos del Messico Campione del Mondo Under 17) 2-0 in trasferta. Discorso chiuso? Neanche per sogno: al Nemesio Diaz, lo stadio del Toluca, la Maquina Cementeria è riuscita a rimontare lo svantaggio imponendosi proprio 2-0.

Si andava ai rigori. Dopo 12 trasformazioni toccava ad Almzan, difensore del Toluca: il suo tiro si stampava sulla trasferta ma sbatteva sulla schiena del portiere Yosgart e si insaccava beffardamente in rete. Nel tiro successivo il portiere Cristante ipnotizzava Alejandro Vela e regalava il titolo ai rossi. Protagonisti dell’impresa, oltre ai due succitati, meritano una menzione Zinha, centrocampista brasiliano tutta sostanza e il capitano Paulo Da Silva, paraguayano che qualcuno ricorderà come meteora nel Perugia di Gaucci, nel Venezia e nel Cosenza e autore di una prestazione straordinaria nella fnale di andata.

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