Archivio per marzo 2008

Calcio Internazionale

Bayern, un pari che non cambia nulla.

Il Bayern fatica ancora una volta contro una piccola, ma la situazione rimane immutata. I bavaresi rischiano il tracollo con la penultima in classifica, il Norimberga, ma l’Amburgo li imita impattando con l’Arminia, mentre Werder e Bayer Leverkusen fanno ancora peggio cadendo in casa con Duisburg (1-2) e Eintracht (0-2): una strage di massa, insomma. Il vantaggio degli uomini di Hitzfield rimane di 7 punti e, visto il quadro generale delle ultime giornate, diventa difficile pensare che verrà colmato da qualche avversaria. Il match con il Norimberga, a secco di vittorie da ben 11 turni, si è rivelato oltre modo ostico. Ci è voluto il ritorno al gol in campionato dopo un anno di Podolski, ben servito da Ribery, per evitare un’altra disonorevole sconfitta dopo quella con il Cottbus (vedi “Il Bayern perde il CottBUS, ma ne approfitta solo l’Amburgo“). Per i locali era andato a segno Misimovic, giocatore cresciuto nelle fila del club bavarese. Il Bayern, dall’alto del +7 in Bundesliga, può preparare con calma la sfida di Uefa in programma giovedì con il Getafe.

Albinoleffe, Bologna, Brescia, Chievo, Lecce, Serie B

Chievo, è la volta buona? Colpi di coda di Vicenza e Avellino.

Questa potrebbe essere la volta buona. Il terzo tentativo di fuga stagionale del Chievo, dopo quelli della 27° e 30° giornata, potrebbe essere infatti quello definitivo per una serie di motivi: in primis il vantaggio sulla terza è di 4 punti, non più di 2 come nei precedenti allunghi; in secundis perchè la Iachini band è in serie utile da 15 turni e mostra una condizione fisica eccellente, al contrario delle sue inseguitrici; infine, perchè ora mancano soltanto 9 gare al termine del campionato. L’ultima prova di forza dei gialloblù è andata in scena allo stadio Atleti Azzurri d’Italia. Al contrario di altre volte, i veneti sono stati micidiali, colpendo l’avversario alla prima occasione: dopo appena 48 secondi, Obinna ruba il tempo a Gervasoni e serve a Pellissier la palla per il 16° sigillo stagionale. Il Chievo gestisce il match da grande squadra, mentre l’Albinoleffe fatica e partorisce un solo tiro in porta. Obinna e Iunco sono devastanti sulle fasce, Italiano comanda la manovra e così gli uomini di Iachini sfondano al secondo errore difensivo dei lombardi: 2-0 di Bentivoglio e partita in ghiaccio. Giornata no, quindi, per i lombardi, la cui inedita coppia di sinistra Garlini-Antonelli soffre all’inverosimile e il duo d’attacco non punge mai: troppo forte il Chievo di sabato anche per l’Albinoleffe dei miracoli.

Continua il tabù Ascoli per il Bologna. Il Cino e Lillo del Duca, dopo aver visto la prima retrocessione in B dei felsinei (1982)e l’ancor più triste discesa in C (1993), risulta indigesto agli uomini di Arrigoni, acciuffati all’ultimo assalto da Bernacci. L’ex cesenate fulmina in mezza girata Antonioli all’ennesimo tentativo locale, dopo una serie di mischie furibonde in area rossoblù. Non bastano ad Arrigoni, quindi, i guizzi dei suoi due bomber (Bucchi e Marazzina al 19° gol stagionale) a cui aveva temporaneamente risposto Soncin. Il Bologna paga a caro prezzo la scarsissima vena dei suoi trequartisti (Adailton e Bombardini) e l’espulsione di Bonetto ad un quarto d’ora dal termine. La formazione di Arrigoni sciupa una preziosa occasione per allungare sulla terza in graduatoria, e si arrabbia per il gol bianconero segnato ad overtime scaduto: il pari, però, è più che meritato.

