20/09/2017

Euro 2008: Il Gruppo di ferro

giugno 6, 2008 di  
Inserito in Euro 2008

Continuiamo la nostra carrellata di presentazione degli Europei che scatteranno domani in Austria-Svizzera. Oggi toccherà al girone di ferro: il Gruppo C. Le quattro rappresentanti del girone ormai le conosciamo a memoria, infatti sfideranno l’Italia per i due posti disponibili per i quarti l’Olanda di Van Basten, la Romania di Piturca e la principale rivale degli azzurri degli ultimi 10 anni: la Francia di Monsieur Napoleon Domenech, a caccia della rivincita di Berlino. Tutte squadre con le carte in regola per passare il turno, almeno 3 con ambizioni di vittoria, le 2 grandi favorite. Sicuramente è il girone che per censo delle rappresentanti potremmo definire il più nobile: 5 titoli mondiali (e 10 finali complessive), 4 titoli europei (5 finali) senza contare i podi, coppe, coppette e allori giovanili. Giganti del calcio (una volta avremmo parlato di scuole).

Partiamo dalla nostra Italia. Non starò qui a spiegare come giocherà (o come mi piacerebbe che giocasse), lo sappiamo tutti (o comunque tutti abbiamo le nostre personalissime idee). Il modulo è fatto da tempo: 4-3-3, ma le alternative sono ampie e permettono di variare modulo anche in corsa. Grave l’infortunio di Cannavaro, per l’esperienza, il carisma, e perchè i due che dovrebbero giocare (Materazzi e Barzagli) vengono da una stagione negativa, anche se in nazionale non hanno mai deluso. Secondo me la differenza (nel bene o nel male) la farà Camoranesi, l’unica ala di ruolo nella rosa, ottimo come esterno d’attacco, da provare eventualmente come vice-Pirlo (Ranieri ci crede, i risultati in primavera gli hanno dato ragione). Rivelazione? Dico Aquilani, sogno Cassano, l’unico capace di saltare l’uomo nello stretto creando superiorità numerica. Con Toni in mezzo e Di Natale a inserirsi. Non è poi così male… Si parte da campioni del mondo e da favoriti d’obbligo. Lo impone non soltanto il passato ma anche il presente, la rosa è esperta e navigata (13 i campioni di Berlino confermati, e Cannavaro rotto all’ultimo momento) ma ancora affamata e convinta dei suoi mezzi. Su questa base Donadoni, dopo aver perso per i motivi che sappiamo Nesta e Totti, ha innestato uomini che via via si sono dimostrati decisivi. Penso a Di Natale, a Quagliarella o al rispolverato Panucci (grande stagione per lui). Il Ct poi non si è lasciato mai condizionare da una Federazione che non lo vorrebbe (leggi la favoletta sul rinnovo del contratto) e da certa stampa troppo accondiscendente verso i propri lettori e il palazzo. Ha dimostrato di saper operare autonomante (telenovela Totti e Nesta), di saper tornare sulle sue scelte (Del Piero) e di saper rischiare in proprio (Cassano si, Inzaghi no). Insomma quello che nessun Ct aveva fatto prima di lui. Già questo gli vale la mia stima incondizionata (che tanto non vale nulla, soprattutto in un mare di critiche). Ecco: le critiche, storicamente sono la benzina che serve all’Italia per far bene. E la larga vittoria sul Belgio con applausi per tutti un po’ mi ha messo in allarme. Speriamo di sbagliare.

