Archivio per settembre 2008

Calcio Internazionale, Liga

Real e Barça all’ultimo respiro, Valencia e Villarreal ancora prime

MADRID- Succede di tutto nel weekend di Liga. Scontri in tribuna -purtroppo-, maxi recuperi, gol all’ultimo assalto, colpacci esterni. Ma anche eventi ormai normali come le doppiette di un Villa sempre più ‘Maravilla’ e la conferma in vetta delle guastafeste Valencia e Villarreal. Mescolate il tutto ed otterrete una Liga più combattuta che mai, dove l’incertezza regna sovrana. Un pò come dalle nostre parti.

lottosport/copyright flickr.com

G.Rossi torna al gol nella serata giusta
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In vetta- Continuano la loro corsa, lassù nell’Olimpo, Valencia e Villarreal. Il Sottomarino Giallo fatica più del previsto per piegare la resistenza dello Sporting Gijon. Il fanalino di coda, infatti, si dimostra ben più coriaceo rispetto alle ultime uscite coincise con altrettante scoppole. Talmente coriaceo che soltanto il primo guizzo stagionale del rientrante Giuseppe Rossi riesce a spezzarne la resistenza. Il castigo è comunque troppo duro per l’undici di Preciado, ma si sa, le grandi vincono anche -e soprattutto- così.
Il solito irresistibile Guaje. David Villa firma la seconda doppietta di fila mantenendo il Valencia in vetta. Un Villa che, però, non ha dovuto far tutto da solo. E’ stato ben assistito da Mata, l’ennesimo scarto eccellente della cantera merengue, e dal redivivo Joaquin. Entrambi sono andati a segno contro il Depor, la bionda ala ha addirittura mezzo lo zampino in tutte le azioni che hanno portato al gol. Non una novità, bensì una conferma, per una delle sorprese più belle di questa Liga.

Zona Cesarini- Divise nella vita, accomunate nel destino di giornata. Sono Real e Barça, big vincenti all’ultimo tuffo. In zona Cesarini. Affermazioni che, sebbene identiche nella sostanza, sono diversissime nella forma. Le merengues, in quel di Siviglia, dominano letteralmente la prima frazione di gioco, cogliendo il meritato frutto del vantaggio con l’inzuccata di Heinze. Nella ripresa, però, si sveglia il Betis, i campioni in carica sono alle corde. E la partita cambia completamente volto al 53′ quando Marcelo stende in area Damià: rosso diretto e rigore trasformato da Sergio Garcia. E’ lo stesso attaccante, però, a ristabilire la parità numerica dopo che l’assalto andaluso non aveva prodotto nulla di buono. L’1-1 sembra ormai scritto, ma al 93′ la dormita dei biancoverdi unita alla gran cavalcata di Van Nisterlooy regalano tre punti insperati al Real. Il Betis, invece, rimane desolatamente penultimo.
33 corner a 5, 12 corner a 0. Sembrano le statistiche di un match finito in goleada, invece il pazzo derby catalano finisce 1-2. Pazzo perchè contraddistinto dagli scontri sugli spalti, con tanto di deplorevole lancio di fumogeni, tra tifosi blaugrana e biancoblù. Incidenti che hanno costretto il direttore di gara a sospendere l’incontro per una decina di minuti recuperati nello storico extratime. Ed è proprio al 96′ che crolla la resistenza del Montjuic per effetto del rigore di Messi. Prima, tra pali, traverse e occasioni, è il festival dell’occasioni sciupate dagli ospiti. Il classico gol beffa dei padroni di casa ed il ritorno al gol di Henry avevano fissato il punteggio sull’1-1 prima del giusto ribaltone finale.

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L.Fabiano torna a volare
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Cade il Vicente Calderon- Il colpo di giornata lo firma il Siviglia. Gli andalusi espugnano il sin qui illibato Vicente Calderon con la gemma su punizione dell’ultimo pichichi Luis Fabiano. Vittoria meritata per gli ospiti, più tranquilli ed organizzati di un Atletico sottotono. Le uniche vere chanches arrivano nel finale con Adriano e Maxi Rodriguez: le loro conclusioni, però, sono sballate. Il Siviglia, quindi, scavalca proprio i colchoneros e si piazza al 4° posto. Negli altri incontri, torna al successo l’Almeria, bei colpi esterni per Getafe, a Bilbao, e Maiorca, vincente a Santander. Il Racing, suo malgrado, rimane inchiodato al penultimo posto.

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Calcio Internazionale, Premier League

Impresa Hull, crisi nera Tottenham

Impresa Hull city all'Emirates

Impresa Hull city all’Emirates

LONDRA- E’ la giornata dell’Hull. I Tigers ruggiscono all’Emirates espugnando a sorpresa il campo della capolista. L’Arsenal, quindi, perde partita e primato ai danni di Chelsea e Liverpool, quest’ultimo vincente nel derby. Ok anche il Manchester, male il City, malissimo il Tottenham. Gli Spurs perdono per l’ennesima volta e rimangono clamorosamente in fondo alla classifica con la miseria di due punti conquistati in 6 giornate. Juande Ramos, il decantato Re di coppe, è sulla graticola.