Soffre ma vince il Brescia. Decimato da assenze e infortuni, conquista tre punti d’oro contro uno Spezia sfortunato e si riavvicina a -5 dal Bologna. Nonostante l’espulsione del ligure Herzan a fine primo tempo, i lombardi faticano maledettamente contro la formazione di Soda. Il gol di Taddei, al rientro dopo 5 mesi, è il jolly nella manica di Cosmi che ammette candidamente a fine partita che lo Spezia avrebbe meritato il pari.

Pareggi dal sapore diverso per Pisa e Lecce. I toscani tornano da Modena con una valigia piena di rimpianti. Frezzolini para tutto, e quando non ci arriva lui ci pensa il palo a negare la gioia del gol ai nerazzurri. Emblematico il minuto 34: Frezzolini salva su un colpo di testa di Castillo, sul susseguente corner il bomber argentino centra il palo con una splendida rovesciata. Come se non bastasse, al successivo tentativo il Nacho sfiora il montante e D’Anna si fa bloccare da un miracolo del numero uno emiliano. Nonostante la difesa a 5, il Modena si salva solo grazie alle prodezze del suo estremo difensore, mentre il Pisa maledice la sfortuna e si ritrova sesto in classifica, sorpassato dalle rondinelle di Cosmi. Profuma di miracolo, invece, il punto colto dai salentini a Grosseto. Incassato il vantaggio locale di Danilevicius al 4′, i giallorossi sono salvati dalla traversa e dall’erroraccio dello stesso attaccante lituano che sciupa a tu per tu con Benussi. I pugliesi passano invece al primo affondo: il cross di Tiribocchi è deviato da Bressan sul corpo di Innocenti che sigla involontariamente un malauguratissimo autogol. Gli uomini di Papadopulo soffrono la velocità di Gessa e Lazzari, mentre la luce di Valdes non si accende mai. La difesa a tre è in panne, ma resiste fino al fischio finale: il punto, al contrario di altre volte, è oro colato.

In coda successi fondamentali per Vicenza e Avellino. Gli uomini di Gregucci se la vedono bruttissima dopo il vantaggio ospite di Cordova al 18′. Il Messina, però, dà involontariamente una mano ai padroni di casa dopo il pareggio firmato Zampagna. In sei minuti, infatti, si fa cacciare due uomini (Biancolino e Rea), e per i veneti è gioco facile raddoppiare con uno scatenato Zampagna e chiudere i conti con Matteini nell’extratime (Capone fallisce pure un rigore). Il Vicenza, ad oggi, sarebbe salvo senza meriti particolari. L’Avellino ringrazia invece la galoppata vincente di Nardini a otto minuti dal termine, condannando virtualmente alla serie C il Ravenna. I romagnoli sono sfortunati, falliscono diverse opportunità con Sforzini e non sfruttano la superiorità numerica negli ultimi dieci minuti. La stagione nera dei giallorossi raggiunge l’apice con la cavalcata di 50 metri di Nardini che regala l’ennesima e forse definitiva beffa.

LE ALTRE PARTITE. Pesante ko del Treviso a Frosinone che si rialza dopo 3 sconfitte di fila. I veneti subiscono così il sorpasso di Vicenza e Avellino. Piange anche il Cesena, bloccato in casa da un Mantova ampiamente rimaneggiato, senza stimoli e in 10 per un tempo abbondante: l’errore di Cardone all’82′ pesa tantissimo sulle speranze salvezza dei bianconeri. Bei successi di Piacenza e Bari. Un doppio Dedic stende il Rimini, mentre i pugliesi raccolgono l’11°punto in 5 turni fermando la corsa della Triestina, reduce da 4 affermazioni.

Calcio Internazionale

Adriano, gol e assist.

L’imperatore torna dalla squalifica (vedi “Solo due turni di stop per Adriano“) e, dopo i gol in Libertadores (vedi “L’imperatore torna a segnare“), fa la voce grossa anche in campionato. L’interista trascina infatti il San Paolo contro il Sertaozinho mettendo a segno un gol e un assist. Splendido il lancio per Borges al 16′ della ripresa e perentorio lo stacco di testa che vale il 3-0 finale. Adriano raggiunge quota 8 reti nel campionato paulista e spinge la sua squadra al 3° posto in classifica.

