23/11/2017

Neves non basta, la danza di Cevallos è fatale: Quito nella storia

Rio de Janeiro– Legni, espulsioni, gol, balletti, preghiere, inginocchiamenti, lacrime e torcida. Non è mancato proprio nulla al ritorno della finale di Libertadores. Una finale emozionante con coda thrilling. L’incredibile rimonta del Fluminense, infatti, si ferma sul più bello, ai calci di rigore, dove l’intramontabile Cevallos manda in confusione i tiratori carioca con la sua danza stile Dudek. E così, per la prima volta nella storia del paese andino, la coppa prende la strada dell’Ecuador.

Neves ribalta lo svantaggio– In virtù del 2-4 dell’andata e del regolamento che non tiene conto dei gol in trasferta, il Flu deve segnare almeno due gol. L’avvio di partita, però, sembra consegnare la coppa con largo anticipo al Quito. Passano 5 minuti e da un’azione insistita sulla fascia di Guerron– l’esterno talentuoso già prenotato dal Getafe-scaturisce un assist per l’accorrente Bolanos- anche lui seguito da club europei- precisissimo nel battere F.Henrique. Doccia fredda per gli 84000 del Maracanà. La formazione di Renato, però, non si sfalda. Anzi. Washington sfiora il pari, e al 11′ inizia il personalissimo show di Thiago Neves: dribbling e sinistro secco da fuori area che coglie impreparato Cevallos. Il Flu continua ad attaccare, facendo attenzione ai letali contropiede ecuadoriani, e viene premiato. Al 27′ Junior Cesar batte rapidamente un fallo laterale per Cicero, la difesa ospite si addormenta letteralmente e per Neves è un gioco da ragazzi appoggiare in rete il suggerimento del compagno. Come con San Paolo e Boca il Tricolor ribalta il risultato dopo esser passato in svantaggio. I brasiliani iniziano a crederci. Nel finale di tempo Washington, unica punta di ruolo schierata da Renato, viene abbattuto in area ecuadoriana. I giocatori brasiliani e tutto il Maracanà protestano vibratamente, ma l’arbitro Hector Baldassi glissa. Sarà il primo di una serie di errori per il fischietto argentino.

Rimonta completata– Renato inserisce un’altra punta, Dodo, per un centrocampista, Ygor. Il Flu, d’altronde, ha bisogno di segnare un altro gol. L’attaccante, infastidito dall’esclusione dall’undici iniziale, è subito pericoloso. Nel giro di un paio di minuti spara sopra la traversa da buona posizione e centra il palo dopo una bella azione personale. E’ il preludio al tris. Thiago Neves, ancora lui, conquista un bel calcio di punizione dal limite. Lo stesso fantasista disegna la parabola con il suo mancino educato, battendo un Cevallos in colpevole ritardo. La rimonta è completata, il Maracanà esplode diventando una bolgia. Sembra la svolta, la realizzazione di un sogno, con il club di Rio de Janeiro lanciato verso la vittoria e il Quito alle corde. Ma nel momento di maggior difficoltà, la formazione di Bauza dimostra le sue qualità: organizzazione e personalità. Gli ecuadoriani barcollano, quindi, ma non affondano. La partita diventa nervosa, i difensori ospiti riservano un trattamento “speciale” allo scatenato Neves. Il finale regala le ultime due emozioni: Manso pareggia il conto dei legni, Washington incoccia male di testa un cross di Conca spedendo alto.

Supplementari nervosi– Si va all’extratime in virtù del 4-4 complessivo. Il Maracanà prova a spingere i suoi prodi all’assalto, ma la prudenza impera. E’ la formazione di Bauza a provarci con più convinzione, soprattutto con l’incontenibile Guerron. Gli ecuadoriani vanno addirittura a segno, ma il colpo di testa vincente di Bieler viene vanificato dalla bandierina alzata di Ricardo Casas. Ingiustamente, la posizione era buona. 1-1 anche per i torti arbitrali subiti, quindi. Parità anche nei cartellini rossi: all’espulsione di Vera segue quella di Luiz Alberto, costretto a fermare con le cattive la volata di Guerron. L’ultimo sussulto lo regala ancora il numero 10 Tricolor, ma stavolta Cevallos è attento. Il risultato non cambia, la Copa si decide dal dischetto.

La danza di Cevallos vale la coppa– Ai rigori va in scena lo show di Cevallos. Il 37enne numero uno, alla terza finale della sua carriera, sfata il personalissimo tabù e quello di tutti i club ecuadoriani. Balletti, irritanti colloqui con l’arbitro, preghiera rituale prima di ogni tentativo carioca. Cevallos le prova proprio tutte ed ottiene quel che vuole, ipnotizzando tre protagonisti della cavalcata Tricolor: Conca, Neves– scippandogli così la palma di eroe della serata, ma siamo certi che da oggi la linea telefonica del suo procuratore sarà intasata- e Washington, i cui tentativi sono tutt’altro che irresistibili. Per gli ecuadoriani, invece, sbaglia solo Campos. La torcida del Maracanà rimane ammutolita e in lacrime, il Nense vive la notte più triste dei suoi 106 anni d’esistenza. Diverse migliaia di chilometri più a nord, invece, un’intera nazione dà inizio alla festa. E’ fatta, il Quito ha cambiato la “historia”, l’Ecuador è sul tetto del Sudamerica.

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