Archivio per aprile 2008

Serie A

E adesso tutti aspettano il derby

L’ultimo turno di campionato (finalmente tutto di domenica, in barba al calcio spezzatino) si rivela un succoso preludio di quello che accadrà tra sette giorni. La lotta scudetto e quella Champions, infatti, s’intreccieranno nel nobilissimo derby di Milano, decidendo il futuro delle due contendenti e delle rispettive rivali. La stracittadina più importante potrà diventare storica per i nerazzurri che, in caso di vittoria, conquisteranno il loro 16°scudetto e spediranno con buone probabilità il Milan in Uefa. Una doppia soddisfazione, anche se il derby è solo il primo di tre match ball per la banda Mancini. I rossoneri, invece, non possono fallire, soprattutto dopo il gol beffa di Gastaldello al Franchi: il pari dei viola ha riacceso le speranze milaniste di acciuffare per i capelli la qualificazione alla prossima Champions. Il trofeo da sempre più ambito in Via Turati.

L’Inter di questo finale di stagione non è bella ma estremamente cinica. Il quarto successo di fila arriva contro un Cagliari decimato da assenze e infortuni, ma vale oro nella corsa tricolore. Il match di San Siro avrebbe potuto prendere una strada diversa se Matri al 3′ non sbagliasse l’impossibile: il suo bellissimo slalom, complice anche un Burdisso impalato, è concluso da un sinistro strozzato a lato. Poco dopo Balotelli replica con una bella girata dal limite, ma alla prima vera occasione la capolista passa. Vieira scodella dalla destra, Cruz sovrasta Bianco e firma di testa il 12°centro in campionato, il secondo consecutivo. L’argentino tocca quota 100 gol in Italia, confermandosi un attaccante implacabile, molto spesso sottovalutato. Al 42′ Cambiasso ha una pallissima per il raddoppio, ma la fallisce. I rossoblù hanno l’alibi delle assenze (l’ultima è quella di Storari che si assomma a quelle di Foggia, Fini e Pisano) ma arrivano a San Siro con l’aria di essere la vittima designata. Jeda prova a ribellarsi incornando su corner, il Cuchu Cambiasso salva sulla linea. Zanetti si rivela insuperabile nel nuovo ruolo di mediano (il capitano è inesauribile nonostante età e numero di presenze stagionali), la banda Mancini vuole chiudere il match. Ci prova il solito TurboMario che trova sulla sua strada un Capecchi (all’esordio in A) strepitoso. L’ex Ravenna deve però arrendersi all’inzuccata del subentrato Materazzi(82′). Partita e (forse) scudetto in ghiaccio: l’acuto di Biondini nel finale (tiro deviato proprio dal difensore azzurro)conta soltanto per le statistiche.

Il Milan che riapre la lotta Champions, invece, è un Milan straripante. La formazione di Ancelotti raggiunge il top della forma fisica in primavera come da previsione, anche se l’obiettivo era disputare al meglio le partite conclusive d una massima competizione internazionale conclusasi troppo presto. Pirlo, Seedorf e Kakà sono rinati, inventano gioco nel modulo ad albero di Natale, ma l’artefice principale dello scatto rossonero è highlander Inzaghi. Superpippo, 35 primavere sulle spalle, continua a stupire. I suoi paggetti e presunti eredi Gilardino e Pato lo guardano dalla panchina, e farebbero bene a prendere appunti, perchè Pippo è un artista del gol. Dopo ben 11 anni è tornato a segnare per 4 turni di fila, la tripletta al Livorno è la 14° in carriera, e come se non bastasse regala a Seedorf la palla del momentaneo 4-0. L’inossidabile bomber avanza così la sua candidatura per l’Europeo: la sua forma fisica unita all’esperienza e all’impareggiabile fiuto per il gol impongono a Donadoni una riflessione. Il Livorno, invece, affonda all’ultimo posto. Contro il Milan i labronici hanno partorito un solo tiro in porta, la sterilità dell’attacco preoccupa: salvarsi diventa sempre più difficile.