Calcio Internazionale, Calcio mercato

Ronaldinho, pronto il piano per la “liberazione”.

Il “gaucho” libero per 16 milioni. Non è fantacalcio, bensì lo scenario che potrebbe profilarsi a fine stagione. L’ultima puntata della telenovela Ronaldinho (vedi anche “Ronaldinho come Argante, malade imaginaire“) vede protagonista il fratello-procuratore del brasiliano Roberto Assis. Quest’ultimo ha dichiarato alla stampa carioca che il numero 10 blaugrana potrebbe “liberarsi” a giugno alla modica cifra di 16 milioni avvalendosi del famoso  articolo 17 della Fifa. La clausola di rescissione fissata a 125 milioni diverrebbe carta straccia e, viste le difficoltà di un rinnovo divenuto ormai utopico, il fantasista potrebbe facilmente accasarsi altrove. Il fratello ha infatti ammesso l’interessamento di grandi club quali Chelsea, Milan, Inter e, addirittura, Real Madrid, la storica rivale dei catalani. Le dichiarazioni hanno ovviamente indispettito il Barcellona, già stufo, per altro, della scarsa professionalità del giocatore. Assis, però, al ritorno in Catalogna, fa un brusco dietrofront. Ad una radio catalana, infatti, smentisce le affermazioni precedenti e nega con decisione di voler ricorrere all’articolo 17. Il danno, però, è già stato fatto. Prosegue, intanto, il calvario di Ronaldinho, lasciato fuori anche per la delicata trasferta di Siviglia. La 19° esclusione stagionale viene attribuita da Rijkaard (che difende, almeno a parole, il suo giocatore) ad un problema fisico: la verità sembra però risiedere altrove. Il futuro del Gaucho è sempre meno a tinte blaugrana.

Albinoleffe, Bologna, Chievo, Lecce, Serie B

Albinoleffe-Chievo,duello al vertice.

109 gol in due, primo e secondo attacco del torneo: Albinoleffe-Chievo, big match della 33° giornata di serie B, promette spettacolo. I lombardi cercheranno oggi il sorpasso sui veneti, avanti di un punto in classifica, per tornare ad occupare una delle due piazze che valgono la promozione diretta. Gustinetti si affiderà come sempre al gioco ragionato, fatto di possesso palla, ritmo lento e passaggi brevi, e alla prolificità della coppia d’attacco Cellini-Ruopolo, 29 gol in due. Furono proprio queste le armi con cui l’Albino espugnò il Bentegodi nel match d’andata. La solidità della difesa lombarda, forte del portiere rivelazione Marchetti e dei due promettenti terzini Perico e Peluso, cercherà di imbrigliare i potenti cavalli del tridente gialloblù. Iunco, Pellissier e Obinna sono i terminali offensivi della squadra che gioca il calcio più bello e spumeggiante del torneo. La statistica che più impressiona, oltre ai gol realizzati (57), è quella dei tiri in porta, ben 247 contro i 176 dell’Albinoleffe. Questo dato evidenzia la mole di gioco prodotta dai gialloblù che, per altro, vantano una rosa ben più ricca e “profonda” degli avversari. Iachini, però, non può prescindere dal metronomo della squadra, ovvero Italiano: senza di lui in campo, la formazione gialloblù balbetta; i vari Bentivoglio, Marcolini e Ciaramitaro, infatti, non hanno la visione di gioco e la capacità di lancio del regista titolare. La Iachini band cerca i tre punti per creare un divario importante tra sè e l’undici di Gustinetti: gli ingredienti per una bella partita, insomma, ci sono tutti. Calcio d’inizio alle ore 16.

Bologna e Lecce cercheranno di approfittare dello scontro diretto. I felsinei scendono al Cino e Lillo del Duca di Ascoli con l’obbiettivo di lanciare una mini fuga. I marchigiani non hanno più nulla da dire in questa stagione (come tante altre compagini, purtroppo)e potrebbero rivelarsi un ostacolo agevolmente superabile. Arrigoni ha un solo dubbio: uno tra Fava e Bucchi affiancherà l’imprescindibile Marazzina in attacco. Stesso discorso per gli uomini di Papadopulo. Il Grosseto è praticamente salvo, le sue motivazioni sono nulle rispetto a quelle dei salentini che vogliono avvicinarsi alle prime due posizioni. Indisponibile Abbruscato, sarà il fantasioso Valdes a sostenere Tiribocchi in avanti.