Colpaccio all’Emirates- Dire inaspettato è poco. Il successo dei neopromossi dell’Hull all’Emirates lo è già di suo, e lo diventa ancora di più se si pensa che è stato ottenuto in rimonta. Gli uomini di Wenger, infatti, dopo essersi visti annullare un gol, passano con il destro di Adebayor toccato beffardamente da Mcshane alle spalle del proprio portiere. I Gunners sfiorano a più riprese il raddoppio, ma al 62′ arriva a sorpresa il pari di Geovanni con un bel tiro dalla distanza. Sorpresa che diviene impresa 4 minuti dopo, quando Cousin svetta più in alto di tutti sugli sviluppi di un corner firmando il sorpasso. La reazione dei padroni di casa è veemente ma vana, Myhill chiude la saracinesca a doppia mandata. L’Arsenal perde il primato, l’Hull festeggia un successo storico.

Di nuovo loro- E così in vetta torna la premiata ditta Chelsea-Liverpool. Le due compagini riscattano i precedenti mezzi passi falsi con le affermazioni su Stoke City e Everton. Tutto facile per i Blues che mantengono l’imbattibilità casalinga da quando Scolari è al timone. A segno per la prima volta con la casacca londinese Bosingwa, raddoppio nel finale di Anelka. Più rilevante il successo dei Reds, dato che i derby nascondono sempre insidie. Il primo tempo del Goodison Park è nervoso, combattuto, ma decisamente poco spettacolare. Nella ripresa gli uomini di Benitez pensano di più a giocare ed impongono la loro superiorità tecnica. E, soprattutto, si scatena l’uragano Nino: il bomber spagnolo sigla una doppietta da par suo, consegnando il derby n°108 del Merseyside al Liverpool. Della serie ‘quest’anno per il titolo ci siamo anche noi’.

Weekend a due facce- E’ quello di Manchester. Ride la sponda United, piange quella Citizen. Ferguson ritrova il suo Ronaldo e continua l’affannosa risalita in classifica. Il portoghese, infatti, riprende il feeling con il gol in Premier procurandosi un penalty e trasformandolo, prima di servire il 2-0 a Rooney. Il Bolton, dunque, va ko, così come il City. Sul campo del Wigan va subito sotto per effetto della rete di Valencia, ma impatta immediatamente con Kompany. L’episodio chiave nella ripresa: Bennett assegna un rigore per un contrasto dubbio tra Palacios e Garrido, Zaki trasforma. L’assalto finale non produce nulla, è già finito il magic moment di Robinho e soci?

Grandi Villans- Volano Blackburn e Aston Villa. Entrambe vincono con il risultato di 2-1, le vittime sacrificali sono Newcastle (tanto per cambiare) e Sunderland. Per i Villans, imbattuti in casa, si tratta del 3° successo di fila. Young e Carew hanno ribaltato il risultato dopo lo svantaggio firmato Cissè, il 2° posto alle spalle del duo di testa è dolce realtà.

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J.Ramos al capolinea?
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Ramos in bilico- Crisi nera. Tunnel senza fine. Chiamatelo come volete, ma il momentaccio del Tottenham ha dell’incredibile. Tutti si aspettano- prima o poi- una resurrezione che, invece, non arriva mai. La conquista dell’ultima Carling Cup doveva esser l’inizio di un ciclo, invece si è rivelato il principio di una discesa irrefrenabile. Il mercato estivo, nonostante i cospicui investimenti, si è rivelato sinora sbagliato- via, sebbene giocoforza, i dioscuri Keane e Berbatov, dentro Bentley e Pavlyuchenko ancora a secco in Premier-, il clima che si respira è pesante, l’ormai ex Re di coppe è in bilico più che mai. Nemmeno il derelitto Portsmouth, 10 gol incassati nelle ultime 2 gare, ha risollevato le sorti degli Spurs. Anzi, i Pompeys sono rinati con l’ex avvelenato di turno Defoe- oltre al danno la beffa- e Crouch. Nessuna vittoria, due pari e quattro sconfitte è il ruolino di marcia da film horror di quest’inizio stagione. Urge pronta riscossa, altrimenti la vittima sacrificale sarà il tecnico andaluso.

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Serie A

Lazio in vetta, frena la Juve. Bene Napoli e Udinese. Si rialza la Roma

SAMPDORIA-JUVENTUS 0-0
Tra Juventus e Sampdoria vincono le difese. La gara tra le due compagini con gli attacchi tra i più sterili non poteva finire che con uno 0-0. La Juventus può recriminare solo per un palo di Del Piero. Quarto pareggio in cinque gare per i doriani che adesso iniziano seriamente a preoccuparsi.