La Juve festeggia con una goleada (5-2) il ritorno ufficiale in Champions. In appena due anni i bianconeri sono riemersi dall’onta dello scandalo Calciopoli e della serie B. Neopromossa atipica, è stata capace di blindare il terzo posto con tre giornate d’anticipo togliendosi lo sfizio di aggiudicarsi qualche scalpo importante (Milan, Inter). Merito del grandissimo lavoro di mister Ranieri, della cerniera di centrocampo composta dall’insuperabile Sissoko e dall’affidabile Cristiano Zanetti, della fantasia di Camoranesi e dalla prolificità della coppia d’attacco. Trezeguet ha raggiunto ieri Borriello in vetta alla classifica cannonieri (19 reti) tallonato dall’intramontabile Del Piero (18 gol). Il capitano è ad un tiro di schioppo dal suo record assoluto di marcature in campionato(21): la sua stagione è stata strepitosa. Infine, una menzione per Chiellini. Una sua doppietta formalizzò la pratica promozione con l’Arezzo l’anno scorso, ieri ha bissato contro la Lazio blindando il piazzamento Champions. I biancocelesti con la mente già rivolta alla semifinale di coppa Italia con l’Inter (l’unica opportunità di salvare l’annata) si sono rivelati sparring partner ideali per la festa juventina. La resistenza (si fa per dire) è durata appena mezz’ora, il risveglio ad inizio ripresa è stato vanificato dal rosso a Siviglia.

Rocambolesco pari al Franchi. I viola pareggiano una partita apparsa persa a un quarto d’ora dal termine e già vinta al 93′. All’ultimo secondo sbuca infatti la testa di Gastaldello in mezzo alle statuine di sale della difesa di casa, tenendo in gioco la Samp per la quarta piazza e, soprattutto, favorendo il terzo incomodo, il Milan. L’undici di Prandelli ha faticato contro un avversario quadrato, solido. L’unico acuto è un palo di Kuzmanovic assistito da Pasqual, anche perchè Osvaldo, preferito a Vieri, è un fantasma. I blucerchiati attendono il calo fisico viola (a causa della trasferta infrasettimanale di Glasgow; vedi “Fiorentina, tutto rimandato al Franchi“) che arriva puntuale. Cassano innesca una ripartenza che Maggio chiude infilando sotto le gambe Frey. Il 7°centro stagionale del terzino sembra spianare la strada agli ospiti che commettono, però, l’errore di indietreggiare. La Fiorentina reagisce con grinta e orgoglio, trascinata dal solito Mutu. Il romeno conquista e spedisce in mezzo un gran assist per la testa di Bobo, poi si procura e trasforma un rigore. Sembra fatta, il +4 è conservato: fino alla beffa firmata Gastaldello.

La Roma archivia la pratica Toro in mezz’ora, come fece a gennaio in coppa Italia. Pizarro, Vucinic e due volte Mancini mandano al tappeto la formazione di De Biasi e mantengono viva la fiammella della speranza per lo scudetto. Tra una settimana faranno visita alla temibile Samp sperando che il Milan batta la capolista. I granata, invece, sono inguaiati più che mai. Il margine sulla zona rossa è ridotto ad un misero punticino, il calendario non aiuta. Il rischio di un clamoroso tracollo è dietro l’angolo. Giornata no anche per l’arbitro Celi protagonista di una topica incredibile. Dellafiore viene ammonito due volte ma non viene espulso perchè il fischietto molisano sbaglia nell’annotare il primo dei due gialli (assegnato erroneamente a Pisano). A coronamento di tutto questo, grazia Stellone con il giallo dopo un’entrataccia mentre punisce ingiustamente Juan con il rosso diretto per un fallo da ammonizione. Peggio di così…

Colpi di coda di Reggina e Empoli. I calabresi ribaltano il match salvezza con il Parma grazie all’ennesima crisi di nervi emiliana. 9′ della ripresa, 1-0 per i ducali: Paci, già ammonito, commette un bruttissimo quanto inutile fallo che gli costa l’espulsione. La squadra di Cuper accusa il colpo. Dopo un giro di lancette Cozza ribadisce in rete un tentativo di tacco di Amoruso respinto sulla linea. Passano altri 8 minuti e “Ciccio” concede il bis infiammando il Granillo. Il ritorno di Cuper si sta rivelando un incubo, Ghirardi è su tutte le furie.