Juventus

Alessandro Del Piero, una vita per la Juve.

Alessandro Del Piero è arrivato ad un punto della sua straordinaria carriera in cui ogni partita, ogni presenza e ogni gol rappresentano qualcosa di unico nella storia della Juventus e del calcio italiano. Nella prossima partita di campionato, contro il Parma, raggiungerà quota 553 presenze ufficiali con la maglia a strisce bianconere. Un record fantastico, reso indimenticabile dal sorpasso, nella classifica di tutti i tempi, ad un mito della storia juventina come Gaetano Scirea. Lo stesso Del Piero, sul suo sito, commenta così questo momento: “552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il “come”. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei che mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell’uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perchè questo vuol dire, per me, entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri”.

Alessandro Del Piero inizia a giocare a pallone nella squadra del piccolo paese di Saccon di San Vendemiano e da subito si fa notare per il suo talento. Il sacerdote-presidente della squadretta ne parla con i dirigenti del Padova che però, inizialmente, non sono molti convinti: il ragazzo ha qualità ma è troppo gracilino, fragile. Alla fine viene acquistato dal club veneto che lo fa esordire in Serie B a soli 16 anni, grazie all’allenatore Mauro Sandreani. Dopo 14 presenze e un gol col Padova, la Juventus lo strappa ad un titubante Milan e lo fa esordire in Serie A il 12 settembre 1993. Inizia così la straordinaria carriera di Alex Del Piero con i colori della società torinese.

L’estate del ‘94 è una tappa importantissima per Del Piero: cambia la dirigenza e arrivano Bettega, Giraudo, Moggi e soprattutto Marcello Lippi. Inizialmente il ragazzo finisce sul mercato ma per vari motivi resta  in bianconero, e Lippi gli offre molte opportunità per affermarsi. Spesso in staffetta con Roberto Baggio alla fine giocherà più del “divin codino” mettendo le mani sullo scudetto. Nel dicembre del 1994 arriva la giocata che lancia Alex sugli schermi di tutto il mondo: il gol al volo che realizza contro la Fiorentina è considerato ancora adesso il più bello dei suoi 231 con la maglia bianconera.
La carriera di Alex adesso è tutta in discesa: Champions League, scudetti, prime posizioni nella classifica del Pallone d’Oro, e infine la vittoria della Coppa Intercontinentale in Giappone. La stagione 1997/1998 lo consacra nell’olimpo dei giocatori più forti al mondo. Gioca infatti una stagione pazzesca chiudendo con 32 gol stagionali, vincendo il campionato, ma perdendo la Champions in finale con il Real Madrid.

La seconda metà del 1998 rappresenta, invece, il periodo più difficile della vita sportiva di Alex Del Piero. In estate scoppia il caso doping in seguito alle dichiarazioni di Zeman proprio sullo sviluppo muscolare di Alex, a suo parere ”sospetto”, e viene aperta una lunga serie di processi. A pochi mesi di distanza accade poi l’episodio che segnerà la carriera di Del Piero per molti anni. Al 92esimo minuto di Udinese-Juventus del 8 novembre Del Piero si infortuna gravemente: lesione dei legamenti crociati anteriori e posteriori del ginocchio sinistro. Rimarrà fermo 9 mesi. Al rientro in campo Alex Del Piero fatica moltissimo prima di ritrovare se stesso. Molti lo danno per finito, ma non il suo tecnico Carlo Ancelotti che gli dà sempre fiducia, così come dirigenti e tifosi. Come canta Jovanotti “ogni cicatrice è un autografo di Dio” per sottolineare come le sofferenze fanno parte della vita, sono episodi da accettare ma da cui ci si deve rialzare e ricominciare a correre. Così la carriera di Del Piero compie un’altra svolta con il ritorno in panchina di Marcello Lippi con cui vive, tra il 2001 e il 2003, un periodo di vera e propria rinascita calcistica: vince due scudetti ma, soprattutto, torna sui suoi livelli di realizzazione mantenendosi sopra la media di 20 gol stagionali. Nel 2004 però il suo ruolo di titolare fisso nella Juventus viene messo in discussione dagli arrivi di Zlatan Ibrahimovic e in particolare di Fabio Capello. L’allenatore friulano utilizza spesso “part-time” il campione juventino e questo renderà tutt’altro che idilliaci i rapporti tra loro. Il suo posto in Nazionale non viene comunque messo in discussione, ottiene la chiamata di Lippi per il Mondiale di Germania 2006 dove contribuisce alla vittoria finale.

