20/09/2017

Italia, troppe distrazioni

agosto 17, 2008 di  
Inserito in Olimpiadi Pechino

Una doccia fredda. Gelata. La nostra nazionale abbandona anzitempo la competizione olimpica quando in molti sognavano già una medaglia e la finale. E invece la formazione di Casiraghi torna mestamente a casa, vittima dei propri errori e disattenzioni. Dopo aver mantenuto la porta inviolata nei primi tre match, sembra quasi impossibile averne incassati tre in 90 minuti dall’onesto ma modesto Belgio. Ma è la cruda realtà. Il nostro sogno olimpico finisce ai quarti.

Due rigori e la superiorità numerica non sono state sufficienti per aver la meglio di un avversario tutto sommato inferiore. Al 17′ sull’1-0 e in 11 contro 10 la partita pareva in discesa, ma una dormita su corner ci ha punito. Ancora peggio al 45′, quando Bocchetti si è staccato da Mirallas e ha permesso all’attaccante belga di esprimersi  nel suo migliore (e unico?) fondamentale: difendere palla e girare in rete. Una girata che, per altro, era tutt’altro che irresistibile. Come quella dell’ancor più clamoroso 3-2 di Dembele, divenuto pure lui fenomeno per una notte. Le responsabilità di Viviano sono state evidentissime, così come quelle di tutta la difesa, di cui salviamo solo De Ceglie, stantuffo instancabile. Ma la squadra in toto va bocciata, con Rossi che, al di là dei rigori trasformati, ha deluso, ‘l’esperto’ Montolivo non ha inciso, idem Acquafresca. In generale, troppa precipitazione, molto nervosismo e poche idee. Possibile che la squadra abbia potuto subire un’involuzione simile al primo ostacolo vero?

Partire con i processi sarebbe ingeneroso e ingiusto, una giornata no può capitare. Però è altrettanto lecito porre qualche interrogativo. Non sarebbe stato meglio portare tre fuoriquota? Perchè affidarsi a due sole prime punte di ruolo (diventata una dopo il ko di Rocchii)? E ancora, un portiere esperto non avrebbe fatto comodo ad una difesa così giovane? Sono tutte domande a cui non avremo risposta. Rimarremo in poltrona ad ammirare le gesta di argentini e brasiliani con la consapevolezza che si poteva (e doveva)  fare di più.