20/08/2017

VERSO GERMANIA-SPAGNA- L’ultimo atto

giugno 29, 2008 di  
Inserito in Euro 2008

Ci sono volute 3 settimane e 30 partite, ma finalmente ci siamo: stasera ore 20,45 allo stadio Ernst Happel di Vienna (il mitico Prater) si chiude il sipario sulla rassegna continentale. Spagna e Germania si giocheranno lo scettro continentale: sfida inedita a questi livelli, 2 squadre che giocano bene a calcio, seppure con 2 filosofie diametralmente opposte; risultato tutt’altro che scontato. Il primo pensiero, da italiano, è che, come al solito, saremmo potuti esserci noi. Le finaliste non ci sono superiori. Né la Spagna che ci ha eliminato ai rigori, né tantomeno la Germania. Eppure noi sul divano, loro sul campo. Riflettere please

Il Ct tedesco Loew lo disse alla sua prima conferenza stampa: l’obbiettivo è vincere l’Europeo. C’era da smaltire la delusione per l’eliminazione al Mondiale di casa, c’era la consapevolezza di essere una buona squadra capace di giocarsela contro tutti, c’era soprattutto un gruppo dove le gerarchie sono ben stabilite e tutti, dal Presidente federale all’ultimo magazziniere remavano nella stessa direzione. Tipico esempio di teutonica applicazione al lavoro. Eppure questa Germania, a mio avviso, era inferiore a molte squadre del lotto. Favorita dal girone di burro iniziale (peraltro neanche vinto), Ballack (in dubbio stasera) e soci hanno eliminato il fin lì sontuoso Portogallo del futuro Pallone d’oro Cristiano Ronaldo e la Turchia tutto cuore dell’Imperatore Terim. Soffrendo, ma crescendo gara dopo gara. Complimenti al preparatore atletico. Partiti con un super Podolski, i tedeschi hanno atteso Klose e Schweinsteiger, ossia il braccio e la mente. Erano i favoriti dei bookmakers. Ora sono i favoriti della vigilia. Per storia e blasone. Perchè i tedeschi, alla fine, arrivano sempre. Per la capacità di adeguarsi al gioco dell’avversario e ripartire in contropiede, schema che contro la Spagna, come contro la banda Scolari, può essere decisivo. L’uomo che può cambiarle volto è Schweini, più che Der Kapitan. Nel bene come nel male.

Ma la Spagna, a mio avviso, è superiore alla Germania. Tecnicamente, certo, ma anche a livello di entusiasmo. Superata la sindrome dei quarti di finale contro l’Italia (altra nemesi spagnola, e non solo a livello calcistico), le Furie Rosse sono finalmente diventate una grande squadra, consapevole della propria forza. Il 3-0 contro le Zanzare Atomiche di Hiddink ne è la riprova. Nonno Aragonès ha avuto il coraggio di lasciare a casa Raul, Guti, Albelda, Morientes, Joaquin e di puntare sui giovani, magari a discapito dell’esperienza (il buon Cazorla ha esordito in nazionale proprio agli Europei). Il risultato è la classica squadra iberica tutto fraseggio e palleggio a centrocampo, ma anche affamata, attenta in difesa e capace di accellerazioni e cambi di gioco fatali (quello che l’Italia non ha avuto, per intenderci…). Del centrocampo s’è detto (inutile rimarcare ancora una volta l’elenco dei registi iberici); Torres davanti è una garanzia (peccato per l’assenza del bomber Villa), ma l’elemento in più, secondo me, sarà David Silva, la vespa capace di pungere i pachidermi tedeschi. E Casillas. Il portiere ha la classe, il carisma, e l’esperienza necessarie a fermare Klose e Podolski (Gomez si ferma da solo). E a portare la Roja dopo 44 anni sul tetto d’Europa.