FIORENTINA-GENOA 1-0
La Fiorentina si rialza dopo le due sconfitte consecutive e lo fa col suo uomo più in forma: quell’Alberto Gilardino che al 16′ del secondo tempo si inventa, letteralmente, il gol vittoria. Gran parte del merito va anche alle parate di uno straordinario Frey che salva in più di un’occasione il risultato.

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Primo gol in campionato per ‘El Tanque’,Napoli secondo
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BOLOGNA-NAPOLI 0-1
Un’altra disattenzione difensiva costa al Bologna la quarta sconfitta consecutiva e permette al Napoli di conquistare il secondo posto solitario in classifica (in attesa del derby) e di portare a casa il decimo risultato utile consecutivo. La rete decisiva arriva all’87′ quando Denis di testa sfrutta al meglio un cross di Gargano e infila Antonioli.

CATANIA-CHIEVO 1-0
Sogna Catania, sogna. Gli etnei hanno trovato in Zenga un vero condottiero. L’ex numero uno interista dopo la salvezza dello scorso anno ha portato gli elefantini, con la vittoria di oggi, al terzo posto in classifica in attesa del posticipo. La rete dei tre punti la segna Paolucci che approfitta di un errore in fase difensiva del Chievo, supera Sorrentino e a porta vuota sigla l’1-0 che rimarrà tale fino alla fine.

LECCE-CAGLIARI 2-0
Piove sul bagnato in casa Cagliari. Anzi diluvia, perché i sardi continuano a rimanere a quota zero in classifica e la panchina di Allegri balla come non mai. Ad approfittarne è il Lecce di Beretta che in casa si conferma solido e vincente grazie alle reti di Giacomazzi (33′) e Castillo (62′).

PALERMO-REGGINA 1-0
Dimenticato lo stop esterno contro il Napoli, il Palermo torna a volare con Miccoli che al 7′ della ripresa fa esplodere La Favorita con un gol d’esterno sul quale nulla può Campagnolo. Per Ballardini è il terzo successo in quattro gare. Ancora a secco di vittorie, invece, la squadra calabrese.

ROMA-ATALANTA 2-0
Respira la Roma che batte senza tante preoccupazioni un’Atalanta mai scesa in campo. Capitolini in vantaggio al 17′ del primo tempo su azione da calcio d’angolo con un gol di Panucci aiutato da una deviazione (decisiva) di Manfredini che spiazza Coppola. Il raddoppio alla mezzora con Vucinic che, sugli sviluppi di un altro corner, infila il pallone nell’angolo alla sinistra del portiere bergamasco.

Implacabile Zarate,la Lazio vola
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TORINO-LAZIO 1-3
Dilaga la Lazio che adesso, aspettando Milan-Inter, è sola in vetta alla classifica. Un successo che non fa una grinza, quello dei biancocelesti, capaci (grazie a Pandev) di chiudere in vantaggio la prima frazione pur senza brillare e di portare a casa la vittoria nella ripresa con uno scatenato Zarete (doppietta per lui). Inutile il gol dagli undici metri nel recupero di Amoruso. Reggina che chiude la gara in 9 uomini.

UDINESE-SIENA 2-1
In attesa dell’importante gara di ritorno di Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund, l’Udinese fa le prove generali e a pagarne le spese è il Siena di Giampaolo battuto 2-1 tra le polemiche. Le reti friulane, infatti, nascono da un fuorigioco non valutato tale dal guardalinee (gol trasformato da Quagliarella) e da uno stop di mano non visto dal direttore di gara (rete di Pepe). Ma il Siena ci ha messo del suo non impensierendo mai Handanovic e andando in gol quasi per caso con Kharjak lesto nel ribattere in rete un tiro di Maccarone ribattuto dal palo.

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Fiorentina, Genoa, Juventus, Sampdoria, Serie A

Anticipi di serie A: pari tra Samp e Juve, Gilardino rialza la Fiorentina

Pareggio scialbo - Sampdoria e Juventus non si fanno male e tornano a casa con un punto a testa, nel primo anticipo della quinta giornata in serie A. A Marassi i blucerchiati incanalano la gara sulla fisicità, coprendo bene gli spazi a centrocampo e concedendo poche occasioni ad una Juventus che fatica a servire le punte. L’occasione migliore dei primi 45′ e forse di tutto il match, capita sui piedi di Del Piero, ma il suo diagonale di destro si stampa contro il palo alla destra di Mirante. La ripresa è sempre equilibrata e avara di emozioni. La Samp, disposta magnificamente in fase difensiva da Mazzarri, crea qualche timida occasione dalle parti di Manninger, ma non vi sono squilli in una gara molto chiusa da ambo le parti.