Difesa e contropiede sono le armi con cui l’Empoli ha sbancato Marassi. Cagni ha messo in campo una squadra priva di punte di ruolo con il duo fantasioso Vannucchi-Giovinco in avanti. Abate ha sfruttato un assist del talento scuola Juve per siglare la rete della vittoria che ridà speranza ai toscani. Il Genoa è apparso irriconoscibile, il sogno Uefa svanisce definitivamente. Ma la stagione rossoblù è stata ad ogni modo eccellente.

LE ALTRE PARTITE. L’Udinese rafforza la sua posizione Uefa trascinata dal solito duo Di Natale (17°centro)-Quagliarella. Il Catania di Zenga, dunque, dovrà ancora sudare per ottenere la salvezza. Doppio 0-0, invece, in Napoli-Siena e Palermo-Atalanta.

Calcio Internazionale

Doppio Ballack riapre la Premier.

E’ ufficiale, il titolo inglese verrà assegnato all’ultima giornata. E il Manchester con West Ham e Wigan non potrà permettersi passi falsi. Il Chelsea, infatti, la spunta nel big match di Stamford Bridge e aggancia in vetta i Red Devils, rimanendo secondo solamente per la differenza reti (+38 contro +54). Infinita Premier.

I Blues, dunque, hanno riaperto i giochi. Ferguson ha fatto calcoli da ragioniere ed ha sbagliato. Gli assi Tevez e Ronaldo partono dalla panchina in ottica Barcellona (vedi “Ronaldo sbaglia, il Barça non incide“). Il primo tempo è di marca londinese con Joe Cole che fa tremare il palo (21′). Il giusto premio agli sforzi locali arriva nel recupero, quando Ballack trasforma un assist di Drogba. La difesa blue, però, rischia di compromettere tutto a inizio ripresa. Carvalho e Ferreira pasticciano, Rooney s’incunea e batte Cech, ma paga il guizzo con un risentimento agli adduttori. Il tecnico scozzese inserisce allora Ronaldo che stuzzica subito Cech su punizione. Il pari va benissimo ai Red Devils che iniziano ad amministrare. Gli uomini di Grant, invece, insistono. Van der Sar vola su una punizione di Drogba prima che l’allenatore israeliano rischi il tutto per tutto inserendo il ripescato Shevchenko e Anelka. La mossa paga. Carrick intercetta un cross di Essien con la mano: è rigore. Ballack è glaciale e trasforma. Negli ultimi cinque minuti assalto del Manchester. Cole salva sulla linea un tentativo di Ronaldo, Sheva dà un senso alla sua stagione inglese facendo altrettanto su Fletcher. Da bomber implacabile a difensore aggiunto la trasformazione è tanto radicale quanto imprevista. Ma per Grant e Stamford Bridge può andar bene così.

Serie B

Piccolo grande Albinoleffe, vittoria e sorpasso sul Bologna.

Grandi centri come Bologna o Lecce? Cittadine di media grandezza come Brescia e Pisa? Macchè. La serie cadetta ha come regine due piccole “principesse”. I primi due posti valevoli la promozione diretta, infatti, sono appannaggio dei due club più piccoli. E se il primato del Chievo non è più una sorpresa, l’ultimo colpo dell’infinitamente incredibile Albinoleffe fa sensazione.

Il piccolo club bergamasco, infatti, ha steso e superato il Bologna nello scontro diretto. I rossoblù hanno commesso un grave errore: lasciare l’iniziativa ad un avversario abile nel possesso palla. I primi 45 minuti vedono quindi una sola squadra in campo, la band Gustinetti. Carobbio pennella su punizione al 14′ quello che sarà il gol partita, mentre dall’altra parte della barricata la difesa è instabile, il centrocampo poco aggressivo e le punte mal servite. Gli uomini di Arrigoni si svegliano soltanto nella ripresa, ma trovano di fronte un Coser in stato di grazia. Il sostituto del talentuoso Marchetti è decisivo in un paio d’occasioni e miracoloso sul gong finale sulla testata di Fava. Gli orobici, al di là di questi episodi, hanno mostrato equilibrio e solidità impressionanti, meritando questo pesantissimo successo. I felsinei, invece, scivolano al quarto posto, sorpassati anche dal Lecce, e si consolano con l’imminente scontro tra bergamaschi e salentini. Ma per la promozione diretta dovranno far affidamento soltanto sulle loro forze. Sarà bene rammentare che le partite durano 90′: regalare un tempo agli avversari è quanto meno rischioso.

