23/08/2017

Crisi e crisette

ottobre 8, 2008 di  
Inserito in Calcio news, Juventus, Roma, Serie A

meltinpotonweb.com

Crisi economica, crisi calcistiche
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C’è aria di crisi nel mondo. La crisi dei mutui americani sembra, proprio in questi giorni, scuotere il sistema capitalistico e la finanza mondiale alle fondamenta. Mai nella storia dell’uomo si era avuta la percezione della catastrofe come in questo caso. Peggio del ’29. Dicono. Peggio delle invasioni barbariche, aggiungo io. Sembra sia la fine di un certo modo di fare economia, politica, finanza. Il problema è che se la percezione della fine è chiara, ben più fosca è l’idea del prossimo passo, del nuovo inizio. Su quali basi e in che modo costriuremo il nostro futuro… Intanto l’ambiguo Piano Paulson, fortemente voluto da Bush per mitigare i mercati è stato un boomerang che ha fatto crollare Wall Street e, di riflesso, le borse di tutta Europa. Il sistema creditizio è sul filo del rasoio e i nostri conti in banca al sicuro (?!). Se non vi basta la visione apocalittica, abbiamo pur sempre le solite italiche crisi, alcune sussurrate altre urlate a squarciagola: penso alla cosiddetta deriva nell’autoritarismo (Dove? Nel Belpaese pizza e fichi?!), alla camorra (guerra civile o guerra tra bande), al razzismo dilagante (ma no, è bullismo), all’Alitalia (questo matrimonio -con l’Air France- non s’ha da fare) e via dicendo. Insomma gente: è Crisi! E giustamente anche nel calcio bisogna fare di necessità virtù. Adeguarsi ai tempi. Del resto bisogna fare pur mangiare i nostri 3 quotidiani sportivi, più i settimanali, più le Tv (in chiaro e in pay). E così ecco la crisi di Juventus e Roma.

megadeth_rules/copyright flickr.com

Ranieri cupo: è realmente in bilico?
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Cerchiamo di spiegarci: stiamo vivendo l’inizio di campionato più equilibrato degli ultimi anni, senza record di punti, distacchi abissali ma con una serie di squadre outsider capaci di issarsi in cima alla classifica di serie A. Bellissimo, dal mio punto di vista. Tanto alla lunga i valori reali emergeranno. Fateci godere questo momento! Appurato ciò, è normale che (tottismo…) se qualcuno ride (le outsider) altri debbano pur piangere (le grandi). Tra le favorite nessuna sta passando un gran momento e l’unica che regge in classifica è l’Inter dei Mou Boys. Il Milan dei Palloni d’oro tentenna, la Fiorentina soffre del solito inizio in sordina, la Juventus e la Roma incespicano rispettivamente a 9 e 7 punti in 6 giornate. Ruolino di marcia preoccupante. Ma, a ben guardare sono a 4 e 6 punti dal primato in classifica a 32 gare dalla fine. Vista dal secondo punto di vista non sembra poi così brutta come ce la dipingono…. Certo, problemini e scricchiolii ci sono, ma credo fossero ampiamente prevedibili già in estate, man mano che le squadre prendevano forma. Urlare alla crisi ora sembra più un giochetto di stile che una necessità. Vediamo perchè:

Juventus- Un mese fa era, secondo molti, la rivale numero 1 dell’Inter, forse la candidata più autorevole al titolo. Oggi Ranieri è seduto su un calderone pronto a esplodere, in campionato si stenta a vincere, in Champions si rimediano figuracce. Gole profonde mormorano che il gruppo storico sia contro Ranieri, il quale ha smesso di dire che il gruppo rema nella stessa direzione (cavallo di battaglia da un anno a questa parte). Nel frattempo Del Piero ha il muso lunghissimo e il Presidente Cobolli Gigli conferma il tecnico nella maniera più assoluta, il che significa che la pazienza verso il lord inglese è finita. Questi i fatti. Il mio, pur modestissimo, punto di vista va invece in un’altra direzione. L’anno scorso la Juventus riuscì in un miracolo: da neopromossa (atipica) e con una rosa tutt’altro che divina riuscì nell’impresa (vera) di acchiappare il terzo posto in classifica con annessi preliminari di Champions, oltrettutto battendo le rivali milanesi. Vendetta perfetta, a due anni dal baratro. Il tutto nonostante errori grossolani sul mercato (Tiago e Almiron, lo sfortunato Andrade, ma anche Salihamidzic e Grygera, onesti mestieranti e nulla più) con l’inversione di tendenza Sissoko, perfetto dal suo arrivo a gennaio. Questo ha portato, a mio avviso ad una supravvalutazione della rosa. Considerata la vecchia guardia come il telaio su cui innestare i nuovi, la dirigenza non ha centrato, a mio avviso, i rinforzi che servivano alla Vecchia Signora. Non si discutono Buffon, Nedved, Camoranesi, Del Piero e Trezeguet. Campioni in campo e fuori, persone di livello e base per costruire una squadra vincente. Semmai si può discutere del fatto che questi campioni siano un po’ in su con l’età, il fisico non li aiuta e il doppio impegno peggiora le cose. Per questo era utile creare delle alternative, che invece non ci sono, o ci sono soltanto in attacco con Iaquinta e Amauri all’altezza dei titolari e con Giovinco erede di Del Piero in rampa di lancio. E Manninger non sarà Buffon, ma è un portiere affidabile nelle emergenze. Ma difesa e soprattutto centrocampo sono scoperti, non a livello di uomini, quanto di qualità. In mediana si cercavano Aquilani e Xabi Alonso; è arrivato Poulsen. Buon giocatore, grintoso, asfissiante (il fatto che Kaka non lo sopporti e Totti gli abbia sputato sono note al merito, per me) ottimo per costruire la diga con Sissoko. Ma la fantasia? La costruzione del gioco? Per Ranieri le menti della squadra dovevano essere gli esterni: Nedved e soprattutto Camoranesi, vero regista della Juve. Due che, come detto, non reggono una stagione. Due che non hanno sostituti all’altezza. Ecco il motivo della “crisi” juventina, della mancanza di gioco e risultati, acuita dall’infortunio di Trezeguet, il più decisivo tra gli attaccanti, l’unico vero bomber della squadra. E poi c’è la patata bollente Del Piero. Giusto centellinarlo, resta però un simbolo, cerchiamo di non svilirlo facendolo giocare 3 minuti come un qualsiasi debuttante. Infine, come sempre, la sfortuna: se con il Catania si fosse vinto (e sarebbe stato sacrosanto, viste le occasioni), sarebbe lo stesso crisi?

