25/09/2017

Euro 2008: il tempo delle mele è finito

giugno 19, 2008 di  
Inserito in Euro 2008

Gli ultimi saranno i primi, diceva qualcuno dalle parti di Gerusalemme circa 2000 anni fa. Di sicuro oggi vale il contrario: la Grecia campione d’Europa in carica è la peggior squadra di Austria-Svizzera’08. Come passare da squadra rivelazione a materasso: 3 partite, 0 punti, 1 gol fatto, 5 subiti. Il catenaccio greco spezzato prima da Ibra, poi dalle zanzare russe, infine dalle riserve spagnole, con Nikopolidis più gentile usciere che portiere. Magari nessuno si aspettava un bis ellenico, ma una disfatta del genere se possibile risalta ancora di più il miracolo di 4 anni fa… Inizio da qui il mio riesame del primo turno dell’Euro. Si sono giocate 24 partite per stabilire le 8 partecipanti al valzer finale e le 8 cenerentole da mandare a casa con la zucca tra le mani. Cenerentole non a caso: per settimane ci hanno (e abbiamo) parlato dell’incertezza della manifestazione, dei risultati mai scontati, di qualificazioni all’ultimo respiro. Niente di più falso, almeno nella maggior parte dei casi. In tre dei quattro gironi la squadra vincente si è portata a casa tutta la torta (e il Portogallo non c’è riuscito più per gentile concessione verso gli ospitanti svizzeri che per altro). In tutti i casi dopo due turni avevamo già la certezza di chi sarebbe arrivato primo e chi ultimo. E lo spettacolo? E la suspence? E i calcoli sterminati per decidere chi passava il turno per differenza reti? Poco o niente. Più che di calcio, si è parlato di biscotti. Buoni o indigesti a seconda dei punti di vista. Biscotti che, a pensarci ora, sembrano degli ufo che volavano nei cieli svizzeri (tutti ne parlano, nessuno li ha visti).

Il Gruppo A ci ha regalato la partita più bella dell’intero europeo. I turchi dell’Imperatore Terim perdono 2-0 a un quarto d’ora dalla fine con la Repubblica Ceca e sono virtualmente eliminati. E invece Arda Turan e Nihat con la partecipazione straordinaria di Cech riescono nell’impresa della vita. Come se non bastasse, nel forcing finale ceco viene espulso il portiere turco Volkan, con la mezzapunta Tuncay costretto a prendere il suo posto tra i pali. Spettacolo vero! Sempre i turchi erano andati a battere in pieno recupero la Svizzera dopo essere stati sotto di un gol e aver rischiato il cappotto in varie occasioni. Squadra di carattere, la Turchia. Di quelle che mi emozionano. Nei quarti se la vedrà con la Croazia. Poteva andarle peggio. Terim fiuta l’impresa. Al capitolo sorprese va aggiunta la Russia di Hiddink. Sottotitolo: il santone olandese stupisce ancora. La Russia di oggi ricorda la Corea del 2002, ma senza aiuti arbitrali. Giocatori bravi tecnicamente che corrono come pazzi e giocano sempre di prima. Bellissimi da vedere, sprecano tantissimo sotto porta, ma è un dettaglio. E ora hanno un Arshavin in più. Se la vedranno con l’Olanda, e giocheranno a viso aperto: o straperdono (ma la partita con la Spagna dovrebbe aver insegnato qualcosa) oppure potrebbe uscirci una partita emozionante. L’ultima sorpresa, ma questa volta ampiamente prevista, è la Croazia. Bilic è stato un rude difensore, da Ct invece si è inventato una squadra giovane e briosa, sapientemente diretta da Luka Modric. Partiti in sordina con l’Austria, i croati hanno regalato l’unico vero risultato a sorpresa, facendo lo scalpo alla Germania, vincendo il girone a punteggio pieno ed evitando il Portogallo nei quarti. La sfida con la Turchia è apertissima: i croati partono favoriti, ma dovranno rimanere concentrati fino alla fine: Rep. Ceca e Svizzera docet.

