23/10/2017

Spagna bella e impossibile: “campeones” d’Europa dopo 44 anni

giugno 29, 2008 di  
Inserito in Euro 2008

Vienna– Stavolta non c’è tradizione o tabù che tenga. La Spagna intera non ha aspettato invano 44 anni la notte più bella e si laurea a pieni voti campione d’Europa. Torres mette la firma eccellente sul successo iberico, chiudendo in bellezza un Europeo perfetto fatto di   sole vittorie (7 di cui una ai rigori ). Per intenderci, solo i nostri azzurri non hanno perso sul campo contro le Furie Rosse. Ma c’è poco da dire: è il trionfo di Aragones, della generazione d’oro che ha portato tanti successi nelle manifestazioni giovanili ed è cresciuta fino ad oggi, riuscendo nell’impresa che a tanti, troppi connazionali è sfuggita in passato. Ed è pure il successo del bel calcio, finalmente. Bellezza coniugata con efficacia per un mix perfetto. Troppo forte questa Roja, insomma, per una Germania generosa, ma nettamente inferiore e assolutamente inguardabile sotto il profilo del gioco. E allora la coppa dalle mani di capitan Casillas prende idealmente la via di Madrid.

Infuria El NinoLoew recupera Ballack in extremis, Aragones si affida come previsto a Fabregas in sostituzione di Villa. La Spagna in avvio è contratta, bloccata forse dall’importanza della posta in gioco. I tedeschi impostano la partita nel modo giusto, tenendo la difesa alta e cercando di non far ragionare i (molti) cervelli spagnoli. La tensione per poco non gioca un brutto scherzo a Puyol, il cui passaggio errato favorisce l’inserimento di Klose. Il controllo dell’attaccante, però, è impreciso. La tattica tedesca funziona per un quarto d’ora  ma le Furie Rosse escono pian piano dal guscio. Il primo squillo lo lancia Iniesta (ben imbeccato da Xavi) il cui tiro è deviato pericolosamente da Metzelder. Lehmann è attento e devia in corner. Al 22′ scambio Fabregas-Ramos, cross perfetto del madridista e stacco portentoso di Torres: palo pieno. E’ il preludio al gol. I centrocampisti spagnoli- nella fattispecie Fabregas- cercano di lanciare sovente Torres in profondità in mezzo ai centrali di Loew. Al 33′ la mossa riesce, con Lahm che si fa ingenuamente superare dal Nino, implacabile ed elegante nel colpo sotto a tu per tu con Lehmann. Spagna in vantaggio. La Germania accusa il colpo, rischiando di capitolare subito dopo su un’incursione di Iniesta, ma Silva spreca l’assis del blaugrana sparando altissimo. I tedeschi provano comunque a reagire, ma è una reazione nervosa e muscolare, priva di un filo logico. Gli uomini chiave, inoltre, non sono decisamente in serata. Ballack, in chiara difficoltà fisica, è nervoso e falloso, Lahm sembra sotto choc per l’errore precedente, Podolski è impalpabile. Difficile rimontare in simili condizioni.

Raddoppio sfiorato, poi la fiesta– Il c.t. tedesco allora prova a cambiare qualcosa con l’innesto di Jensen per il terzino del Bayern. Ma il copione non cambia. La Germania va avanti con la forza dei nervi, la nazionale di Aragones mantiene il pallino del gioco e sfiora a più riprese il colpo del ko. Il metronomo Xavi– che partita a tutto campo, non ricordiamo un suo passaggio errato- serve ancora un mobilissimo Torres in profondità, ma il numero uno teutonico lo anticipa, salvando un Metzelder in evidente imbarazzo. E’ chiaro, a questo punto gli spagnoli possono soltanto farsi male da soli. E al 59′ per poco non ci riescono: Puyol pasticcia sulla linea di fondo, Jansen centra, Schweinsteiger fa la sponda e Ballack spara dal limite. Aragones non vuole rischiare nulla, e si tutela con Xabi Alonso, più incontrista, per Fabregas. A metà ripresa l’incontro vive momenti di tensione. Scintille tra Silva e Podolski, con lo spagnolo protagonista in negativo di una piccola testata. Rosetti non vede, Aragones sì, visto che avvicenda l’esterno del Valencia con Cazorla. Complimenti all’esperto c.t., capace ancora una volta di leggere alla perfezione il match. La seconda metà della ripresa non fa altro che legittimare il successo spagnolo. Rambo Ramos inzucca di potenza una punizione (il numero uno tedesco è reattivo), l’indomabile Senna sfiora il raddoppio a termine di un’azione da manuale avviata proprio da una sua percussione. Da applausi. C’è tempo solo per un mezzo patatrac indolore di Capdevila, poi è solo fiesta iberica. Giusta, giustissima, fiesta.