23/10/2017

Euro 2008: ecco il Gruppo A

giugno 4, 2008 di  
Inserito in Euro 2008

In questi giorni che ci separano dal calcio d’inizio di Basilea cercheremo di passare in rassegna le 16 protagoniste degli Europei, analizzando vizi e virtù, magari azzardando un pronostico.

Il Gruppo A sarà il primo a scendere in campo, sabato 7 giugno. Primo turno Svizzera-Repubblica Ceca e Portogallo-Turchia. A leggere i valori tecnici si direbbe Portogallo favorito e le altre a giocarsi il secondo posto, con i cechi un passo avanti. Eppure l’abbiamo già detto: agli europei spesso si entra in conclave papa e si esce cardinale.

Iniziamo la nostra presentazione dai co-organizzatori dell’evento, la Svizzera di Jakob “Kobi” Kuhn. Due anni fa i giovani elvetici si comportarono benissimo ai Mondiali tedeschi: primi nel proprio girone davanti alla Francia, eliminati solo ai rigori dall’Ucraina, ma soprattutto senza subire reti per tutto l’arco del loro torneo. Un ottimo biglietto da visita in vista degli europei in casa, da giocare da protagonisti. In questi 2 anni invece è successo di tutto: faide interne tra i giocatori di origine “latina” e i “tedeschi” che ha portato all’esclusione del capitano e leader Vogel; la volontà del Ct di lasciare dopo l’Europeo di casa e l’accordo già raggiunto con Hitzfeld; pessimi risultati, come le disfatte contro Cile, Giappone, Stati Uniti, Nigeria e Germania e solo qualche raggio di sole (pareggio con l’Argentina, vittoria contro l’Olanda); infine infortuni a catena (Muller, Frei, Cabanas, Wicky) e mancanza d’esperienza. Kuhn schiera la squadra con un classico 4-4-2. In porta, escluso l’esperto Zuberbuhler, ci si affida al giovane Benaglio (Wolfsburg). Davanti a lui il recupero di Muller porterà l’esperienza e la tranquillità che mancano a Senderos, in discussione anche all’Arsenal. Le alternative sono poche e non all’altezza, anche sugli esterni Magnin e Degen (o Lichtsteiner) non garantiscono il salto di qualità: il fortino dell’ultimo mondiale rischia di essere bucato come l’emmenthal. Va decisamente meglio a centrocampo, dove l’esplosione dell’udinese Inler e di Gelson (Manchester City) portano qualità e quantità, sulle fasce giostreranno Behrami e Barnetta (Bayer Leverkusen). Il finalizzatore principe sarà ancora una volta Frei (Borussia Dortmund), assistito da Streller, tornato al Basilea dopo un giro a vuoto nella Bundesliga (Stoccarda). Il forfait del trequartista Margairaz (Osasuna), infortunato, toglie una freccia importante all’arco di Kuhn. L’obbiettivo minimo è passare il turno per non deludere il pubblico. Tutto sommato alla portata.

La Repubblica Ceca si appresta a giocare il suo quarto europeo consecutivo, manifestazione dove ha sempre brillato (finalista nel 96, semifinalista nel 2004). Il Ct Karel Bruckner in questi anni ha portato avanti un ricambio generazione che non ha indebolito la squadra, seppur ormai priva degli elementi di spicco (Nedved, Poborsky, Smicer) dell’ultimo decennio. Anche la brutta eliminazione al primo turno del Mondiale è stata assorbita senza scossoni, e la qualificazione è arrivata vincendo il proprio girone davanti alla Germania con la ciliegina della vittoria a Monaco di Baviera 3-0. Bruckner dovrebbe schierare i suoi con un compatto 4-1-4-1 senza elementi di spicco ma esperto e ben messo in campo, com’è nella tradizione di questa squadra tutto arrosto e niente fumo cui mancherà però la luce. Sarà assente infatti Rosicky infortunatosi a gennaio in FA Cup e afflitto da una tendinite al ginocchio. Per il peso specifico del giocatore, si tratta dell’assenza più pesante dell’intero Europeo. Regolarmente al suo posto tra i pali invece il portiere Cech, luci e ombre dopo la frattura al cranio della scorsa stagione. Davanti a lui quattro “italiani”: da destra a sinistra Grygera, Ujfalusi, Rozehnal e Jankulovski con l’esperto Galasek (Norimberga) a fare da schermo protettivo davanti alla difesa. Di rincalzo il giovane Kadlec (occhio, possibile sorpresa) e Pospech. A centrocampo tenteranno di non far rimpiangere Rosicky due tra Jarolim (Amburgo), Matejovsky (Reading), Sivok (Sparta Praga) e Kovac (Spartak Mosca). Il nuovo Poborsky sarà Polak, mentre il nuovo Nedved Plasil. Controfigure non all’altezza, sinceramente. In attacco il sempreverde Koller tenterà di spizzare di testa e di aprire varchi per i compagni. Per lui si tratta del passo d’addio con la nazionale. Tra i rincalzi occhio al giovane Fenin (Eintracht Francoforte), a gennaio molto vicino alla Juve, e a Baros, che in nazionale, e soltanto lì, ha sempre fatto ottime cose.