Nel segno della continuità - Per un certo punto di vista, si può dire che in Sampdoria-Juventus ci sono state delle conferme. Mentre Cassano e compagni sono ancora alla ricerca della prima vittoria in campionato, i bianconeri soffrono la compattezza e la tenacità delle “piccole”, come già si era visto nell’1-1 di mercoledì scorso contro il Catania. Più contenti sicuramente i blucerchiati, che dopo aver intimato l’alt all’Inter di Mourinho nella prima giornata, si ripetono contro la Juventus. Per Ranieri invece si prospetta una settimana di lavoro intenso per ritrovare quello smalto e quella convinzione, che chi vuole lottare per lo scudetto, deve avere.

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3° centro per il rinato Gila
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Reazione viola - Dopo la serata stortissima dell’Olimpico, Prandelli aveva usato il bastone, per richiamare i suoi dopo la figuraccia contro la Lazio. Così, a distanza di tre giorni, i viola ritrovano i tre punti battendo 1-0 di misura il Genoa, ancora galvanizzato dalla vittoria di mercoledì contro la Roma. Gasperini lascia inizialmente in panchina il principe Milito e i padroni di casa partono subito forte, pressando a tutto campo i rossoblu. Mutu e Montolivo fanno venire i brividi a Rubinho, ma nonostante il gran ritmo, le occasioni latitano. Il Genoa esce dal guscio e risponde pan per focaccia al pressing della Fiorentina, ma davanti manca il pezzo da 90, e quindi di occasioni non se ne vedono.

Ripresa frizzante e perla da tre punti - Inizia la ripresa e dopo 6′ Gasperini manda in campo Diego Milito e il match prende un’altra piega. Con le due punte, il Genoa è più intraprendente e macina subito occasioni: prima con Oliveira, poi Frey è super su Milito lanciato in porta. La spinta offensiva però lascia campo al contropiede viola. I toscani passano con l’uomo più in forma: Alberto Gilardino trova un gol dei suoi, girandosi prontamente in area e battendo in diagonale di sinistro l’incolpevole Rubinho. E’ il 16 del secondo tempo.
Il Genoa prova la reazione, ma dove la difesa non arriva, ci pensa Frey a salvaguardare i tre punti, che rilanciano la Fiorentina nel morale e invitano Gasperini a riflettere: come mai il Genoa non riesce a far punti anche in trasferta?

Inter, Milan, Serie A

Milan-Inter e l’insolito derby di settembre

Siamo a settembre ma è già tempo di derby, e che derby. Milan-Inter non è mai una sfida qualsiasi, anche quando in palio non c’è altro che il prestigio, oltre ai 3 punti che dopo 5 giornate  di serie A non saranno comunque decisivi. Domani sera scendono in campo due squadre che attraversano momenti diversi.

training5/copyright flickr.com

Ancelotti vs…
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Milan- I rossoneri arrivano da 2 vittorie consecutive dopo aver perso incredibilmente le prime 2 gare con Bologna e Genoa. La forma fisica non è ancora delle migliori, anche se progressi visibili ce ne sono stati. Una squadra decimata da infortuni: Nesta, Senderos, Pirlo, Inzaghi, e per ultimo Borriello, problema muscolare per l’attaccante riscontrato durante il turno infrasettimanale a Reggio Calabria. Una squadra che deve ancora crescere non tanto sotto il profilo del gioco quanto nell’organizzazione della manovra stessa. I problemi maggiori si riscontrano nella retroguardia, che risente da matti la mancanza di uno come Nesta. In attesa che si riprenda gente come Shevchenko e Ronaldinho, l’attacco può contare su uno come Pato: 3 gare ufficiali, 3 gol. Una media da paura.

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…Mourinho
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Nerazzurri- L’Inter sa di non essere bella, e lo sa anche Mourinho. Ma è consapevole di essere cinica, di avere ottime coperture e rincalzi in tutti i reparti. Con un Ibrahimovic, poi, ormai confermatosi insostituibile e determinante, se mai ne avesse avuto bisogno di conferme il popolo interista. Mou sino ad ora ha raccimolato quello che voleva, ma sa che il lavoro è ancora lungo. Far convivere tutta quella forza in attacco non sarà impresa facile. E per il derby ha solo l’imbarazzo della scelta: Adriano, Cruz, Balotelli. Chi affiancherà Ibra non si sa ancora.

San Siro dunque è pronto per ospitare il derby numero 268: 104 vittorie per i rossoneri, 91 per i nerazzurri. Domani si saprà se l’Inter allungherà in vetta o se il Milan si porterà solo ad un punto. Un pareggio è l’ultimo dei risultati che ci si aspetta.

