20/08/2017

Adios Italia, dischetto fatale

giugno 23, 2008 di  
Inserito in Euro 2008, Italia

Vienna– Come nel 90′, 94′ e 98′. Vienna non è Berlino, e la maledizione dei rigori continua. L’avventura degli azzurri arriva al capolinea dopo 120′ di sofferenza, di resistenza agli attacchi spagnoli. Il nostro attacco, invece, rimane miseramente a secco ancora una volta. E forse è questa la nostra colpa più grande in una partita in cui la grinta non è di certo mancata, ma non siamo stati in grado di capitalizzare le (poche) occasioni avute. Le Furie Rosse spezzano quindi una maledizione lunga 88 anni (lo dicevamo che portano male queste statistiche) e volano in semifinale, dove affronteranno la Russia. Donadoni, invece, pare destinato ad abbandonare la panchina azzurra. Niente da dire sul Donadoni uomo, sul suo comportamento elegante e signorile. Il Donadoni c.t., invece, è stato tutt’altro che ineccepibile. Dopo un biennio consacrato al 4-3-3, al gioco sulle ali, ha sconfessato uomini e modulo alla prima tempesta. In partenza ha tenuto alcuni tra gli uomini più in forma in panchina (De Rossi, Grosso) e l’impressione generale è stata che chiunque entrasse a partita in corso fosse più in palla del compagno sostituito. Un paradosso. E allora sembra quasi un segno del destino che ad ammainare il vessillo azzurro sia Di Natale, uomo simbolo nonchè capocannoniere della gestione Donadoni prima, rinnegato e capro espiatorio poi. Fino al fatale errore dagli undici metri.

Spagna più manovriera, noi più pericolosi– Donadoni si affida ad Ambrosini e Aquilani per sostituire gli squalificati Gattuso e Pirlo. Cassano giostra defilatissimo a sinistra in 4-3-2-1 che diventa spesso 4-2-3-1 dove il giovane romanista dovrebbe agire a destra (il condizionale è d’obbligo visto che faticherà da morire a trovare la posizione giusta) e Perrotta al centro. Solito 4-4-2, invece, per la Spagna di Aragones. Lo spartito è quello previsto: la Roja fraseggia a lungo cercando di addormentare la nostra difesa e ferirla con accelerazioni improvvise. Il nostro fortino, però, regge bene, complice una prestazione monstre di Chiellini, sempre e costantemente in anticipo sul temibile Torres e pronto a metter una pezza dove serve. Gli uomini di Aragones, allora, sono costretti a sparare da fuori, soprattutto con il folletto Silva che mette due volte di poco a lato. Il tentativo più pericoloso, però, è firmato Senna: la diga del centrocampo rosso per poco non fa fare la frittata a Buffon, salvato dal palo dopo una trattenuta difettosa. E gli azzurri? Toni è troppo solo in avanti e non ha il guizzo dei giorni migliori (eufemismo…). Cassano, come sovracitato, è troppo largo e lontano dall’area avversaria. La conseguenza più scontata è l’enorme distanza che separa centrocampo e attacco. Il cambio Perrotta-Camoranesi del 54′, quindi, è tardivo, perchè il romanista era palesemente fuori condizione e inadatto al ruolo, mentre lo juventino accende subito la luce per i nostri attaccanti. Ed è proprio sua la palla gol più importante di tutta la sfida: il riflesso di Casillas sulla sua girata, però, è strepitoso. In un’altra occasione, invece, l’intervento volante di Toni mette fuori tempo l’accorrente Grosso, che sarebbe stato in grado di colpire comodamente a rete. E’ palese: l’Italia, quando si affaccia in avanti (troppo poco spesso), è pericolosa. Entra anche Di Natale per Cassano, mentre nonno Aragones mostra più coraggio effettuando tutti i cambi a disposizione nei 90′ (fuori Iniesta, Xavi e Torres per Cazorla, Fabregas e Guiza). Ma il risultato rimane inchiodato sullo 0-0, con gli spagnoli che sembrano soffrire il classico complesso d’inferiorità.

Rigori fatali– Gli azzurri, però, non ne approfittano, nemmeno quando la solida retroguardia spagnola offre più spazi. Nei supplementari ci ci facciamo vedere solo con un bel colpo di testa di Di Natale, a cui si oppone ancora da campione Casillas. Ma si soffre fino alla fine. Del Piero entra per i rigori, ma non potrà nemmeno tirarlo, Cazorla ci regala l’ultimo brivido con un diagonale largo. Si va così ai rigori, calciati alla perfezione dalle Furie Rosse (Guiza escluso), un pò meno da noi. Il numero uno del Real “cambia la historia” (come titola il Marca), i campioni del mondo abdicano nel modo più triste. Adios Italia.