Calciopoli è un’altra pagina difficile per il capitano bianconero, poichè si sente tradito in quei valori che sono sempre stati una sua prerogativa: l’onestà e la trasparenza. Rimane quindi  profondamente deluso dai dirigenti che hanno macchiato l’immagine della Juventus. La società finisce in Serie B e il capitano accetta la sfida del “purgatorio”, riuscendo a riportare subito in paradiso la sua squadra. Il suo contributo è fondamentale: la vittoria nella classifica marcatori, infatti, è sua, grazie ai 21 gol realizzati(altro record).

Il resto è storia di oggi. Tante soddisfazioni, record, gol e molti punti guadagnati in questa stagione rispetto alle aspettative estive, con un terzo posto insperato sempre più saldo e la qualificazione Champions a portata di mano.
Infine il record di 552 presenze raggiunto contro l’Inter e la possibilità contro il Parma di raggiungere quota 553  gettoni e superare il mito Scirea. I numeri, però, contano meno di altre cose. Nel curriculum di Del Piero conta sicuramente di più l’immagine di campione onesto, intelligente, mai sopra le righe e sempre rispettoso di tutti. Un campione sul campo e un esempio fuori. Difficile trovare una persona, a prescindere dalla fede calcistica, che possa parlar male del capitano juventino. Per le scelte di coerenza e di cuore che ha fatto. Per il fair-play che ha dimostrato in ogni occasione, anche quando non se ne parlava più di tanto. Per la semplicità e serenità che traspare dalla sue parole. Alessandro Del Piero è questo e molto altro.

Del Piero E’ la Juventus.

Calcio Internazionale

Romario,ultima fermata.

Romario ha detto “stop”. L’allenatore-giocatore del Vasco da Gama, dopo aver tagliato il traguardo delle 1000 presenze in carriera, disputerà la sua ultima partita domenica prossima. L’annuncio dello stagionato bomber campione del mondo nel 1994 è arrivato in giornata. Ci apprestiamo, dunque, a salutare un grandissimo campione che ha sicuramente lasciato il segno nella storia recente del calcio.

Serie A

Arbitri della 31°giornata.

E’ stato designato Rosetti per il big match dell’Olimpico Lazio-Inter in programma domani. Saccani, invece, dirigerà Cagliari-Roma.

Ecco le altre designazioni per la 31° giornata di serie A: Catania-Torino a Rizzoli, Empoli-Sampdoria a Trefoloni, Genoa-Reggina a Gervasoni, Juventus-Parma a De Marco, Livorno-Siena ad Ayroldi, Milan-Atalanta a Brighi, Napoli-Palermo (ore 20,30) a Banti, Udinese-Fiorentina a Morganti.

Calcio mercato, Milan, Roma

Milan,Eto’o e Mexes i nuovi obbiettivi.

Sono Eto’o e Mexes i nomi nuovi sul taccuino degli uomini di mercato rossoneri. La punta del Barça e il centrale della Roma sarebbero i due rinforzi primari per l’inevitabile rivoluzione estiva a cui andrà incontro il club milanese(vedi “Al via la rifondazione milanista“, “Milan,scatta l’ora del rinnovamento“).