Calcio, Coppa Uefa

La Coppa Uefa diventa Europa League

Addio Coppa Uefa: nasce l'Europa League

Addio Coppa Uefa: nasce l’Europa League

BORDEAUX- La comunicazione al mondo d’oggi è tutto. Così come l’immagine. Attira gli utenti, muove i mercati, aumenta gli introiti. Quando un prodotto è scadente, niente di meglio un bel restyling. Il comitato Uefa sembra aver agito seguendo questa logica nell’assemblea odierna, così come aveva fatto la nostra Lega Calcio, quest’estate, ribattezzando la defunta serie C nel più accattivante Lega Pro. E’ stata sancita, infatti, la rivoluzione della coppa Uefa. Cambierà il logo, che sarà giallo e rosso, ma soprattutto il nome ed il format. E così, dalla prossima stagione, spazio all’Europa League.

Champions-2- 48 squadre, fase a gironi con partite d’andata e ritorno prima dei match ad eliminazione diretta: la formula ricalca quella della Champions. Vincente e munifica, aggiungiamo noi. D’altronde, se la competizione si ‘gonfia’, aumentano gli incassi al botteghino, i diritti tv, i proventi degli sponsor. Solo il campo ci dirà se tutto ciò avverrà a discapito dello spettacolo. L’auspicio e obiettivo di Platini e dell’Uefa è dar più lustro a questa competizione, regalandole un successo simile a quello ottenuto dalla Champions. Creare, in poche parole, una Champions bis.

Amarcord di calcio

Parte la rubrica Amarcord: Andersson, il gigante gentleman

Dolci amarcord- Ci sono giocatori che ci hanno fatto innamorare del calcio. Fenomeni che, a prescindere dai colori che hanno indossato, sono rimasti nel nostro cuore. Per le giocate, per i gol, ma anche per pura simpatia o, perchè no, grazie al Fantacalcio o ai giochi manageriali.
Questa nuova rubrica di solocalcio.com, chiamata Amarcord in puro stile felliniano, parla di passioni, di ricordi. Di giocatori che quando li ricordiamo possiamo sorridere, ripensando a quanto è bello il calcio, visto con gli occhi di chi ha bisogno del calcio come l’aria e non si accontenta di avere solo una squadra del cuore.

Il 1°protagonista di Amarcord: Kennet Andersson

Il 1°protagonista di Amarcord:
Kennet Andersson

La “scintilla” ad Usa ‘94- Quando hai dieci anni ed entri per la prima volta in un mondo totalmente nuovo, le prime cose che ti colpiscono sono i colori. Nella mia memoria il primo colore che associo al calcio, è il giallo. Giallo come la Svezia, giallo come Kennet Andersson.
Sia chiaro, avevo provato prima con l’azzurro, colore che amo tutt’ora alla follia, ma in quell’estate del ‘94, almeno inizialmente, era un azzurro opaco, surclassato da un verde irlandese che mi ha fatto provare la prima delusione da tifoso.
Così il giallo. Pensai ai canarini quando vidi la Svezia schierata per l’inno nazionale. Era tardi, molto tardi, ma mio padre voleva vedere il Brasile ed io volevo alimentare quella mia nuova passione, messa a dura prova, come ogni inizio che si rispetti.
Stavo per addormentarmi quando apro gli occhi un attimo. Vedo Thomas Brolin da metà campo lanciare un lungagnone in giallo; stop di petto e pallonetto a incrociare di destro. Palla in rete. Da quel momento non mi addormentai più, seguendo ogni mossa di quel numero 19.
Alto, altissimo; ancora più alto quando la palla saliva in cielo: lui ci arrivava sempre. Kennet Andersson sembrava sgraziato, ma era un inganno. Piedi raffinatissimi, ma la cosa che più mi colpiva di lui era quel suo essere sempre al servizio dei compagni. Mai egoista e portato più a mettere gli altri in condizioni di segnare, piuttosto che nel cercare la gioia personale.
Le sue sponde e la sua protezione della palla, per poi cercare l’assist, hanno fatto la fortuna di grandi bomber come Protti, Roby Baggio, Signori: tutti cannonieri implacabili, ma che con la torre svedese al loro fianco, hanno realizzato caterve di gol.
Kennet si accende poi dagli ottavi di finale dei mondiali Usa ‘94. Dopo il gol al Brasile, il biondo attaccante si ripete contro l’Arabia Saudita con una doppietta. Ai quarti Andersson riacciuffa ai supplementari la Romania, avanti 2-1, con un colpo di testa ad anticipare Prunea in uscita; poi la qualificazione è decisa da Ravelli, che ipnotizza Petrescu e Belodedici. In semifinale la Svezia ritrova il Brasile di Romario e Bebeto e deve capitolare, ma si rifà travolgendo la Bulgaria nella finalina, per 4-0. Nel tabellino dei marcatori, non poteva mancare Kennet, che segna l’ultima rete e chiude il mondiale con un bronzo e ben 5 reti realizzate.