La Romania di Piturca è, tra le quattro pretendenti, la meno considerata. Un po’ per la rosa, un po’ per il blasone, un po’ perchè è alla prima partecipazione ad una fase finale da Euro 2000 (eliminata dall’Italia nei quarti). I romeni, mandata in pensione la generazione d’oro degli anni 90 (quella di Hagi e Popescu capace di qualificarsi a tre mondiali e 2 europei consecutivi, con il picco dei quarti di finale persi ai rigori al Mondiale americano), hanno sofferto più del dovuto il ricambio generazionale, oltre che la cronica predisposizione a non essere una squadra ma un insieme di singoli tecnicamente molto dotati ma indisciplinati sia tatticamente che caratterialmente. Su questi due punti ha insistito Piturca, riuscendo a creare una squadra magari meno tecnica e spettacolare, ma grintosa, ambiziosa e capace di giocare a viso aperto con chiunque senza mollare mai. La vittoria nel girone di qualificazione davanti all’Olanda dovrebbe servire come squillo d’allarme per gli avversari. In porta il titolare sarà Lobont (Dinamo Bucarest), meteora di Ajax e Fiorentina, uno dei punti di forza della squadra. Davanti a lui Goian, titolare nella Steaua da due anni in Champions League (occhio ai suoi colpi di testa)  e Tamas (Auxerre), che ha fallito in Russia e Turchia ma è un senatore della nazionale, di riserva il laziale Radu e Moti (Dinamo Bucarest). I terzini sono l’ex milanista Contra, rinato quest’anno nel Getafe, e Razvan Rat (Shakhtar Donetsk), più bravi ad offendere che a difendere, ma tecnicamente validi. A centrocampo Piturca dovrebbe puntare su una linea con tre mediani e una mezzapunta, o addirittura al più prudente 4-5-1 (mascherato da 4-2-3-1). Il leader in mediana è Cristian Chivu: l’interista detta i tempi della manovra, mantiene l’equilibrio tra i reparti oltre a farsi sentire nei momenti difficili. Stimmate da leader e fascia da capitano. Al suo fianco, perso Ovidiu Petre, dovrebbero giocare l’altro Petre, Florentin, e il senese Codrea, con  Dica (Steaua Bucarest), penalizzato dal modulo, riserva di lusso. Occhio anche al giovane Nicolita (Steaua), uno che può giocare da ala, mezzala o attaccante esterno. Può essere la chiave tattica della squadra. Dietro le punte il favorito è Cocis (Lokomotiv Mosca), estro e buon tiro da fuori. La coppia d’attacco è leggerina, ma di qualità: la stella di Mutu offuscherà chiunque gli giocherà a fianco. Il favorito è Marica, in panchina a Stoccarda, sui due Niculae, Daniel (Auxerre) e l’ex enfant prodige Marius (Inverness Caledonian Thristle), che non ha mai recuperato in pieno da un tremendo infortunio subito quando giocava nello Sporting Lisbona.

Marco Van Basten è al passo d’addio con l’Olanda. Da luglio sarà l’allenatore dell’Ajax. La sua gestione è durata 4 anni, è partita con il botto con 16 risultati utili consecutivi e la qualificazione al Mondiale senza sconfitte fino al 3-1 con l’Italia in amichevole (ancora noi). Da lì è finito l’idillio con la stampa, in Germania è andata male (fuori negli ottavi) e la qualificazione agli Europei è arrivata soffrendo (solo secondi dietro la Romania). L’Olanda è una delle incompiute del calcio europeo, può vincere contro chiunque esibendo un gioco spettacolare oppure fallire miseramente anche il minimo sindacabile (vedi la mancata qualificazione al Mondiale asiatico); ha inventato una scuola (il Calcio totale) tra le più ammirate e copiate (male) al mondo, eppure tutto questo spesso si trasforma in un limite. Inutile avere un attacco esplosivo, un centrocampo fantasioso e offensivo se poi nessuno riesce a recuperare palla e la difesa è un colabrodo. Difficile dire se quest’Olanda sia una squadra di leoni oppure di c… Mandato in soffitta il 4-3-3 (definitivamente?), si è passati ad un più snello 4-2-3-1. Con questo modulo, e vista l’abbondanza in attacco, facile prevedere molti musi lunghi. Ma iniziamo da dietro, da una difesa da emozioni forti. Davanti al totemico Van der Saar (campione d’Europa, tra l’altro: a Torino ancora non se lo spiegano) dovrebbero giocare Oojer (centrale di ruolo) a destra e De Cler (riserva di Chivu nell’Ajax di inizio millennio a sinistra. Fuori i giovani fenomeni mediatici Drenthe ed Emanuelson (stagioni terribili le loro). Le alternative sono Mario Melchiot (Wigan) e Bouma, jolly per tutte le stagioni dell’Aston Villa. In mezzo le chiavi della retroguardia saranno affidate ad Heitinga, neo acquisto dell’Atletico Madrid, finalmente maturo, con Mathijsen al suo fianco. A centrocampo si farà sentire l’assenza di Seedorf che ha rinunciato. Al suo posto è stato chiamato il giovane Afellay (PSV), talentino che però non sopperisce alla mancanza del milanista. A fare il lavoro sporco a centrocampo Van Bronckhorst (Feyenoord), tornato nel ruolo e nella squadra che lo lanciò dopo l’esperienza da terzino a Barcellona, e De Zeeuw (AZ). In alternativa De Jong (Amburgo) e Engelaar, della rivelazione Twente. Non è il massimo della vita. Dalla cintola in su l’Olanda diventa spettacolare, potendo contare su Robben (se in forma), Var der Vaart (idem) e Sneijder. Le loro alternative sono Van Persie, Kuijt e Babel. Van Basten può fare la conta, il risultato non cambia. In attacco, inamovibile Van Nistelrooy, rischia la panchina ancora una volta Huntelaar (103 gol negli ultimi 4 campionati). Panchina in cui si accomoderà certamente Vennegoor of Hesselink.