Il centravanti camerunense, divenuto comunitario a settembre (aspetto da non trascurare), è nell’agenda di Galliani e Berlusconi già dalla scorsa estate, quando l’arrivo di Henry in Catalogna incupì non poco il numero 9 blaugrana. L’ipotesi Eto’o è molto gradita in via Turati per diversi motivi: in primis perchè la sua valutazione è scesa sensibilmente rispetto ad un anno fa (da 40 a 30 milioni circa), in secundis per l’età del giocatore che lo fa preferire a Drogba (27 anni contro 30), infine per i buoni rapporti con Laporta maturati già con le trattative per Zambrotta. Per il laterale della Nazionale, infatti, c’è un accordo verbale tra i due club: 7 milioni ai catalani e contratto fino al 2010 per l’ex juventino. Un altro attaccante seguito dal Milan è Mario Gomez dello Stoccarda, vicecannoniere della Bundesliga, anche se è ritenuto inesperto per la ribalta internazionale. La punta che arriverà, comunque, dovrà sostituire Gilardino. Il biellese, infatti, potrebbe essere usato come pedina di scambio per arrivare a Mexes. Gli ottimi rapporti tra la dirigenze romanista e milanista potrebbero favorire uno scambio alla pari, garantendo a entrambe una rilevantissima plusvalenza. Eh sì, perchè entrambi i giocatori verrebbero valutati 24 milioni (la stessa cifra che il Parma chiese al Milan al momento dell’acquisto del bomber): la Roma ne beneficierebbe perchè pagò 7 milioni all’Auxerre per il francese, il Milan perchè ha già ammortizzato gran parte di quella cifra. La stima di Spalletti nei confronti dell’ex parmense potrebbe fare il resto. Un altro giocatore da utilizzare come pedina di scambio è Borriello. In questa operazione, però, c’è un grossissimo ostacolo: Preziosi ha valutato il capocannoniere del campionato 20 milioni di euro; ergo, i rossoneri dovrebbero sganciarne 10 per risolvere la comproprietà a proprio favore. Questo ovviamente renderebbe infattibile l’affare.

Calcio Internazionale, Euro 2008

Pato esordio da predestinato,Ribery castiga Capello,rimontona Olanda.

Italia-Spagna (vedi “Il golazo di Villa fulmina l’Italia“)non è stata l’unica amichevole del mercoledì internazionale. Tra le altre, sono scese in campo le eurorivali degli azzurri, ovvero Francia, Olanda e Romania, ma anche altre big come Germania, Brasile e Argentina.

Partiamo dai Bleus di Domenech alle prese con l’Inghilterra di Capello. I grandi attesi di questa sfida, Trezeguet e Beckham, che ha festeggiato la 100° presenza in Nazionale, sono stati a dir poco deludenti. Sostituiti contemporaneamente al 63′, non hanno lasciato traccia di sè, sprecando un’ottima occasione per mettersi in mostra agli occhi dei rispettivi c.t. I francesi giocano a memoria, mentre i leoni sono contratti e mostrano di non aver ben recepito i dettami tattici del loro tecnico. Capello, infatti, schiera un 4-2-3-1, ma i suoi uomini ripiegano spesso sul consolidato 4-4-2, costringendo l’allenatore friulano a cambiare modulo nella ripresa, assecondando gli inconsci movimenti dei suoi giocatori. I bleus sfondano sulle corsie laterali con Ribery e Malouda, e proprio dalla fascia destra nasce l’azione che porta al gol: il terzino Clerc serve Anelka, mal controllato da Terry (il centrale del Chelsea è sembrato intristito dalla decisione di revocargli temporaneamente la fascia di capitano a seguito della vicenda Riley- vedi “Capello: V’insegnerò il rispetto“) e travolto da James. Ribery è freddo e trasforma. Nella ripresa i transalpini controllano senza affanni, mentre i leoni, seppur rinforzati in attacco dall’innesto di Crouch e Owen, non ruggiscono. La luna di miele tra Capello e la nazionale della Regina, come hanno titolato oggi alcuni quotidiani inglesi, è già finita.