Lo sbarco in Italia- Incantati dalle sue prestazioni, la dirigenza del Bari decide di portarlo in Italia, prelevandolo dal Caen. E’ il campionato 1995/1996 e il partner d’attacco dello svedese è Igor Protti, che forma con lui un tandem devastante: 12 gol alla fine per Kennet e 24 per Protti, molti dei quali sull’assistenza del compagno. Nonostante la laurea di capocannoniere di Protti, assieme a Beppe Signori, il Bari finisce in serie B, per colpa anche di una difesa colabrodo, che non riesce a proteggere le reti segnate dalla ditta Pro-An.

Il matrimonio col Bologna- Troppo forti i due attaccanti per giocare in serie B, così la Lazio acquista Protti, mentre Andersson si trasferisce a Bologna, dove Renzo Ulivieri ha riportato “la Dotta” nella massima serie dopo tanti anni.
Anche se i rossoblu giocano bene e guadagnano punti pesanti, la vena realizzativa di Andersson è piuttosto scarna nella nuova realtà: ci vogliono nove giornate allo svedese prima di realizzare la prima rete con la nuova maglia, firmando il temporaneo pareggio casalingo contro la Reggiana (finirà 3-1 per il Bologna). Nei tabellini ci finiscono i marcatori, ma Andersson in molte occasioni ha più di un merito nelle realizzazioni dei compagni; d’altra parte è il suo stile di gioco.
Il girone di andata termina con un solo score per lo svedese, che però si sveglia prepotentemente alla diciottesima, affossando la Lazio dell’ex compagno Protti, poi si ripete la domenica successiva nel 6-1 contro il Verona. Al posto di Protti c’è il russo Kolyvanov e l’intesa è ottima: il Bologna supera qualsiasi più rosea previsione e chiude al settimo posto. Otto gol per Kennet, confermatissimo anche nella stagione successiva.

Che coppia col Divin Codino- Il mercato estivo porta a Bologna il miglior rinforzo possibile: Roberto Baggio, dato ormai per bollito al Milan. Due degli eroi di Usa ‘94 si ritrovano quindi sotto le due Torri e danno vita ad un campionato esaltante, che rimane ancora indelebile negli occhi dei tifosi rossoblu.
L’inizio però è da incubo per Ulivieri: dopo sei giornate il Bologna ha solamente 3 punti, frutto di altrettanti 0-0. La panchina traballa e il dito è puntato proprio contro gli attaccanti, accusati di essere ancora in vacanza. La risposta avviene contro il Napoli: 5-1 con tripletta di Baggio e doppietta di Andersson. Da lì in poi, il gioco del Bologna decolla, anche se i rossoblu non riescono ad uscire dalla zona retrocessione, terminando il girone d’andata al quart’ultimo posto.
Le giornate passano ed il Bologna impara a farsi sempre più concreto. I momenti bui sono solo un ricordo e Andersson segna come mai prima: doppiette contro Piacenza e Vicenza e tripletta disintegra Sampdoria. I bolognesi fanno festa: i rossoblu tornano in Europa, arrivando settimi in graduatoria. Per Andersson 12 segnature ed un sensibile contributo alla squadra.
Il Bologna cambia molto nell’estate del 1998. Roberto Baggio, incantato dalle sirene nerazzurre, lascia il Dall’Ara per San Siro e sulla panchina rossoblu se ne va Renzo Ulivieri. I sostituti si chiamano Beppe Signori e Carlo Mazzone. Andersson invece, rimane un punto fermo dell’attacco.
Il Bologna non ripete la prestazione monstre della stagione precedente, chiudendo solo al nono posto . Per Kennet peggior ruolino di marcia da quando è in Italia: 25 presenze e 6 reti. Campionato anonimo in Italia, ma super Bologna in Coppa Uefa. Guidati da Mazzone, i rossoblu arrivano sino alla semifinale contro l’Olimpique Marsiglia. Un rigore di Blanc al Dall’Ara fa sfumare la finale, per colpa della regola dei gol in trasferta, ma rimane nel tempo il racconto della bella avventura e dell’impresa sfiorata di pochissimo.
Il campionato 1999/2000 è l’ultimo per Kennet Andersson in Italia. La torre di Eskilstuna prova a fare il grande salto, passando in estate alla Lazio del connazionale Eriksson, che ha sfiorato lo scudetto qualche mese prima, e che punta decisamente al primo posto. Per Kennet però solo due partite disputate in biancoceleste ed il ritorno in rossoblu, con la voglia di dimostrare che nella capitale, si erano sbagliati.
8 gol in 27 presenze ed un grosso contributo ai 15 realizzati da Beppe Signori. I rossoblu però fanno ancora peggio delle stagioni passate: 40 punti e undicesima posizione.