Pari che accontenta tutti, invece, tra Pisa e Chievo. Il match vero dura solo 13 minuti, il tempo di vedere il botta e risposta tra Obinna e D’Anna. Da lì in poi toscani e veneti decidono di non farsi male, di portare a casa un punto prezioso. Un punto che permette ai padroni di casa di consolidare il piazzamento play-off, agli ospiti di infilare il 19°risultato utile consecutivo e continuare la corsa verso la A. La “colpa” di questo pareggio incolore va attribuita, più che ai toscani (al sesto X in schedina di fila), ai gialloblù, superiori tatticamente e tecnicamente. Iunco centra il palo al 79′, ma questa è l’unica palla gol partorita in tutta la ripresa. Decisamente troppo poco. Ad ogni modo, il calendario è in discesa e gli uomini di Iachini sono lanciati verso la promozione.

Obiettivo in cui torna a sperare il Lecce. I salentini fanno il loro dovere a Ravenna, superando così il Bologna e portandosi ad una sola lunghezza dalla zona A. Il successo pugliese è un inno al cinismo, tre tiri e tre gol. Il rigore trasformato da Valdes al 16′ ha messo la strada in discesa contro un Ravenna manovriero ma scarsamente incisivo. Il Lecce ha potuto controllare il match e colpire in contropiede, approfittando della pochezza difensiva degli avversari. Il raddoppio, infatti, è un cadeau di Marruocco  (uscita spericolata) a Boudianski, mentre il tris di Abbruscato è frutto di un errore di Ingrosso. Inutile il gol della bandiera di Succi. Tra due settimane a Bergamo ci sarà in palio mezza A. Il Ravenna, invece, continua a sperare nei play-out solo grazie ai risultati altrui, ma sembra molto difficile salvare una stagione disastrosa proprio nelle battute finali.

Si rassegna ai play-off, invece, il Brescia. La Cosmi band viene stoppata da un Calderoni in versione superman e, vista la condizione precaria di molti uomini, farà bene a concentrarsi sugli spareggi. Unica consolazione per il tecnico delle rondinelle sarà proprio poter recuperare energie psicofisiche in vista dei play-off al contrario di chi lotterà (e rimarrà deluso) fino in fondo per le prime due piazze. Detto questo, analizziamo la giornata super del numero uno trevigiano. Al 14′ salva d’istinto su Bazzani e Szetela, poco dopo dice di no due volte a Zambrella. Buon per lui e per tutto il Treviso che i lombardi s’affloscino nella ripresa. Il punto strappato al Rigamonti è oro che cola per mantenere il piazzamento play-out.

Chi esce definitivamente dalla zona calda è il Vicenza. L’8° risultato utile garantisce un rassicurante +7 sulla zona play-out; i tre punti arrivano per l’ennesima volta in rimonta. Il primo tempo del Menti, infatti, è tutto a tinte biancorosse, ma non quelle dei berici, bensì quelle della compagine di Acori. Ricchiuti imperversa, il Rimini domina ma capitalizza soltanto una volta con Pagano. I romagnoli, però, incappano in un black out simile a quello del derby di sette giorni fa. Al Ravenna servirono 6 minuti per siglare 3 gol, il Vicenza ce ne mette pochi di più, 18. Terranova, appena dirottato da Gregucci in marcatura sul capitano riminese, riapre il match; Matteini coglie il jolly dal limite e Masiello firma il ribaltone in contropiede. I romagnoli, a questo punto, si scuotono: Vantaggiato coglie il palo, Porchia segna il 2-3 su rigore. Ma è l’ultimo brivido del match: il Menti può esultare, gli uomini di Acori vanno in vacanza con un mese di anticipo.