Il Portogallo è una delle grandi favorite di questo europeo. Fallito l’appuntamento con la storia di quattro anni fa quando ospitava la manifestazione, si è dimostrato eterno piazzato anche al Mondiale (quarto posto). Questa volta Felipe Scolari (attratto dalle sirene di qualche club) dovrà fare a meno di Figo, il leader carismatico della nazionale per un decennio, ma in compenso potrà contare su un Cristiano Ronaldo che nelle ultime due stagioni ha fatto il salto di qualità: da giocoliere a campione. Vincere da protagonista con la nazionale potrebbe portarlo nell’esclusivo club dei fenomeni, oltre che garantirgli con sei mesi di anticipo il Pallone d’Oro. I portoghesi hanno sofferto nelle qualificazioni (secondi dietro la Polonia) e anche nelle amichevoli invernali (vedi alla voce sconfitta con l’Italia). Hanno grossi limiti in porta (Ricardo, ancora lui). In compenso la difesa sembra decisamente all’altezza, con alcuni aggiornamenti rispetto al passato: Bosingwa al posto di Miguel (fallimentare quest’anno a Valencia) e Paulo Ferreira a giocarsi il posto con l’ex reggino Caneira sulla sinistra. Abbondanza al centro con Carvalho e Bruno Alves (Porto) e il madridista Pepe rincalzo di lusso. A centrocampo, ignorati Maniche e Tiago si punta sulla legna del solito Petit e di Deco, con Fernando Meira (Stoccarda) riciclato in mediana. A correre per un posto anche i giovani leoncini dello Sporting Joao Moutinho e Miguel Veloso (il futuro è loro!) e il “dragone” Bruno Meireles. Se in difesa e a centrocampo i portoghesi non se la passano male, è dietro le punte che da il meglio di se: detto di Ronaldo (che Scolari potrebbe anche impiegare da punta “vera” seguendo gli insegnamenti di Ferguson) ci sono anche Quaresma, Simao, volendo Nani pronti ad accendere gioco e fantasie dei tifosi. Forse il reparto tra le linee più completo e meglio assortito d’Europa. Oltre al portiere, l’altra grana storica è quella dell’attaccante: chi finalizza l’enorme mole di lavoro degli esterni? Finita l’era (tutt’altro che rosea) di Pauleta, sono gli incostanti Postiga e Hugo Almeida oltre al solito Nuno Gomes a giocarsi il posto. Chi la spunterà? Secondo noi Cristiano Ronaldo…

Ultima, ma non ultima la Turchia di Fatih Terim. Se in Italia l’imperatore è stato detronizzato, in patria continua ad essere un guru, e sogna di superare il turno per entrare definitivamente nella storia del calcio turco. Fallito l’approdo ai mondiali quasi casalinghi in Germania, con l’aggravante della pessima figura rimediata con la Svizzera (toh chi si rivede…) nei play-off (risse e cacce all’uomo), i turchi si ripresentano alla fase finale di una grande manifestazione dopo il terzo posto dei mondiali asiatici. Risultato storico, ma che non ha avuto seguito…fino al ritorno dell’Imperatore. Il quale ha fatto fuori l’eterno Hakan Sukur, capocanniere nelle qualificazioni (per la serie “viva la riconoscenza”), e punta su un mix di giocatori del Galatasaray e del Fenerbahce rivelazione di Champions. In porta ci sarà saponetta Volkan (qualche miracolo molte papere, ma non c’è niente di meglio). Hamit Altintop (Bayern), recuperato al fotofinish da un infortunio potrebbe essere il candidato a scorrazzare lungo l’out destro, anche se dà il meglio di sè in mediana; mentre Hakan Balta (Galatasaray) sarà il terzino sinistro. In mezzo Gokhan Zan (Besiktas) e Cetin (Galatasaray), con lo storico Emre Asik (pupillo di Terim) di rincalzo. C’è di meglio. In mediana i turchi si affidano alla sostanza di Gokhdeniz (Rubin Kazan) e Mehmet Aurelio (Fenerbahce) e alla fantasia di Emre, Tuncay e Basturk, elementi di valore internazionale. Come la punta Nihat, una vita in Spagna (oggi nella rivelazione Villarreal), elemento di sicuro affidamento. Meglio di Sukur.