Il canto del cigno- Kennet saluta l’Italia e si trasferisce in Turchia nel Fenerbahce, lasciando però un’impronta nella sua ultima stagione con la sua migliore partita da quando gioca in serie A. E’ il 7 novembre 1999, quando Andersson demolisce con le sue mani, e la sua testa, la quotata Inter di Marcello Lippi. Il risultato è di 3-0, con doppietta dello svedese e assist per l’ultimo gol di Signori. Alla fine Guidolin, gli concede la standing ovation a 5′ dal termine, con tutto il Dall’Ara in piedi ad omaggiare il giocatore.

Un gigante gentleman- Andersson non aveva l’estro di Totti, i numeri di Del Piero o la velocità di Kakà, ma era un attaccante di sicuro affidamento. Un colosso che non si sgretolava mai. Un giocatore che segnava e faceva segnare. Anni prima che esplodessero Ibrahimovic ed Amauri, Andersson era già un primo grezzo prototipo della prima punta fisica, ma dotata di grande classe. Certo, non c’è paragone tra Kennet e i due appena citati, ma di giocatori così possenti ed alti, in grado di lavorare la sfera così delicatamente, ne ricordo pochi, nella mia breve memoria calcistica. Nel calcio avvelenato dai soldi di oggi, ripensare ad un campione come Andersson, mai sopra le righe, mai un battibecco nonostante le botte prese (e date), che vedere certe cassanate o atteggiamenti da divi di chi anche gioca in serie B, mi fa tenerezza. Lui forse non avrà avuto la carriera che meritava, ma un merito personale l’ha avuto assolutamente: è stato uno dei primi calciatori che mi ha fatto innamorare del calcio. E anche solo per questo, continuerò a sorridere, quando penserò alla sua bionda chioma che svetta per un colpo di testa.

Liga

Che MaraVilla! Il Valencia vola in vetta

blue fish dog/copyright flickr.com
Doppio Villa, Valencia in testa
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MALAGA- Sempre lui, fortissimamente lui. El Guaje, al secolo David Villa, è ancora una volta il protagonista assoluto delle fortune valenciane. E’ sua, infatti, la doppietta che piega un coriaceo ma improduttivo Malaga nei posticipi della 4°giornata di Liga e che vale il primato in coabitazione col Villarreal.

Doppio MaraVilla- Il Malaga, ancora a quota zero gol segnati, bada più che altro a difendersi. Gli uomini di Emery, dal canto loro, non sembrano in palla: il risultato è un primo tempo da sbadigli. L’unico sussulto lo regala Manuel Fernandes, la cui punizione si stampa sul palo. Sulla ribattuta, Villa sbaglia clamorosamente. Emery butta nella mischia Edu e Joaquin per vivacizzare la manovra offensiva, ma sono i padroni di casa a sfiorare il vantaggio. Sul contropiede del 52′ finalizzato da Adrian Lopez è strepitoso Renan, ancora di più lo è Raul Albiol sul tap in a botta sicura di Pablo Barros. La Rosaleda si scalda, il match s’infiamma. E allora, in queste condizioni, non può che colpire l’undici più forte, ovvero quello ospite. E’ il solito Mara-Villa, di testa su cross di Mata, a sbloccare il punteggio al 71′. Il capocannoniere dei recenti Europei concede il bis al 90′, stavolta col destro. Il Valencia aggancia così il Villarreal a quota 10 godendosi il primato momentaneo.

Le altre- Negli altri incontri di serata, belle vittorie di Valladolid, che interrompe il sogno dell’Almeria, e Maiorca, al primo hurrà stagionale. Pari e patta, invece, tra Recreativo e Athletic Bilbao.

Brescia, Serie B

Brescia: capolinea Cosmi, arriva Sonetti

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Cosmi-Brescia: è finita
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BRESCIA- Quando un rapporto s’incrina è destinato a finire. Si può cercare di ricucire, ricostruire, ma il finale difficilmente sarà a lieto fine. E questo vale in tutti i settori della vita, calcio compreso. La notizia del definitivo divorzio tra il Brescia e Cosmi, quindi, non deve stupire. Corioni, infatti, voleva voltare pagina già alla fine della scorsa stagione, quando le rondinelle fallirono l’obiettivo promozione ai play-off con una sconfitta senza repliche con il meno blasonato -e più ‘economico’- Albinoleffe. Un ko che, sommato alla non entusiasmante stagione (un 6° posto da ‘minimo sindacale’), aveva fatto storcere il naso al presidente. Altre ragioni- probabilmente di tipo economico, viste le cifre del contratto del trainer perugino- l’hanno indotto a far dietro-front, probabilmente di malavoglia. Oggi, però, è arrivata la resa dei conti.