Pellicori acciuffa lo Spezia nello scontro salvezza. Avanti due volte, i liguri non chiudono la contesa e si fanno raggiungere dal bomber irpino. L’agilità degli attaccanti di Soda mette in difficoltà la difesa dei lupi e il vantaggio arriva prestissimo (rigore all’11′ di Eliakwu). Pantanelli salva sullo stesso nigeriano e su Romondini, prima del penalty trasformato da Pellicori. I liguri ripartono a testa bassa nella ripresa e vengono premiati dal sinistro di Zizzari. Il  match sembra saldamente in mano, ma il 14° centro dell’ex cesenate scombina i piani dei padroni di casa. Il 2-2 lascia invariati i destini delle rispettive squadre, ma è la formazione di Soda ad aver perso un’occasione ghiottissima.

LE ALTRE PARTITE. Il Cesena, dopo il pari interno con la Triestina, ha un piede in serie C1. L’ennesima chanche persa è un successo che non arriva nonostante la superiorità numerica e la totale mancanza di stimoli degli ospiti. Nelle fila degli alabardati Granoche diventa capocannoniere col 24° sigillo. Zoratto bis (vedi “Modena, torna Zoratto“) porta bene al Modena che ipoteca la salvezza con il pareggio di Bari. Pareggio anche tra Frosinone e Grosseto, mentre l’Ascoli vince a Mantova e il Messina stende il Piacenza.

Chievo, Serie B

Arena Garibaldi, ultimo ostacolo clivense verso la A.

Domani pomeriggio all’Arena Garibaldi, la capolista Chievo è attesa dall’ultimo test probante: il Pisa. I gialloblù sono reduci da una striscia positiva aperta di 18 risultati utili ed hanno appena asfaltato il Brescia (vedi “Troppo Chievo per il Brescia“). Il margine sull’Albinoleffe terzo è 5 punti, un buon tesoretto a 6 turni dal  termine. Il calendario è in discesa, le rivali non sembrano in grado di tenere il passo. La 37°giornata, inoltre, vedrà affrontarsi Albinoleffe e Bologna: in gioco c’è la seconda piazza che vuol dire promozione diretta, visto che le due compagini sono separate da un solo punto. Tutte buone ragioni per cui Pisa sembra essere l’ultimo ostacolo verso la gloria.

In casa i nerazzurri non hanno mai entusiasmato quanto in trasferta, dove sono secondi soltanto al Chievo per numero di vittorie (10 vs 11). L’ultimo periodo, tra l’altro, è stato tutt’altro entusiasmante con 4 pareggi di fila. I gialloblù, invece, sono una macchina di gol e spettacolo, e lontano dal Bentegodi non falliscono quasi mai  (soltanto 2 ko, tanti quanti in casa). Iachini recupera Moro e Mandelli e schiera il solito tridente delle meraviglie Iunco-Pellissier- Obinna.  Nelle fila della truppa di Ventura tornano a disposizione dopo la squalifica bomber Castillo e D’Anna. Cerci, invece, è stato operato: per lui la stagione è finita. Al suo posto il carioca Gabionetta. Il favore del pronostico va alla capolista, ma i toscani, ormai “rassegnati” ai play-off, sono sempre avversari da prendere con le molle.

Calcio

Europei Under 17: Italia, dove sei?

Tra poco meno di dieci giorni in Turchia scatteranno gli Europei under 17. Questa manifestazione ha lanciato, negli anni passati, tantissimi talenti che si sono affermati successivamente a livello internazionale. Rooney, Fabregas e Bojan sono soltanto alcuni di questi. Barcellona, Manchester e Arsenal hanno costruito le proprie fortune sui baby prodigio messisi in mostra in questa competizione.

Detta dell’importanza del torneo, andiamo a scorrere l’elenco delle nazionali partecipanti. L’Italia, ahinoi, è assente. Sono presenti Scozia, Serbia e Irlanda, oltre a big come Francia e Inghilterra. I nostri azzurrini sono stati eliminati dai pari età spagnoli. Ben 7 calciatori della “piccola” Roja militano nel Barcellona. Un insegnamento per i nostri club che puntano troppo poco sui giovani talenti. All’estero non si ha timore di far giocare titolari dei 18enni se hanno le giuste qualità, nel nostro paese l’obiettivo primario è sempre il presente, l’obiettivo minimo da raggiungere. Anche a discapito dei giovani talenti.