calciocatania.com/copyright flickr.com

Spalletti dovrà dar fondo alla sua fantasia
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Roma- Spostiamoci nella capitale. I giallorossi vivono sotto assedio, circondati da radio e tifosi caldissimi e stanchi di arrivare secondi. Questo porta la squadra a vivere sempre sotto pressione e ad eccessi di nervosismo (vero De Rossi e Mexes?). La scomparsa del Presidente Sensi alla vigilia del campionato non ha poi certamente giovato. In più, tipico dell’ambiente, si cercano alibi negli arbitraggi: vero che il gol annullato a Panucci a Genova era regolarissimo, ma dire che s’è perso per quell’episodio e fino a quel momento la squadra era stata perfetta è ingeneroso. Del resto si perdeva già 2-1, e sui gol subiti qualche colpa la difesa l’ha avuta… La tesi infortuni, altro alibi, regge di più: Juan, CassettiTonettoDe Rossi, Pizarro e soprattutto Totti mancano (sono mancati) e si sente. E da qui parte la mia analisi: il difetto della Roma è quello di non avere alternative allo spumeggiante modulo che regge la barca dall’arrivo di Spalletti; è così da due anni. Qui nascono gli errori della dirigenza e dell’allenatore. Si è detto fino alla nausea che il gioco della Roma è efficace soltanto se i suoi interpreti sono al cento per cento. Perchè, allora, non creare alternative per i momenti difficili? Del resto Totti è a mezzo servizio da due stagioni, mica da ieri… Si è cercato di trovare sul mercato giocatori capaci di attarsi al modulo, ma mai nel ruolo del Capitano. Lesa maestà? Si punta su Vucinic, dicono, e fanno bene perchè il montenegrino è eclettico e valido ma una punta di spessore poteva far comodo. Anche qui, come per la Juventus, vale il tema del mercato forfaittario: se la cessione di Mancini è un capolavoro (15 milioni per un giocatore scontento e via di scadenza sono oro vero), sugli acquisti qualche dubbio resta. Baptista è un bel nome e un buon giocatore. Non è un attaccante. Non è un’ala. A San Paolo e a Siviglia giocava da mediano atipico, perchè bravo a inserirsi e segnare e con un ottima tecnica. Ma da Madrid in poi ha deluso, perchè spostato dal suo ruolo originario proprio per valorizzare le sue capacità balistiche. A Roma non ha un ruolo. Ancora, per lo meno. Menez, rappresentante della classe di ferro francese (l’87), nasce come seconda punta a Sochaux. Riadattato sulla fascia destra a Monaco non aveva mantenuto le promesse, malgrado le indiscusse qualità. Comprarlo per inserirlo proprio in quel ruolo potrebbe essere stato un azzardo. Resta comunque un giovane promettentissimo, da far crescere tatticamente. Il problema della Roma, quindi, è quello di inserire i nuovi, magari adattando il modulo alle loro esigenze. Lavorare di fantasia, insomma, e Spalletti è maestro in questo: figlio della sua fantasia è proprio l’attuale modulo.

In conclusione- Le crisette di Roma e Juventus sono ampiamente prevedibili, figlie di errori di progettazione e di analisi da parte delle rispettive società e degli staff tecnici. Ma ritengo che a inizio ottobre ci sia ancora il tempo e lo spazio per risolvere i problemi, risalire la china e raggiungere gli obbiettivi prefissati. Basta lavorare sui difetti e restare coesi, senza lasciarsi inflenzare dall’esterno. Anche perchè l’equilibrio del campionato consente di sbagliare e perdere dei punti senza per questo compromettere una stagione. Vantaggio non trascurabile, direi. La Crisi è davvero un’altra cosa.

  • Michael Vittori scrive:

    Gran pezzo di appronfondimento bomber…ci voleva proprio…sei il solito acculturato comunque…

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