21/08/2017

Alessandro Del Piero, una vita per la Juve.

marzo 29, 2008 di  
Inserito in Juventus

Alessandro Del Piero è arrivato ad un punto della sua straordinaria carriera in cui ogni partita, ogni presenza e ogni gol rappresentano qualcosa di unico nella storia della Juventus e del calcio italiano. Nella prossima partita di campionato, contro il Parma, raggiungerà quota 553 presenze ufficiali con la maglia a strisce bianconere. Un record fantastico, reso indimenticabile dal sorpasso, nella classifica di tutti i tempi, ad un mito della storia juventina come Gaetano Scirea. Lo stesso Del Piero, sul suo sito, commenta così questo momento: “552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il “come”. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei che mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell’uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perchè questo vuol dire, per me, entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri”.

Alessandro Del Piero inizia a giocare a pallone nella squadra del piccolo paese di Saccon di San Vendemiano e da subito si fa notare per il suo talento. Il sacerdote-presidente della squadretta ne parla con i dirigenti del Padova che però, inizialmente, non sono molti convinti: il ragazzo ha qualità ma è troppo gracilino, fragile. Alla fine viene acquistato dal club veneto che lo fa esordire in Serie B a soli 16 anni, grazie all’allenatore Mauro Sandreani. Dopo 14 presenze e un gol col Padova, la Juventus lo strappa ad un titubante Milan e lo fa esordire in Serie A il 12 settembre 1993. Inizia così la straordinaria carriera di Alex Del Piero con i colori della società torinese.

L’estate del ‘94 è una tappa importantissima per Del Piero: cambia la dirigenza e arrivano Bettega, Giraudo, Moggi e soprattutto Marcello Lippi. Inizialmente il ragazzo finisce sul mercato ma per vari motivi resta  in bianconero, e Lippi gli offre molte opportunità per affermarsi. Spesso in staffetta con Roberto Baggio alla fine giocherà più del “divin codino” mettendo le mani sullo scudetto. Nel dicembre del 1994 arriva la giocata che lancia Alex sugli schermi di tutto il mondo: il gol al volo che realizza contro la Fiorentina è considerato ancora adesso il più bello dei suoi 231 con la maglia bianconera.
La carriera di Alex adesso è tutta in discesa: Champions League, scudetti, prime posizioni nella classifica del Pallone d’Oro, e infine la vittoria della Coppa Intercontinentale in Giappone. La stagione 1997/1998 lo consacra nell’olimpo dei giocatori più forti al mondo. Gioca infatti una stagione pazzesca chiudendo con 32 gol stagionali, vincendo il campionato, ma perdendo la Champions in finale con il Real Madrid.

La seconda metà del 1998 rappresenta, invece, il periodo più difficile della vita sportiva di Alex Del Piero. In estate scoppia il caso doping in seguito alle dichiarazioni di Zeman proprio sullo sviluppo muscolare di Alex, a suo parere “sospetto”, e viene aperta una lunga serie di processi. A pochi mesi di distanza accade poi l’episodio che segnerà la carriera di Del Piero per molti anni. Al 92esimo minuto di Udinese-Juventus del 8 novembre Del Piero si infortuna gravemente: lesione dei legamenti crociati anteriori e posteriori del ginocchio sinistro. Rimarrà fermo 9 mesi. Al rientro in campo Alex Del Piero fatica moltissimo prima di ritrovare se stesso. Molti lo danno per finito, ma non il suo tecnico Carlo Ancelotti che gli dà sempre fiducia, così come dirigenti e tifosi. Come canta Jovanotti “ogni cicatrice è un autografo di Dio” per sottolineare come le sofferenze fanno parte della vita, sono episodi da accettare ma da cui ci si deve rialzare e ricominciare a correre. Così la carriera di Del Piero compie un’altra svolta con il ritorno in panchina di Marcello Lippi con cui vive, tra il 2001 e il 2003, un periodo di vera e propria rinascita calcistica: vince due scudetti ma, soprattutto, torna sui suoi livelli di realizzazione mantenendosi sopra la media di 20 gol stagionali. Nel 2004 però il suo ruolo di titolare fisso nella Juventus viene messo in discussione dagli arrivi di Zlatan Ibrahimovic e in particolare di Fabio Capello. L’allenatore friulano utilizza spesso “part-time” il campione juventino e questo renderà tutt’altro che idilliaci i rapporti tra loro. Il suo posto in Nazionale non viene comunque messo in discussione, ottiene la chiamata di Lippi per il Mondiale di Germania 2006 dove contribuisce alla vittoria finale.

Calciopoli è un’altra pagina difficile per il capitano bianconero, poichè si sente tradito in quei valori che sono sempre stati una sua prerogativa: l’onestà e la trasparenza. Rimane quindi  profondamente deluso dai dirigenti che hanno macchiato l’immagine della Juventus. La società finisce in Serie B e il capitano accetta la sfida del “purgatorio”, riuscendo a riportare subito in paradiso la sua squadra. Il suo contributo è fondamentale: la vittoria nella classifica marcatori, infatti, è sua, grazie ai 21 gol realizzati(altro record).

Il resto è storia di oggi. Tante soddisfazioni, record, gol e molti punti guadagnati in questa stagione rispetto alle aspettative estive, con un terzo posto insperato sempre più saldo e la qualificazione Champions a portata di mano.
Infine il record di 552 presenze raggiunto contro l’Inter e la possibilità contro il Parma di raggiungere quota 553  gettoni e superare il mito Scirea. I numeri, però, contano meno di altre cose. Nel curriculum di Del Piero conta sicuramente di più l’immagine di campione onesto, intelligente, mai sopra le righe e sempre rispettoso di tutti. Un campione sul campo e un esempio fuori. Difficile trovare una persona, a prescindere dalla fede calcistica, che possa parlar male del capitano juventino. Per le scelte di coerenza e di cuore che ha fatto. Per il fair-play che ha dimostrato in ogni occasione, anche quando non se ne parlava più di tanto. Per la semplicità e serenità che traspare dalla sue parole. Alessandro Del Piero è questo e molto altro.

Del Piero E’ la Juventus.