Super rimonta dell’Olanda. Gli oranje, sotto di tre gol dopo 35′ minuti, ribaltano clamorosamente il risultato deprimendo l’Austria. La formazione di Van Basten nei primi 45 minuti è troppo brutta per essere vera. I due centrali De Zeeuw e Heitinga, in collaborazione con il portiere Timmer, regalano letteralmente tre gol ai padroni di casa, in cui spicca la doppietta di Prodl, mai a segno sino a ieri in nazionale: un dato su cui riflettere. Al 37′ un debole segno di riscatto viene lanciato da Huntelaar, il gioiello dell’Ajax seguito dalla Juve, che accorcia le distanze. Van Basten mette mano alla squadra e inserisce in difesa Bouma e a centrocampo Seedorf. Le due mosse bastano per rimettere in carreggiata l’Olanda. I padroni di casa dell’Europeo spariscono dal campo, e sul 2-3 di Heitinga sono già alle corde. Vennegoor of Hesselink può così scatenarsi firmando il pareggio e servendo il colpo del ribaltone a Huntelaar. Vincono gli uomini di Van Basten, ma non si potranno certamente dire soddisfatti.

Molto più convincente l’affermazione della Romania. La formazione di Piturca schianta la Russia con un netto 3-0, lanciando un segnale alle eurorivali: nel girone di ferro non ci saranno squadre abbordabili. Scendono in campo per un tempo gli “italiani” Mutu e Chivu, nonostante l’interista soffra del solito dolore alla spalla sinistra. I rivali dell’Italia pazientano e aspettano il varco giusto, che si presenta puntuale al 45′: il bomber dello Shakhtar Donetsk Marica punisce Akinfeev. La Russia di Hiddink, impostata per difendersi, è costretta a sbilanciarsi. I romeni ne approfittano facendo valere il loro maggior tasso tecnico e arrotondano il risultato con i fratelli Niculae. Italia, Olanda e Francia sono avvertite.

Gomez trascina la Germania. Il bomber dello Stoccarda stende la Svizzera con due gol e un assist, impressionando pubblico ed esperti. La nazionale teutonica mostra la sua consueta solidità e, dopo essere passata in vantaggio al 23′ con Klose, dilaga nella ripresa. La Svizzera delude ampiamente le aspettative. La difesa, se privata della copertura del centrocampo(com’è accaduto dopo il gol tedesco), è fragile più che mai.

Successo in surplace per l’Argentina al Cairo. La seleccion gioca senza spingere, senza accelerare, e sfrutta un errore della difesa egiziana su cui Aguero è lesto ad insaccare. I sudamericani, prima del cadeau dei padroni di casa, si erano resi pericolosi solo con Maxi Rodriguez: decisamente troppo poco. Dopo il gol del Kun, la partita va in discesa, e Burdisso firma il raddoppio. Il gol può essere una buona medicina per l’interista dopo i disastri di San Siro. Festeggiamenti amari, dunque, per l’Egitto. I campioni d’Africa sono stati intimoriti dal blasone degli avversari e non hanno messo quasi mai la testa fuori dal guscio. Rimandati.

Infine, Pato. Il papero ha confermato nella notte dell’Emirates di essere un predestinato. Dunga lo manda in campo a furor di popolo al  quarto d’ora della ripresa, e il golden boy impiega 13 minuti per andare a segno. Il pressing sul portiere svedese è concluso da un pallonetto micidiale: dopo il gol all’esordio in serie A, ecco un altro debutto da incorniciare. Pato, oltre al gol, ha divertito il pubblico londinese con dribbling e giocate sopraffine, mostrando le stimmate del campioncino. Il Brasile non è stato soltanto Pato. Ottima prova per il fantasista Diego, un vero e proprio numero 10. Il giocatore del Werder, infatti, ha confermato le sue qualità: chi se lo accaparrerà metterà a segno un gran colpo di mercato. Conferme, invece, per Julio Cesar, che salva il risultato a pochi minuti dal termine sulla botta a colpo sicuro di Rosenborg. Discreta prova anche per la Svezia. Dietro ha retto bene (ok il futuro juventino Mellberg), mentre davanti ha fatto il possibile nel desolante panorama offensivo della serata: l’assenza di Ibrahimovic ha pesato come un macigno.

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