Calcio mercato, Inter

Inter: Konko e Evra nel mirino.

Il jolly di Gasperini è da tempo nel taccuino degli uomini di mercato interisti (vedi “Konko oggetto del desiderio“). La sua duttilità lo renderebbe un ottimo ricambio per Maicon e Zanetti. Ma qual è arrivare la chiave per arrivare a Konko? 6 milioni di euro e un giovane bomber, Robert Acquafresca. L’attaccante che a Cagliari sta facendo faville verrebbe girato in prestito al Grifone, con ingaggio pagato dai nerazzurri. Cellino permettendo, visto che il bomber italo-polacco è in comproprietà tra i due club. Acquafresca sarebbe l’ideale per sostituire Borriello, in caso di sua partenza (il 50% del suo cartellino è del Milan). A Preziosi farebbe gola pure TurboMario Balotelli, ma l’Inter non sembra intenzionata a privarsene.

Un’altra pista calda è Patrice Evra. Il terzino dei Red Devils sarebbe l’ideale come sostituito di Maxwell sull’out sinistro.

Calcio mercato, Juventus, Milan

Flamini-Milan, matrimonio vicino.

Dopo tanti rumors, il sì sembra questione di giorni. Mathieu Flamini, da tempo nel mirino di Milan e Juventus (vedi “Milan, scatta l’ora del rinnovamento” e “Flamini alla Juve?”), parrebbe (il condizionale è d’obbligo in sede di mercato) aver scelto i colori rossoneri per il suo futuro. L’eclettico centrocampista francese ha risposto picche all’ennesima offerta di rinnovo dell’Arsenal (il suo contratto è in scadenza a giugno) e, tra il quinquennale da 4 milioni a stagione del club di Via Turati ai 3 milioni annui proposti dalla dirigenza bianconera, ha optato per il primo. Si tratterebbe, dunque, del primo e importantissimo colpo di mercato dei rossoneri per la prossima stagione.

Nel frattempo, è stato definito il rientro alla base del difensore Marzoratti e il futuro inserimento del terzino della Primavera Darmian: l’opera di rinnovamento passa anche da loro. Sempre per il capitolo difesa, Favalli è vicino al rinnovo, Cafu e Serginho sono pronti invece all’addio.

Calcio mercato, Lazio

Behrami e Lazio sempre più lontani.

Niente rinnovo. Valon Behrami alimenta voci di mercato sul suo futuro dopo aver rifiutato l’offerta di rinnovo da parte della Lazio. Domanda e offerta rimangono troppo lontane: il club biancoceleste ha proposto un quinquennale a 650mila euro a stagione, l’esterno chiede 1 milione annuo fino al 2011. Lo svizzero vuole sì favorire la società con il prolungamento, ma al contempo non legarsi troppo a lungo alle sorti di una squadra dalle incerte ambizioni.

Perchè il rinnovo favorirebbe la società capitolina? La risposta è presto data: sul contratto del giocatore aleggia il fantasma dell’articolo 17 della Fifa. Suddetta clausola prevede che un calciatore di età inferiore ai 28 anni che ha sottoscritto un contratto pluriennale possa svincolarsi unilateralmente dal suo club al quarto anno dell’accordo. Ad una condizione: il club deve ricevere un indennizzo pari allo stipendio lordo del giocatore. Behrami ha il contratto in scadenza nel 2010 e, viste le tante squadre sulle sue tracce e le altisonanti richieste della Lazio per la sua cessione (12 milioni circa), potrebbe avvalersi dell’articolo 17. Lo svizzero, che ha una voglia matta di assaporare la Champions, si libererebbe così ad 1,8 milioni di euro, una cifra irrisoria. E’ stato proprio lui a proporre un compromesso alla società: accettare un’offerta da 5 milioni circa da Siviglia, Tottenham o Portsmouth, i club più interessati a lui.