Partenza fatale- Tra Cosmi e Brescia non è mai stato amore. Il tecnico non è riuscito ad ottenere il massimo dalla squadra, non l’ha portata ai livelli richiesti dalla dirigenza. In una parola, in A. Mai ha convinto appieno con le sue scelte e il modo in cui faceva giocare la squadra, sebbene vigesse un rapporto di reciproca stima e fiducia. Nonostante tutto, la stagione 2008-’09 si è aperta ancora nel suo segno. Con lo stesso progetto, riportare in massima serie le rondinelle. Ma l’avvio è da film horror: 6 punti ed una sola vittoria in 5 giornate. Troppo poco. Il pesante ko di Ancona è la classica goccia che fa traboccare il vaso. E’ il capolinea di una corsa che sarebbe dovuta terminare prima.

Torna l’uomo della promozione- Nella scelta del nuovo tecnico, Corioni si affida ai dolci ricordi, all’ultimo allenatore capace di portare il suo Brescia in A nel 1999-2000. Parliamo, ovviamente, di Nedo Sonetti. Il 67 di Piombino, alla 25° squadra in carriera, cercherà di bissare quel successo. Cercherà di far diventare Caracciolo il nuovo Hubner, Possanzini il nuovo Bonazzoli, Baronio il nuovo Stroppa. Cercherà, alla sua nona volta da tecnico ’subentrato’, di tornare a far volare in alto le Rondinelle.

Calcio Internazionale

Coppe nazionali: passano Chelsea e Bayern, fuori City e Marsiglia

Se in Italia e Spagna si è giocato un turno infrasettimanale di campionato, altrove è tempo di coppe nazionali. Tra sorprese e conferme, andiamo a vedere nel dettaglio quel che è successo in Inghilterra, Germania e Francia.

Il Brighton fa fuori il City

Il Brighton fa fuori il City

Carling Cup- Dopo le partite di martedì, si è completato il quadro dei sedicesimi. Eccezion fatta per il City alle prese con il posticipo dei 32esimi. Ed è proprio qui che si registra la sorpresa più grossa. I milioni di Abu Dhabi, infatti, non bastano a piegare l’orgoglioso Brighton. La città del Royal Pavillion, militante in 2° serie, trascina i citizens all’extratime grazie al pareggio in zona Cesarini di Murray. Supplementari dove mette il muso avanti con Anyinsah, ma viene raggiunta da Ireland. Ai rigori l’errore di Ball si rivela fatale: il City è fuori. Passa in scioltezza, invece, il Chelsea. I Blues passeggiano sul Portsmouth con un poker firmato Lampard (doppietta), Malouda e Kalou. Avanti anche il Tottenham vittorioso su un Newcastle allo sbando (2-1, 1°centro inglese di Pavlyuchenko) e il Blackburn di Ince che fa fuori l’Everton. Infine, colpo grosso del QPR di Briatore: Steward elimina l’Aston Villa.

Ecco il quadro dei risultati:
Aston Villa-QPR 0-1
Blackburn-Everton 1-0
Ipswich-Wigan 1-4
Newcastle-Tottenham 1-2
Portsmouth-Chelsea 0-4
Brighton-Manchester City 7-5 d.c.r. (2-2)

Coppa di Germania- Il Bayern festeggia il successo sul Norimberga ma soprattutto il ritorno in campo di Ribery. Toni a secco, vanno a bersaglio Klose e Borowski. Accedono agli ottavi anche le altre big, ossia Borussia Dortmund, Amburgo (doppio Petric contro il Bochum), Stoccarda e Wolfsburg (travolto l’Oberneuland, poker di Dzeko). Fuori l’Hoffenheim, sorpresa d’inizio Bundesliga, che cade a Friburgo.

I risultati del 2° turno:
Bayern Monaco-Norimberga 2-0
Borussia Dortmund-Hertha Berlino 2-1
Amburgo-Bochum 2-0
Stoccarda-Bielefeld 2-0
Oberneuland-Wolfsburg 0-7
Jena-Frankfurt 1-0
Friburgo-Hoffenheim 3-1
SV Wehen-Taunusstein-Alemannia Aachen 1-0
Kickers Offenbach-Karlsruher SC 0-2

Coppa di Lega francese- I sedicesimi di finale regalano una sorpresa, l’eliminazione del Marsiglia per mano del Sochaux. Erding il match winner. Dopo il mezzo passo falso in Ligue 1, dunque, l’OM delude anche in coppa. Fuori anche Lilla, fatto fuori ai rigori dal Montpellier, e il Saint Etienne, spazzato via dal Guingamp. Ok, invece, il PSG che fa suo il big match col Monaco. Decide Pancrate. Bene anche Nancy e Metz.

I risultati dei sedicesimi:
Sochaux-Marsiglia 1-0
Lorient-Lens 0-3
Rennes-Le Mans 2-2
Grenoble-Nancy 2-3
Guingamp-Saint Etienne 4-1
Le Havre-Caen 3-1
Metz-Troyes 3-1
Montpellier-Lilla 6-4 d.c.r. (2-2)
Monaco-PSG 0-1

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