Finiamo con gli arcirivali, la Francia. Da 10 anni li incontriamo praticamente ad ogni occasione, e di solito vincono loro. La rivincita di Berlino è però bastata a ridare ai bleu tutta in una volta e con gli interessi la frustrazione accumulata. Il Ct Monsieur Domenech non ama, ricambiato il bel paese, e ha preso come un’offesa personale la sconfitta ai Mondiali. Da allora ogni momento è buono per pizzicare il calcio italiano. Ma il novello Napoleone ama farsi del male da solo: seguendo la sua filosofia per cui è meglio tenere 11 titolari e 11 riserve consapevoli del loro ruolo (scelta peraltro condivisibile) preferisce lasciare a casa Trezeguet, Mexès e Flamini (che potrebbe essere ripescato se Vieira non recuperasse dall’infortunio) per convocare al loro posto Gomis (St.Etienne), Boumsong (si, la meteora juventina!) e Lassana Diarra (Portsmouth). Certo, gente che magari un giorno si farà, ma non ora! E non per colpa dell’Italia (anche se prima o poi ci rinfaccerà anche questo!). In porta è tempo delle prime volte: Frey è riuscito ad essere convocato ad una fase finale, Coupet, liberatosi di Barthez ad essere titolare. La sensazione è che il migliore stia sempre in panchina. In difesa i titolari saranno Sagnol (finito in panchina nel Bayern), Gallas (Arsenal), il vetusto Thuram (riserva di lusso a Barcellona, recordman di presenze in nazionale) e Abidal (Barcellona). Reparto maturo ed affidabile, le riserve sono i lionesi Clerc, Squillaci, Boumsong ed Evra. Di sostanza, specie l’ultimo. Sostanza (e non solo) anche in mezzo al campo con Vieira (o Flamini) e Makelele a rubar palloni e impostare con la solita cattiveria agonistica, e con Ribery (fenomeno vero) e Malouda (in ombra al Chelsea) a scorrazzare ed inventare sulle fasce, con Govou (Lione) e Nasri (Marsiglia) a dargli il cambio. In attacco, oltre al solito Titì Henry ci sarà il capocannoniere della Ligue 1, il lionese Benzema con Anelka e il sopracitato Gomis riserve. Nel complesso una signora squadra, nonostante gente non più giovanissima e che viene da una stagione difficile ma che ha l’esperienza e le capacità tecnico-tattiche per battere chiunque. La mia personale favorita numero uno, nonostante il manico.