Oltre al caso Behrami, in casa Lazio si lavora al rinnovo di altre pedine. Pandev è vicino all’accordo, Ledesma e Mudingayi sono ancora indecisi. A fine campionato tutti i nodi verranno al pettine.

Coppa Uefa

Lo Zenit impone il pari al Bayern.

Ancora una gara casalinga stentata. Come con il Getafe, il Bayern chiude sull’1-1 una gara in cui è andata in vantaggio e  che poteva esser chiusa anzitempo. Lo Zenit ha il merito di crederci e può sognare il colpaccio tra sette giorni in Russia.

Privi di Toni, i bavaresi faticano a pungere. Ribery è il solito guastafeste, Zè Roberto crea e Schweinsteiger spinge, ma il duo d’attacco Klose-Podolski manca di killer instinct. L’assenza del Luca nazionale, dunque, pesa come un macigno. L’unica rete arriva così da calcio di rigore. Malafeev respinge, ma Ribery è lesto a ribadire in rete. Terzo centro in Uefa per il francese. Gli uomini di Hitzfield non chiudono la contesa e vengono raggiunti da un’autorete di Lucio. Lo Zenit del secondo tempo è più intraprendente, soprattutto a sinistra con Sirl e Faizulin. Proprio quest’ultimo sfiora il ribaltone clamoroso: Zè Roberto salva sulla linea. Anche Arshavin mette i brividi al subentrato Rensing, ma il raddoppio sarebbe stato eccessivo. Anche perchè, dopo un miracolo di Malafeev su Lucio, Podolski ha la palla più ghiotta del match. L’attaccante tedesco, però, spara alto da pochi metri a botta sicura. Ah, quanto manca Toni.

I bavaresi dovranno fare molto di più in Russia, confidando nel ritorno del loro bomber. In casa Zenit, tra l’altro, mancherà Arshavin, il giocatore più talentuoso. I colossi del gas, però, vogliono entrare nella storia e venderanno cara la pelle.

Coppa Uefa, Fiorentina

Fiorentina, tutto rimandato al Franchi.

Alla fine il più contento è Walter Smith. L’aveva dichiarato il tecnico dei Rangers, puntiamo ad un bel 0-0 sortito da catenaccio e contropiede. Per giocarsi tutto fuori casa, come nei turni precedenti e vincenti con Panathinaikos e Sporting Lisbona (vedi “Viola, attenti al giallo e al catenaccio“). E’ stato accontentato.

Meno contenti i viola di Prandelli. La Fiorentina ha imposto il proprio gioco ma non è riuscita a sfondare il muro scozzese. Le azioni partono tutte da Liverani e così Smith accentra Novo per piazzarlo in marcatura sul regista viola. Pazzini, alla disperata ricerca del primo hurrà europeo, rimane schiacciato tra i due giganti Weir e Cuellar, mentre Mutu non è super come ad Eindhoven. Gli unici tentativi sono un tiro alla distanza di Jorgensen ed un’iniziativa di Santana bloccata sul nascere. Nella ripresa il copione non cambia. Mutu ci prova su punizione, ma Alexander blocca; Smith inserisce Buffel e Cousin per incidere di più ma Frey rimane spettatore. Prandelli decide allora di giocare la carta Vieri. Bobo, però, sembra meno motivato rispetto qualche mese fa, complice forse il suo prossimo addio. La Fiorentina, quindi, costruisce bene fino alla tre quarti per poi perdersi. E così si finisce a reti inviolate.

I viola ci hanno provato, sebbene con scarso successo. Era risaputo che non sarebbe stato facile contro una squadra ostica, difensivista, che subisce pochi gol. Certo, se una squadra italiana giocasse così in Europa, le critiche pioverebbero da ogni parte, ergo, va fatto un applauso alla Prandelli band per l’atteggiamento mostrato. L’accesso alla finale si giocherà tutto al Franchi. Serviranno un Mutu e Montolivo formato Eindhoven, un Pazzini più cattivo sotto porta, e tanta tanta attenzione ai letali contropiede dei light blue. L’impresa è fattibile.

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