Passiamo alle protagoniste attese. Vince il girone il Portogallo, la squadra migliore, nel complesso, vista in campo. Singoli in stato di grazia (Cristiano Ronaldo, certo, ma anche Deco, Pepe e Moutinho hanno impressionato) integrati in un ottimo sistema di gioco (e qui si vede il merito di Gene Hackman Scolari, uno che merita il Chelsea). Spaventano un pò le amnesie di Ricardo in porta. Non ci fossero state ci saremmo già rassegnati a vedere il trofeo in viaggio verso Lisbona…La Spagna, orfana di Raul, è la squadra con il miglior centrocampo dell’Europeo. Nonno Aragonès ha scelto Xavi come play con il mastino Senna al suo fianco mentre Iniesta e Silva agiscono da incursori. In panca il bimbo prodigio Cesc Fabregas e Xabi Alonso. In attacco Villa è in formissima, Torres fa il suo senza esagerare. Hanno stravinto il girone senza sudare. Come sempre. Puntano decisi alla finale. Come sempre. Si sono beccati l’avversario più rognoso che le poteva capitare. Come sempre. Cicale o, per una volta, formiche? Sarà l’Italia a dircelo. Parliamo degli azzurri. Grandi favoriti della vigilia, hanno deluso. E non basta la vittoria con la Francia a cambiare il giudizio. Io sono tra quelli che difende il Ct, e non cambio la mia opinione, almeno sull’uomo. Ma, c’è un ma. Ci può stare perdere con l’Olanda, magari anche 3-0, ma non si può giocare un europeo con l’aureola dei campioni del mondo sulla testa. Ecco la chiave della sconfitta. Difesa sbadata e completamente fuori condizione, neppure aiutata, c’è da dirlo, dal centrocampo orfano di De Rossi e con un Gattuso inguardabile. I lanci di Pirlo diventano assist, quando lui è in forma, mentre sono palle perse quando non lo è. Con l’Olanda (ma anche con la Romania) abbiamo buttato via troppi palloni, contro avversari con cui magari era meglio giocare palla a terra (vedi alla voce Engelaar, Mathijsen oppure Goian e Tamas). In avanti Toni solissimo, con gli esterni d’attacco sorpresi dalla pressione oranje. Abbiamo perso la partita a scacchi a centrocampo e le abbiamo prese. Con la Romania cambia il modulo, cambiano gli uomini (cambia l’arbitro, ma è un dettaglio), non cambia la solfa. Dicono: abbiamo avuto sfortuna, il gol di Toni era regolare etc. Verissimo, ma le dormite difensive ci sono state (non solo Zambrotta, fortuna San Gigi Buffon e il rigore parato a Mutu) e il gioco era macchinoso per vie centrali. Si sfondava sulle fasce, ma i cross non hanno sortito effetti (sforuna e demeriti vari). Quello che mi spaventa è l’incapacità a cambiare soluzioni offensive. Lanci e cross, se non va, pazienza. La partita con la Francia è stata più emozionale che tecnica, e su quel campo non ci batte nessuno (forse la Turchia). Certo, l’infortunio di Ribery e l’espulsione, sacrosanta, di Abidal ci hanno aiutato, e non poco. Eppure le sbavature in difesa ci sono state, e anche con l’uomo in più non siamo stati impeccabili a livello di manovra. Questo, più dei gol falliti da Toni, è il problema dell’Italia. Per fortuna Aragonès, parlando degli azzurri, ha detto che siamo forti in difesa ma abbiamo problemi in attacco. Ossia, secondo me, non ha capito niente del nostro modo di giocare. Potrebbe non essere un male… Si parlava di Olanda: la squadra di ferro del girone di ferro. La meno attesa tra le protagoniste storiche (ma non potevo inserirla tra le sorprese…). Il criticatissimo Van Basten ha una trequarti da favola, e una discreta fortuna. Riuscire a segnare subito a Italia e Francia gli ha dato una bella mano. Ma la sua Olanda è una squadra quadrata, attenta in fase difensiva e irresistibile negli spazi. Sinceramente non riesco ancora a vederla come grande favorita. Resto convinto che, se aggredita, e marcati a uomo i vari Robben, Van der Vaart e Sneijder, non sia un fortino inespugnabile. Tutt’altro. Ma probabilmente sbaglio… Tra le grandi ancora in gioco resta la Germania. I tedeschi sono, secondo i bookmakers, i grandi favoriti della vigilia, eppure sono riusciti ad arrivare secondi nel girone di burro. Ossia il minimo sindacabile. Giocano in contropiede (eresia!!!), giostrano bene sulle fasce (ottimo Podolski, bravo Fritz) ma non mi convincono per niente. Klose non è ancora entrato in forma (diciamo così), Gomez ha fallito tutto quello che poteva, e anche di più. Paradossalmente però il Portogallo è la squadra che più le si addice, i tedeschi potranno chiudersi a guscio e ripartire. Vedremo.

Delusioni. Detto della Grecia, i delusi numero uno restano i francesi. Napoléon Domenech vive la ennesima Waterloo. Impalpabile contro la Romania, affossata dall’Olanda, battuta senza l’onore delle armi dall’Italia, della Francia non si ricorda un tiro in porta degno di nota. L’assenza di Vieira in mezzo si è sentita tantissimo, certo, ma anche il resto ha scricchiolato. E non poco. Difesa vecchia e logora, attaccanti fuori condizione, Mexès e Trezeguet lasciati a casa. Invece di guardare gli oroscopi, il buon Domenech avrebbe fatto meglio a studiarsi gli avversari. Au revoir… Tanti saluti alla Svizzera, squadra acerba che, secondo me, avrebbe meritato di più, ma che è mancata sotto porta nei momenti decisivi, e all’Austria di Hickersberger, che ha fatto quello che poteva e può uscire a testa alta. Viste le premesse, obbiettivo raggiunto. Lo stesso non si può dire per la Repubblica Ceca, che ha fatto harakiri, ma non ha mai dimostrato di meritare di passare il turno, e per la Svezia Ibra-dipendente, nonostante il ginocchio malandato. Cechi e svedesi partivano con il secondo posto come obbiettivo alla portata. Squadre compatte ma senza fantasia, hanno fallito. Alla prossima. Della Polonia si ricorderà l’ottimo Boruc, miglior portiere della competizione al momento, e il sinistro del naturalizzato Guerreiro. Pochino. Chiudiamo con la Romania. Altra squadra quadrata, spesso con 10 uomini dietro la linea della palla, i romeni non hanno demeritato, secondo me, dimostrando anche di saper giocare bene a calcio. Ma non essere riusciti a fare il biscotto, quando il più era fatto, resta il loro più grosso demerito. A casa, giustamente.